<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><SDOCTA xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" STATUS="DEF1" xsi:noNamespaceSchemaLocation="TA.xsd"><IDENT><STRING BOLD="on">P10_TA(2025)0310</STRING></IDENT><TI><STRING BOLD="on">Escalation della guerra e catastrofe umanitaria in Sudan</STRING></TI><HIDDEN><STRING HIDDEN="on" ITALIC="on">(B10-0533, 0539, 0542 e 0543/2025)</STRING></HIDDEN><TXTLST><RESOL><TI><STRING BOLD="on">Risoluzione del Parlamento europeo del 27 novembre 2025 sull'escalation della guerra e sulla catastrofe umanitaria in Sudan (2025/2984(RSP))</STRING></TI><TEXT><PREAMBLE><PRINIT><STRING ITALIC="on">Il Parlamento europeo,</STRING></PRINIT><GRVISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le sue precedenti risoluzioni sul Sudan, nello specifico quella del 15 giugno 2023 sulla situazione umanitaria in Sudan, in particolare la morte di bambini isolati a causa dei combattimenti<FOOTNOTE><FIELD> GU C, C/2024/486, 23.1.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2024/486/oj.</FIELD></FOOTNOTE> e quella del 13 marzo 2025 sulla grave crisi politica, umanitaria e dei diritti umani in Sudan, in particolare le violenze sessuali e lo stupro di minori<FOOTNOTE><FIELD> GU C, C/2025/3154, 20.6.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2025/3154/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti le convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli sforzi di mediazione della pace in Sudan, in particolare quelli condotti dall'Unione africana, dalle Nazioni Unite, dall'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, dall'Arabia Saudita e dagli Stati Uniti,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le risoluzioni 1556 (2004) e 2736 (2024) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e tutte le altre risoluzioni pertinenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riguardanti il Sudan,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le risoluzioni pertinenti del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Sudan,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le decisioni (PESC) 2024/383<FOOTNOTE><FIELD> GU L, 2024/383, 22.1.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2024/383/oj.</FIELD></FOOTNOTE>, 2024/1784<FOOTNOTE><FIELD> GU L, 2024/1784, 24.6.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2024/1784/oj.</FIELD></FOOTNOTE>, 2024/2655<FOOTNOTE><FIELD> GU L, 2024/2655, 9.10.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2024/2655/oj.</FIELD></FOOTNOTE>, 2024/3154<FOOTNOTE><FIELD> GU L, 2024/3154, 16.12.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2024/3154/oj.</FIELD></FOOTNOTE>, 2025/377<FOOTNOTE><FIELD> GU L, 2025/377, 25.2.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2025/377/oj.</FIELD></FOOTNOTE> e 2025/1481<FOOTNOTE><FIELD> GU L, 2025/1481, 18.7.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2025/1481/oj.</FIELD></FOOTNOTE> del Consiglio concernenti misure restrittive in considerazione della situazione in Sudan,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni del Consiglio sul Sudan, adottate dal Consiglio "Affari esteri" in occasione della sua riunione del 20 ottobre 2025,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la dichiarazione sul Sudan rilasciata il 20 novembre 2025 dall'alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a nome dell'Unione europea,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2025 sul rinnovo del partenariato UE-Africa: definire priorità comuni in vista del vertice in Angola<FOOTNOTE><FIELD> Testi approvati, P10_TA(2025)0253.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'articolo 136, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,</P></VISA></GRVISA><GRCONS><CONS><P><NO.P>A.</NO.P>considerando che il conflitto tra le Forze armate sudanesi (SAF) e le Forze di supporto rapido (RSF), iniziato nell'aprile 2023, si è trasformato nella più grande e più grave crisi al mondo in termini umanitari e di necessità di protezione e che ha provocato sfollamenti di massa (sia interni che nei paesi limitrofi) – con oltre 7,2 milioni di sfollati interni e più di 4,2 milioni di rifugiati, richiedenti asilo e rimpatriati in fuga verso i paesi confinanti –, insicurezza alimentare e diffuse violazioni dei diritti umani; che quasi due terzi della popolazione sudanese ha estremo bisogno di assistenza umanitaria, tra cui 16 milioni di bambini, in un contesto caratterizzato da sfollamenti di massa, carestie, attacchi diffusi contro i civili e gli operatori umanitari e sanitari nonché dal crollo dei servizi essenziali;</P></CONS><CONS><P><NO.P>B.