<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><SDOCTA xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" STATUS="DEF1" xsi:noNamespaceSchemaLocation="TA.xsd"><IDENT><STRING BOLD="on">P10_TA(2024)0029</STRING></IDENT><TI><STRING BOLD="on">Situazione in Azerbaigian: violazione dei diritti umani e del diritto internazionale e relazioni con l'Armenia</STRING></TI><HIDDEN><STRING HIDDEN="on" ITALIC="on">(B10-0133, 0136, 0139, 0141 e 0142/20242024)</STRING></HIDDEN><TXTLST><RESOL><TI><STRING BOLD="on">Risoluzione del Parlamento europeo del 24 ottobre 2024 sulla situazione in Azerbaigian: violazione dei diritti umani e del diritto internazionale e relazioni con l'Armenia (2024/2890(RSP))</STRING></TI><TEXT><PREAMBLE><PRINIT><STRING ITALIC="on">Il Parlamento europeo,</STRING></PRINIT><GRVISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le sue precedenti risoluzioni sull'Azerbaigian, sull'Armenia e sulla situazione nel Nagorno-Karabakh,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti i documenti e gli accordi internazionali pertinenti, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, la Carta delle Nazioni Unite, l'Atto finale di Helsinki e la dichiarazione di Alma-Ata del 21 dicembre 1991,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la Convenzione europea dei diritti dell'uomo del 1950, ratificata dall'Azerbaigian nel 2002, e la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la Convenzione dell'Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'accordo di partenariato e cooperazione del 22 aprile 1996 tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da un lato, e la Repubblica dell'Azerbaigian, dall'altro<FOOTNOTE><FIELD> GU L 246 del 17.9.1999, pag. 3, ELI<STRING ITALIC="on">: </STRING>http://data.europa.eu/eli/agree_internation/1999/614/oj<STRING ITALIC="on">. </STRING></FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le dichiarazioni rilasciate dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna il 29 maggio 2024 sulla situazione dei diritti umani in Azerbaigian e il 3 settembre 2024 sulle elezioni parlamentari anticipate in Azerbaigian,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la risoluzione 2527 (2024) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, del 24 gennaio 2024, dal titolo "Challenge, on substantive grounds, of the still unratified credentials of the parliamentary delegation of Azerbaijan" (Contestazione, per motivi di merito, delle credenziali non ancora ratificate della delegazione parlamentare dell'Azerbaigian),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la dichiarazione sui risultati e sulle conclusioni preliminari della missione di osservazione elettorale alle elezioni presidenziali anticipate tenutesi il 7 febbraio 2024 e la dichiarazione sui risultati preliminari e sulle conclusioni della missione internazionale di osservazione elettorale alle elezioni parlamentari anticipate in Azerbaigian del 1º settembre 2024,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti la relazione sull'Azerbaigian pubblicata dalla commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza del Consiglio d'Europa il 29 marzo 2023 e il memorandum del 21 ottobre 2021 della commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa sulle conseguenze sul piano umanitario e dei diritti umani a seguito dello scoppio delle ostilità nel 2020 tra Armenia e Azerbaigian per quanto riguarda il Nagorno-Karabakh,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le ordinanze della Corte internazionale di giustizia del 22 febbraio 2023, del 6 luglio 2023 e del 17 novembre 2023 sulla richiesta di misure provvisorie ai fini dell'applicazione della Convenzione internazionale sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (Armenia c. Azerbaigian),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'articolo 136, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,</P></VISA></GRVISA><GRCONS><CONS><P><NO.P>A.