<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><SDOCTA xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" STATUS="DEF1" xsi:noNamespaceSchemaLocation="TA.xsd"><IDENT><STRING BOLD="on">P10_TA(2025)0311</STRING></IDENT><TI><STRING BOLD="on">Situazione politica in Myanmar/Birmania, compresa la crisi umanitaria dei rohingya</STRING></TI><HIDDEN><STRING HIDDEN="on" ITALIC="on">(B10-0508, 0510, 0513, 0516, 0521 e 0523/2025)</STRING></HIDDEN><TXTLST><RESOL><TI><STRING BOLD="on">Risoluzione del Parlamento europeo del 27 novembre 2025 sulla situazione politica in Myanmar/Birmania, compresa la crisi umanitaria dei rohingya (2025/2986(RSP))</STRING></TI><TEXT><PREAMBLE><PRINIT><STRING ITALIC="on">Il Parlamento europeo,</STRING></PRINIT><GRVISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le sue precedenti risoluzioni sul Myanmar/Birmania e sulla situazione dei rohingya,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le risoluzioni del Consiglio dei diritti umani e dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sul Myanmar/Birmania e sui rohingya,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il consenso in cinque punti (5PC) sulla situazione in Myanmar/Birmania, adottato alla riunione dei leader dell'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), tenutasi a Giacarta il 24 aprile 2021,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio del 1948,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti la Convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status dei rifugiati del 1951 e il relativo Protocollo del 1967,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la dichiarazione congiunta rilasciata il 6 gennaio 2025 dall'alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e dai governi di Stati Uniti, Australia, Canada, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud, Svizzera, Timor Leste e Regno Unito sulla crisi umanitaria e dei diritti umani in Myanmar/Birmania,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la dichiarazione rilasciata il 31 gennaio 2025 dall'alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza in occasione del quarto anniversario del colpo di Stato in Myanmar/Birmania,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la decisione (PESC) 2025/820 del Consiglio, del 25 aprile 2025, che modifica la decisione 2013/184/PESC relativa a misure restrittive in considerazione della situazione in Myanmar/Birmania<FOOTNOTE><FIELD> GU L, 2025/820, 28.4.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2025/820/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la dichiarazione rilasciata il 16 maggio 2025 dall'alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sull'adesione di taluni paesi terzi in relazione a misure restrittive in considerazione della situazione in Myanmar/Birmania,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la visita in Bangladesh della sottocommissione del Parlamento per i diritti dell'uomo, che si è tenuta dal 16 al 18 settembre 2025,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la dichiarazione congiunta del 17 ottobre 2025 dei parlamentari dell'ASEAN per i diritti umani e del Parlamento europeo, in cui si chiede un'azione più incisiva dell'UE per opporsi alle elezioni della giunta del Myanmar/Birmania e dare priorità alla protezione umanitaria,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione del 20 ottobre 2025 del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la revisione e decisione dei leader dell'ASEAN sull'attuazione del consenso in cinque punti, adottate a Kuala Lumpur il 26 ottobre 2025,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la Carta delle Nazioni Unite e la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'articolo 136, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,</P></VISA></GRVISA><GRCONS><CONS><P><NO.P>A.</NO.P>considerando che il 1º febbraio 2021 l'esercito del Myanmar/Birmania, noto come Tatmadaw, in palese violazione della Costituzione del Myanmar/Birmania, ha arrestato il Presidente Win Myint e la consigliera di Stato Aung San Suu Kyi e ha assunto il controllo del ramo legislativo, giudiziario ed esecutivo del governo con un colpo di Stato; che nell'agosto 2021 il comandante in capo, Min Aung Hlaing, si è dichiarato primo ministro e ha prorogato lo stato di emergenza ben oltre i termini inizialmente annunciati;</P></CONS><CONS><P><NO.P>B.</NO.P>considerando che, dal 1º febbraio 2021 a questa parte, politici, funzionari governativi, rappresentanti della società civile, religiosi, manifestanti pacifici e giornalisti sono stati illegalmente arrestati o posti agli arresti domiciliari; che, secondo l'ultima relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania, dall'inizio del colpo di Stato sono state arrestate quasi 30 000 persone e, nell'ottobre 2025, i prigionieri politici ancora in carcere erano oltre 22 000; che almeno 1 853 persone sono morte in carcere dal colpo di Stato e oltre 70 persone sono morte mentre erano detenute tra gennaio e luglio 2025;</P></CONS><CONS><P><NO.P>C.