</NO.P>considerando che, dopo un assedio durato 18 mesi, il 26 ottobre 2025 le RSF hanno conquistato la città di El Fasher, il che ha scatenato uccisioni di massa e atrocità di massa, tra cui esecuzioni sommarie, violenze sessuali sistematiche, torture e uccisioni di matrice etnica;</P></CONS><CONS><P><NO.P>C.</NO.P>considerando che la missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti sul Sudan ha documentato l'uso dello stupro come arma di guerra particolarmente crudele, compresi la violenza sessuale in pubblico e lo stupro di gruppo, nonché il ricorso al matrimonio forzato, pratiche che espongono milioni di persone al rischio di violenza di genere;</P></CONS><CONS><P><NO.P>D.</NO.P>considerando che, nella sua relazione, la missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti ha constatato che entrambe le parti del conflitto violano il diritto internazionale e che tali violazioni costituiscono crimini internazionali, dal momento che le RSF si sono rese responsabili di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, mentre le SAF hanno commesso violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale in materia di diritti umani che costituiscono anch'esse crimini di guerra; che le violazioni commesse da entrambe le parti comprendono atti di violenza mirati di matrice etnica e religiosa, la fame come arma di guerra, violenze sessuali di massa (compreso lo stupro di minori), il reclutamento forzato di minori, le detenzioni arbitrarie e altri abusi gravi;</P></CONS><CONS><P><NO.P>E.</NO.P>considerando che entrambe le parti strumentalizzano l'assistenza umanitaria, impedendo alle organizzazioni umanitarie di accedere liberamente e senza ostacoli alle persone che necessitano di aiuto;</P></CONS><CONS><P><NO.P>F.</NO.P>considerando che tutti i paesi che esercitano un'influenza esterna sul Sudan svolgono un ruolo importante nel prolungamento del conflitto all'interno del paese;</P></CONS><CONS><P><NO.P>G.</NO.P>considerando che tutte le parti del conflitto violano il diritto internazionale in materia di diritti umani e il diritto internazionale umanitario e che tali violazioni per la maggior parte sono qualificabili come crimini di guerra; che le azioni delle RSF possono anche costituire crimini contro l'umanità, come la persecuzione e lo sterminio, e che le loro tattiche comprendono attacchi sistematici contro i civili, intimidazioni nei confronti della popolazione, dei giornalisti e degli operatori dei media e sforzi volti a destabilizzare l'autorità istituzionale;</P></CONS><CONS><P><NO.P>H.</NO.P>considerando che i minori sono particolarmente a rischio e che l'Unicef ha segnalato diverse centinaia di casi di stupro di minori dall'inizio del 2024; che si presuppone che le cifre effettive siano molto più elevate; che in Sudan molti bambini non possono andare a scuola a causa delle chiusure e degli sfollamenti forzati, il che li espone a maggiori rischi e li priva dell'accesso all'istruzione;</P></CONS><CONS><P><NO.P>I.</NO.P>considerando che l'UE ha impegnato 273 milioni di EUR a favore della regione, di cui 161 milioni di EUR destinati specificamente al Sudan;</P></CONS><CONS><P><NO.P>J.</NO.P>considerando che l'UE continua a fornire aiuti di emergenza fondamentali, basati sulle necessità e guidati dai principi umanitari, al fine di garantire soccorso e protezione immediati alle popolazioni più vulnerabili, fornire assistenza essenziale e monitorare le violazioni dei diritti umani, far fronte alla grave crisi della sicurezza alimentare e nutrizionale nel paese e offrire sostegno umanitario ai servizi di base; che le organizzazioni femminili, i comitati di resistenza e gli operatori delle comunità continuano a essere fondamentali per proteggere i civili e documentare le violazioni;</P></CONS><CONS><P><NO.P>K.</NO.P>considerando che questa guerra è talvolta considerata una guerra per procura in cui il Sudan è diventato un campo di battaglia nella disputa per le risorse naturali come oro, gomma arabica, minerale di ferro, rame e uranio;</P></CONS><CONS><P><NO.P>L.</NO.P>considerando che il Parlamento, nella sua risoluzione dell'ottobre 2025 sul rinnovo del partenariato UE-Africa, ha invitato tutti gli attori ad aumentare la trasparenza e a vietare efficacemente l'ingresso di tutti i minerali insanguinati nell'UE;</P></CONS><CONS><P><NO.P>M.