<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><SDOCTA xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" STATUS="DEF2" xsi:noNamespaceSchemaLocation="TA.xsd"><IDENT><STRING BOLD="on">P10_TA(2025)0278</STRING></IDENT><TI><STRING BOLD="on">Strategia per la parità di genere 2025</STRING></TI><HIDDEN><STRING HIDDEN="on" ITALIC="on">(A10-0210/2025 - Relatore: Marko Vešligaj)</STRING></HIDDEN><TXTLST><RESOL><TI><STRING BOLD="on">Risoluzione del Parlamento europeo del 13 novembre 2025 sulla strategia per la parità di genere 2025 (2024/2125(INI))</STRING></TI><TEXT><PREAMBLE><PRINIT><STRING ITALIC="on">Il Parlamento europeo,</STRING></PRINIT><GRVISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli articoli 2 e 3 del trattato sull'Unione europea (TUE),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli articoli 8, 10, 19, 79, 83, 151, 153 e 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 1, 21, 23 e 24,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti il pilastro europeo dei diritti sociali, proclamato e firmato dal Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione il 17 novembre 2017, e la comunicazione della Commissione del 4 marzo 2021 dal titolo "Piano d'azione sul pilastro europeo dei diritti sociali" (COM(2021)0102),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la convenzione delle Nazioni Unite del 18 dicembre 1979 sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna e le sue raccomandazioni generali,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata il 12 dicembre 2006,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le osservazioni conclusive sulle relazioni periodiche combinate (seconda e terza relazione) dell'Unione europea, adottate il 21 marzo 2025 dal comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, in particolare le raccomandazioni di cui all'articolo 6,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 21 dicembre 1965,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino delle Nazioni Unite del 15 settembre 1995 e gli esiti delle relative conferenze di revisione,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 31 ottobre 2000 su donne, pace e sicurezza,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile del 21 ottobre 2015 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) ivi stabiliti, in particolare l'OSS 5 – "Raggiungere l'uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze" – e l'OSS 3 – "Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età" (incluse donne e ragazze), nonché i relativi traguardi e indicatori,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione di Eurostat del giugno 2024 dal titolo "Sustainable development in the European Union: Monitoring report on progress towards the SDGs in an EU context – 2024 edition"<FOOTNOTE><FIELD> Eurostat, "Sustainable development in the European Union: Monitoring report on progress towards the SDGs in an EU context – 2024 edition", 2024, https://ec.europa.eu/eurostat/documents/15234730/19397895/KS-05-24-071-EN-N.pdf/730c983a-fa93-6ce2-7905-2379de04f3e9?version=1.0&amp;t=1718611411114.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione della Commissione del maggio 2023 sulla revisione volontaria dell'UE sull'attuazione dell'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile<FOOTNOTE><FIELD> Commissione europea, "Revisione volontaria dell'UE sull'attuazione dell'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile", 2023, https://commission.europa.eu/system/files/2023-06/SDG-Report-WEB.pdf.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro sull'uguaglianza di retribuzione del 29 giugno 1951 e la convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro sulla violenza e sulle molestie del 21 giugno 2019,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la risoluzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro del 14 giugno 2024 sul lavoro dignitoso e l'economia dell'assistenza,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la convenzione del Consiglio d'Europa dell'11 maggio 2011 sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul), ratificata dall'UE nel giugno 2023, e le relazioni di verifica per paese, relative alla sua attuazione, del gruppo di esperti sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (GREVIO),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione del Consiglio d'Europa dell'aprile 2021 dal titolo "Second General Report on GREVIO Activities" (Seconda relazione generale sulle attività GREVIO),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le raccomandazioni, le relazioni e le risoluzioni del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa e degli organi del Consiglio d'Europa,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti i principi di Yogyakarta, adottati nel novembre 2006, e i principi di Yogyakarta + 10, adottati nel novembre 2017,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le opinioni adottate il 31 marzo 2016 dal Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani nella comunicazione n. 2324/2013, <STRING ITALIC="on">Mellet/Irlanda</STRING>, nota 6, punto 7.7, e il 29 marzo 2011 nella comunicazione n. 1608/2007, <STRING ITALIC="on">L.M.R./Argentina</STRING>, punti 9.3 e 9,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le direttive della CEE e dell'UE adottate dal 1975 in poi su diversi aspetti della parità di trattamento tra donne e uomini (direttiva 79/7/CEE<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva 79/7/CEE del Consiglio, del 19 dicembre 1978, relativa alla graduale attuazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza sociale (GU L 6 del 10.1.1979, pag. 24, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/1979/7/oj).</FIELD></FOOTNOTE>, direttiva 86/613/CEE<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva 86/613/CEE del Consiglio dell'11 dicembre 1986 relativa all'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma, ivi comprese le attività nel settore agricolo, e relativa altresì alla tutela della maternità (GU L 359 del 19.12.1986, pag. 56, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/1986/613/oj).</FIELD></FOOTNOTE>, direttiva 92/85/CEE<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva 92/85/CEE del Consiglio, del 19 ottobre 1992, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (GU L 348 del 28.11.1992, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/1992/85/oj).</FIELD></FOOTNOTE>, direttiva 2004/113/CE<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura (GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2004/113/oj).</FIELD></FOOTNOTE>, direttiva 2006/54/CE<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2006/54/oj).</FIELD></FOOTNOTE>, direttiva 2010/41/UE<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva 2010/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, sull'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma e che abroga la direttiva 86/613/CEE del Consiglio(GU L 180 del 15.7.2010, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2010/41/oj).</FIELD></FOOTNOTE>),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica<FOOTNOTE><FIELD> GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2000/43/oj.</FIELD></FOOTNOTE> ("direttiva sull'uguaglianza razziale"), e la comunicazione della Commissione del 18 settembre 2020 dal titolo "Un'Unione dell'uguaglianza: il piano d'azione dell'UE contro il razzismo 2020-2025" (COM(2020)0565),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la proposta di direttiva del Consiglio, presentata dalla Commissione il 2 luglio 2008, recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale (COM(2008)0426) ("direttiva orizzontale antidiscriminazione"),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la direttiva 2011/99/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, sull'ordine di protezione europeo<FOOTNOTE><FIELD> GU L 338 del 21.12.2011, pag. 2, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2011/99/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI<FOOTNOTE><FIELD> GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2012/29/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la direttiva (UE) 2019/882 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, sui requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi<FOOTNOTE><FIELD> GU L 151 del 7.6.2019, pag. 70, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2019/882/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la direttiva (UE) 2019/1158 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza e che abroga la direttiva 2010/18/UE del Consiglio<FOOTNOTE><FIELD> GU L 188 del 12.7.2019, pag. 79, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2019/1158/oj.</FIELD></FOOTNOTE> ("direttiva sull'equilibrio tra attività professionale e vita familiare"),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il documento di lavoro del 4 luglio 2019 del servizio europeo per l'azione esterna dal titolo "Piano d'azione dell'UE per le donne, la pace e la sicurezza (WPS) 2019-2024", che nel novembre 2023 è stato prorogato fino al 2027,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione del 7 ottobre 2020 dal titolo "Un'Unione dell'uguaglianza: quadro strategico dell'UE per l'uguaglianza, l'inclusione e la partecipazione dei Rom" (COM(2020)0620),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 ottobre 2022, relativo a un mercato unico dei servizi digitali e che modifica la direttiva 2000/31/CE (regolamento sui servizi digitali)<FOOTNOTE><FIELD> GU L 277 del 27.10.2022, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2022/2065/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la direttiva (UE) 2022/2381 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 novembre 2022, riguardante il miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori delle società quotate e relative misure<FOOTNOTE><FIELD> GU L 315 del 7.12.2022, pag. 44, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2022/2381/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 maggio 2023, volta a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione<FOOTNOTE><FIELD> GU L 132 del 17.5.2023, pag. 21, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2023/970/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la direttiva (UE) 2024/1385 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 maggio 2024, sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica<FOOTNOTE><FIELD> GU L, 2024/1385, 24.5.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2024/1385/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la direttiva (UE) 2024/1500 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 maggio 2024, sulle norme riguardanti gli organismi per la parità nel settore della parità di trattamento e delle pari opportunità tra donne e uomini in materia di occupazione e impiego, e che modifica le direttive 2006/54/CE e 2010/41/UE<FOOTNOTE><FIELD> GU L, 2024/1500, 29.5.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2024/1500/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la direttiva (UE) 2024/1712 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che modifica la direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime<FOOTNOTE><FIELD> GU L, 2024/1712, 24.6.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2024/1712/oj.</FIELD></FOOTNOTE> (direttiva dell'UE anti-tratta riveduta),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e il materiale pedopornografico, e che sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio (COM(2024)0060), presentata dalla Commissione il 6 febbraio 2024,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione del 5 marzo 2020 dal titolo "Un'Unione dell'uguaglianza: la strategia per la parità di genere 2020-2025" (COM(2020)0152),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 25 novembre 2020, dal titolo "Piano d'azione dell'Unione europea sulla parità di genere III – Un'agenda ambiziosa per la parità di genere e l'emancipazione femminile nell'azione esterna dell'UE" (JOIN(2020)0017), che è stata prorogata fino al 2027, e il documento di lavoro congiunto dei servizi del 25 novembre 2020 che la accompagna, dal titolo "Objectives and Indicators to frame the implementation of the Gender Action Plan III (2021-25)" (Obiettivi e indicatori per inquadrare l'attuazione del piano d'azione dell'Unione europea sulla parità di genere III per il periodo 2021-2025) (SWD(2020)0284),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione del 24 giugno 2020 dal titolo "Strategia dell'UE sui diritti delle vittime (2020-2025)" (COM(2020)0258),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti il piano europeo di lotta contro il cancro (COM(2021)0044), la missione dell'UE sul cancro e la relazione finale della commissione speciale sulla lotta contro il cancro,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2021 dal titolo "Unione dell'uguaglianza: strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030" (COM(2021)0101),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il regolamento (UE) 2021/522 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 marzo 2021, che istituisce un programma d'azione dell'Unione in materia di salute per il periodo 2021-2027 ("programma UE per la salute") (EU4Health) e che abroga il regolamento (UE) n. 282/2014<FOOTNOTE><FIELD> GU L 107 del 26.3.2021, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/522/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione del 7 settembre 2022 sulla strategia europea per l'assistenza (COM(2022)0440), volta a garantire servizi di assistenza di qualità, accessibili e a costi sostenibili per migliorare la situazione tanto per i beneficiari quanto per i prestatori (formali e informali) di assistenza, che sono per lo più donne,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la raccomandazione del Consiglio dell'8 dicembre 2022 relativa all'accesso a un'assistenza a lungo termine di alta qualità e a prezzi accessibili<FOOTNOTE><FIELD> GU C 476 del 15.12.2022, pag. 1.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull'intelligenza artificiale e modifica i regolamenti (CE) n. 300/2008, (UE) n. 167/2013, (UE) n. 168/2013, (UE) 2018/858, (UE) 2018/1139 e (UE) 2019/2144 e le direttive 2014/90/UE, (UE) 2016/797 e (UE) 2020/1828 (regolamento sull'intelligenza artificiale)<FOOTNOTE><FIELD> GU L, 2024/1689, 12.7.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1689/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione del 25 settembre 2024 dal titolo "Attuazione della strategia per l'uguaglianza LGBTIQ 2020-2025" (COM(2024)0420),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli orientamenti politici di Ursula von der Leyen del 18 luglio 2024 dal titolo "La scelta dell'Europa – Orientamenti politici per la prossima Commissione europea 2024-2029",</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione del 7 marzo 2025, dal titolo "Una tabella di marcia per i diritti delle donne" (COM(2025)0097),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione della Commissione del marzo 2025 dal titolo "2025 report on gender equality in the EU" (Relazione 2025 sulla parità di genere nell'UE),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni del Consiglio del 2 giugno 2006 sulla salute delle donne<FOOTNOTE><FIELD> GU C 146 del 22.6.2006, pag. 4.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sentenza della Corte di giustizia del 14 dicembre 2021 nel procedimento V.М.А contro Stolichna obshtina, rayon "Pancharevo"<FOOTNOTE><FIELD> Sentenza della Corte di giustizia del 14 dicembre 2021, V.M.A. contro Stolichna obshtina, rayon "Pancharevo", C-490/20, ECLI:EU:C:2021:1008.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione dell'11 dicembre 2013 sulle donne con disabilità<FOOTNOTE><FIELD> GU C 468 del 15.12.2016, pag. 128.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 29 novembre 2018 sulla situazione delle donne con disabilità<FOOTNOTE><FIELD> GU C 363 del 28.10.2020, pag. 164.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 13 febbraio 2019 sull'attuale regresso dei diritti delle donne e dell'uguaglianza di genere nell'UE<FOOTNOTE><FIELD> GU C 449 del 23.12.2020, pag. 102.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 28 novembre 2019 sull'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul e altre misure per combattere la violenza di genere<FOOTNOTE><FIELD> GU C 232 del 16.6.2021, pag. 48.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 30 gennaio 2020 sul divario retributivo di genere<FOOTNOTE><FIELD> GU C 331 del 17.8.2021, pag. 5.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2020 sull'uguaglianza di genere nella politica estera e di sicurezza dell'UE<FOOTNOTE><FIELD> GU C 404 del 6.10.2021, pag. 202.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2021 sulla strategia dell'UE per la parità di genere<FOOTNOTE><FIELD> GU C 456 del 10.11.2021, pag. 208.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2021 sulla prospettiva di genere nella crisi COVID-19 e nel periodo successivo alla crisi<FOOTNOTE><FIELD> GU C 456 del 10.11.2021, pag. 191.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2021 sull'eliminazione del divario digitale di genere: la partecipazione delle donne all'economia digitale<FOOTNOTE><FIELD> GU C 456 del 10.11.2021, pag. 232.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione dell'11 febbraio 2021 sulle sfide future in relazione ai diritti delle donne in Europa: oltre 25 anni dopo la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino<FOOTNOTE><FIELD> GU C 465 del 17.11.2021, pag. 160.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 10 giugno 2021 sulla promozione della parità di genere negli studi e nelle carriere in ambito scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico (STEM)<FOOTNOTE><FIELD> GU C 67 dell'8.2.2022, pag. 137.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 24 giugno 2021 sulla situazione della salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti nell'UE, nel quadro della salute delle donne<FOOTNOTE><FIELD> GU C 81 del 18.2.2022, pag. 43.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 16 settembre 2021 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti l'identificazione della violenza di genere come nuova sfera di criminalità tra quelle elencate all'articolo 83, paragrafo 1, TFUE<FOOTNOTE><FIELD> GU C 117 dell'11.3.2022, pag. 88.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2021 recante raccomandazioni alla Commissione sulla lotta alla violenza basata sul genere: violenza online<FOOTNOTE><FIELD> GU C 251 del 30.6.2022, pag. 2.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2021 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2018-2020<FOOTNOTE><FIELD> GU C 251 del 30.6.2022, pag. 23.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 10 marzo 2022 sul piano d'azione dell'Unione europea sulla parità di genere III<FOOTNOTE><FIELD> GU C 347 del 9.9.2022, pag. 150.