</NO.P>considerando che la scelta della capitale dell'Azerbaigian Baku come sede della 29<STRING SUPERSCRIPT="on">a</STRING> Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP29), prevista dall'11 al 22 novembre 2024, ha suscitato controversie, in particolare a causa del peggioramento della situazione dei diritti umani in Azerbaigian, nonché delle recenti e palesi violazioni del diritto internazionale, compreso un comportamento aggressivo nei confronti della vicina Armenia; che il rispetto dei diritti umani fondamentali e la partecipazione della società civile sono sanciti dall'accordo sul paese ospitante attraverso il quale il governo azero si è impegnato a difendere tali diritti; che, in vista di questa importante conferenza internazionale, le autorità azere hanno intensificato la repressione nei confronti delle organizzazioni della società civile, degli attivisti, dei politici dell'opposizione e dei media indipendenti rimasti attraverso detenzioni e vessazioni giudiziarie; che la corruzione e la mancanza di indipendenza della magistratura compromettono ulteriormente la governance;</P></CONS><CONS><P><NO.P>B.</NO.P>considerando che le organizzazioni della società civile elencano oltre 300 prigionieri politici in Azerbaigian, tra cui Gubad Ibadoghlu, Anar Mammadli, Bakhtiyar Hajiyev, Tofig Yagublu, Ilhamiz Guliyev, Aziz Orujov, Bahruz Samadov, Akif Gurbanov e molti altri; che esistono informazioni attendibili su violazioni dei diritti umani dei prigionieri, tra cui la detenzione in condizioni disumane, la tortura e il rifiuto di cure mediche adeguate;</P></CONS><CONS><P><NO.P>C.</NO.P>considerando che l'importante difensore dei diritti umani e attivista per il clima Anar Mammadli si trova in custodia cautelare dal 30 aprile 2024 sulla base di accuse false di cospirazione al fine di portare valuta estera illegale nel paese e che la sua salute è peggiorata in modo significativo durante la detenzione; che Gubad Ibadoghlu, economista politico ed esponente dell'opposizione nonché uno dei finalisti per il Premio Sacharov per la libertà di pensiero, è stato arrestato dalle autorità azere nel luglio 2023 ed è rimasto in carcere fino al 22 aprile 2024 quando è stato trasferito agli arresti domiciliari; che dopo il suo arresto il suo stato di salute si è notevolmente deteriorato a causa delle torture, delle condizioni di detenzione disumane e del rifiuto di prestargli cure mediche adeguate, cosa che lo ha messo in pericolo di vita; che la salute della moglie di Gubad Ibadoghlu, Irada Bayramova, continua a deteriorarsi a causa delle violenze fisiche subite durante la detenzione da parte delle autorità azere; che, il 4 dicembre 2023, Ilhamiz Guliyev, attivista per i diritti umani, è stato arrestato sulla base di accuse di matrice politica alcuni mesi dopo aver rilasciato un'intervista anonima ad Abzas Media in merito alla presunta pratica della polizia di nascondere droga addosso agli attivisti politici;</P></CONS><CONS><P><NO.P>D.</NO.P>considerando che, da oltre un decennio e con crescente determinazione, le autorità azere hanno ridotto lo spazio per la società civile, chiudendo arbitrariamente le organizzazioni non governative (ONG) e arrestando o costringendo all'esilio rappresentanti della società civile; che negli ultimi anni le autorità azere hanno imposto restrizioni sempre più severe alle organizzazioni della società civile; che attivisti, giornalisti, oppositori politici e altri sono stati incarcerati sulla base di accuse false e di matrice politica;</P></CONS><CONS><P><NO.P>E.</NO.P>considerando che, secondo i difensori dei diritti umani, si sono verificate repressioni nei confronti della società civile in occasione di altri importanti eventi internazionali ospitati dall'Azerbaigian, tra cui Eurovision 2012 e i Giochi europei del 2015;</P></CONS><CONS><P><NO.P>F.</NO.P>considerando che il regime azero sembra estendere le sue azioni repressive oltre i suoi confini; che il continuo giro di vite sulla libertà di espressione in Azerbaigian si riflette anche nelle segnalazioni di repressioni transnazionali e di rappresaglie contro i familiari dei detenuti; che dal 2020 Mahammad Mirzali, blogger dissidente azero, è stato oggetto di numerosi tentativi di omicidio in Francia; che il 29 settembre 2024 Vidadi Isgandarli, un critico nei confronti del regime azero che viveva come rifugiato politico in Francia, è stato aggredito in casa sua ed è deceduto due giorni dopo per le ferite riportate; che le autorità azere hanno anche avviato azioni penali per motivi politici nei confronti di cittadini dell'UE, come si è visto nel caso di Théo Clerc, il che ha indotto almeno uno Stato membro a sconsigliare formalmente ai propri cittadini di recarsi in Azerbaigian per il rischio di detenzione arbitraria;</P></CONS><CONS><P><NO.P>G.