</NO.P>considerando che il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) e i suoi partner continuano a fornire servizi di salute riproduttiva e protezione, ma che i recenti tagli ai finanziamenti internazionali hanno costretto l'UNFPA a ritirarsi da oltre la metà delle 93 strutture sanitarie che stava sostenendo in Sudan, il che significa che è attualmente operativa solo una su quattro delle strutture che offrono assistenza clinica alle vittime di stupro;</P></CONS></GRCONS></PREAMBLE><DISPOSITIF><ACTLST><ACTION><P><NO.P>1.</NO.P>condanna con la massima fermezza le gravi atrocità commesse dalle RSF a El Fasher e nel resto del Sudan, tra cui uccisioni e violenze diffuse e di matrice etnica, stupri e schiavitù sessuale, torture, sparizioni forzate, attacchi contro ospedali e strutture umanitarie e l'affamamento deliberato di civili, che potrebbero costituire atti di genocidio;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>2.</NO.P>condanna fermamente l'escalation della violenza in Sudan e le gravi violazioni del diritto internazionale commesse da tutte le parti in conflitto; sottolinea che non esiste una soluzione militare praticabile al conflitto in Sudan e che il protrarsi delle ostilità infligge sofferenze inaccettabili ai civili e comporta rischi crescenti per la pace e la sicurezza regionali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>3.</NO.P>deplora con fermezza le gravi e sistematiche violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani commesse sia dalle RSF che dalle SAF, compresi gli attacchi indiscriminati contro i civili, la violenza di stampo etnico, la violenza sessuale, le torture, il ricorso ai bambini soldato, gli attacchi contro ospedali e strutture umanitarie e l'affamamento deliberato dei civili, che potrebbero costituire atti di genocidio;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>4.</NO.P>condanna con forza il conflitto in corso in Sudan che, per il terzo anno consecutivo, continua a causare la perdita di migliaia di vite umane, nonché enormi difficoltà per il popolo sudanese, e rappresenta una grave minaccia per la stabilità e la sicurezza in tutta la regione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>5.</NO.P>condanna con fermezza le continue violenze commesse da entrambe le forze armate in Sudan e le gravi violazioni del diritto internazionale in materia di diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse da tutte le parti; deplora il blocco e il saccheggio degli aiuti umanitari e gli attacchi contro gli operatori umanitari e sanitari, i soccorritori e i difensori dei diritti umani, che costituiscono gravi violazioni dei diritti fondamentali e del diritto internazionale umanitario;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>6.</NO.P>esprime piena solidarietà al popolo sudanese, in particolare a quello delle zone più colpite dall'assedio, dalla carestia, dagli sfollamenti e dagli attacchi indiscriminati, e rende omaggio agli operatori umanitari locali, volontari e internazionali che operano in condizioni estreme, compresi i gruppi di aiuto reciproco come i centri per la risposta alle emergenze; rende omaggio alle organizzazioni della società civile sudanese, ai comitati di resistenza e ai movimenti di donne, lavoratori e giovani;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>7.</NO.P>deplora che i combattenti sfruttino in maniera diffusa e sistematica, e come tattiche di guerra, la violenza sessuale e di genere contro le donne e le ragazze, compresi lo stupro, la schiavitù sessuale e i matrimoni forzati; chiede risposte urgenti e incentrate sulle persone sopravvissute, compreso il sostegno sanitario, psicosociale e giuridico; esorta tutte le parti a porre immediatamente fine a tali abusi e a garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni; sottolinea la necessità di dare priorità alla protezione delle donne e dei bambini in tutte le risposte umanitarie e di costruzione della pace;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>8.</NO.P>ribadisce la sovranità, l'indipendenza, l'unità e l'integrità territoriale del Sudan; invita l'UE, i suoi Stati membri e tutti gli attori sudanesi e internazionali a difendere la sovranità, l'unità e l'integrità territoriale del Sudan, nonché la legittimità del governo civile di Khartoum; respinge qualsiasi tentativo di creare autorità o strutture politiche parallele o rivali nelle zone controllate dalle RSF;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>9.</NO.P>sottolinea che la responsabilità di porre fine al conflitto spetta in primo luogo alla leadership delle RSF, delle SAF e delle loro milizie alleate, così come a chi fornisce loro sostegno diretto o indiretto; esorta tutti gli attori esterni ad adottare le misure necessarie per porre fine alla vendita e alla fornitura di armi e di altro materiale bellico a tutte le parti, conformemente all'embargo sulle armi sancito dalle risoluzioni 1556 (2004) e 1591 (2005) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>10.