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 3 maggio 2022 sul raggiungimento dell'indipendenza economica delle donne attraverso l'imprenditorialità e il lavoro autonomo<FOOTNOTE><FIELD> GU C 465 del 6.12.2022, pag. 54.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 5 luglio 2022 verso un'azione comune europea in materia di assistenza e cura<FOOTNOTE><FIELD> GU C 47 del 7.2.2023, pag. 30.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 5 luglio 2022 sulla povertà femminile in Europa<FOOTNOTE><FIELD> GU C 47 del 7.2.2023, pag. 2.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 1º giugno 2023 sulle molestie sessuali nell'UE e la valutazione del movimento MeToo<FOOTNOTE><FIELD> GU C, C/2023/1224, 21.12.2023, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2023/1224/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 14 settembre 2023 sulla regolamentazione della prostituzione nell'UE: implicazioni transfrontaliere e impatto sull'uguaglianza di genere e sui diritti delle donne<FOOTNOTE><FIELD> GU C, C/2024/1767, 22.3.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2024/1767/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione dell'11 aprile 2024 sull'inclusione del diritto all'aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE<FOOTNOTE><FIELD> GU C, C/2025/1279, 13.3.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2025/1279/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua raccomandazione del 19 dicembre 2024 destinata al Consiglio in merito alle priorità dell'UE in vista della 69a sessione della commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile<FOOTNOTE><FIELD> GU C, C/2025/1971, 11.4.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2025/1971/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il parere della commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere del 9 aprile 2025 su un rinnovato bilancio a lungo termine per l'Unione in un mondo che cambia,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione del 25 novembre 2024 dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), di Eurostat e dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) dal titolo "EU gender-based violence survey: key results" (Indagine dell'UE sulla violenza di genere: principali risultati),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'indice sull'uguaglianza di genere 2024, pubblicato dall'EIGE il 10 dicembre 2024,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto lo studio dal titolo "Policies for long term carers" (Politiche per i prestatori di assistenza a lungo termine), pubblicato dalla Direzione generale dei Servizi di ricerca parlamentare nel novembre 2021,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'articolo 55 del suo regolamento,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione della commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere (A10-0210/2025),</P></VISA></GRVISA><GRCONS><CONS><P><NO.P>A.</NO.P>considerando che la parità di trattamento e la non discriminazione sono diritti fondamentali riconosciuti dai trattati<FOOTNOTE><FIELD> Articolo 2 e articolo 3, paragrafo 3, TUE, articoli 8, 10, 19 e 157 TFUE e articoli 21 e 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.</FIELD></FOOTNOTE> e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e che sono essenziali per l'ulteriore sviluppo dell'UE; che l'UE svolge un ruolo essenziale nell'eliminazione delle ineguaglianze e nella promozione della parità, come stabilito dal trattato sul funzionamento dell'Unione europea<FOOTNOTE><FIELD> "Nelle sue azioni l'Unione mira ad eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità, tra uomini e donne", articolo 8 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>B.</NO.P>considerando che la parità di genere è un valore centrale dell'UE, un diritto fondamentale e un principio cardine del pilastro europeo dei diritti sociali, nonché una condizione essenziale per il progresso, che impone di promuovere pari opportunità e risultati dalle prime fasi del percorso educativo e l'eliminazione degli stereotipi di genere sin dall'infanzia; che il Parlamento accoglie con favore i principi contenuti nella dichiarazione allegata alla comunicazione della Commissione del 7 marzo 2025 dal titolo "Una tabella di marcia per i diritti delle donne" quali norme minime, sottolineando la necessità di azioni più ambiziose;</P></CONS><CONS><P><NO.P>C.</NO.P>considerando che gli Stati membri hanno ottenuto una media di 71,0 punti su 100 nell'indice dell'UE sull'uguaglianza di genere 2024, un punteggio che rappresenta un miglioramento molto modesto, pari a 0,8 punti, rispetto alla precedente edizione dell'indice; che i progressi in materia di parità di genere e diritti delle donne fanno registrare un aumento di reazioni ostili da parte di quanti intendono ristabilire ruoli di genere anacronistici come se fossero la norma, mettendo in discussione i progressi raggiunti per la parità di genere e ostacolando ulteriori progressi; che vari portatori di interessi, tra cui l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, hanno riconosciuto l'esistenza di una resistenza attiva contro i risultati e i progressi in materia di parità di genere e una crescente reazione negativa rispetto ai diritti delle donne; che i movimenti anti-gender e anti-diritti minacciano quotidianamente i diritti fondamentali delle donne e delle ragazze e il raggiungimento della parità di genere, che l'arretramento globale rispetto alle donne e ai loro diritti è avvertito anche nel Sud del mondo, dal momento che i tagli agli aiuti allo sviluppo si ripercuotono principalmente sulle donne nelle zone in via di sviluppo e che la norma del "global gag" colpisce specificamente le organizzazioni per i diritti delle donne; che vi è una chiara e urgente necessità di riaffermare, salvaguardare e sviluppare la parità di genere e i diritti umani di donne e ragazze<FOOTNOTE><FIELD> Assemblea Generale delle Nazioni Unite, "Escalating backlash against gender equality and urgency of reaffirming substantive equality and the human rights of women and girls: Report of the Working Group on discrimination against women and girls", 15 maggio 2024, https://documents.un.org/doc/undoc/gen/g24/073/47/pdf/g2407347.pdf.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>D.</NO.P>considerando che i movimenti che si oppongono alle politiche in materia di parità di genere, alla diversità delle famiglie, ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti, nonché all'integrazione della dimensione di genere cercano di influenzare l'elaborazione delle politiche nazionali ed europee; che i partiti di estrema destra e le ideologie antidemocratiche e fasciste, sempre più prospere e popolari, cercano di minare i diritti acquisiti, ostacolare il progresso legislativo e indebolire i meccanismi istituzionali atti a proteggere le donne, le ragazze e le persone più emarginate della nostra società; che tali partiti e ideologie minacciano i risultati raggiunti in materia di diritti delle donne, uguaglianza di genere, Stato di diritto e diritti fondamentali a livello generale, nell'UE e negli Stati membri, anche attraverso campagne di disinformazione coordinate; che i meccanismi adottati da tali movimenti per organizzarsi, raccogliere fondi, mobilitarsi ed esercitare la loro influenza al di là delle frontiere nazionali rimangono ben poco studiati, ma che una relazione del 2021<FOOTNOTE><FIELD> Forum parlamentare europeo per i diritti sessuali e riproduttivi, "Tip of the Iceberg: Religious Extremist Funders against Human Rights for Sexuality &amp; Reproductive Health in Europe", 2021, https://www.epfweb.org/node/837.</FIELD></FOOTNOTE> ha evidenziato la presenza di una rete transnazionale che prende decisioni finanziarie strategiche a livello internazionale; che si assiste a un preoccupante aumento della cosiddetta "manosfera" a livello globale, con influencer uomini che sui social media promuovono, con un linguaggio estremo, la falsa narrazione secondo cui il femminismo e l'uguaglianza di genere avrebbero minato i diritti degli uomini, normalizzano la violenza contro le donne e le ragazze e sono sempre più radicalizzati e legati a ideologie estremiste<FOOTNOTE><FIELD> UN Women, "What is the Manosphere and why should we care?", 2025, https://www.unwomen.org/en/articles/explainer/what-is-the-manosphere-and-why-should-we-care.</FIELD></FOOTNOTE>; che la Commissione, in quanto custode dei trattati, dovrebbe anche essere in prima linea nella tutela dei diritti delle donne e dell'uguaglianza di genere, in quanto tali sviluppi rappresentano una minaccia diretta ai valori di dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza e Stato di diritto sanciti dall'articolo 2 TUE; che alcune proposte della Commissione intese a semplificare la regolamentazione, come il progetto iniziale del programma di lavoro di Orizzonte Europa per il 2025, rischiano di ostacolare la parità di genere, come nel caso dell'annunciato piano di ritirare la proposta di direttiva orizzontale antidiscriminazione; che la parità di genere è una condizione essenziale per rafforzare la competitività e raggiungere una crescita sostenibile;</P></CONS><CONS><P><NO.P>E.</NO.P>considerando che la violenza di genere è un problema sistemico e che continua a essere un fenomeno endemico diffuso a livello mondiale, anche nell'UE, con gravi conseguenze per le vittime e i sopravvissuti, comprese donne e ragazze, e per la società nel suo complesso, in quanto consolida le disuguaglianze di genere sistemiche e perpetua strutture dannose fondate su stereotipi di genere; che nel 2024 l'adozione della direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica è stata una tappa importante nel cammino verso l'eradicazione della violenza di genere e che ora è fondamentale garantirne la piena e tempestiva attuazione da parte degli Stati membri, riconoscendo nel contempo che dobbiamo sviluppare ulteriormente risposte rapide, innovative ed efficaci, anche attraverso l'uso di strumenti digitali e tecnologie di intelligenza artificiale; che nell'UE circa un terzo delle donne che hanno subito molestie sessuali le hanno subite sul luogo di lavoro<FOOTNOTE><FIELD> Indagine Eurostat sulla violenza di genere, 2024.</FIELD></FOOTNOTE>, con conseguenze devastanti per le vittime; che ciò dimostra l'importanza di introdurre misure legislative concrete per contrastare la violenza di genere sul luogo di lavoro, compreso il sostegno alle vittime, nonché solide misure di prevenzione; che tutti gli Stati membri hanno firmato la convenzione di Istanbul, ma che cinque di essi devono ancora ratificarla; che l'UE ha aderito alla convenzione nel 2023 per quanto riguarda le materie che rientrano nella sua competenza esclusiva;</P></CONS><CONS><P><NO.P>F.</NO.P>considerando che la tratta di esseri umani rappresenta una delle più chiare violazioni dei diritti umani fondamentali e della dignità umana ed è un aspetto crescente della criminalità organizzata, che interessa principalmente donne, minori e bambini, in particolare a scopo di sfruttamento sessuale, e che spesso colpisce le donne vulnerabili attirandole con false promesse, per poi costringerle allo sfruttamento sessuale e sottoporle a condizioni di vita disumane; che la tratta di esseri umani è una forma moderna di schiavitù; che è necessario contrastare efficacemente la domanda che favorisce tutte le forme di sfruttamento connesse alla tratta di esseri umani; che esiste un forte legame tra la tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale;</P></CONS><CONS><P><NO.P>G.</NO.P>considerando che gli approcci alla prostituzione variano da uno Stato membro all'altro, spaziando dalla criminalizzazione del prestatore o dell'utente alla legalizzazione; che le donne che si prostituiscono sono vittime di violazioni dei diritti umani, violenze e sfruttamento più gravi rispetto alla media delle altre donne, compresi elevati livelli di violenza di genere e violenza psicologica, fisica e sessuale; che sono numerosi i fattori che spingono le persone a prostituirsi e a continuare a farlo, come la povertà derivante dalle ingiustizie sociali e dall'esclusione, le disuguaglianze, l'occupazione limitata e la discriminazione intersezionale; che dovrebbero essere attuate politiche a sostegno delle persone che desiderano abbandonare la prostituzione;</P></CONS><CONS><P><NO.P>H.</NO.P>considerando che i diritti sessuali e riproduttivi sono tutelati in quanto diritti umani dal diritto internazionale e dal diritto europeo in materia di diritti umani, come il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, e costituiscono un elemento essenziale per l'erogazione di un'assistenza sanitaria completa; che, nella sua risoluzione dell'11 aprile 2024, il Parlamento ha chiesto che la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti, compreso il diritto all'aborto, vengano inclusi nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; che la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti<FOOTNOTE><FIELD> Si veda la definizione proposta dalla commissione Guttmacher-Lancet nello studio dal titolo "Accelerate Progress: Sexual and Reproductive Health and Rights for All – Executive Summary", https://www.guttmacher.org/guttmacher-lancet-commission/accelerate-progress-executive-summary.</FIELD></FOOTNOTE> sono fondamentali per il benessere e l'emancipazione del singolo e comprendono l'accesso ai servizi e alle informazioni in materia di contraccettivi, l'assistenza all'aborto sicuro e legale e l'accesso a informazioni accurate e scientificamente fondate, trattamenti per la fertilità, un'educazione sessuale e relazionale completa e adeguata all'età, nonché un'assistenza ostetrica e ginecologica di qualità; che, nonostante qualche progresso, di fatto tali servizi e informazioni continuano a non essere disponibili in alcuni Stati membri e sono tradizionalmente considerate come questioni femminili, il che compromette i progressi e perpetua le disuguaglianze di genere; che l'impegno attivo degli uomini nel settore della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti può contribuire a contrastare norme di genere dannose, promuovere la responsabilità condivisa nella pianificazione familiare e sostenere i diritti e il benessere delle donne;</P></CONS><CONS><P><NO.P>I.</NO.P>considerando che i diritti alla salute, in particolare i diritti alla salute sessuale e riproduttiva, sono diritti fondamentali che dovrebbero essere rafforzati e non possono essere indeboliti in alcun modo né soppressi; che le violazioni della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti, comprese la negazione dei servizi di aborto sicuro e legale e tutte le forme di violenza ostetrica e ginecologica, costituiscono violenza di genere e violano i diritti umani fondamentali, ma che ciononostante più di 20 milioni di donne nell'UE continuano a non poter accedere a un aborto sicuro e legale né ad altri servizi legati alla salute sessuale e riproduttiva; che alcuni Stati membri applicano ancora leggi fortemente restrittive che vietano l'aborto, salvo in circostanze rigorosamente definite, o frappongono ostacoli pratici all'accesso a tale procedura, costringendo le donne a ricorrere all'aborto clandestino, a recarsi in un altro paese o a portare a termine la gravidanza contro la loro volontà, il che costituisce una violazione dei diritti umani e una forma di violenza di genere che lede il diritto delle donne e delle ragazze alla vita, la loro sicurezza, integrità fisica e mentale, uguaglianza, non discriminazione e salute, oltre a sottoporle a uno stress economico e psicologico eccessivo; che l'iniziativa dei cittadini europei "La mia voce, la mia scelta", che ha raccolto più di 1,2 milioni di firme, invita l'UE a garantire l'accesso all'aborto sicuro e legale per tutte le donne, nel rispetto della ripartizione delle competenze prevista dai trattati, e chiede che l'UE approvi una legge per istituire un meccanismo finanziario che aiuti gli Stati membri che aderiscono volontariamente a tale politica a fornire assistenza all'aborto sicuro a tutte le donne che non vi hanno accesso; che nuovi studi sulla violenza ostetrica hanno rilevato che tra le partorienti intervistate una percentuale compresa tra il 21 % e l'81 % ha subito una o più forme di violenza ostetrica e che i risultati mostrano che la mancanza di consenso informato, i trattamenti effettuati senza consenso, gli abusi verbali e fisici e la mancanza di comunicazione sono problemi persistenti negli Stati membri<FOOTNOTE><FIELD> Quattrocchi, P., "Obstetric violence in the European Union", Commissione europea, 2024, https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/74238fad-0b63-11ef-a251-01aa75ed71a1/language-en.</FIELD></FOOTNOTE>; che l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) afferma che un'assistenza ostetrica di qualità è fondamentale per migliorare la salute materna e neonatale, ridurre gli interventi e offrire alle donne un'esperienza del parto migliore<FOOTNOTE><FIELD> OMS, Midwifery education and care, https://www.who.int/teams/maternal-newborn-child-adolescent-health-and-ageing/maternal-health/midwifery.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>J.</NO.P>considerando che, secondo l'ultima indagine condotta in tutta l'UE<FOOTNOTE><FIELD> Indagine Eurostat del 25 novembre 2024, "Every third woman in the EU experienced gender-based violence", https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20241125-3.</FIELD></FOOTNOTE>, il 31 % delle donne dell'Unione di età compresa tra i 18 e i 74 anni ha subito atti di violenza fisica (comprese minacce) o sessuale in età adulta e il 20 % delle donne ha subito questi stessi atti di violenza da parte di una persona diversa dal loro partner e che relazioni ufficiali di 17 Stati membri rivelano che, nel 2022, 788 donne sono state uccise dal proprio partner o da un familiare<FOOTNOTE><FIELD> Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, "Gender Equality Index 2024: Tackling violence against women, tackling gender inequalities", 2025, https://eige.europa.eu/publications-resources/publications/gender-equality-index-2024-tackling-violence-against-women-tackling-gender-inequalities?language_content_entity=en.</FIELD></FOOTNOTE>; che i dati rivelano che per il 57 % delle vittime di violenza di genere, la violenza ha avuto conseguenze sulla salute, da lesioni fisiche a traumi psicologici a lungo termine<FOOTNOTE><FIELD> Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, "Gender Equality Index 2024: Tackling violence against women, tackling gender inequalities", 2025, https://eige.europa.eu/publications-resources/publications/gender-equality-index-2024-tackling-violence-against-women-tackling-gender-inequalities?language_content_entity=en.