</NO.P>considerando che l'Azerbaigian ha attuato una politica sistematica di corruzione dei funzionari e dei rappresentanti eletti in Europa al fine di minimizzare la situazione dei diritti umani in Azerbaigian e di mettere a tacere le voci critiche, nel quadro di una strategia ampiamente utilizzata definita come "diplomazia del caviale"; che alcuni casi sono stati oggetto di indagini e che alcuni dei soggetti coinvolti sono stati perseguiti e condannati dai tribunali nazionali in vari Stati membri dell'UE;</P></CONS><CONS><P><NO.P>H.</NO.P>considerando che una serie di decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo ha constatato che l'Azerbaigian ha violato i diritti umani; che, secondo l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, oltre 320 sentenze giudiziarie nei confronti dell'Azerbaigian non sono ancora state eseguite o sono state attuate solo in parte, il numero più elevato tra tutti gli Stati firmatari della Convenzione europea dei diritti dell'uomo;</P></CONS><CONS><P><NO.P>I.</NO.P>considerando che, il 3 luglio 2024, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) del Consiglio d'Europa ha pubblicamente denunciato il rifiuto dell'Azerbaigian di migliorare la situazione alla luce delle raccomandazioni del Comitato e la persistente mancanza di cooperazione delle autorità azere con il CPT;</P></CONS><CONS><P><NO.P>J.</NO.P>considerando che, nel gennaio 2024, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha deciso di non ratificare le credenziali della delegazione azera, rilevando che permangono gravissime preoccupazioni sul rispetto dei diritti umani da parte dell'Azerbaigian; che l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha rilevato che i relatori della sua commissione di monitoraggio non sono stati autorizzati a incontrare persone detenute sulla base di accuse presumibilmente di matrice politica e che la delegazione azera si è rifiutata di consentire al relatore della commissione questioni giuridiche e dei diritti dell'uomo di visitare il paese;</P></CONS><CONS><P><NO.P>K.</NO.P>considerando che, secondo la missione di osservazione elettorale guidata dall'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE/ODIHR), le elezioni presidenziali anticipate tenutesi il 7 febbraio 2024 si sono svolte in un contesto restrittivo e sono state caratterizzate dal soffocamento delle voci critiche e dall'assenza di alternative politiche; che il 1º settembre 2024 l'Azerbaigian ha tenuto elezioni parlamentari anticipate in quello che la missione internazionale di osservazione elettorale guidata dall'OSCE/ODIHR ha definito un contesto politico e giuridico restrittivo che non ha consentito un reale pluralismo e ha portato a una consultazione priva di competizione; che, nel periodo precedente le elezioni parlamentari, diversi critici del governo sono stati arrestati;</P></CONS><CONS><P><NO.P>L.</NO.P>considerando che la legislazione sui media in Azerbaigian è diventata sempre più repressiva e che la legge sui media del febbraio 2022 ha di fatto legalizzato la censura; che anche diverse altre leggi che interessano i media violano gli obblighi internazionali del paese in materia di libertà di espressione e di stampa; che le critiche pubbliche nei confronti delle autorità sono oggetto di severe sanzioni;</P></CONS><CONS><P><NO.P>M.</NO.P>considerando che, secondo Reporter senza frontiere, praticamente l'intero settore dei media in Azerbaigian è soggetto al controllo ufficiale, senza trasmissioni televisive o radiofoniche indipendenti trasmesse all'interno del paese, e che tutte le testate di stampa critiche sono state chiuse; che le autorità continuano a reprimere gli ultimi media indipendenti rimanenti e i giornalisti che rifiutano l'autocensura; che l'Azerbaigian ha intensificato la repressione nei confronti dei media indipendenti rimasti, come Abzas Media, Kanal 13 e Toplum TV, con detenzioni e vessazioni giudiziarie;</P></CONS><CONS><P><NO.P>N.