</NO.P>condanna tutte le forme di ingerenza esterna che alimentano la guerra in Sudan, compresi i trasferimenti di armi, il dispiegamento di mercenari, il contrabbando di oro e le reti finanziarie illegali, che compromettono la sovranità del Sudan e contribuiscono direttamente alle atrocità di massa, e sottolinea che tali azioni possono comportare la responsabilità internazionale; chiede che sia posta immediatamente fine al reclutamento di mercenari e alla fornitura di attrezzature nonché di sostegno militare o logistico alle RSF e alle milizie alleate;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>11.</NO.P>pone in risalto il ruolo centrale della società civile sudanese, dei comitati di resistenza, dei sindacati, delle organizzazioni femminili e giovanili, delle comunità minoritarie ed emarginate e di altri attori di base in qualsiasi soluzione politica; invita l'UE a dare priorità alla loro partecipazione e protezione e alla fornitura di risorse a tali attori, anche attraverso finanziamenti diretti e flessibili e iniziative per la creazione di spazi sicuri;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>12.</NO.P>chiede il ripristino e il rafforzamento dello Stato di diritto, dell'assunzione di responsabilità, del rispetto del diritto internazionale, compresi il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti umani, e della giustizia in Sudan; sottolinea che il futuro del Sudan non può essere plasmato da gruppi e reti estremisti violenti, la cui influenza destabilizzante alimenta da tempo la violenza e l'instabilità in Sudan e in tutta la regione; chiede l'immediata cessazione delle ostilità e invita tutte le parti ad avviare un dialogo costruttivo per porre fine al conflitto e avviare una transizione verso una governance democratica e civile; invita tutti gli attori terzi a sostenere gli sforzi diplomatici volti a garantire la cessazione delle ostilità; condanna tutte le violazioni di tutti gli embarghi sulle armi delle Nazioni Unite; ribadisce che una transizione realmente guidata dal settore civile è l'unico percorso praticabile verso una pace sostenibile in Sudan; sostiene fermamente gli sforzi dell'Unione africana e dei partner regionali volti ad agevolare un processo di pace; sottolinea che la società civile sudanese, in particolare le organizzazioni guidate da donne, deve essere al centro dei colloqui di pace e guidare il processo di transizione; invita, a tal fine, l'UE e i suoi Stati membri a contribuire attivamente ai negoziati di pace con i partner della comunità internazionale e a sostenere politicamente e finanziariamente la società civile sudanese, le organizzazioni guidate da donne, i difensori dei diritti umani e i giornalisti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>13.</NO.P>chiede che siano aperti corridoi umanitari sicuri, in particolare a El Fasher, Kadugli ed El Obeid, e che tali corridoi siano monitorati e verificati dalle Nazioni Unite e dall'Unione africana al fine di garantire la conformità; sottolinea che l'UE deve promuovere e sostenere attivamente un cessate il fuoco verificabile quale prerequisito per qualsiasi processo di pace sostenibile;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>14.</NO.P>chiede un accesso umanitario immediato, sicuro e senza ostacoli a tutte le popolazioni colpite, ovunque esse si trovino, ed esige che entrambe le parti cessino di strumentalizzare gli aiuti; esorta tutte le parti del conflitto a eliminare senza indugio tutti gli impedimenti che ostacolano la fornitura di assistenza umanitaria, a garantire un accesso umanitario immediato, senza condizioni, sicuro e senza restrizioni, a porre fine all'ostruzionismo deliberato e a proteggere i civili; chiede che sia fornito sostegno ai paesi vicini che accolgono rifugiati sudanesi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>15.</NO.P>invita le parti belligeranti a ripristinare senza indugio i servizi di comunicazione in tutto il Sudan, mettendo fine ai blackout di Internet che violano il diritto del popolo sudanese all'informazione, ostacolano la fornitura di servizi umanitari e di emergenza, si ripercuotono sulla sicurezza e sulla protezione dei civili e ostacolano il monitoraggio e la segnalazione fondamentali delle continue violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>16.