</FIELD></FOOTNOTE>, mentre il 31 % delle vittime di violenza di genere non ha mai rivelato a nessuno l'esperienza subita; che i sistemi di supporto alle vittime di violenza di genere nell'UE sono ancora inadeguati e che secondo le ricerche solo sette Stati membri mettono a disposizione un numero sufficiente di centri di assistenza per le donne, mentre le case rifugio esistenti sono ben al di sotto dei livelli raccomandati dalla convenzione di Istanbul<FOOTNOTE><FIELD> Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, "Introducing the latest Gender Equality Index thematic focus: a vital reminder to end violence against women", 2025, https://eige.europa.eu/newsroom/news/introducing-latest-gender-equality-index-thematic-focus-vital-reminder-end-violence-against-women?language_content_entity=en.</FIELD></FOOTNOTE>; che altre ricerche condotte negli Stati membri hanno evidenziato che la violenza di genere negli spazi pubblici e sui mezzi di trasporto collettivo è un problema di grande rilevanza e che le misure di sicurezza e il sostegno alle vittime continuano a essere insufficienti;</P></CONS><CONS><P><NO.P>K.</NO.P>considerando che tra il 2019 e il 2022 i reati registrati connessi all'aggressione sessuale e allo stupro sono aumentati e che, secondo i dati disponibili, nel 2022 i casi documentati di aggressione sessuale contro le donne nell'UE hanno fatto registrare un aumento del 25 % e che i casi segnalati di stupro sono cresciuti del 40 % rispetto al 2019<FOOTNOTE><FIELD> EIGE (2025), "Impact driver: marking milestones and opportunities for gender equality in the EU", Ufficio delle pubblicazioni dell'Unione europea, Lussemburgo, 2025.</FIELD></FOOTNOTE>; che, secondo l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, fino al 55 % delle donne dell'Unione europea ha subito molestie sessuali nei trasporti pubblici e che vi sono innumerevoli segnalazioni di aggressioni sessuali perpetrate in diversi mezzi di trasporto, ad esempio da parte dei conducenti di piattaforme di trasporto a chiamata e taxi; che tutti questi dati dimostrano che le donne non sono al sicuro a casa, sul luogo di lavoro né in qualsiasi altro contesto pubblico e che vi è un'urgente necessità di agire; che la raccolta di dati uniformi, comparabili e disaggregati per genere, come quelli forniti dall'EIGE, è essenziale per elaborare politiche globali in materia di parità di genere; che la direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica non contiene una definizione armonizzata del reato di stupro fondata sull'assenza di consenso; che per spianare la strada a una normativa che contenga tale definizione è importante ampliare l'elenco delle sfere di criminalità di cui all'articolo 83, paragrafo 1, TFUE includendovi la violenza di genere, in quanto soddisfa i criteri previsti da tale articolo;</P></CONS><CONS><P><NO.P>L.</NO.P>considerando che la violenza di genere online contro le donne comprende diverse forme di violenza fondata sul genere o su una combinazione di fattori, compreso il genere, ed è perpetrata attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione e la proliferazione dell'intelligenza artificiale; che alcune forme di violenza online colpiscono le donne e le ragazze in modo sproporzionato, assumono forme più gravi, hanno conseguenze specifiche e brutali, nonché un effetto più invalidante sulle donne e sulle ragazze, che vengono ridotte al silenzio, alla censura e all'alienazione, e che tali forme di violenza online possono indurle a evitare la sfera pubblica; che nell'UE la violenza online, crescente e pervasiva, colpisce quotidianamente le donne e che, secondo l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, le donne continuano a essere il bersaglio principale di determinate forme di violenza online, quali i reati generati dall'odio e l'incitamento all'odio online<FOOTNOTE><FIELD> EIGE, "Combating cyber violence against women and girls: Developing an EU measurement framework", 2025, https://eige.europa.eu/publications-resources/publications/combating-cyber-violence-against-women-and-girls-developing-eu-measurement-framework.</FIELD></FOOTNOTE>, nonché la disinformazione di genere, mentre le donne attive in settori quali politica, giornalismo, blogging, arte, attivismo e difesa dei diritti umani, altre donne note sulla scena pubblica e le persone LGBTIQ+, sono soggette a livelli più elevati di violenza e abusi nel mondo online<FOOTNOTE><FIELD> Direzione generale dei Servizi di ricerca parlamentare, "Cyberviolence against women in the EU", Parlamento europeo, 2024, https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/EPRS_BRI(2024)767146.</FIELD></FOOTNOTE>, il che incide in modo significativo sulla partecipazione delle donne alla vita pubblica e alla rappresentanza pubblica e rappresenta una minaccia per la democrazia; che l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori hanno una forte componente di genere, che colpisce in modo sproporzionato le ragazze online, e pertanto possono essere considerati come una forma di violenza di genere;</P></CONS><CONS><P><NO.P>M.</NO.P>considerando che ogni persona nell'UE ha diritto ai più elevati standard di salute fisica e mentale e di servizi di assistenza, a un accesso rapido, economico e di qualità all'assistenza sanitaria preventiva e diagnostica e all'assistenza medica, compresa quella relativa alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi; che l'UE ha l'obbligo di garantire un livello elevato di tutela della salute umana in tutte le sue politiche e attività <FOOTNOTE><FIELD> Carta dei diritti fondamentali dell'UE, articolo 35.</FIELD></FOOTNOTE>, senza discriminazioni fondate sul sesso, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere, sull'espressione di genere, sulle caratteristiche sessuali o su qualsiasi altro motivo;</P></CONS><CONS><P><NO.P>N.</NO.P>considerando che le persone LGBTIQ+ in tutta Europa subiscono ancora discriminazioni quando accedono ai servizi sanitari, che il 16 % degli intervistati dichiara di essersi sentito discriminato dal personale sanitario o dei servizi sociali a causa della propria identità, e che le persone transgender riferiscono livelli particolarmente elevati di comportamento transfobico e irrispettoso nei loro confronti dal personale sanitario; che ogni individuo ha diritto all'autonomia e all'integrità fisica e non dovrebbe essere soggetto, ad esempio, alla pratica della sterilizzazione o della medicalizzazione forzate, entrambe le quali violano le norme in materia di diritti umani; che le donne si trovano ad affrontare molteplici sfide che incidono negativamente sul loro benessere, tra cui ritardi nelle diagnosi, pregiudizi nella valutazione del dolore, disparità nella ricerca, accesso limitato e ostacoli e sfide nell'accesso ai servizi essenziali, in particolare le donne con disabilità, le donne nelle zone rurali, le donne migranti<FOOTNOTE><FIELD> EIGE (2025), "Impact driver: marking milestones and opportunities for gender equality in the EU" (EIGE (2025), Fattore di impatto: evidenziare le tappe fondamentali e le opportunità per la parità di genere nell'UE), Ufficio delle pubblicazioni dell'Unione europea, Lussemburgo.</FIELD></FOOTNOTE> e altre donne che subiscono discriminazioni intersezionali e che si trovano in situazioni vulnerabili; che gli uomini hanno meno probabilità di rivolgersi a un medico, in quanto sono generalmente meno consapevoli dei sintomi o tendono a minimizzarli, spesso non comunicando i segnali di un'eventuale malattia<FOOTNOTE><FIELD> EIGE (2017), "Health" (Salute), https://eige.europa.eu/gender-mainstreaming/policy-areas/health?language_content_entity=en.</FIELD></FOOTNOTE>; che gli Stati membri che sono parti della CEDAW sono vincolati dagli impegni assunti nell'ambito di tale Convenzione, anche per quanto riguarda l'accesso ai servizi sanitari; che garantire un accesso equo ai servizi sanitari è essenziale per salvaguardare la salute pubblica, promuovere l'inclusione sociale e ridurre le disuguaglianze; che è urgentemente necessaria un'azione per approfondire la ricerca e affrontare il persistente divario di genere in materia di salute;</P></CONS><CONS><P><NO.P>O.</NO.P>considerando che le donne hanno maggiori probabilità rispetto agli uomini di avere disturbi di salute mentale, come la depressione, l'ansia e la solitudine in età avanzata, che possono contribuire a problemi di salute mentale; che, ad esempio, nel 2019 una percentuale più elevata di donne (8,7 %) rispetto agli uomini (5,5 %) di età pari o superiore a 15 anni nell'UE ha riferito di soffrire di depressione cronica<FOOTNOTE><FIELD> Direzione generale dei Servizi di ricerca parlamentare, "Mental health in the EU" (Salute mentale nell'UE), 2023, https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2023/751416/EPRS_BRI(2023)751416_EN.pdf.</FIELD></FOOTNOTE>; che quattro persone su cinque cui è stata diagnosticata una malattia autoimmune sono donne; che le malattie cardiovascolari si confermano la principale causa di morte a livello mondiale, che le donne registrano tassi di mortalità più elevati ed esiti peggiori a seguito di eventi acuti, e che tali malattie rappresentano il 37 % di tutti i decessi femminili rispetto al 31 % dei decessi maschili; che le donne affette da malattie cardiovascolari continuano a essere scarsamente diagnosticate e curate e sottorappresentate nelle sperimentazioni cliniche, il che comporta ulteriori e più profonde disuguaglianze nel settore della salute pubblica;</P></CONS><CONS><P><NO.P>P.</NO.P>considerando che le donne, in tutta la loro diversità, sono costantemente svantaggiate da fattori strutturali e culturali e risentono in modo sproporzionato delle diverse sfide, ad esempio le conseguenze della crisi del costo della vita, in quanto tendono a situarsi tra le fasce più povere della popolazione, rappresentando il 70 % degli 1,3 miliardi di persone che vivono in condizioni di povertà, o le politiche di austerità, che hanno colpito in modo sproporzionato le donne, in particolare quelle provenienti da contesti caratterizzati da discriminazione razziale e a basso reddito; che la povertà è in aumento in tutta l'UE e che sono principalmente le donne a percepire una retribuzione inferiore a un salario di sussistenza, cosa che rende impossibile, per molte di loro, provvedere a se stesse e alle loro famiglie, e che ciò vale soprattutto per le donne transgender che hanno circa il triplo di probabilità di essere disoccupate; che quasi una donna su tre nata al di fuori dell'UE svolge lavori precari nell'UE; che il 18 % delle donne migranti è a rischio di povertà; che, nella maggior parte dei paesi dell'UE, i permessi di soggiorno e di lavoro di lungo periodo sono spesso più accessibili a coloro che sono considerati lavoratori altamente qualificati e ben retribuiti, mentre coloro che sono relegati a settori "mediamente e scarsamente qualificati" possono essere a rischio di sfruttamento e di lavoro precario in settori sottovalutati; che le sfide uniche che caratterizzano alcuni settori pongono le donne in una posizione di svantaggio iniziale, ad esempio le agricoltrici che si trovano ad affrontare ostacoli legati al genere, quali la mancanza di accesso alla terra, la difficoltà di reperire finanziamenti per la formazione e l'istruzione in materia di agricoltura e la parità di trattamento; che la povertà e l'esclusione sociale hanno cause strutturali che devono essere sradicate e invertite, in particolare attraverso politiche in materia di occupazione, alloggio, mobilità e accesso ai servizi pubblici;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Q.</NO.P>considerando che le disparità nel mercato del lavoro, le differenze occupazionali per le donne e gli uomini tra i settori e le regioni, comprese le regioni ultraperiferiche, e la mancanza di condizioni di lavoro eque e di sicurezza per le lavoratrici continuano a persistere in tutta l'UE e che l'attuale divario retributivo di genere è, in larga misura, conseguenza della sistematica sottovalutazione del lavoro svolto in settori a prevalenza femminile in cui vi è una predominanza di donne e a cui partecipa solamente un 20 % circa di uomini, come l'assistenza, l'istruzione, la salute e il benessere; che, pertanto, occorre affrontare la questione della "parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore" per colmare il divario retributivo di genere; che l'istruzione, in particolare l'istruzione terziaria, la formazione e la protezione sociale, è essenziale per la parità di genere, soprattutto per le donne di età superiore ai 55 anni e le donne che vivono in zone rurali, remote o spopolate che affrontano ostacoli specifici e aggravati; che l'istruzione è inoltre essenziale per consentire a tutti di adattarsi ai cambiamenti del mercato del lavoro e avere accesso a opportunità di lavoro di qualità;</P></CONS><CONS><P><NO.P>R.</NO.P>considerando che nel 2023 il divario retributivo di genere nell'Unione europea era del 13 %<FOOTNOTE><FIELD> EIGE (2025), "Impact driver: marking milestones and opportunities for gender equality in the EU" (EIGE (2025), Fattore di impatto: evidenziare le tappe fondamentali e le opportunità per la parità di genere nell'UE), Ufficio delle pubblicazioni dell'Unione europea, Lussemburgo.</FIELD></FOOTNOTE> e che, in media, nel 2025 le donne nell'UE guadagnavano il 15 % in meno all'ora rispetto agli uomini; che la situazione è peggiore in alcune regioni, ad esempio nelle zone rurali, e in alcuni settori, ad esempio il settore sanitario, in cui il divario si attesta al 24 %<FOOTNOTE><FIELD> OMS, "The gender pay gap in the health and care sector a global analysis in the time of COVID-19" (Il divario retributivo di genere nel settore sanitario o dell'assistenza: un'analisi globale nel periodo della COVID-19), 2022, https://www.who.int/publications/i/item/9789240052895.</FIELD></FOOTNOTE>, il che comporta notevoli disparità nei pagamenti pensionistici e contribuisce a creare differenze di reddito in età avanzata, per cui le donne nell'UE percepiscono redditi pensionistici mediamente inferiori del 26,1 %; che il diritto alla parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore non è garantito e che occorre affrontare la causa di fondo di tale discriminazione, sia applicando strumenti per definire e confrontare meglio il valore del lavoro, tutelando e rafforzando i diritti dei lavoratori, sia rafforzando la contrattazione collettiva, ove opportuno; che la costruzione di un'economia inclusiva e la lotta alle disparità di genere potrebbero aumentare in modo significativo il PIL pro capite dell'Unione dal 6,1 al 9,6 % entro il 2050<FOOTNOTE><FIELD> EIGE: "Economic Benefits of Gender Equality in the European Union Overall economic impacts of gender equality" (Vantaggi economici della parità di genere nell'Unione europea – Impatti economici complessivi della parità di genere), https://eige.europa.eu/sites/default/files/documents/economic_benefits_of_gender_equality_in_the_european_union._overall_economic_impacts_of_gender_equality.pdf.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>S.</NO.P>considerando che le donne e le ragazze continuano a essere sottorappresentate nei settori dell'istruzione e dell'occupazione e, in particolare, nelle discipline STEM e nei settori del digitale e dell'IA, dato che solo uno specialista in TIC su sei e un laureato in discipline STEM su tre è donna<FOOTNOTE><FIELD> EIGE, "Study and work in the EU: set apart by gender" (Studio e lavoro nell'UE: segregati per genere), 2018.</FIELD></FOOTNOTE>; che gli uomini rappresentano oltre l'80 % dei professionisti delle discipline STEM e del settore delle TIC<FOOTNOTE><FIELD> Commissione europea, "Relazione 2025 sulla parità di genere nell'UE", 2025.</FIELD></FOOTNOTE> e che le donne occupano solo il 41 % dei posti di lavoro nell'ambito della scienza e dell'ingegneria all'interno dell'Unione; che, sebbene il numero di giovani donne che si diplomano nei settori delle TIC e delle STEM sia in aumento, il divario occupazionale di genere e il divario retributivo di genere continuano a essere significativi, soprattutto per quanto riguarda le start-up; che nel 2018 le donne rappresentavano solo il 22 % dei professionisti nel campo dell'IA a livello mondiale, un problema che non fa altro che perpetuare e consolidare stereotipi e pregiudizi<FOOTNOTE><FIELD> Comunicazione della Commissione del 9 marzo 2021 dal titolo "Bussola per il digitale 2030: il modello europeo per il decennio digitale" (COM(2021)0118).</FIELD></FOOTNOTE>; che tale discrepanza non solo rappresenta un'opportunità mancata per il progresso tecnologico, la crescita economica, l'innovazione e la resilienza dell'UE, ma ostacola anche la partecipazione e la carriera delle donne nei futuri mercati del lavoro; che la domanda crescente di competenze STEM nei settori delle tecnologie digitali, pulite e circolari, nonché nell'industria aerospaziale, della difesa e in quelle tradizionali richiede un rafforzamento dei talenti femminili qualificati; che l'UE si trova ad affrontare numerose sfide che incidono sulla sua competitività e che ciò sottolinea la necessità di una maggiore attività economica che sia inclusiva per tutti; che l'accesso delle donne, in tutta la loro diversità, a tutti i settori, comprese le TIC e il settore finanziario, è fondamentale per la competitività dell'economia europea; che la parità di genere è un motore della crescita economica, dell'innovazione della coesione sociale;</P></CONS><CONS><P><NO.P>T.</NO.P>considerando che le tecnologie digitali emergenti, fra cui l'intelligenza artificiale, le truffe generate dall'intelligenza artificiale e la creazione e la diffusione di deepfake o altri strumenti che consentono di spogliare virtualmente le vittime, nonché il ciberbullismo, stanno diventando sempre più comuni e costituiscono un fattore di rischio per la parità di genere e potrebbero perpetuare e aggravare i modelli esistenti di disuguaglianza di genere, discriminazione e violenza contro le donne e le ragazze; che i pregiudizi di genere sono incorporati nella tecnologia, anche nei sistemi di IA, e che i modelli imprenditoriali delle piattaforme online dominanti, basati sulla pubblicità micro-mirata, hanno un ruolo nella diffusione e nell'amplificazione dell'incitamento all'odio e delle diverse forme di violenza online; che i canali dei social media e la sempre maggiore dipendenza creata dai relativi algoritmi rappresentano un fattore di rischio per il benessere mentale delle ragazze e delle donne e devono essere affrontati da una prospettiva di genere; che tali tecnologie, se sviluppate in modo etico e sensibile alla dimensione di genere e utilizzate in modo adeguato, possono rappresentare un'opportunità per le donne e le ragazze;</P></CONS><CONS><P><NO.P>U.</NO.P>considerando che la copertura mediatica spesso manca di una dimensione di genere e non mette in discussione gli stereotipi di genere; che le donne sono professionalmente sottorappresentate nelle professioni del settore dei media a tutti i livelli della struttura di governance, ad esempio nella produzione di informazioni, nei processi decisionali e nella proprietà dei media; che il Consiglio d'Europa ha affermato che le donne rappresentano solo circa un quarto delle persone di cui leggiamo o sentiamo parlare o che vediamo nei notiziari e che sono raramente rappresentate in veste di esperti<FOOTNOTE><FIELD> Consiglio d'Europa, "Women in Media and artificial intelligence" (Le donne nei media e nell'intelligenza artificiale), https://www.coe.int/en/web/genderequality/women-in-media-and-artificial-intelligence.