</NO.P>considerando che le leggi azere che disciplinano la registrazione, il funzionamento e il finanziamento delle ONG sono estremamente restrittive e vengono attuate in modo arbitrario, il che si traduce, di fatto, nella criminalizzazione dell'attività delle ONG non registrate; che l'indice di Freedom House per il 2024 colloca l'Azerbaigian tra i paesi meno liberi del mondo, dopo la Russia e la Bielorussia;</P></CONS><CONS><P><NO.P>O.</NO.P>considerando che i contratti tra Gazprom e SOCAR per la fornitura di un miliardo di metri cubi di gas russo all'Azerbaigian tra il novembre 2022 e il marzo 2023 hanno sollevato notevoli preoccupazioni in merito alla riesportazione di gas russo verso il mercato europeo, in particolare nel contesto del memorandum d'intesa su un partenariato strategico nel settore dell'energia che è stato firmato; che l'UE mira a ridurre la dipendenza europea dal gas russo, ma che tale accordo potrebbe essere considerato tale da compromettere questo obiettivo, in quanto il gas russo continuerebbe a fluire in Azerbaigian, liberando così potenzialmente il gas azero per una maggiore riesportazione verso l'UE; che emergono anche notizie preoccupanti secondo cui il gas russo viene ridenominato azero per essere venduto nell'UE;</P></CONS><CONS><P><NO.P>P.</NO.P>considerando che i leader azeri stanno impiegando una retorica anti-UE e anti-occidentale; che l'Azerbaigian ha intensificato le sue campagne di disinformazione nei confronti dell'UE e dei suoi Stati membri, prendendo particolarmente di mira la Francia; che l'Azerbaigian ha interferito attivamente nella politica europea con il pretesto dell'"anticolonialismo", in particolare in paesi e territori d'oltremare come la Nuova Caledonia;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Q.</NO.P>considerando inoltre che, nel settembre 2023, dopo mesi di blocco illegale del Nagorno-Karabakh, l'Azerbaigian ha lanciato un attacco militare pianificato e ingiustificato contro tale territorio, costringendo oltre 100 000 persone di etnia armena a fuggire in Armenia, il che equivale a una pulizia etnica; che, di conseguenza, il Nagorno-Karabakh è stato quasi interamente svuotato della sua popolazione armena che da secoli viveva in quella regione; che tale attacco rappresenta una grave violazione dei diritti umani e del diritto internazionale, una chiara violazione della dichiarazione trilaterale di cessate il fuoco del 9 novembre 2020 e il venir meno agli impegni assunti durante i negoziati mediati dall'UE;</P></CONS><CONS><P><NO.P>R.</NO.P>considerando che gli armeni del Nagorno-Karabakh hanno dovuto abbandonare le loro proprietà e i loro beni per sfuggire all'offensiva militare dell'Azerbaigian e da allora non sono riusciti a recuperarli; che da allora proseguono le azioni che corrispondono a una pulizia etnica; che l'UE ha fornito aiuti umanitari alle persone sfollate dal Nagorno-Karabakh; che esistono informazioni attendibili che confermano la distruzione organizzata del patrimonio culturale e religioso armeno nel Nagorno-Karabakh; che i leader e i funzionari azeri ricorrono ripetutamente all'incitamento all'odio nei confronti degli armeni;</P></CONS><CONS><P><NO.P>S.</NO.P>considerando che sia l'Azerbaigian che l'Armenia sono vincolati dal diritto internazionale umanitario e che la terza convenzione di Ginevra protegge i prigionieri di guerra da ogni forma di tortura e trattamento crudele; che, secondo le informazioni, 23 prigionieri armeni sono attualmente detenuti nelle carceri azere, privati di un'adeguata rappresentanza legale, tra cui otto ex leader del Nagorno-Karabakh, alcuni dei quali sono stati condannati a lunghe pene detentive;</P></CONS><CONS><P><NO.P>T.</NO.P>considerando che nel febbraio 2023 l'UE ha inviato la missione dell'Unione europea in Armenia (EUMA) per osservare gli sviluppi alla frontiera internazionale con l'Azerbaigian; che l'Azerbaigian si è rifiutato di cooperare con l'EUMA e che la missione è stata oggetto di disinformazione da parte delle autorità azere e dei media controllati dal governo; che la leadership azera continua a rilasciare dichiarazioni irredentistiche in riferimento al territorio sovrano dell'Armenia; che l'esercito azero continua a occupare ben 170 km<STRING SUPERSCRIPT="on">2</STRING> del territorio sovrano dell'Armenia;</P></CONS><CONS><P><NO.P>U.