</NO.P>deplora le uccisioni di massa, le esecuzioni e le violenze sessuali perpetrate a El Fasher e nelle zone circostanti durante e dopo l'attacco delle RSF; esprime profonda preoccupazione per le segnalazioni secondo cui i rapimenti continuano e per la mancanza di accesso umanitario; condanna, in particolare, gli attacchi deliberati contro le infrastrutture civili, compresa la distruzione di moschee e chiese, e chiede che le minoranze religiose siano protette e che il loro diritto di culto sia salvaguardato;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>17.</NO.P>esorta le parti belligeranti a porre immediatamente fine alle ostilità, a cessare tutti gli attacchi contro i civili e le infrastrutture civili, a interrompere gli attacchi contro le infrastrutture e gli aiuti umanitari, a porre fine all'uso della fame e della violenza sessuale come armi di guerra e a cessare il reclutamento e l'impiego di bambini soldato, nonché a consentire un accesso umanitario senza restrizioni in tutto il paese, a creare corridoi umanitari, ad adoperarsi per una soluzione negoziata e a rispettare gli impegni assunti con la dichiarazione di Gedda; esprime profonda preoccupazione per l'allarmante peggioramento della crisi umanitaria in Sudan, dal momento che il conflitto ha determinato e continua ad alimentare la catastrofe umanitaria più grave al mondo, con una carestia confermata in alcune parti del paese; esprime inoltre preoccupazione per gli effetti della migrazione di massa verso i paesi vicini;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>18.</NO.P>invita tutte le parti a porre immediatamente fine al diffuso ricorso allo stupro e a tutte le altre forme di violenza sessuale e di genere come armi di guerra; chiede di sostenere la protezione, l'assistenza, la cura e il sostegno psicosociale per le persone sopravvissute alla violenza sessuale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>19.</NO.P>invita le parti belligeranti a porre fine agli attacchi mirati e alle vessazioni nei confronti degli attivisti, dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti e dei rappresentanti della società civile del Sudan;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>20.</NO.P>esorta tutte le parti a rispettare gli obblighi che incombono loro in virtù del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani utilizzando ogni mezzo possibile per proteggere i civili e i beni civili; sottolinea che affrontare la situazione delle donne e delle ragazze in Sudan, e in particolare le violenze sessuali in atto legate al conflitto, deve essere una priorità nell'ambito degli sforzi volti risolvere il conflitto in Sudan; sottolinea la necessità di un sostegno sufficiente per i servizi sociali di emergenza e di un sostegno specifico per i meccanismi di protezione, assistenza, cura e sostegno per le vittime di violenza sessuale e di genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>21.</NO.P>invita i paesi confinanti con il Sudan ad aprire le loro frontiere ai rifugiati sudanesi e invita l'UE e i suoi Stati membri ad aumentare rapidamente i finanziamenti di emergenza per la risposta umanitaria in Sudan e nei campi profughi dei paesi vicini;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>22.</NO.P>sottolinea che sussiste un grave rischio che il conflitto in Sudan si espanda in altre regioni vulnerabili, come il Corno d'Africa e il Sahel, ed esprime seria preoccupazione per gli effetti della crisi in Sudan sui flussi migratori irregolari verso l'Europa;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>23.</NO.P>esorta il Consiglio e la Commissione a mantenere e aumentare l'impegno umanitario dell'UE pari a 273 milioni di EUR a favore del Sudan e della regione e a provvedere affinché i fondi raggiungano le persone più bisognose;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>24.</NO.P>chiede che gli autori di tutti gli atti criminali contro il popolo sudanese siano chiamati a rispondere delle loro azioni senza indugio; invita l'UE e gli Stati membri a sostenere l'ampliamento della giurisdizione della Corte penale internazionale a tutto il Sudan, l'istituzione di un meccanismo giudiziario indipendente, come raccomandato dalla missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti, e l'avvio di procedimenti nazionali in base alla giurisdizione universale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>25.</NO.P>sottolinea che l'assunzione di responsabilità è un obbligo giuridico e morale; evidenzia che la giustizia non può attendere e che la comunità internazionale deve agire con determinazione per perseguire i responsabili conformemente al diritto internazionale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>26.