</FIELD></FOOTNOTE>; che dai dati della sesta edizione del Global Media Monitoring Project (progetto di monitoraggio mondiale dei media) emerge che, nel 2020, solo il 2 % dei servizi in Europa<FOOTNOTE><FIELD> Elenco dei paesi partecipanti: Austria, Belgio, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Inghilterra, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Groenlandia, Islanda, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Moldavia, Paesi Bassi, Irlanda del Nord, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Russia, Scozia, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia e Galles.</FIELD></FOOTNOTE> ha messo chiaramente in discussione gli stereotipi di genere<FOOTNOTE><FIELD> EIGE (2025), "Impact driver: marking milestones and opportunities for gender equality in the EU" (EIGE (2025), Fattore di impatto: evidenziare le tappe fondamentali e le opportunità per la parità di genere nell'UE), Ufficio delle pubblicazioni dell'Unione europea, Lussemburgo.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>V.</NO.P>considerando che in tutta l'UE le responsabilità di assistenza sia informale che formale continuano a essere esercitate in modo sproporzionato dalle donne, il che contribuisce alle disuguaglianze strutturali di genere e alimenta il divario di genere nell'assistenza, limitando la capacità delle donne di partecipare al mercato del lavoro, cosa che determina retribuzioni e pensioni inferiori e ostacola la possibilità per le donne di raggiungere l'indipendenza economica a parità di condizioni con gli uomini, esponendole nel contempo a rischi per la salute legati allo stress<FOOTNOTE><FIELD> EIGE, "Gender Equality Index 2019: Work-life balance" (Indice sull'uguaglianza di genere 2019: equilibrio tra vita professionale e vita privata), https://eige.europa.eu/publications-resources/toolkits-guides/gender-equality-index-2019-report/informal-care-older-people-people-disabilities-and-long-term-care-services.</FIELD></FOOTNOTE>; che spesso per le donne che si riaffacciano sul mercato del lavoro dopo il congedo di maternità, o dopo un periodo prolungato dedicato a responsabilità di assistenza, il reinserimento nel mondo del lavoro è irto di difficoltà, tra le quali figurano l'obsolescenza delle competenze, un minore potenziale di guadagno, minori opportunità di avanzamento di carriera e la discriminazione sul posto di lavoro; che tali ostacoli contribuiscono al divario occupazionale e pensionistico di genere e incidono negativamente sul benessere dei bambini e di altre persone a carico e devono essere affrontati attraverso interventi strategici mirati e regimi di sostegno;</P></CONS><CONS><P><NO.P>W.</NO.P>considerando che quasi il 30 % delle donne nell'UE lavora a tempo parziale; che nell'UE è molto più probabile che siano le donne a dover rinunciare al lavoro retribuito per prendersi cura dei figli e/o di altre persone a carico e che l'indisponibilità, i costi proibitivi e la mancanza di infrastrutture e servizi di assistenza all'infanzia di alta qualità, in particolare nell'ambito pubblico, continuano a rappresentare un ostacolo significativo alla parità di partecipazione delle donne a tutti gli aspetti della vita, compreso il lavoro; che l'Organizzazione internazionale del lavoro ha sottolineato la mancanza di investimenti pubblici e privati nei servizi di assistenza all'infanzia e in altri servizi di assistenza formale ed evidenzia che atteggiamenti iniqui di lunga data nei confronti delle attività di assistenza in generale fanno gravare i costi economici e sociali dell'assistenza prevalentemente sulle donne; che le responsabilità di assistenza non retribuite nell'UE impediscono a circa 7,7 milioni di donne di partecipare al mercato del lavoro e che esiste un grande potenziale non sfruttato in termini di bilanciamento del settore dell'assistenza per le nostre economie, come evidenziato dalle stime dell'EIGE secondo cui il tasso di occupazione potrebbe salire all'80 % entro il 2050 se saranno apportati miglioramenti sostanziali in materia di parità di genere<FOOTNOTE><FIELD> https://commission.europa.eu/document/download/055fdbab-5786-425e-a072-652bf53d8fe4_en?filename=Gender%20Equality%20Report.pdffilename=Gender%20Equality%20Report.pdf.</FIELD></FOOTNOTE>; che, secondo l'indagine europea sulla qualità della vita realizzata da Eurofound, il 42 % di coloro che prestano assistenza e non esercitano un'attività professionale si trova nel quartile di reddito più basso (rispetto al 24 % di coloro che non prestano assistenza) e il 59 % di essi ha difficoltà ad arrivare a fine mese (rispetto al 46 % di coloro che non prestano assistenza), e l'80 % dell'assistenza è fornito da prestatori di assistenza informale, prevalentemente donne di età compresa tra 45 e 75 anni, il che contribuisce alle disuguaglianze di genere in termini di occupazione e reddito; che circa un prestatore di assistenza formale retribuito su quattro è un migrante, il che è particolarmente importante se si considera che circa 9 su 10 prestatori di assistenza retribuiti sono donne;</P></CONS><CONS><P><NO.P>X.</NO.P>considerando che nel 2024 il comitato CEDAW ha formulato la raccomandazione generale n. 40 sulla rappresentanza paritaria e inclusiva delle donne nei sistemi decisionali e ha incluso fra i capisaldi della raccomandazione la parità 50/50 tra donne e uomini, in tutta la loro diversità, in termini di parità di accesso ai sistemi decisionali e parità di potere all'interno degli stessi; che la percentuale di seggi occupati da donne nei parlamenti nazionali è passata dall'11,3 % nel 1995 ad appena il 27,2 % nel 2025<FOOTNOTE><FIELD> Unione interparlamentare, "Women in parliament 1995-2025" (Le donne in parlamento 1995-2025), 2025.</FIELD></FOOTNOTE>; che nell'UE, nel 2025, solo un terzo circa dei seggi parlamentari era occupato da donne<FOOTNOTE><FIELD> EIGE, Indice sull'uguaglianza di genere, https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2024/domain/power.</FIELD></FOOTNOTE>; che, nonostante numerose iniziative politiche e legislative, le donne si trovano ad affrontare ostacoli strutturali, culturali e istituzionali e la ricerca dimostra che sono sottorappresentate a tutti i livelli del processo decisionale economico e politico a livello mondiale, anche a livello locale e regionale, e che il conseguimento della parità e della rappresentanza di genere nella vita politica, come anche nel settore delle imprese, in particolare all'interno dei consigli di amministrazione, è una prospettiva remota che richiede un'azione mirata a tutti i livelli di governance;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Y.</NO.P>considerando che l'emergenza climatica e le disuguaglianze di genere sono interconnesse e che le crisi climatiche perpetuano le disuguaglianze esistenti, tra cui l'accesso all'istruzione e alle opportunità di lavoro, l'accesso alla terra e alle risorse naturali e il relativo controllo, nonché la partecipazione agli spazi decisionali<FOOTNOTE><FIELD> Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, "Closing the Gap, Boosting Ambition: Investing in Women is Key to Climate Action" (Colmare il divario, stimolare l'ambizione: investire nelle donne è fondamentale per l'azione per il clima), 2024, https://unfccc.int/news/closing-the-gap-boosting-ambition-investing-in-women-is-key-to-climate-action.</FIELD></FOOTNOTE>; che gli effetti dannosi dei cambiamenti climatici e del degrado degli ecosistemi sono subiti in modo sproporzionato dalle donne e dalle ragazze, in particolare quelle che già si trovano in situazioni di emarginazione, tra cui le popolazioni indigene e altre comunità dipendenti dalle risorse naturali;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Z.</NO.P>considerando che l'Unione si trova ad affrontare molteplici crisi, tra cui catastrofi climatiche, conflitti armati, pandemie e populismo, i cui effetti sono legati al genere; che i conflitti armati hanno un impatto sproporzionato sulle donne e sulle ragazze, anche attraverso l'uso crescente della violenza di genere come arma di guerra<FOOTNOTE><FIELD> Secondo una relazione delle Nazioni Unite, nel 2023 i casi non verificati di violenza sessuale connessa ai conflitti sono aumentati del 50 % rispetto all'anno precedente (UN Women, "Facts and figures: Women, peace, and security" (Fatti e cifre: donne, pace e sicurezza), 2025, https://www.unwomen.org/en/articles/facts-and-figures/facts-and-figures-women-peace-and-security).</FIELD></FOOTNOTE>, e hanno comportato un deterioramento generale dei diritti delle donne, con conseguenze deleterie per il pieno godimento dei diritti umani da parte delle donne e delle ragazze a livello mondiale; che, sebbene l'agenda su donne, pace e sicurezza sia fondamentale per le attuali sfide globali in materia di pace e sicurezza, la partecipazione e la leadership delle donne nella politica estera, nella difesa, nella sicurezza e nel consolidamento della pace sono ancora carenti, in misura ampiamente sconosciuta a causa della raccolta insufficiente di dati; che sono stati sviluppati diversi progetti con l'obiettivo di raccogliere dati completi, tra cui l'indice #SHEcurity, che possono fungere da buone pratiche ed esempi per la raccolta dei dati a livello dell'UE; che le donne sono costantemente sottorappresentate nei negoziati di pace e nel 2022 rappresentavano solo il 16 % dei negoziatori nei processi di pace attivi guidati o co-guidati dalle Nazioni Unite<FOOTNOTE><FIELD> Consiglio per le relazioni estere, "Women’s Participation in Peace Processes" (La partecipazione delle donne ai processi di pace), https://www.cfr.org/womens-participation-in-peace-processes/.</FIELD></FOOTNOTE>; che includere la prospettiva di genere nella politica estera e di sicurezza dell'UE significa anche riconoscere e affrontare le dimensioni di genere e gli effetti specifici di fenomeni globali come i cambiamenti climatici, la migrazione, gli scambi commerciali e la sicurezza, e mettere al centro del processo di definizione delle politiche le esperienze e le necessità delle donne e dei gruppi soggetti a forme multiple e intersezionali di discriminazione ed emarginazione; che il piano d'azione sulla parità di genere (GAP) è l'ambiziosa strategia dell'UE per contribuire agli OSS, in particolare all'OSS 5, e accelerare i progressi in materia di parità di genere; che l'emancipazione femminile è una priorità di tutte le politiche e le azioni esterne dell'UE, dato che ha anche svolto un ruolo attivo nella definizione dell'Agenda 2030; che le politiche esterne dell'UE prevedono l'impegno a garantire che l'85 % di tutti i nuovi programmi contribuisca alla parità di genere e all'emancipazione femminile; che un simile impegno è attualmente assente dalle politiche interne dell'UE, anche a livello degli Stati membri, il che comporta il rischio di progressi disomogenei verso la parità di genere all'interno dell'UE;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AA.</NO.P>considerando che la discriminazione basata sulle caratteristiche elencate all'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea è vietata; che molte donne e ragazze e molti gruppi vulnerabili, fra cui le persone con disabilità, le persone provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati, le persone che subiscono discriminazioni razziali, le persone provenienti da contesti etnici, minoritari o migratori, le persone LGBTIQ+, soprattutto le donne transgender e intersessuali, le persone rom e le persone che subiscono discriminazioni in base all'età, sia giovani che anziane (cfr. in appresso l'elenco dei motivi di non discriminazione), devono far fronte a disuguaglianze e discriminazioni intersezionali nell'UE; che le donne e le ragazze con disabilità rappresentano il 29,2 % della popolazione femminile nell'UE e devono far fronte all'esclusione e alla discriminazione in tutti gli ambiti della vita, nonché a un tasso elevato di violenza di genere; che le donne e le persone LGBTIQ+, in transito o residenti nelle strutture di accoglienza, sono spesso esposte a rischi specifici legati al genere, tra cui la violenza, l'accesso insufficiente all'assistenza sanitaria e l'insicurezza giuridica; che ciò dovrebbe essere affrontato in modo specifico;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AB.</NO.P>considerando che le disuguaglianze di genere sono più evidenti in alcuni settori, come l'agricoltura, i servizi finanziari e ai consumatori<FOOTNOTE><FIELD> Forum economico mondiale, "Global Gender Gap Report 2023" (Relazione 2023 sul divario di genere mondiale), https://www.weforum.org/publications/global-gender-gap-report-2023/.</FIELD></FOOTNOTE>, la sanità e l'assistenza<FOOTNOTE><FIELD> Organizzazione mondiale della sanità, "Women in the health and care sector earn 24 % less than men" (Le donne nel settore sanitario e assistenziale guadagnano il 24 % in meno degli uomini), 2022, https://www.who.int/news/item/13-07-2022-women-in-the-health-and-care-sector-earn-24-percent-less-than-men.</FIELD></FOOTNOTE>, le discipline STEM<FOOTNOTE><FIELD> Evagorou, M., Puig, B., Bayram, D. e Janeckova, H. (2024) "Addressing the gender gap in STEM education across education levels – Analytical report" (Affrontare il divario di genere nell'istruzione in ambito STEM a tutti i livelli di istruzione – Relazione analitica), Ufficio delle pubblicazioni dell'Unione europea, 2024 https://data.europa.eu/doi/10.2766/260477.</FIELD></FOOTNOTE>, e in alcune zone, come le regioni rurali, le isole e le regioni ultraperiferiche; che le donne provenienti da tali zone e settori che subiscono discriminazioni intersezionali si trovano ad affrontare ostacoli strutturali specifici che rendono difficile la partecipazione al mercato del lavoro e l'accesso all'assistenza sanitaria, all'istruzione, agli alloggi, alla connettività digitale e ai servizi pubblici e alle infrastrutture essenziali, e che in alcuni casi questi sono del tutto indisponibili; che nelle zone rurali, regioni ultraperiferiche comprese, è in atto uno spopolamento nel quale i giovani hanno maggiori probabilità di andarsene, in particolare le ragazze e le donne<FOOTNOTE><FIELD> Comunicazione della Commissione del 30 giugno 2021 dal titolo "Una visione a lungo termine per le zone rurali dell'UE: verso zone rurali più forti, connesse, resilienti e prospere entro il 2040".</FIELD></FOOTNOTE>, il che mina il loro diritto a rimanere in tali zone; che occorre un approccio mirato e intersezionale per affrontare i persistenti divari di genere, in particolare nei settori e nelle regioni di cui sopra, e per garantire che le donne e le ragazze non siano lasciate indietro nell'attuazione della strategia per la parità di genere;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AC.</NO.P>considerando che tutti gli Stati membri sono tenuti ad agire nell'interesse superiore dei minori salvaguardando il loro diritto alla vita familiare e vietando la discriminazione basata sulla situazione matrimoniale o sull'orientamento sessuale dei genitori o sul modo in cui i minori sono stati concepiti; che circa due milioni di minori potrebbero ancora trovarsi ad affrontare una situazione di incertezza giuridica circa il riconoscimento familiare transfrontaliero; che nel 2022 la Commissione ha proposto un regolamento del Consiglio<FOOTNOTE><FIELD> Proposta della Commissione, del 7 dicembre 2022, di regolamento del Consiglio relativo alla competenza, alla legge applicabile e al riconoscimento delle decisioni e all'accettazione degli atti pubblici in materia di filiazione e alla creazione di un certificato europeo di filiazione (COM(2022)0695).</FIELD></FOOTNOTE> relativo alla filiazione e alla creazione di un certificato europeo di filiazione, che è tuttora all'esame del Consiglio;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AD.</NO.P>considerando che la tabella di marcia per i diritti delle donne ribadisce il forte impegno dell'UE a salvaguardare e promuovere la parità di genere e i diritti delle donne, delineando i principi e la visione a lungo termine per la realizzazione di progressi su cui si baserà la strategia per la parità di genere successiva al 2025;</P></CONS></GRCONS></PREAMBLE><DISPOSITIF> <ACTLST><ACTION><P><NO.P>1.</NO.P>invita la Commissione a presentare una strategia ambiziosa per la parità di genere per il periodo 2026-2030 basata sulla prima strategia per la parità di genere 2020-2025, dotata di misure legislative e non legislative concrete, misurabili e tangibili nonché obiettivi nei principali ambiti indicati di seguito;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Violenza di genere</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>2.</NO.P>invita la Commissione a sottoporre una proposta al Consiglio al fine di includere la violenza di genere come una nuova sfera di criminalità tra quelle elencate all'articolo 83, paragrafo 1, TFUE ed eliminare senza ritardo tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze, compresa la violenza sistemica, che costituisce una delle violazioni dei diritti fondamentali più diffuse nell'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>3.</NO.P>invita la Commissione a pubblicare rapidamente la sua raccomandazione concernente la prevenzione delle pratiche dannose nei confronti delle donne e delle ragazze, comprese tutte le forme di violenza ostetrica e ginecologica, le pratiche scorrette in contesti medici, l'aborto forzato e la sterilizzazione forzata, la mancata assistenza all'aborto e le mutilazioni genitali femminili e intersessuali, e a garantire che tale raccomandazione integri la direttiva (UE) 2024/1385;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>4.</NO.P>invita la Commissione a monitorare e incoraggiare un rapido recepimento della direttiva (UE) 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>5.</NO.P>esorta la Commissione a riconoscere il femminicidio come un reato distinto e a sé stante e sottolinea che intendere il femminicidio come "l'uccisione di una donna o di una ragazza a causa del suo genere" è fondamentale per comprendere le sue cause profonde, legate alla discriminazione di genere e agli squilibri di potere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>6.</NO.P>invita nuovamente la Commissione a elaborare orientamenti destinati agli Stati membri riguardo all'attuazione della direttiva (UE) 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica e sulla violenza in tutti gli ambiti della vita, che comprendano chiari orientamenti riguardo a un'educazione sessuale e relazionale completa e adeguata all'età, con un'enfasi specifica sul consenso in linea con le norme internazionali, e a dedicare un'attenzione particolare alla piena attuazione e applicazione di tutti gli articoli della direttiva, in particolare dell'articolo 35, che riguarda la distribuzione di materiale informativo sul consenso e l'organizzazione di campagne o programmi di sensibilizzazione per far comprendere che il sesso non consensuale è considerato reato;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>7.