</NO.P>considerando che l'Armenia e l'Azerbaigian hanno avviato negoziati su un trattato di pace, sulla normalizzazione delle loro relazioni e sulla delimitazione delle frontiere, sia prima che dopo l'attacco del 2023 contro il Nagorno-Karabakh; che, nonostante gli sforzi di mediazione dell'UE e di altri, non è stato firmato alcun accordo di pace tra l'Azerbaigian e l'Armenia; che, sebbene entrambi i governi abbiano dichiarato di essere vicini a un accordo, le recenti osservazioni del presidente azero sollevano preoccupazioni circa la volontà di Baku di trovare un compromesso per concludere i negoziati;</P></CONS><CONS><P><NO.P>V.</NO.P>considerando che l'UE sostiene pienamente la sovranità e l'integrità territoriale sia dell'Azerbaigian che dell'Armenia e appoggia attivamente gli sforzi volti a conseguire un accordo di pace sostenibile tra i due paesi con mezzi pacifici e nel rispetto dei diritti delle popolazioni interessate;</P></CONS><CONS><P><NO.P>W.</NO.P>considerando che, dopo la guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina, l'Azerbaigian ha approfondito le sue relazioni con la Russia, compresi i legami politici ed economici, e ha intensificato la cooperazione tra i rispettivi servizi di intelligence; che la Russia ha sostenuto apertamente l'Azerbaigian nel suo comportamento aggressivo nei confronti dell'Armenia;</P></CONS></GRCONS></PREAMBLE><DISPOSITIF><ACTLST><ACTION><P><NO.P>1.</NO.P>condanna con fermezza la repressione interna ed extraterritoriale da parte del regime azero nei confronti di attivisti, giornalisti, leader dell'opposizione e altri soggetti, fra cui cittadini dell'UE, che si è notevolmente intensificata in vista della COP29; esorta le autorità azere a rilasciare tutte le persone detenute arbitrariamente o incarcerate a causa delle loro opinioni politiche, a ritirare tutte le accuse di matrice politica e a cessare ogni forma di repressione, sia all'interno che all'esterno dell'Azerbaigian; ricorda, in tale contesto, i nomi di Tofig Yagublu, Akif Gurbanov e Bakhtiyar Hajiyev, di difensori dei diritti umani e giornalisti, tra cui Ulvi Hasanli, Sevinj Vagifgizi, Nargiz Absalamova, Hafiz Babali ed Elnara Gasimova, Aziz Orujov, Rufat Muradli, Avaz Zeynalli, Elnur Shukurov, Alasgar Mammadli, Ilhamiz Guliyev e Farid Ismayilov, nonché di attivisti della società civile arrestati dopo il marzo 2024, come Anar Mammadli, Farid Mehralizade, Igbal Abilov, Bahruz Samadov, Emin Ibrahimov e Famil Khalilov; esprime una profonda preoccupazione per il clima di paura che questa situazione ha creato nel paese, mettendo di fatto a tacere la società civile;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>2.</NO.P>ribadisce la richiesta che le autorità azere ritirino tutte le accuse nei confronti di Gubad Ibadoghlu e gli permettano di recarsi all'estero, senza restrizioni e nel paese di sua scelta, di ricongiungersi con la sua famiglia, di ricevere le cure mediche di cui necessita con urgenza e di partecipare alla cerimonia di consegna del Premio Sacharov che si terrà a Strasburgo nel dicembre 2024; invita l'Azerbaigian a garantire che sia sottoposto a una visita medica indipendente da parte di un medico di sua scelta e che gli sia consentito di ricevere cure all'estero; invita tutti i rappresentanti dell'UE e i singoli Stati membri a sostenere attivamente il rilascio dagli arresti domiciliari di Gubad Ibadoghlu e a insistere per la sua liberazione in tutti gli scambi con le autorità azere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>3.</NO.P>chiede fermamente che sia garantita la libertà di stampa e di espressione e che non siano imposte restrizioni alle organizzazioni dei media; invita pertanto il governo azero a rilasciare i giornalisti che lavorano per Abzas Media e Toplum TV, fra cui Ulvi Hasanli, Sevinj Vagifqizi e Alasgar Mammadli;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>4.