</NO.P>considerando che la giunta ha drammaticamente intensificato i suoi bombardamenti aerei indiscriminati, gli attacchi di artiglieria e gli incendi dolosi contro le infrastrutture civili, tra cui scuole, cliniche, monasteri, campi profughi e abitazioni, distruggendo oltre 100 000 abitazioni civili e uccidendo almeno 7 300 civili dall’inizio del colpo di Stato; che la giunta continua a imporre la coscrizione forzata, anche di giovani, ed è responsabile di arresti arbitrari, torture, esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate e violenze sessuali;</P></CONS><CONS><P><NO.P>D.</NO.P>considerando che circa 3,6 milioni di persone sono state sfollate a causa del conflitto armato e delle violazioni dei diritti umani in Myanmar/Birmania; che, all'inizio del 2025, le Nazioni Unite hanno stimato che le persone bisognose di assistenza umanitaria erano 19,9 milioni e che tale dato è salito a 21,9 milioni a seguito del terremoto del marzo 2025;</P></CONS><CONS><P><NO.P>E.</NO.P>considerando che la situazione si è ulteriormente deteriorata in seguito al devastante terremoto di magnitudo 7,7 del 28 marzo 2025, quando le forze della giunta hanno bloccato l'accesso umanitario, perpetrato minacce ed estorsioni nei confronti degli operatori umanitari, confiscato forniture mediche e continuato gli attacchi aerei e gli attacchi con armi pesanti in aree civili o colpite dalla catastrofe, senza prendere alcuna misura per proteggere i civili, rendendo il 2025 l'anno con il maggior numero di vittime provocate da attacchi aerei dall'inizio del colpo di Stato;</P></CONS><CONS><P><NO.P>F.</NO.P>considerando che la crisi economica in Myanmar/Birmania si sta aggravando, con ingenti perdite del PIL, iperinflazione, crollo della valuta, insicurezza alimentare e povertà che riguardano una larga parte della popolazione, aggravando ulteriormente la tragedia umanitaria in corso;</P></CONS><CONS><P><NO.P>G.</NO.P>considerando che nell'aprile 2021 la riunione dei leader dell'ASEAN ha portato a un consenso in cinque punti sulla situazione in Myanmar/Birmania; che l'UE sostiene il ruolo diplomatico dell'ASEAN e i suoi sforzi per porre fine alle violenze in Myanmar/Birmania e restituire il potere a un governo civile democraticamente eletto; che i paesi dell'ASEAN hanno ufficialmente sottolineato che la cessazione della violenza e il dialogo politico inclusivo devono precedere le elezioni; che un'autentica riconciliazione nazionale, la pace e la democrazia possono essere conseguite solo se la giunta militare rinuncia alla sua presa di potere e se viene ripristinata la governance civile, insieme alla protezione dei diritti delle minoranze e alla partecipazione della società civile, e se è garantita la responsabilità per gli abusi del passato;</P></CONS><CONS><P><NO.P>H.</NO.P>considerando che la minoranza Rohingya, prevalentemente musulmana, del Myanmar/Birmania ha subito per oltre cinquant'anni una marginalizzazione perpetrata dallo Stato; che l'esercito del Myanmar/Birmania ha sottoposto i rohingya a violenze atroci, che costituiscono crimini contro l'umanità e crimini di guerra; che, secondo la legge sulla cittadinanza del Myanmar/Birmania del 1982, i rohingya non sono considerati cittadini dalle autorità e rappresentano pertanto la più grande popolazione apolide al mondo; che, secondo le stime, 600 000 rohingya sono intrappolati nello Stato di Rakhine e subiscono persecuzioni e violenze, sono confinati in campi e villaggi senza libertà di circolazione e sono privati dell'accesso all'alimentazione, all'assistenza sanitaria, all'istruzione e a mezzi di sussistenza sufficienti;</P></CONS><CONS><P><NO.P>I.</NO.P>considerando che la violenza nello Stato di Rakhine si è intensificata drasticamente dal 2024 e che la giunta, l'esercito dell'Arakan e i gruppi armati rohingya sono tutti coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani, tra cui uccisioni di massa, reclutamento forzato di uomini e ragazzi rohingya, decapitazioni, incendi dolosi nei villaggi rohingya e dello Stato di Rakhine, attacchi con droni contro i civili e attacchi contro campi profughi; che tra il 2024 e il novembre 2025 circa 150 000 rohingya sono fuggiti in Bangladesh a causa dell'intensificarsi delle violenze;</P></CONS><CONS><P><NO.P>J.</NO.P>considerando che il Bangladesh continua ad accogliere quasi un milione di rifugiati rohingya a Cox's Bazar e Bhasan Char; che l'assistenza umanitaria ha raggiunto livelli critici a seguito della drastica diminuzione dei finanziamenti globali; che la continuità degli aiuti umanitari e l'impegno dell'UE sono necessari e indispensabili per la sopravvivenza dei rohingya; che l'assenza di prospettive di un rimpatrio volontario, sicuro e dignitoso lascia i rohingya in uno stato di sfollamento prolungato e di crescente disperazione;</P></CONS><CONS><P><NO.P>K.