</NO.P>esorta la Commissione a evidenziare l'importanza che riveste, nella direttiva (UE) 2024/1385, l'elemento relativo alla denuncia, affinché la direttiva sia efficace nella prevenzione e nell'eliminazione di questo tipo di violenza contro le donne e le ragazze; invita la Commissione a dare priorità alla prevenzione della violenza di genere, sia online che offline, sottolineando nel contempo l'importanza di misure di prevenzione adeguate, mirate e tempestive, attraverso l'istruzione, l'alfabetizzazione digitale, la formazione dei professionisti e le campagne di sensibilizzazione, quale elemento chiave per combattere la violenza contro le donne e le ragazze, conformemente alle disposizioni della normativa dell'UE in materia;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>8.</NO.P>invita la Commissione ad affrontare le esigenze specifiche delle vittime della violenza di genere, compresi, tra l'altro, il sostegno psicosociale, l'alloggio per le vittime, i programmi di apprendimento permanente e l'assistenza all'infanzia, e chiede un'adeguata protezione delle vittime e dei sopravvissuti, garantendo e aumentando gli investimenti pubblici a lungo termine e assicurando risposte efficaci, che dovrebbero essere strutturali, intersezionali e incentrate sui sopravvissuti e dovrebbero affrontare le cause sociali, economiche e culturali profonde della violenza di genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>9.</NO.P>invita la Commissione a esortare gli Stati membri che non hanno ancora ratificato la convenzione di Istanbul a provvedere in tal senso e ad accelerare tale processo; invita la Commissione a garantire, monitorare e promuovere il processo di attuazione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>10.</NO.P>sottolinea che i gruppi emarginati sono esposti a un maggiore rischio di violenza e che le forme intersezionali di discriminazione intensificano gli effetti della violenza di genere e della vittimizzazione ripetuta; invita pertanto la Commissione a mettere a punto e, in collaborazione con gli Stati membri, a introdurre una formazione obbligatoria e completa per tutti i professionisti del diritto, compresi i giudici e i pubblici ministeri, sulle questioni relative alla violenza di genere, all'intersezionalità e al sostegno alle vittime, al fine di garantire che i professionisti del diritto dispongano di tutti gli strumenti adeguati per gestire i casi, sia offline che online, in modo sensibile alla dimensione di genere e intersezionale e per assicurare che le vittime non subiscano una vittimizzazione secondaria durante i procedimenti giudiziari;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>11.</NO.P>invita la Commissione a proporre una normativa dell'UE per configurare come reato lo stupro sulla base dell'assenza di consenso in tutti gli Stati membri; rileva che rimangono 14 Stati membri in cui la configurazione del reato di stupro richiede una qualche forma di violenza oppure non vi è una menzione esplicita del consenso; ribadisce che lo stupro rappresenta non solo una violazione dei diritti fondamentali e dell'autonomia e integrità fisica delle donne, ma anche una forma di abuso e sfruttamento sessuale delle donne e delle ragazze, che costituisce un reato dell'UE in base al TFUE<FOOTNOTE><FIELD> Articolo 83 TFUE.</FIELD></FOOTNOTE>; invita gli Stati membri che utilizzano ancora la definizione di stupro basata sul presupposto della violenza ad avviare modifiche legislative per allineare tale definizione alle norme internazionali più recenti e all'articolo 36 della convenzione di Istanbul;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>12.</NO.P>sottolinea l'obbligo giuridico della Commissione e degli Stati membri di tutelare i diritti delle donne e la loro integrità fisica; esorta la Commissione a garantire il recepimento rapido e completo della direttiva anti-tratta riveduta che stabilisce norme più rigorose, fornisce strumenti più incisivi per combattere la tratta di esseri umani, fra cui nuove forme di sfruttamento sessuale, e i gruppi della criminalità organizzata, ad esempio attraverso una migliore comunicazione transfrontaliera, e in particolare tutelando i diritti delle donne appartenenti a minoranze e delle donne migranti; sottolinea che la riduzione della domanda è uno strumento fondamentale per la prevenzione e la riduzione della tratta di esseri umani, in quanto mira agli incentivi finanziari; esorta inoltre la Commissione e gli Stati membri a sostenere gli sforzi volti a salvare e riabilitare le vittime;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>13.</NO.P>sottolinea che l'approccio della società alla prostituzione incide sulla sua percezione della parità di genere e dei diritti delle donne e veicola messaggi e norme; invita la Commissione a incoraggiare e sostenere gli sforzi degli Stati membri per agire nei settori della prevenzione, della decriminalizzazione delle persone e specialmente delle donne che si prostituiscono, della riduzione della domanda, della punizione dei clienti, della destigmatizzazione e dell'eliminazione degli stereotipi, nonché a garantire programmi e percorsi di elevata qualità, facilmente accessibili e dotati di finanziamenti sufficienti per le persone che desiderano uscire dalla prostituzione; invita gli Stati membri a garantire che le persone che si prostituiscono siano coinvolte attivamente nell'elaborazione delle politiche che riguardano i loro diritti; esorta la Commissione a sostenere tali sforzi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>14.</NO.P>condanna la pratica della maternità surrogata, che comporta lo sfruttamento riproduttivo e l'uso del corpo delle donne per un ritorno economico o di altro genere, in particolare nel caso di donne particolarmente vulnerabili nei paesi terzi; esorta la Commissione ad adottare misure che contribuiscano a porre fine a tale fenomeno;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>15.</NO.P>invita la Commissione a raccomandare il sostegno dell'UE agli studi sulla relazione tra violenza di genere, violenza da parte del partner e cancro;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Un'assistenza sanitaria globale sensibile alla dimensione di genere </STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>16.</NO.P>sottolinea che la salute è un diritto fondamentale e che, pertanto, tutte le persone devono avere accesso a servizi di assistenza sanitaria di qualità, accessibili anche sul piano economico, che rispettino il loro consenso informato e la loro autonomia fisica; esorta la Commissione a garantire un accesso universale a un'assistenza sanitaria attenta alla dimensione di genere e incentrata sulla qualità, sul paziente e sui risultati, in linea con gli standard più elevati per le donne e le ragazze, in tutta la loro diversità, in particolare i gruppi che subiscono forme intersezionali di discriminazione, comprese le persone con disabilità e provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati, le vittime della violenza di genere, le persone che subiscono discriminazione razziale e le persone provenienti da contesti etnici, minoritari o migratori, gli anziani, le persone LGBTIQ+, in particolare le donne intersessuali, le persone transgender e non binarie, le donne nelle zone rurali e remote e nelle regioni ultraperiferiche, le donne in gravidanza e le madri, in particolare le madri sole; sottolinea la necessità che il personale sanitario sia formato riguardo alle questioni sanitarie sensibili alla dimensione di genere e sappia come rispondere alla violenza di genere e alla violenza sessuale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>17.</NO.P>invita la Commissione ad affrontare con urgenza il divario sanitario di genere, anche affrontando le esigenze e i rischi sanitari specifici di genere in tutte le fasi della vita, prestando nel contempo particolare attenzione alle malattie che colpiscono in modo sproporzionato le donne, affrontando le disparità e i pregiudizi di genere nella ricerca medica, nella formazione e nelle sperimentazioni cliniche e incoraggiando un maggior numero di donne a intraprendere una carriera medica; invita la Commissione a presentare un piano d'azione specifico per affrontare tali questioni e a orientare ulteriormente le prossime iniziative in materia di salute verso il concetto di medicina di genere, quale introdotto dall'OMS<FOOTNOTE><FIELD> OMS, "Gender and health" (Genere e salute) https://www.who.int/health-topics/gender#tab=tab_1.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>18.</NO.P>esorta la Commissione a provvedere affinché la nuova strategia per la parità di genere includa una maggiore attenzione alla parità di genere nella sanità pubblica; invita la Commissione a basarsi sulla crescente comprensione dei fattori che incidono sui risultati terapeutici, sostenendo la raccolta di dati disaggregati più numerosi e di migliore qualità per individuare le disparità sanitarie in sottogruppi che potrebbero altrimenti non essere evidenti nella popolazione, elaborando interventi sanitari rivolti ai sottogruppi in cui esistono disparità e monitorando i risultati sanitari nelle popolazioni ad alto rischio; osserva che occorre prestare particolare attenzione alle donne in gravidanza e in allattamento;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>19.</NO.P>invita la Commissione ad affrontare le persistenti sfide in materia di salute mentale cui devono far fronte le donne e le ragazze e i gruppi emarginati ed esorta la Commissione a garantire un accesso universale a un'assistenza in materia di salute mentale sensibile alla dimensione di genere e ad aumentare gli investimenti nelle strutture sanitarie nelle zone rurali, nonché a sviluppare soluzioni adattabili come le cliniche sanitarie mobili;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>20.</NO.P>invita la Commissione ad affrontare – a livello dell'UE – i divari, le disparità e gli ostacoli che le donne in tutta la loro diversità, comprese le donne appartenenti a gruppi vulnerabili, incontrano nell'accesso all'assistenza sanitaria;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>21.</NO.P>invita gli Stati membri dell'UE ad assicurare e garantire l'accesso ai servizi sanitari e ai farmaci essenziali e invita la Commissione ad aumentare gli investimenti finalizzati all'integrazione della dimensione di genere nei sistemi sanitari; sottolinea che la formazione di tutti i professionisti del settore medico e gli operatori sanitari dovrebbe includere un approccio basato sul genere; invita la Commissione a garantire che nessuno, in particolare le donne con disabilità, sia sottoposto a trattamenti dannosi, invasivi o irreversibili contro la loro volontà e a stabilire che tutti gli interventi medici si basino sul consenso personale, libero e pienamente informato di ciascun individuo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>22.</NO.P>esorta la Commissione a elaborare una strategia globale dell'UE per affrontare le esigenze sanitarie altamente specifiche delle donne in ogni fase della vita e ad affrontare i fattori che incidono sulla salute delle donne e delle ragazze, anche includendo la salute nel semestre europeo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>23.</NO.P>sottolinea l'importanza della cooperazione e dello scambio delle migliori pratiche a livello europeo, unitamente all'uso efficiente dei relativi fondi dell'UE per affrontare le sfide comuni nel settore dell'assistenza sanitaria e invita la Commissione a rafforzare la cooperazione interservizi tra i pertinenti servizi politici per garantire che la parità di genere sia sistematicamente integrata in tutte le iniziative relative alla salute; invita la Commissione a incoraggiare e sostenere gli Stati membri nell'attuazione o nell'espansione di regimi nazionali di assicurazione malattia che offrano un'assistenza completa e a prezzi accessibili;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>24.</NO.P>invita la Commissione a sviluppare un approccio all'assistenza sanitaria sensibile alla dimensione di genere e ad affrontare questioni specifiche che presentano ancora delle sfide, quali la salute mentale, il cancro, l'endometriosi o l'assistenza sanitaria materna; invita la Commissione a elaborare norme comuni a livello dell'UE in materia di assistenza prenatale, assistenza al parto, assistenza ostetrica postnatale e assistenza sanitaria neonatale e materna, al fine di aggiornare la direttiva dell'UE sull'ostetricia<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva 80/155/CEE del Consiglio, del 21 gennaio 1980, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all'accesso alle attività dell'ostetrica e al loro esercizio (GU L 33 dell'11.2.1980, pag. 8, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/1980/155/oj).</FIELD></FOOTNOTE> in linea con le norme internazionali e di consentire agli operatori sanitari di condividere le migliori pratiche in questo settore; chiede l'istituzione di un quadro dell'UE sull'uso sicuro dei medicinali durante la gravidanza e l'allattamento;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>25.</NO.P>invita la Commissione a sostenere i sistemi sanitari nello sviluppo, nell'attuazione e nella valutazione di strategie di prevenzione delle malattie incentrate sul genere, dal momento che la prevenzione può migliorare la qualità della vita delle donne e delle ragazze; esorta pertanto la Commissione ad attuare misure basate sulla prevenzione e sulla sensibilizzazione in merito al diritto di accesso ai servizi sanitari;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>26.</NO.P>sottolinea la necessità di affrontare le disparità territoriali nell'accesso all'assistenza sanitaria, garantendo la disponibilità di servizi sanitari attenti alla dimensione di genere nelle zone rurali, remote e spopolate; invita la Commissione e gli Stati membri a investire nelle unità sanitarie mobili, nella telemedicina e nella formazione, nonché nell'impiego di professionisti sanitari nelle regioni scarsamente servite;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>27.</NO.P>invita la Commissione a creare un quadro globale e vincolante e a garantire un accesso pieno e paritario a tutti i servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva per tutti i cittadini dell'UE, indipendentemente dal loro status migratorio o di soggiorno; osserva che tali servizi e diritti comprendono un'assistenza ostetrica, ginecologica e prenatale e un'assistenza al parto e postnatale rispettose e di alta qualità, nonché informazioni e servizi completi sulla pianificazione familiare, l'assistenza nell'ambito dell'attribuzione di genere e l'accesso alla riproduzione medicalmente assistita e all'assistenza e ai trattamenti per la fertilità, metodi contraccettivi di propria scelta moderni, sicuri e a prezzi accessibili e il diritto a servizi di assistenza all'aborto sicuri e legali (medici e chirurgici), un'educazione sessuale e relazionale adeguata all'età, la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili, la profilassi post-esposizione, i servizi di individuazione e trattamento quale parte integrante dei diritti umani, senza i quali non è possibile garantire lo Stato di diritto; evidenzia che gli Stati membri devono assicurare che tali servizi siano accessibili, abbordabili e non discriminatori; invita la Commissione a riconoscere tutte le violazioni della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne come una forma di violenza di genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>28.</NO.P>sottolinea che qualsiasi strategia per la parità dovrebbe affrontare tutte le forme di violenza di genere, compresi il regresso e le violazioni della salute sessuale e riproduttiva delle donne e dei relativi diritti; ribadisce che l'accesso all'assistenza sanitaria e ai servizi pubblici, in particolare l'accesso all'assistenza all'aborto e al sostegno psicologico per le donne vittime di violenza, dovrebbe essere considerato una priorità; invita la Commissione ad applicare sanzioni nei casi di regressione dei diritti delle donne, comprese le restrizioni alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti, all'accesso all'assistenza all'aborto o all'educazione sessuale, che devono essere considerate violazioni dei valori dell'UE e devono attivare risposte istituzionali proporzionate, comprese le procedure di infrazione e le conseguenze per i finanziamenti; invita la Commissione a istituire un meccanismo di monitoraggio e responsabilità, al fine di affrontare tempestivamente eventuali sviluppi regressivi o minacce alla parità di genere e tutte le violazioni dei diritti delle donne negli Stati membri, compresi la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti e i diritti delle persone LGBTIQ+, nonché a utilizzare i meccanismi esistenti per valutare il rispetto dello Stato di diritto o dei diritti fondamentali, o come meccanismo dedicato, e a includere un sottopilastro dedicato alla violenza di genere nella sua relazione annuale sullo Stato di diritto; invita la Commissione a incoraggiare e coinvolgere gli uomini quali alleati attivi nella promozione della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti, al fine di affrontare il contesto più ampio della crescente reazione negativa dei giovani uomini nei confronti delle giovani donne e del femminismo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>29.</NO.P>invita gli Stati membri e la Commissione a includere la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti, compreso il diritto a un'assistenza all'aborto sicura e legale, nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE, come stabilito nella risoluzione del Parlamento dell'11 aprile 2024;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>30.</NO.P>evidenzia l'ampio sostegno dei cittadini dell'UE affinché tutti nell'Unione abbiano accesso a servizi di assistenza all'aborto sicuri, indipendentemente da chi siano o da dove provengano, come dimostra, tra l'altro, il successo dell'iniziativa dei cittadini europei "My Voice, My Choice" (La mia voce, la mia scelta), che invita l'UE ad approvare una legislazione che istituisca un meccanismo finanziario finalizzato ad aiutare gli Stati membri che aderiscono volontariamente a questa politica a fornire servizi di assistenza all'aborto sicuri a tutte le persone che non vi hanno accesso; esorta la Commissione ad agire rapidamente e a dare seguito alla richiesta avanzata dall'iniziativa dei cittadini europei, nonché a istituire un meccanismo di solidarietà finanziaria tra gli Stati membri per garantire che le donne nell'UE possano accedere all'assistenza all'aborto;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>31.