</NO.P>ritiene che le continue violazioni dei diritti umani da parte dell'Azerbaigian siano incompatibili con il suo ruolo di paese ospitante la COP29; esorta i leader dell'UE, in particolare la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, a sfruttare l'occasione offerta dalla COP29 per ricordare all'Azerbaigian i suoi obblighi internazionali e per affrontare in modo significativo la situazione dei diritti umani del paese nelle loro interazioni con le autorità azere, anche chiedendo il rilascio incondizionato di tutte le persone detenute arbitrariamente o incarcerate a causa delle loro opinioni politiche e chiedendo di incontrare i prigionieri politici durante la permanenza nel paese; invita l'UE e i suoi Stati membri a fare tutto il possibile per garantire che le conferenze delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici non siano ospitate in paesi che dimostrano uno scarso rispetto dei diritti umani;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>5.</NO.P>ricorda alle autorità azere il loro obbligo di rispettare le libertà fondamentali e le invita ad abrogare la legislazione repressiva che spinge le ONG e i media indipendenti ai margini della legge; invita le autorità azere ad abrogare la legislazione repressiva in materia di registrazione e finanziamento delle ONG, al fine di allinearla alle raccomandazioni della Commissione di Venezia;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>6.</NO.P>ricorda che l'accordo di partenariato e cooperazione UE-Azerbaigian del 1996, che costituisce la base giuridica delle relazioni bilaterali, si basa sul rispetto della democrazia, dei principi del diritto internazionale e dei diritti umani e che questi sono stati sistematicamente violati in Azerbaigian;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>7.</NO.P>ricorda al governo azero i suoi obblighi internazionali di salvaguardia della dignità e dei diritti dei detenuti, nonché l'obbligo di garantire che essi ricevano cure mediche adeguate, che siano detenuti in condizioni umane e che siano protetti da maltrattamenti; invita il governo azero a conformarsi rapidamente alle raccomandazioni formulate da tempo dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d'Europa in merito al diffuso ricorso a maltrattamenti fisici – compresa talvolta la tortura – da parte della polizia in Azerbaigian; invita il governo azero ad attuare tutte le decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>8.</NO.P>ribadisce la richiesta che l'UE imponga sanzioni, nell'ambito del suo regime globale di sanzioni in materia di diritti umani, nei confronti dei funzionari azeri che hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani; invita il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani a chiedere incontri con i prigionieri politici in Azerbaigian;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>9.</NO.P>insiste affinché qualsiasi futuro accordo di partenariato tra l'UE e l'Azerbaigian sia subordinato al rilascio di tutti i prigionieri politici, all'attuazione di riforme giuridiche e al miglioramento generale della situazione dei diritti umani nel paese, come pure al fatto che l'Azerbaigian dimostri la sua reale disponibilità a impegnarsi fedelmente nei negoziati per un accordo di pace con l'Armenia e a rispettare i diritti degli armeni del Nagorno-Karabakh;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>10.</NO.P>chiede all'UE di porre fine alla sua dipendenza dalle esportazioni di gas dall'Azerbaigian; invita la Commissione a sospendere il memorandum d'intesa del 2022 su un partenariato strategico nel settore dell'energia e ad agire di conseguenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>11.</NO.P>riafferma il suo sostegno alla sovranità e all'integrità territoriale tanto dell'Azerbaigian quanto dell'Armenia e sostiene fermamente la normalizzazione delle loro relazioni sulla base dei principi del riconoscimento reciproco dell'integrità territoriale e dell'inviolabilità delle frontiere, conformemente alla dichiarazione di Alma-Ata del 1991; rinnova la richiesta all'Azerbaigian di ritirare le sue truppe dalla totalità del territorio sovrano dell'Armenia; invita l'Azerbaigian a impegnarsi in modo inequivocabile a rispettare l'integrità territoriale dell'Armenia; evidenzia che i problemi di collegamento dell'Azerbaigian con la sua exclave di Nakhchivan dovrebbero essere risolti nel pieno rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Armenia; ribadisce la sua posizione secondo cui l'UE dovrebbe essere pronta a imporre sanzioni nei confronti di qualsiasi individuo ed entità che minacci la sovranità, l'indipendenza e l'integrità territoriale dell'Armenia;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>12.