</NO.P>chiede indagini tempestive, efficaci, approfondite, indipendenti, imparziali e trasparenti per far sì che i responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni, compresi quelli nella catena di comando;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>27.</NO.P>invita l'UE e i suoi Stati membri a raddoppiare gli sforzi diplomatici nei confronti di entrambe le parti belligeranti e a utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per garantire l'accesso a tutti i meccanismi di assunzione di responsabilità, per rispondere con urgenza alle gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario in Sudan e per garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere di tali violazioni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>28.</NO.P>sottolinea che le attuali misure restrittive dell'UE sono importanti, ma restano chiaramente insufficienti per fermare le atrocità in corso; chiede pertanto un dialogo diplomatico più profondo e sostenuto, in particolare attraverso la rappresentante speciale dell'Unione europea per il Corno d'Africa, Annette Weber, unitamente a misure concrete in materia di assunzione di responsabilità nei confronti sia degli autori di reati sia dei loro complici in tutto il mondo; chiede inoltre la nomina di un inviato speciale dell'Unione europea per il Sudan, con un solido mandato per coordinare l'azione dell'UE, mantenere i contatti con i partner regionali, agevolare il dialogo diplomatico e garantire un sostegno coerente alla società civile, ai difensori dei diritti umani, ai giornalisti e agli attori democratici sudanesi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>29.</NO.P>esorta l'UE ad applicare sanzioni mirate nell'ambito del regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani nei confronti dei principali comandanti delle RSF e delle SAF, compresi i generali Abdel Fattah al-Burhan e Muhammad Hamdan "Hemedti" Dagalo e le rispettive reti, nonché dei finanziatori e sostenitori esterni, per le loro responsabilità nelle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>30.</NO.P>invita il Consiglio ad avviare con urgenza la procedura volta a valutare se le RSF soddisfano i criteri per l'inclusione nel restrittivo elenco dei soggetti terroristici stabilito dall'UE, garantendo un riesame rigoroso delle prove sostanziali delle relative azioni e, se giustificato, procedendo a una designazione unanime da parte degli Stati membri dell'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>31.</NO.P>invita la vicepresidente della Commissione / alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri, visti i loro obblighi ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, ad agire con fermezza e a collaborare strettamente con i partner internazionali per prevenire il genocidio in Sudan;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>32.</NO.P>esorta tutte le parti del conflitto a partecipare in maniera costruttiva a negoziati inclusivi per un cessate il fuoco e sottolinea l'urgente necessità di istituire un processo di mediazione credibile e inclusivo; esorta tutti gli attori esterni che, direttamente o indirettamente, forniscono armi, sostegno finanziario o sostegno di qualsiasi altra natura alle parti belligeranti a porre immediatamente fine a tale sostegno e a rispettare l'embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite; osserva che l'attuale embargo sulle armi è limitato al Darfur e chiede di estenderlo affinché riguardi tutto il Sudan;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>33.</NO.P>accoglie con favore la dichiarazione comune rilasciata dal Quad (Egitto, Arabia Saudita, Emirati arabi uniti e Stati Uniti) il 12 settembre 2025 sulla fine del conflitto in Sudan e ricorda che esso rimane l'unico formato di mediazione riconosciuto per tale conflitto; esprime sostegno agli sforzi dell'Unione africana e dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo volti a coordinare le pressioni internazionali e bilaterali su tutte le parti per garantire un cessate il fuoco, migliorare l'accesso umanitario e rilanciare un dialogo politico inclusivo, in cooperazione con partner quali l'UE, la Lega degli Stati arabi e le Nazioni Unite;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>34.</NO.P>incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla vicepresidente della Commissione / alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e i parlamenti degli Stati membri, all'Unione africana, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, nonché alla Corte penale internazionale e alle autorità del Sudan.</P></ACTION></ACTLST></DISPOSITIF></TEXT></RESOL></TXTLST></SDOCTA>