</NO.P>invita la Commissione a formulare raccomandazioni agli Stati membri sulle modalità di lotta contro tutte le forme di violenza ostetrica e ginecologica, che comprendono una serie di pratiche negligenti, umilianti, violente o dannose, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, il cosiddetto "punto del marito"; invita la Commissione a facilitare gli scambi tra gli Stati membri sulla questione della violenza ostetrica e ginecologica e a incaricare l'EIGE di elaborare una serie di indicatori quantitativi e qualitativi per misurare la prevalenza e le manifestazioni della violenza ostetrica e di stanziare risorse sufficienti per affrontarla;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>32.</NO.P>invita la Commissione a pubblicare, nel quadro dell'attuazione della direttiva sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, orientamenti chiari sulla fornitura di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva alle vittime di violenza sessuale, in linea con le norme internazionali in materia di salute pubblica e diritti umani, comprese le norme dell'OMS sulla gestione clinica dello stupro;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>33.</NO.P>riconosce che la fertilità è un aspetto cruciale della salute delle donne e sottolinea la necessità di affrontare in modo proattivo i molteplici fattori e le sfide ad essa collegati, quali la mancanza di accesso all'assistenza sanitaria e ai trattamenti legati alla fertilità o la carenza di informazioni e servizi di sostegno; esorta la Commissione a garantire che le informazioni sulla preservazione della fertilità siano accessibili a tutti;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Parità di genere ed emancipazione femminile nel mondo del lavoro </STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>34.</NO.P>invita la Commissione a dare seguito all'attuazione della direttiva relativa a salari minimi adeguati<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva (UE) 2022/2041 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 ottobre 2022, relativa a salari minimi adeguati nell'Unione europea (GU L 275 del 25.10.2022, pag. 33, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2022/2041/oj).</FIELD></FOOTNOTE> e della direttiva sulla trasparenza retributiva<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva (UE) 2023/970 (GU L 132 del 17.5.2023, pag. 21, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2023/970/oj).</FIELD></FOOTNOTE>, compresi la garanzia di rigorosi obblighi di comunicazione di informazioni sulle retribuzioni, l'accesso effettivo ai mezzi di ricorso giudiziario per le vittime di discriminazione retributiva e sanzioni adeguate in caso di inosservanza, nonché il recepimento della direttiva relativa alla presenza delle donne nei consigli di amministrazione<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva (UE) 2022/2381 (GU L 315 del 7.12.2022, pag. 44, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2022/2381/oj).</FIELD></FOOTNOTE>, e a riferire in merito al Parlamento; esorta la Commissione a monitorare e garantire la corretta e tempestiva applicazione di tali direttive, che riveste un'importanza cruciale per le donne sul mercato del lavoro e consentirà loro di godere di pari diritti e condizioni durante tutta la loro carriera;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>35.</NO.P>evidenzia che il Parlamento si opporrà fermamente a qualsiasi tentativo di ritirare o indebolire la direttiva sulla trasparenza retributiva;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>36.</NO.P>esorta la Commissione a promuovere attivamente l'ingresso e il mantenimento delle donne nel mercato del lavoro, ad adottare misure per ridurre il divario occupazionale, retributivo e pensionistico di genere e a investire in programmi di apprendimento permanente per donne e ragazze; invita la Commissione a fissare obiettivi a livello dell'UE volti ad aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro; accoglie con favore l'analisi dell'EIGE sui principali ostacoli all'occupazione femminile in Europa, compresi gli ostacoli all'occupazione a tempo pieno, fornendo agli Stati membri una base per affrontare gli ostacoli strutturali all'occupazione femminile; invita la Commissione a incoraggiare gli Stati membri a garantire alle donne parità di accesso al lavoro con diritti e salari dignitosi, anche attraverso la contrattazione collettiva; invita la Commissione a incoraggiare gli Stati membri ad adottare misure rigorose per sanzionare le imprese che operano discriminazioni tra uomini e donne e non rispettano la legislazione sul lavoro;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>37.</NO.P>invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare le politiche e gli strumenti di finanziamento a sostegno del ritorno delle donne sul mercato del lavoro dopo un congedo di maternità o interruzioni prolungate della carriera connesse alle responsabilità di assistenza; sottolinea l'importanza di misure attive per il mercato del lavoro, di programmi su misura di riqualificazione e miglioramento delle competenze e di consulenza professionale personalizzata, e invita la Commissione a promuovere e sostenere i datori di lavoro nell'offrire opportunità di lavoro flessibili e di qualità alle donne che ritornano sul mercato del lavoro; sottolinea la necessità di affrontare la discriminazione nei confronti delle donne sul luogo di lavoro, in particolare delle donne con figli; invita la Commissione a garantire che la discriminazione in caso di gravidanza e maternità sia combattuta attraverso modalità di lavoro flessibili che siano adeguatamente concepite e comunicate; invita la Commissione a proporre senza ulteriori indugi una legislazione sulle norme in materia di telelavoro e sul diritto alla disconnessione e a garantire che ciò avvenga tenendo conto della dimensione di genere, senza esacerbare le disuguaglianze di genere esistenti; invita la Commissione a sostenere luoghi di lavoro sensibili alla dimensione di genere per garantire che le donne con malattie non trasmissibili, malattie croniche, disabilità o sintomi legati alla menopausa godano di pari diritti e opportunità nell'accesso e nel mantenimento del posto di lavoro;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>38.</NO.P>invita la Commissione a proporre un quadro legislativo che affronti la violenza di genere nel mondo del lavoro, al fine di garantire la protezione di tutti i lavoratori dalla violenza di genere, comprese le molestie, le intimidazioni e qualsiasi forma di violenza sessuale sul luogo di lavoro; invita gli Stati membri che non l'hanno ancora fatto a ratificare la convenzione n. 190 dell'OIL sulla violenza e le molestie nel mondo del lavoro e a riconoscere il diritto a un mondo del lavoro libero da violenze e molestie, compresa la violenza di genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>39.</NO.P>esorta la Commissione a intensificare gli sforzi per affrontare la discriminazione cui sono esposte le donne, le ragazze e le persone più vulnerabili che subiscono discriminazioni intersezionali, come indicato nell'elenco dei motivi di non discriminazione, e le persone colpite dall'automazione dei posti di lavoro; ribadisce che tali gruppi hanno maggiori probabilità di dover affrontare sfide specifiche o sproporzionate sul mercato del lavoro, quali elevati tassi di disoccupazione, retribuzioni basse, posti di lavoro precari e difficoltà di accesso alla protezione del lavoro, al congedo di maternità e alla sicurezza sociale; invita la Commissione a incoraggiare programmi che garantiscano pari opportunità, compreso l'accesso alla leadership e ai ruoli decisionali per tutte le persone che subiscono discriminazioni e incertezze nel mercato del lavoro; osserva che ciò dovrebbe avvenire, tra l'altro, garantendo l'attuazione della direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2000/78/oj).</FIELD></FOOTNOTE> in tutti gli Stati membri, rafforzando gli organismi per la parità, come previsto dalla direttiva (UE) 2024/1499<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva (UE) 2024/1499 del Consiglio, del 7 maggio 2024, sulle norme riguardanti gli organismi per la parità in materia di parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza o dall'origine etnica, tra le persone in materia di occupazione e impiego indipendentemente dalla religione o dalle convinzioni personali, dalla disabilità, dall'età o dall'orientamento sessuale e tra le donne e gli uomini in materia di sicurezza sociale e per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura, e che modifica le direttive 2000/43/CE e 2004/113/CE (GU L, 2024/1499, 29.5.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2024/1499/oj).</FIELD></FOOTNOTE>, e assicurando l'accesso ai salari minimi su un piano di parità con gli altri; sottolinea la necessità di sviluppare strategie mirate per l'occupazione e il miglioramento delle competenze per le donne di età superiore ai 55 anni e per le donne che vivono in regioni rurali o strutturalmente svantaggiate, che si trovano ad affrontare ostacoli ancora più gravi; invita la Commissione a sostenere gli Stati membri nell'elaborazione di politiche inclusive del mercato del lavoro, anche attraverso gli strumenti della politica di coesione e il Fondo sociale europeo Plus (FSE+);</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>40.</NO.P>invita la Commissione a garantire che gli Stati membri tengano conto della dimensione di genere nella riforma dei sistemi pensionistici e nell'adeguamento dell'età pensionabile e a prendere in considerazione le differenze tra le modalità di lavoro delle donne e degli uomini, comprese tutte le pratiche di lavoro non retribuite, tenendo conto del rischio più elevato di discriminazione intersezionale cui sono esposte le donne nel mercato del lavoro; invita la Commissione e gli Stati membri a presentare un piano globale per affrontare il divario pensionistico di genere, anche garantendo un adeguato sostegno all'assistenza all'infanzia e attenuando il cosiddetto "handicap della maternità", promuovendo l'alfabetizzazione finanziaria delle donne e migliorando la consulenza finanziaria a loro disposizione, in particolare per ridurre il divario di genere in materia di investimenti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>41.</NO.P>invita la Commissione a rivedere la direttiva 79/7/CEE sulla sicurezza sociale<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva 79/7/CEE del Consiglio, del 19 dicembre 1978, relativa alla graduale attuazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza sociale (GU L 6 del 10.1.1979, pag. 24, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/1979/7/oj).</FIELD></FOOTNOTE> per garantire che consenta l'adozione di azioni positive e contribuisca a colmare il divario pensionistico di genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>42.</NO.P>sottolinea che le donne rappresentano attualmente solo un terzo degli imprenditori nell'UE<FOOTNOTE><FIELD> Eurochambres, Eurochambres Women Entrepreneurs Survey 2025 – Unveiling insights from the women entrepreneurs (Sondaggio Eurochambres 2025 sulle imprenditrici – Alla scoperta delle opinioni delle imprenditrici), https://www.eurochambres.eu/publication/eurochambres-women-entrepreneurs-survey-2025-unveiling-insights-from-the-women-entrepreneurs/.</FIELD></FOOTNOTE>, il che evidenzia la necessità di un'azione mirata per colmare il divario di genere nell'imprenditoria;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>43.</NO.P>esorta la Commissione a elaborare orientamenti per gli Stati membri, il settore privato e la società civile per contribuire a definire obiettivi e strategie in materia di parità di genere, comprese le pari opportunità di leadership nell'economia, anche per le imprenditrici, e a eliminare gli ostacoli che impediscono alle donne di avviare e detenere imprese al fine di ridurre il divario di genere nell'imprenditoria; invita la Commissione a sostenere gli Stati membri in tali sforzi, a promuovere la parità di genere nell'accesso ai finanziamenti e ad affrontare il persistente divario di genere nella leadership imprenditoriale e nell'innovazione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>44.</NO.P>ribadisce che il divario di genere nei settori del digitale e dell'IA si traduce inevitabilmente in distorsioni algoritmiche; invita dunque la Commissione a promuovere la parità di genere nelle imprese che operano nel settore dell'IA e delle TIC, anche attraverso il finanziamento di progetti guidati da donne nel settore digitale e la promozione di un numero minimo di ricercatrici che partecipano ai bandi di finanziamento della ricerca nel campo dell'IA e delle TIC; invita la Commissione a presentare iniziative mirate a sostegno delle donne nei settori della scienza, della tecnologia, dell'ingegneria e della matematica (STEM) e a motivare le ragazze a prendere in considerazione carriere in ambito STEM, TIC e IA, anche definendo un obiettivo per la partecipazione delle ricercatrici ai progetti in ambito STEM e IA, al fine di colmare il divario generale di competenze e di genere nel settore; evidenzia la necessità di tenere conto degli interessi delle donne e dei gruppi vulnerabili nella transizione digitale; invita la Commissione ed Eurostat a migliorare il monitoraggio della composizione di genere nelle professioni STEM, ad esempio nel personale sanitario;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>45.</NO.P>sottolinea che l'emancipazione delle donne in quanto cittadine e attrici economiche è un imperativo sia etico che economico e che il conseguimento di un'Unione delle competenze efficace ed equa richiede sforzi specifici per eliminare gli ostacoli che attualmente limitano la partecipazione al mercato del lavoro, in particolare per le donne; esorta la Commissione a incoraggiare l'attività economica delle donne e a garantire la parità a tutti i livelli durante l'intera vita professionale di ciascuna persona nell'UE, in quanto ciò rappresenta un vantaggio per la società europea, l'economia e il mondo del lavoro, dal momento che la parità di genere è un requisito indispensabile per il successo, la competitività e la crescita sostenibile in Europa; esorta la Commissione a garantire che le proposte di semplificazione normativa non siano in contrasto con l'obiettivo di conseguire la parità di genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>46.</NO.P>sottolinea che il principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore sancito dal diritto dell'UE deve essere applicato nella pratica; invita la Commissione ad affrontare le disparità retributive sistemiche dovute al mancato riconoscimento e alla sottovalutazione del lavoro in settori a prevalenza femminile quali l'assistenza, il settore sanitario, l'istruzione e il commercio al dettaglio; chiede misure vincolanti dell'UE per garantire anche la parità di retribuzione per un lavoro di pari valore e per migliorare le condizioni di lavoro nei settori sottovalutati a prevalenza femminile; esorta pertanto la Commissione a collaborare con gli Stati membri e le parti sociali per sviluppare strumenti e criteri di valutazione del lavoro neutri sotto il profilo del genere che consentano una definizione e un confronto a livello dell'UE del "valore del lavoro", al fine di valutare e remunerare più equamente il lavoro svolto nei settori a prevalenza femminile; osserva che ciò dovrebbe avvenire garantendo i diritti di contrattazione collettiva, intensificando le ispezioni sul lavoro e garantendo un'equa rappresentanza delle lavoratrici nel dialogo sociale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>47.</NO.P>invita la Commissione e gli Stati membri ad affrontare efficacemente il persistente divario retributivo di genere, anche destinando i fondi del FSE+ a sostegno della lotta contro gli stereotipi di genere nell'istruzione e nella consulenza sul lavoro e promuovendo carte e iniziative in materia di diversità nei settori pubblico e privato;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Povertà femminile</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>48.</NO.P>invita la Commissione a fare in modo che la prossima strategia di lotta alla povertà tenga conto della dimensione di genere, ponendo un forte accento sulla povertà strutturale delle donne; esorta la Commissione e gli Stati membri a rafforzare le misure economiche e sociali per affrontare la povertà femminile e l'esclusione sociale delle donne, in particolare per quanto riguarda l'accesso ad alloggi dignitosi e a prezzi accessibili, l'energia e i trasporti; sottolinea che un alloggio dignitoso e a prezzi accessibili è un diritto fondamentale che va tutelato e riconosciuto come requisito indispensabile per il godimento degli altri diritti fondamentali; ricorda che le disuguaglianze abitative spingono molte donne a vivere in situazioni non dignitose e non sicure, esponendole al rischio di deprivazione abitativa e di violenza; invita la Commissione a tenerne conto nel suo prossimo piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili e a prestare particolare attenzione alle esigenze abitative delle vittime di violenza di genere e all'adeguatezza delle strutture di accoglienza; sottolinea che l'accesso alla sicurezza sociale e all'alloggio per tutti dovrebbe essere efficacemente salvaguardato negli Stati membri e invita la Commissione a promuoverlo costantemente; esorta la Commissione a proseguire la lotta contro la povertà mestruale, ovvero la mancanza di un adeguato accesso a prodotti e servizi per l'igiene mestruale, che affligge circa il 10 % delle persone con mestruazioni nell'Unione e colpisce in modo sproporzionato i gruppi emarginati e vulnerabili, limitandone la partecipazione alla vita sociale, educativa e professionale; invita la Commissione a garantire l'accesso a prodotti mestruali accessibili e, come primo passo, ad avviare una revisione della direttiva 2004/113/CE al fine di eliminare l'IVA sui prodotti mestruali ed eliminare le differenze di prezzo ingiustificate, spesso denominate "tassa rosa", che comportano costi più elevati per i prodotti e i servizi sanitari destinati alle donne;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Diritti delle donne e parità di genere nell'istruzione, nella formazione e nella sfera digitale</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>49.</NO.P>evidenzia l'importanza di garantire alle ragazze l'accesso a un'istruzione di qualità quale requisito indispensabile per la parità di genere, l'emancipazione delle donne e il pieno godimento dei loro diritti; esorta la Commissione a garantire un accesso inclusivo sotto il profilo del genere e dell'età a tutti i livelli di istruzione e formazione, promuovendo la parità di genere e smantellando gli stereotipi di genere e le norme sociali dannose, nonché a sostenere in particolare le donne, le ragazze e le persone più vulnerabili che subiscono discriminazioni intersezionali nel loro percorso educativo; esorta la Commissione a garantire che l'Unione delle competenze affronti gli squilibri di genere, con l'obiettivo di valorizzare tutte le persone in tutta l'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>50.