</NO.P>condanna qualsiasi aggressione militare, uso della forza o minacce ibride nei confronti dell'Armenia, come pure le ingerenze straniere e i tentativi di destabilizzare la situazione politica in Armenia; apprezza, inoltre, la decisione di adottare la prima misura di assistenza nell'ambito dello strumento europeo per la pace a sostegno delle forze armate armene e chiede che la cooperazione tra l'Armenia e l'UE sia ulteriormente rafforzata nel settore della sicurezza e della difesa; accoglie con favore le azioni intraprese da diversi Stati membri per fornire un sostegno militare difensivo all'Armenia ed esorta gli Stati membri a prendere in considerazione iniziative analoghe; apprezza il nuovo slancio nelle relazioni bilaterali tra l'UE e l'Armenia, che è fortemente sostenuto dalle autorità di Erevan; invita la Commissione e il Consiglio a sostenere attivamente il desiderio dell'Armenia di una maggiore cooperazione con l'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>13.</NO.P>esprime il suo sostegno alle attività della missione dell'Unione europea in Armenia (EUMA) e sottolinea l'importante ruolo che essa svolge; ribadisce la sua preoccupazione per le ripetute campagne diffamatorie provenienti dall'Azerbaigian contro l'EUMA; invita l'EUMA a continuare a monitorare attentamente gli sviluppi della situazione della sicurezza sul campo, a fornire relazioni trasparenti al Parlamento e a contribuire attivamente agli sforzi di risoluzione dei conflitti; invita l'UE e i suoi Stati membri a rafforzare il mandato dell'EUMA, ad aumentarne le dimensioni e a estenderne la durata;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>14.</NO.P>sostiene tutte le iniziative e le attività che potrebbero portare alla pace tra l'Armenia e l'Azerbaigian e alla firma di un accordo di pace atteso da tempo; invita l'Azerbaigian a dar prova di sforzi concreti a tal fine; avverte l'Azerbaigian che qualsiasi azione militare contro l'Armenia sarebbe inaccettabile e avrebbe gravi conseguenze per il partenariato tra l'Azerbaigian e l'UE; accoglie con favore la dichiarazione comune rilasciata dall'Armenia e dall'Azerbaigian il 7 dicembre 2023 sulle misure di rafforzamento della fiducia; apprezza i progressi compiuti nel quadro del processo di delimitazione delle frontiere tra l'Armenia e l'Azerbaigian, che ha portato a un accordo su diverse sezioni della frontiera; incoraggia entrambe le parti ad adottare ulteriori misure sulle sezioni rimanenti; invita l'UE a cessare ogni forma di assistenza tecnica e finanziaria all'Azerbaigian che possa contribuire a rafforzare le sue capacità militari o di sicurezza; invita gli Stati membri a congelare le esportazioni di ogni tipo di attrezzatura militare e di sicurezza verso l'Azerbaigian;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>15.</NO.P>chiede la piena attuazione di tutte le ordinanze emesse dalla Corte internazionale di giustizia, compresa l'ordinanza del 17 novembre 2023 che indica misure provvisorie relative al rimpatrio sicuro, rapido e senza ostacoli delle persone fuggite dal Nagorno-Karabakh; ricorda che la decisione di organizzare la COP29 a Baku è stata presa dopo che l'Azerbaigian non ha rispettato la summenzionata ordinanza della Corte internazionale di giustizia, né le ordinanze del 7 dicembre 2021 e del 22 febbraio 2023; ribadisce la sua richiesta che siano condotte indagini indipendenti sugli abusi commessi dalle forze azere nel Nagorno-Karabakh; reitera il suo appello alle autorità azere affinché permettano il ritorno in sicurezza della popolazione armena nel Nagorno-Karabakh, si impegnino realmente in un dialogo globale e trasparente con gli armeni, forniscano solide garanzie per la tutela dei loro diritti, fra cui i diritti fondiari e di proprietà, nonché la tutela della loro identità distinta e dei loro diritti civili, culturali, sociali e religiosi, e si astengano da qualsiasi retorica incendiaria che possa fomentare la discriminazione nei confronti degli armeni; esorta le autorità azere a rilasciare tutti i 23 prigionieri di guerra armeni detenuti a seguito della ripresa della regione del Nagorno-Karabakh da parte dell'Azerbaigian;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>16.</NO.P>ribadisce il suo invito alle istituzioni dell'UE e agli Stati membri a continuare a offrire assistenza all'Armenia per far fronte ai rifugiati provenienti dal Nagorno-Karabakh; invita l'UE, a tale riguardo, a fornire un nuovo pacchetto di assistenza all'Armenia per aiutare il governo armeno ad affrontare le esigenze umanitarie dei rifugiati; apprezza tutti gli sforzi profusi dal governo armeno per fornire rifugio e aiuti agli armeni sfollati;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>17.</NO.P>esprime una profonda preoccupazione per la conservazione del patrimonio culturale, religioso e storico del Nagorno-Karabakh a seguito dell'esodo di massa della sua popolazione armena; esorta l'Azerbaigian ad astenersi dal distruggere e trascurare ulteriormente il patrimonio culturale, religioso o storico della regione, o dall'alterarne le origini, e invita il paese ad adoperarsi invece per preservare, proteggere e promuovere questa ricca diversità; chiede con fermezza la protezione del patrimonio culturale, storico e religioso armeno nel Nagorno-Karabakh, in linea con le norme dell'Unesco e con gli impegni internazionali dell'Azerbaigian; insiste affinché l'Azerbaigian permetta lo svolgimento di una missione dell'Unesco nel Nagorno-Karabakh e le accordi il necessario accesso;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>18.</NO.P>deplora le misure adottate dall'Azerbaigian nei confronti dell'entità secessionista nella parte occupata di Cipro, che sono contrarie al diritto internazionale e alle disposizioni delle risoluzioni 541 (1983) e 550 (1984) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; invita l'Azerbaigian a rispettare i principi di sovranità e integrità territoriale degli Stati e ad astenersi dall'invitare l'entità secessionista nella parte occupata di Cipro alle riunioni dell'Organizzazione degli Stati turchi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>19.</NO.P>condanna i ripetuti tentativi dell'Azerbaigian di denigrare e destabilizzare gli Stati membri, anche attraverso il cosiddetto Gruppo di Iniziativa di Baku; condanna, in particolare, il suo sostegno ai gruppi irredentisti e alle operazioni di disinformazione dirette contro la Francia, soprattutto nei dipartimenti e nei territori francesi della Nuova Caledonia, della Martinica e della Corsica; ricorda che gli stessi metodi sono stati utilizzati contro la Germania nel 2013; denuncia le campagne diffamatorie contro la Danimarca; deplora la campagna diffamatoria volta a danneggiare la reputazione della Francia mettendo in discussione la sua capacità di ospitare i Giochi olimpici del 2024, ad opera di soggetti di cui si sospetta la vicinanza al regime azero;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>20.</NO.P>condanna gli arresti arbitrari di cittadini dell'UE sulla base di accuse false di spionaggio e le sentenze sproporzionate pronunciate nei loro confronti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>21.</NO.P>condanna con fermezza gli insulti pubblici e le minacce dirette formulate da rappresentanti diplomatici o governativi azeri o da membri del parlamento azero nei confronti di funzionari eletti di Stati membri dell'UE; chiede, a tale proposito, che sia negato l'accesso agli edifici istituzionali dell'UE ai funzionari azeri interessati, fino a nuovo ordine;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>22.</NO.P>incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonché al presidente, al governo e al parlamento della Repubblica dell'Azerbaigian, al presidente, al governo e al parlamento della Repubblica d'Armenia, alla direttrice generale dell'Unesco, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, alle Nazioni Unite e al Consiglio d'Europa.</P></ACTION></ACTLST></DISPOSITIF></TEXT></RESOL></TXTLST></SDOCTA>