</NO.P>esorta la Commissione a investire nello sviluppo professionale degli educatori per combattere meglio gli stereotipi di genere nell'ambito dell'istruzione per l'infanzia e per gli adulti, dell'istruzione e della formazione professionale, della formazione sul posto di lavoro e di tutti i percorsi educativi di apprendimento formale e non formale e a fornire agli editori orientamenti sull'eliminazione dei pregiudizi di genere nei materiali didattici; invita la Commissione a incoraggiare programmi di formazione obbligatori per tutti coloro che lavorano nel settore dell'istruzione, compresi gli educatori informali e i volontari, nonché infrastrutture sicure, meccanismi di segnalazione riservati e azioni disciplinari;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>51.</NO.P>invita la Commissione a riconoscere un'educazione sessuale e relazionale basata sul consenso, completa, scientificamente accurata e adeguata all'età, fondata sui diritti umani e sulla parità di genere, quale elemento chiave per eliminare gli stereotipi di genere e affrontare i comportamenti dannosi, nonché a elaborare orientamenti dell'UE in materia destinati agli Stati membri; osserva che l'obiettivo dovrebbe essere quello di fornire ai giovani conoscenze in materia di autonomia fisica, relazioni sane, salute riproduttiva e prevenzione della violenza di genere e della discriminazione; sottolinea l'importanza di proteggere i minori online da contenuti pornografici violenti e dannosi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>52.</NO.P>esorta la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure per ridurre il divario di genere, in particolare nei settori STEM, IA e digitale, promuovendo una strategia integrata per rafforzare l'istruzione delle donne e delle ragazze fin dalla più tenera età in tali settori; sottolinea che tale strategia dovrebbe includere iniziative volte a motivare le donne e le ragazze a intraprendere percorsi STEM e invita la Commissione a garantire la parità di accesso delle donne ai corsi di formazione professionale, ai tirocini e ai corsi di sensibilizzazione su tali materie promuovendo la formazione e l'apprendimento permanente, diffondendo le migliori pratiche educative inclusive e di successo, promuovendo modelli di riferimento femminili e incoraggiando le donne ad acquisire conoscenze e a sviluppare le competenze essenziali per avere pari accesso alle opportunità di lavoro in settori emergenti come il digitale e la transizione verde e nell'economia e nell'imprenditoria in generale, nonché a dare priorità alla diversità e all'inclusione nelle discipline STEM; osserva che anche i ragazzi dovrebbero essere incoraggiati a entrare nei settori dell'istruzione, della sanità e dell'assistenza sociale (EHW); sottolinea che la tecnologia e le piattaforme digitali stanno diventando fondamentali nell'intero processo di istruzione e formazione delle donne e delle ragazze, nonché in molti processi di selezione del lavoro; deplora l'impatto negativo della disparità di accesso alla tecnologia, che può ostacolare lo sviluppo dell'alfabetizzazione digitale delle donne e delle ragazze; invita la Commissione a garantire che le donne e le ragazze in tutta la loro diversità non siano colpite in modo sproporzionato dalla mancanza di accesso alla tecnologia;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>53.</NO.P>invita la Commissione a mantenere e a continuare a sviluppare una politica di tolleranza zero nei confronti di tutte le forme di violenza di genere nell'ambiente digitale; ricorda che la condivisione non consensuale di materiale intimo, compresi i deepfake, lo stalking online, le molestie online e l'istigazione alla violenza o all'odio online (incitamento all'odio) sono considerati reati ai sensi della direttiva (UE) 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica e che le definizioni di tali reati dovrebbero essere adeguatamente attuate dalle legislazioni nazionali degli Stati membri; chiede una maggiore cooperazione a livello dell'UE nell'individuazione e nel perseguimento dei reati digitali di genere, comprese le molestie online e la diffusione non consensuale di media manipolati; sottolinea che sono necessarie una capacità forense digitale transfrontaliera e una formazione giudiziaria; invita la Commissione a monitorare ulteriormente e a sviluppare politiche riguardanti altri tipi di violenza di genere online, in particolare nei confronti delle ragazze e delle giovani persone LGBTQI+;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>54.</NO.P>invita la Commissione a integrare misure e garanzie preventive in tutti i settori della politica digitale, con particolare attenzione alla parità di genere, alla violenza di genere e ai diritti umani, nonché alla protezione dei minori online; esorta la Commissione a garantire la piena applicazione degli obblighi di valutazione e mitigazione dei rischi previsti dagli strumenti esistenti, quali il regolamento sui servizi digitali, compreso il suo codice di condotta, e il regolamento sull'intelligenza artificiale, elaborando nel contempo nuove proposte politiche, ad esempio nell'ambito dello scudo per la democrazia europea e dell'atto legislativo sull'equità digitale; chiede un controllo pubblico delle valutazioni annuali dei rischi relative alla violenza di genere e delle misure di attenuazione introdotte dalle piattaforme online di dimensioni molto grandi (VLOP) e dai motori di ricerca online di dimensioni molto grandi per facilitare la ricerca e una migliore comprensione del fenomeno;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>55.</NO.P>invita la Commissione a prestare particolare attenzione alle modalità con cui gli algoritmi possono riprodurre e amplificare i contenuti sessisti o degradanti, imponendo una maggiore trasparenza e isolando i dati generati dall'IA per genere, al fine di individuare modelli di discriminazione; esorta la Commissione e gli Stati membri a definire politiche e ad attuare programmi educativi e di sensibilizzazione volti a prevenire, riconoscere e contrastare la violenza di genere, in particolare tra i giovani; invita la Commissione a investire nella ricerca che monitora la parità di genere nelle industrie dei media e digitali, anche in una prospettiva intersezionale;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Conciliazione tra vita privata e vita professionale e lotta alle disuguaglianze di genere nella prestazione di assistenza</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>56.</NO.P>invita la Commissione a rendere operativo il diritto a prestare assistenza e ad essere assistiti sancito dal principio 18 del pilastro europeo dei diritti sociali; sottolinea che il lavoro di assistenza deve essere riconosciuto, retribuito e sostenuto, anche come bene pubblico, e chiede la creazione di sistemi di assistenza di alta qualità, accessibili e a prezzi abbordabili che garantiscano la dignità sia per i destinatari dell'assistenza che per i prestatori di assistenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>57.</NO.P>invita pertanto la Commissione a trasformare la strategia europea per l'assistenza in un patto europeo globale per l'assistenza, che riguardi i prestatori di assistenza sia formale che informale (prevalentemente donne in entrambi i casi), dotato di strumenti legislativi e finanziari vincolanti per investire nell'assistenza all'infanzia, in programmi formativi di doposcuola e in servizi di assistenza a lungo termine di alta qualità e a prezzi abbordabili e per garantire l'accesso universale a tali servizi; ribadisce che il patto per l'assistenza dovrebbe rappresentare un approccio all'assistenza basato sui diritti e che le infrastrutture di assistenza dovrebbero essere finanziate mediante un'imposizione fiscale progressiva e l'erogazione di fondi pubblici; sottolinea la necessità di politiche dell'UE e nazionali per i prestatori di assistenza informale che mirino al sostegno e al sollievo finanziario, alla formazione, all'inclusione nei sistemi pensionistici e sanitari, al fine di attenuare gli effetti negativi dell'assistenza sulla carriera e sull'indipendenza economica e delle donne; invita la Commissione a incrementare gli investimenti per migliorare le condizioni di lavoro nonché la salute e la sicurezza nel settore dell'assistenza, in cui la maggior parte dei lavoratori è costituita da donne;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>58.</NO.P>invita la Commissione ad agevolare percorsi legali per formalizzare lo status delle lavoratrici migranti che sono colpite in modo sproporzionato dalla discriminazione intersezionale, a riconoscerne le qualifiche e gli importanti contributi ai sistemi di assistenza nell'UE, a fornire accesso a posti di lavoro di qualità in linea con la prossima tabella di marcia per posti di lavoro di qualità e a garantire loro condizioni di lavoro eque, promuovendo pari opportunità nel settore dell'assistenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>59.</NO.P>invita la Commissione a esortare gli Stati membri a garantire il recepimento rapido e completo della direttiva sull'equilibrio tra attività professionale e vita familiare e delle misure ivi contenute; invita inoltre la Commissione a istituire i solidi meccanismi di applicazione, monitoraggio e comunicazione annuale previsti dalla direttiva e, ove necessario, ad avviare procedure di infrazione o altre misure di esecuzione per garantire la piena conformità e a stanziare finanziamenti dedicati nell'ambito del prossimo QFP, nonché a proporre una raccomandazione per norme di qualità a livello dell'UE per i servizi di assistenza a lungo termine, compresi il personale, la formazione e la garanzia della qualità; invita la Commissione a rivedere la direttiva sull'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per garantirne l'adeguatezza allo scopo, per rafforzarla ulteriormente sviluppando e ampliando il congedo di maternità e di paternità e il congedo parentale condiviso e migliorando gli incentivi affinché il secondo genitore usufruisca del congedo parentale, tutelando ulteriormente i genitori e agevolando la combinazione di lavoro retribuito e responsabilità di assistenza; esorta la Commissione a estendere i periodi di congedo di maternità e di paternità retribuiti in tutti gli Stati membri, a promuovere il congedo parentale non trasferibile e ad adottare misure per ridistribuire le responsabilità di assistenza all'interno delle famiglie e tra lo Stato e le famiglie;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>60.</NO.P>sottolinea che le infrastrutture di trasporto inadeguate, la mancanza di connettività dei trasporti pubblici e le opzioni di mobilità inaccessibili dal punto di vista dei prezzi costituiscono un ostacolo strutturale di genere all'accesso delle donne all'occupazione, all'istruzione, al settore sanitario e ai servizi di assistenza, in particolare nelle zone rurali, remote e a basso reddito; invita la Commissione e gli Stati membri a dare priorità agli investimenti in sistemi di trasporto inclusivi, sicuri, abbordabili e sostenibili che tengano conto dei modelli e delle esigenze di mobilità specifici delle donne, nell'ambito di sforzi più ampi per ridurre la povertà dei trasporti e promuovere l'uguaglianza territoriale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>61.</NO.P>sottolinea la necessità di attuare nell'Unione un modello egualitario in termini di reddito e di responsabilità di assistenza, con l'obiettivo di conseguire un più equo equilibrio di genere per quanto riguarda le responsabilità di assistenza per tutti gli Stati membri dell'UE e nelle istituzioni dell'UE; chiede una forte promozione del congedo di paternità, introdotto dalla direttiva sull'equilibrio tra attività professionale e vita familiare, nonché una maggiore sensibilizzazione sullo stretto legame tra le misure volte a conciliare vita professionale e vita privata e il divario di genere nell'assistenza, che alimenta il divario occupazionale, retributivo e pensionistico; sottolinea che le responsabilità di assistenza non devono costituire un ostacolo all'avanzamento di carriera delle donne;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>62.</NO.P>chiede l'introduzione di una Giornata europea dell'equilibrio tra attività professionale e vita privata il 20 marzo di ogni anno, in modo da richiamare simbolicamente la stessa durata del giorno e della notte durante l'equinozio di primavera;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Clima, ambiente e parità di genere</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>63.</NO.P>sottolinea gli effetti nocivi del degrado ambientale sulla salute delle donne e delle ragazze, in particolare l'impatto delle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) ed esorta la Commissione a sensibilizzare in merito a tali correlazioni e a garantire un approccio coordinato e globale al nesso tra cambiamenti climatici e parità di genere in tutte le sue attività, nonché ad applicare politiche volte a prevenire la continua distruzione dell'ambiente e il progressivo degrado della salute delle donne, delle ragazze e dei gruppi vulnerabili;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>64.</NO.P>sottolinea che la politica estera, la sicurezza e la difesa dovrebbero essere intese nel loro senso più ampio, attraverso un approccio antropocentrico, che includa le dimensioni sociale, educativa, ambientale e culturale e la giustizia sociale e climatica, tutti aspetti che richiedono democrazie forti e uguaglianza, compresa la parità di genere; sottolinea la necessità di attuare l'agenda su donne, pace e sicurezza quale principio fondamentale della politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell'UE e ribadisce che tutti i finanziamenti connessi alla PESC devono tenerne conto, pur riconoscendo gli aspetti più ampi della sicurezza; invita la Commissione a fare il punto sui progressi compiuti nell'attuazione dell'agenda su donne, pace e sicurezza a livello dell'UE e a presentare le sue conclusioni al Consiglio e al Parlamento europeo; esorta la Commissione a presentare, sulla base dell'esercizio di valutazione, un piano d'azione di follow-up sul piano d'azione per le donne, la pace e la sicurezza 2019-2024, adattandolo ed estendendolo alla natura mutevole dei conflitti e alle nuove minacce e presentando azioni volte a conseguire una leadership equilibrata sotto il profilo del genere e attenta alla dimensione di genere ai livelli decisionali dell'UE; invita a procedere nell'attuazione della risoluzione 1325 delle Nazioni Unite attraverso piani d'azione nazionali su donne, pace e sicurezza (PAN 1325-IV) e invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare il reclutamento, il mantenimento e l'avanzamento delle donne nelle forze armate nazionali e nelle missioni civili e a integrare le prospettive di genere nell'elaborazione, nella pianificazione e nell'attuazione delle politiche in materia di sicurezza e difesa;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>65.</NO.P>invita la Commissione a garantire un bilancio coerente e sostenibile per tutte le attività legate al genere nel settore della difesa e della sicurezza dell'UE, in linea con il piano d'azione dell'UE per le donne, la pace e la sicurezza; sottolinea la necessità di un finanziamento specifico per le azioni relative alle questioni di genere nell'ambito delle missioni della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), compresa una linea di bilancio specifica per i consulenti in materia di genere nell'ambito delle missioni civili PSDC;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>66.</NO.P>evidenzia che le crisi, come i conflitti armati, l'occupazione del territorio, le catastrofi naturali e le crisi umanitarie, la povertà energetica, i cambiamenti climatici e la crisi del costo della vita aggravano le disuguaglianze esistenti; sottolinea che i difensori dei diritti umani che si occupano di femminismo, diritti delle persone LGBTIQ+ e diritti sessuali e riproduttivi devono essere protetti attraverso meccanismi dedicati, in particolare nei paesi in cui si registra un regresso democratico; invita la Commissione a integrare la gestione delle crisi, la preparazione e la sicurezza nella futura strategia per la parità di genere per il periodo successivo al 2025;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>67.</NO.P>invita la Commissione a procedere a un'altra revisione dei progressi conseguiti nella messa in atto dell'attuale piano d'azione sulla parità di genere (GAP III) e a continuare ad attuare il meccanismo per tracciare l'importo dei finanziamenti dell'UE a favore della parità di genere assegnati ed erogati nei paesi partner, nonché a riferire in merito attraverso il GAP III; sollecita la Commissione a mantenere alto il ritmo e il livello di ambizione per l'attuazione del piano e la invita ad avviare i preparativi per un ambizioso piano d'azione sulla parità di genere per il periodo successivo al 2027 (GAP IV) onde garantirne l'adozione tempestiva, anche prevedendo finanziamenti adeguati per l'attuazione del piano nella prossima proposta relativa al QFP 2028-2034; sottolinea che i principi chiave del GAP III – un approccio basato sui diritti umani che includa la salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti, l'intersezionalità e un approccio trasformativo in termini di genere – dovrebbero essere parte integrante del GAP IV e che è opportuno rafforzarne l'attuazione concreta; invita la Commissione ad aumentare il sostegno politico e finanziario alle iniziative in materia di parità di genere e ad agenzie delle Nazioni Unite quali UN Women e il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), con una particolare attenzione al partenariato per le forniture dell'UNFPA;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>68.</NO.P>invita la Commissione a istituire un servizio di sostegno dedicato che operi attraverso le rappresentanze diplomatiche dell'UE nei paesi terzi, specificamente incaricato di fornire supporto ai difensori dei diritti delle donne e alle organizzazioni operanti in tale settore a livello globale al fine di contrastare i movimenti anti-gender; esorta la Commissione e gli Stati membri a ribadire il loro impegno a favore della parità di genere e dell'emancipazione femminile a livello globale e ad aumentare i finanziamenti destinati alle organizzazioni femminili, in particolare nel Sud globale e nelle regioni in cui la parità di genere è sotto attacco, in modo da colmare le lacune negli aiuti allo sviluppo destinati alle organizzazioni per i diritti delle donne, lacune che sono state causate dai tagli agli aiuti da parte dell'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID);</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>69.</NO.P>sollecita la Commissione a garantire coerenza tra le politiche interne e quelle esterne sulla parità di genere, in particolare nella prossima strategia per la parità di genere successiva al 2025 (GAP III e GAP IV) e ad assicurare che esse siano coordinate con tutte le altre strategie pertinenti e tutti gli altri quadri e piani d'azione esistenti e futuri, quali la strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030, il quadro strategico dell'UE per l'uguaglianza, l'inclusione e la partecipazione dei rom, la strategia dell'UE sui diritti delle vittime, la strategia LGBTIQ e il piano d'azione dell'UE contro il razzismo; invita la Commissione a garantire una maggiore trasparenza e il coinvolgimento dei portatori di interessi nell'attuazione di tutte le iniziative legate al genere, nonché a coinvolgere più sistematicamente il Parlamento nel controllo e nella valutazione di tali azioni;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Proteggere la società civile e le organizzazioni per i diritti delle donne e contrastare i movimenti anti-gender</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>70.</NO.P>prende atto con preoccupazione dell'allarmante aumento dei reati generati dall'odio e dei discorsi di odio nei confronti delle donne, delle persone LGBTIQ+, delle minoranze razziali o etniche e di altri gruppi emarginati, e sottolinea il legame tra il deterioramento dello Stato di diritto e delle norme democratiche e la violazione dei diritti fondamentali, in particolare dei diritti delle donne e delle minoranze; sottolinea che l'attuazione incoerente delle garanzie in tutti gli Stati membri porta a una protezione inadeguata ed espone taluni gruppi a rischi più elevati di discriminazione e violenza; esprime preoccupazione dinanzi alla mancanza di progressi nell'attuazione delle leggi in materia di uguaglianza e antidiscriminazione in alcuni Stati membri ed esorta la Commissione ad affrontare tale questione nella strategia per la parità di genere per il periodo successivo al 2025; accoglie con favore l'annullamento della decisione di ritirare la direttiva orizzontale antidiscriminazione ed esorta gli Stati membri ad adottare la legislazione senza indugio;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>71.</NO.P>esorta la Commissione a garantire un meccanismo globale di monitoraggio e responsabilità per affrontare rapidamente la continua erosione della democrazia, dei diritti delle donne e della parità di genere, compresi la salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti, e i diritti delle persone LGBTIQ+, che sono intrinsecamente legati; invita la Commissione a basarsi sui meccanismi esistenti per valutare il rispetto dello Stato di diritto o dei diritti fondamentali e a sviluppare progressivamente un meccanismo specifico che comprenda tutti i valori dell'Unione di cui all'articolo 2 TUE, che includono la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti fondamentali e i diritti umani, compresi i diritti delle donne, operando nel quadro di un accordo interistituzionale tra la Commissione, il Parlamento e il Consiglio, garantendo un approccio unificato al controllo annuale in tutti gli Stati membri e un chiaro collegamento con misure concrete dell'Unione nei casi in cui le carenze rimangono irrisolte; osserva che tutte le misure volte a contrastare l'arretramento dovrebbero riflettere una prospettiva intersezionale; esorta la Commissione a condurre una ricerca approfondita sui movimenti anti-gender per ottenere informazioni più approfondite sulle loro operazioni e strategie di finanziamento attuali; sottolinea che la comprensione di tali dinamiche è fondamentale per salvaguardare un'Europa moderna, inclusiva e tollerante;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>72.</NO.P>sottolinea con grande preoccupazione la crescita della "manosfera"; fa osservare che gli algoritmi utilizzati dalle piattaforme di social media amplificano i contenuti misogini estremi; esorta la Commissione a indagare e a sanzionare le VLOP che non rispettano i loro obblighi di rimozione dei contenuti nocivi; sollecita la Commissione a esaminare la crescente divergenza di atteggiamenti tra i giovani uomini e le giovani donne nei confronti della parità di genere, a valutarne le conseguenze sociali, in particolare negli spazi online, e a elaborare misure per affrontare e contrastare l'ascesa di valori misogini e di estrema destra presso i ragazzi e i giovani uomini per quanto riguarda la parità di genere e i diritti delle donne; invita pertanto la Commissione a promuovere nelle scuole un'educazione sessuale e relazionale completa e adeguata all'età, a rafforzare l'alfabetizzazione mediatica critica, a contrastare la misinformazione e la disinformazione di genere nonché a contrastare gli stereotipi di genere; sottolinea la necessità di una comprensione più approfondita del fenomeno e dell'ideologia incel, e mette in evidenza l'importanza della prevenzione mediante politiche volte a contrastare più attivamente tali fenomeni e le loro narrazioni, insieme ai potenziali problemi di salute mentale e di sicurezza che ne sono alla base;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>73.</NO.P>ricorda il ruolo cruciale e indispensabile svolto dalle organizzazioni della società civile (OSC), in un sistema di pesi e contrappesi in una democrazia sana, in particolare dalle organizzazioni per i diritti delle donne e dalle difensore dei diritti umani delle donne, comprese quelle che operano nel settore umanitario, nella difesa e nella promozione della parità di genere, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, segnatamente in un'epoca di regresso politico, sociale e istituzionale; invita la Commissione a riconoscere, proteggere e sostenere le OSC, le organizzazioni e le persone impegnate nella difesa dei diritti umani delle donne, i movimenti femministi, LGBTIQ+ e per i diritti sessuali e riproduttivi, che sono essenziali per promuovere riforme di politica inclusive, contrastare le pratiche discriminatorie e mobilitare le comunità nella difesa dei diritti fondamentali nell'UE e a livello globale, e a garantire la loro sicurezza; osserva che sono sempre più spesso presi di mira da attori di estrema destra e anti-diritti; invita la Commissione a includere come pilastro orizzontale nelle politiche dell'UE e nella strategia per la parità di genere per il periodo successivo al 2025 azioni e raccomandazioni sulla salvaguardia e il sostegno delle organizzazioni della società civile che si occupano dei diritti delle donne, della parità di genere e della lotta alla discriminazione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>74.</NO.P>esorta la Commissione a garantire finanziamenti sostenibili e accessibili alle organizzazioni che difendono i diritti delle donne, anche attraverso il nuovo QFP, e a mantenere e rafforzare il suo impegno a sostenere la società civile, anche finanziariamente attraverso il programma Cittadini, uguaglianza, diritti e valori (CERV), garantendo che esso rimanga uno strumento solido per affrontare le minacce emergenti che incombono sui diritti e sulle libertà; invita in particolare la Commissione a mantenere il CERV quale programma autonomo in regime di gestione diretta e ad aumentarne in modo sostanziale i finanziamenti per rispondere alle esigenze delle OSC sottofinanziate e alle minacce e alle sfide crescenti che incombono sullo spazio civico e sui valori dell'UE; sollecita la Commissione a mantenere la sezione dei programmi dedicata alla parità di genere e ai diritti delle donne, compresa la salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti, nonché sezioni dedicate come Daphne, che dovrebbe continuare a essere un programma autonomo con una linea di bilancio distinta nel nuovo QFP per combattere la violenza di genere e la discriminazione, anche nei confronti delle persone LGBTIQ;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>75.</NO.P>fa osservare che una parte significativa dei finanziamenti che alimentano la crescita dei movimenti anti-gender in tutta l'UE proviene da attori stranieri; ribadisce che tutti i finanziamenti devono allinearsi ai valori comuni dell'Unione quali sanciti dall'articolo 2 TUE e dalla Carta dei diritti fondamentali, garantendo che il sostegno finanziario rafforzi i valori democratici dell'UE; invita la Commissione a rivedere e sottoporre ad audit tutti i finanziamenti attuali, secondo modalità che tengano conto della dimensione di genere e in base al principio del "non nuocere", al fine di garantire che nessun fondo dell'UE contribuisca a obiettivi e progetti antidemocratici e anti-gender; esorta la Commissione a monitorare attentamente l'esecuzione, negli Stati membri, dei fondi in regime di gestione concorrente volti a promuovere la parità di genere e a sostenere la società civile, comprese le ONG femminili, al fine di garantire che gli inviti a presentare proposte per ottenere detti fondi non siano deliberatamente sospesi o trattenuti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>76.</NO.P>invita la Commissione a seguire da vicino l'attuazione, da parte degli Stati membri, delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e della CGUE, prestando un'attenzione particolare a quelle che attengono alla parità di genere, alla non discriminazione e ai diritti delle minoranze, garantendo il pieno rispetto degli obblighi internazionali;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Strumenti trasversali per conseguire la parità di genere</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>77.</NO.P>chiede finanziamenti adeguati per la ricerca dell'UE sulla parità di genere, anche per l'EIGE e l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, e attraverso strumenti quali i progetti dei piani per la parità di genere finanziati da Orizzonte Europa; chiede una metodologia ottimizzata che dovrebbe individuare non solo i beneficiari dei fondi dell'UE, ma anche il potenziale trasformativo dei programmi; esorta la Commissione a garantire che i fondi dell'UE siano concessi solo a progetti che rispettano i diritti e i principi fondamentali dell'UE, tra cui la parità di genere, l'accesso alla salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti e l'eliminazione della violenza di genere; sollecita la Commissione a garantire una transizione giusta e socialmente equa che funzioni per tutti sviluppando una strategia intersezionale trasformativa in termini di genere per affrontare questioni chiave e sottolinea la necessità di stimolare in modo significativo gli investimenti nei servizi sociali essenziali al fine di contribuire all'indipendenza, all'uguaglianza e all'emancipazione delle donne;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>78.</NO.P>riconosce che molte donne si trovano ad affrontare disuguaglianze e discriminazioni intersezionali nell'UE ed esorta la Commissione a sviluppare ulteriormente l'applicazione dell'intersezionalità quale principio trasversale nell'ambito della nuova strategia per la parità di genere per il periodo successivo al 2025;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>79.</NO.P>esorta la Commissione e gli Stati membri ad affrontare l'intersezionalità in tutte le politiche connesse alla parità di genere, riconoscendo che la violenza e la discriminazione di genere sono aggravate anche da fattori quali l'età, la razza, l'etnia, lo status di minoranza, la disabilità, l'identità di genere e l'orientamento sessuale, e che l'intersezione di tali fattori crea forme multiple e uniche di discriminazione che richiedono misure mirate e specifiche al contesto;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>80.</NO.P>invita la Commissione a garantire che le misure coprano tutto il territorio dell'UE e forniscano strumenti efficaci per affrontare le disparità regionali in materia di uguaglianza di genere sia tra gli Stati membri dell'UE e tra le loro regioni che al loro interno; sottolinea che tali misure dovrebbero essere adattabili e dotate di risorse adeguate per affrontare le disparità di genere, tenendo conto delle risorse disponibili, dell'accessibilità e del livello di progresso di ciascuna regione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>81.</NO.P>si rammarica del fatto che, nonostante il ruolo fondamentale che le donne svolgono nelle zone rurali per mantenere le loro comunità e la sostenibilità dell'agricoltura, il loro contributo spesso non sia riconosciuto e che esse continuino ad affrontare numerose sfide tra cui scarse opportunità lavorative, un accesso più limitato ai servizi, infrastrutture meno sviluppate e una sottorappresentanza nel processo decisionale; invita la Commissione a creare e ad attuare sottoprogrammi e attività dedicati alle donne nelle zone rurali;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Contesto istituzionale per conseguire la parità di genere</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>82.</NO.P>invita la Commissione a rafforzare e sostenere la configurazione del Consiglio dedicata alla parità di genere che riunisce i ministri e i segretari di Stato incaricati di tale questione e impegnata nelle questioni relative ai diritti delle donne e alla parità di genere al fine di attuare misure comuni e concrete, anche attraverso le presidenze del Consiglio, e garantire che le questioni riguardanti la parità di genere siano discusse al più alto livello politico;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>83.</NO.P>esorta la Commissione a monitorare e incoraggiare una rapida attuazione della direttiva sulle norme riguardanti gli organismi per la parità (direttiva (UE) 2024/1499) e a presentare agli Stati membri una raccomandazione in merito alle norme relative al loro funzionamento e ai loro compiti, al fine di facilitare il corretto recepimento della direttiva e garantire l'armonizzazione dell'assetto degli organismi per la parità in tutta l'Unione; sottolinea l'importanza dell'adesione dell'UE alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e invita la Commissione ad agire in vista del raggiungimento di tale obiettivo chiedendo il parere giuridico della CGUE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>84.</NO.P>elogia la cooperazione costruttiva e il lavoro scrupoloso dell'EIGE, che svolge un ruolo cruciale in una raccolta di dati adeguata, nell'analisi di dati disaggregati comparabili, nella fornitura di ricerche e orientamenti alle istituzioni dell'UE e agli Stati membri, nonché nel monitoraggio dell'attuazione della legislazione dell'UE significativa in relazione al genere in tutti gli Stati membri dell'UE; invita la Commissione a garantire che l'EIGE disponga di risorse finanziarie e umane e di capacità sufficienti per poter svolgere efficacemente i suoi compiti; ricorda che l'EIGE ha riscontrato problemi persistenti di carenza di personale, ulteriormente aggravati dal forte aumento delle richieste di assistenza tecnica; chiede quindi che all'EIGE siano assegnati nuovi agenti temporanei;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>85.</NO.P>invita la Commissione a consultare e coinvolgere attivamente le donne e le ragazze in tutta la loro diversità, anche attraverso organizzazioni di rappresentanza, nella preparazione e nell'attuazione della strategia per la parità di genere successiva al 2025;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>86.</NO.P>invita la Commissione a riconoscere l'importante ruolo che le OSC e vari attori a diversi livelli – come le comunità rurali, i gruppi di azione locale, gli enti locali e regionali nonché il mondo accademico e istituzioni come il Comitato delle regioni – svolgono nella realizzazione della parità di genere; invita pertanto la Commissione a seguire un approccio inclusivo e a coinvolgere strettamente tutti questi portatori di interessi affinché contribuiscano al conseguimento degli obiettivi della strategia per la parità di genere per il periodo successivo al 2025;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>87.</NO.P>sottolinea l'importanza di cooperare con esperti del settore; invita la Commissione anche a garantire che le politiche in materia di parità di genere siano adeguatamente finanziate e sostenute a livello locale e regionale, e che i fondi dell'UE per la coesione e la ripresa comprendano requisiti per obiettivi chiari in materia di parità di genere, al fine di garantire che lo sviluppo regionale contribuisca a ridurre le disparità di genere anziché esacerbare le disuguaglianze, dal momento che hanno un'influenza diretta su tutta una serie di settori che incidono sulla parità di genere, quali l'occupazione, l'istruzione, le infrastrutture di assistenza, la sanità, il sostegno alle donne vittime di violenza e la pianificazione urbana e i trasporti sensibili alle specificità di genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>88.</NO.P>invita la Commissione a garantire e migliorare – in cooperazione con l'EIGE ed Eurostat – la raccolta, la comunicazione e l'analisi regolari, affidabili e adeguate di dati comparabili disaggregati per genere a livello dell'UE e degli Stati membri; invita inoltre la Commissione a sviluppare una metodologia comune di monitoraggio per la raccolta dei dati, ove non disponibili, e sottolinea la necessità di elaborare definizioni orizzontali dell'UE per facilitare le valutazioni di impatto di genere nei settori di intervento dell'Unione; invita altresì la Commissione a migliorare, in particolare, la raccolta di dati sulla prevenzione, l'azione penale e le sanzioni nei confronti della violenza di genere, compresi il femminicidio, lo stupro e altre violenze sessuali, attraverso la registrazione di dati completi e comparabili sia sulle vittime che sugli autori, disaggregati per sesso, fascia di età della vittima, relazione tra la vittima e l'autore del reato e tipo di reato, come precisato nella direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica e, ove possibile, il genere, l'identità di genere, l'origine razziale o etnica, l'orientamento sessuale, le caratteristiche sessuali, la disabilità e lo status di cittadinanza, e a garantire che i dati siano rivisti periodicamente e utilizzati per orientare l'elaborazione delle politiche, l'assegnazione delle risorse e altre misure volte a prevenire e affrontare la violenza sessuale e altre forme di violenza di genere; incoraggia la cooperazione tra gli Stati membri e la società civile nel garantire i diritti delle vittime e nell'elaborare politiche specifiche;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>89.</NO.P>sottolinea che il presupposto per l'elaborazione di politiche in materia di parità di genere è l'assegnazione di risorse adeguate e l'attuazione della strategia per la parità di genere per il periodo successivo al 2025;</P></ACTION><SEPARATION><P>°</P><P>°	°</P></SEPARATION><ACTION><P><NO.P>90.</NO.P>incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.</P></ACTION></ACTLST></DISPOSITIF></TEXT></RESOL></TXTLST></SDOCTA>