</NO.P>considerando che organismi credibili delle Nazioni Unite e attivi in ambito investigativo e dei diritti umani, nonché il relatore speciale delle Nazioni Unite, hanno documentato attacchi diffusi e sistematici contro la popolazione del Myanmar/Birmania, che in molti casi equivalgono a crimini contro l'umanità e crimini di guerra ai sensi del diritto internazionale, e hanno sottolineato la necessità di accertare le responsabilità;</P></CONS><CONS><P><NO.P>L.</NO.P>considerando che l'UE e i suoi Stati membri hanno ripetutamente chiesto l'assunzione di responsabilità per i crimini contro i rohingya e hanno sostenuto i processi della giustizia internazionale; che nel novembre 2024 il procuratore della Corte penale internazionale (CPI) ha chiesto un mandato d'arresto, che rimane pendente dinanzi alla CPI, per il comandante in capo del Myanmar/Birmania Min Aung Hlaing; che gravi violazioni restano impunite;</P></CONS><CONS><P><NO.P>M.</NO.P>considerando che dal colpo di Stato militare del 2021 l'UE ha incrementato le misure restrittive nei confronti del Myanmar/Birmania, avendo adottato finora otto pacchetti di sanzioni contro il regime militare del paese; che tali pacchetti di sanzioni includono il divieto di viaggio per determinati individui, un embargo sui dispositivi di sorveglianza, un embargo sulle armi, un divieto di esportazione di beni a duplice uso e il congelamento dei beni di individui ed entità;</P></CONS><CONS><P><NO.P>N.</NO.P>considerando che le autorità militari del Myanmar/Birmania continuano a limitare l'accesso a internet, imporre chiusure a livello nazionale e locale, criminalizzare l'espressione online attraverso la legge sulla cibersicurezza del 2025, vietare le reti private virtuali, censurare le piattaforme digitali e arrestare coloro che esprimono dissenso online, compromettendo così in maniera grave la libertà di espressione e l'accesso alle informazioni;</P></CONS><CONS><P><NO.P>O.</NO.P>considerando che il 29 luglio 2025 la giunta militare ha approvato la legge draconiana sulla protezione delle elezioni generali democratiche multipartitiche dall'ostruzionismo, dalle perturbazioni e dalla distruzione, che criminalizza la formulazione di critiche al processo elettorale vietando qualsiasi discorso, raduno organizzato o protesta pacifica ritenuti in grado di "perturbare" il processo elettorale; che oltre 40 partiti politici sono stati sciolti a seguito dell'adozione di tale legge; che le violazioni di tale legge comportano fino a 20 anni di carcere e persino la pena di morte;</P></CONS><CONS><P><NO.P>P.</NO.P>considerando che, dall'agosto 2025, le autorità della giunta militare si sono basate su tale legge per arrestare almeno 94 persone, tra cui quattro minori, per le loro attività online e per aver ad esempio distribuito adesivi o volantini e pronunciato discorsi, oltre ad altri presunti atti di "ingerenza"; che il 9 settembre 2025 Nay Thway è stato condannato a sette anni di lavori forzati a Taunggyi, nello Stato di Shan, per aver pubblicato un post su facebook nel quale criticava la giunta; che il 29 ottobre 2025 i registi Zambu Htun Thet Lwin e Aung Chan Lu sono stati arrestati semplicemente per aver messo un "like" a un post su facebook critico nei confronti di un film di propaganda elettorale;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Q.</NO.P>considerando che la giunta militare sta tentando di attribuirsi legittimità attraverso elezioni fraudolente in più fasi, in programma il 28 dicembre 2025 e l'11 gennaio 2026; che tali elezioni illegittime sono organizzate in alcune parti del paese sotto il controllo della giunta militare e in un contesto di repressione sistematica caratterizzato dagli arresti di massa di leader dell'opposizione, dallo scioglimento di partiti politici come la Lega nazionale per la democrazia, dalla criminalizzazione del dissenso, dalla sorveglianza pervasiva, da gravi restrizioni alla libertà di movimento e dall'incarcerazione di giornalisti, attivisti filodemocratici e difensori dei diritti umani;</P></CONS></GRCONS></PREAMBLE><DISPOSITIF><ACTLST><ACTION><P><NO.P>1.</NO.P>condanna fermamente il colpo di Stato militare del 1º febbraio 2021 in Myanmar/Birmania e il regime violento e illegittimo della giunta militare, comprese la repressione in atto da parte del Tatmadaw e le gravi violazioni dei diritti umani commesse contro civili, minoranze etniche e oppositori politici; invita il Tatmadaw a rispettare pienamente l'esito delle elezioni democratiche del novembre 2020 e a ripristinare immediatamente il governo civile, interrompere lo stato di emergenza, porre fine all'uso della violenza contro i manifestanti pacifici, rispettare il diritto alla libertà di espressione e di associazione e consentire a tutti i parlamentari eletti di assumere il proprio mandato senza restrizioni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>2.</NO.P>esprime profondo allarme per i brutali metodi di repressione utilizzati dalla giunta, tra cui la coscrizione forzata, la tortura, le esecuzioni extragiudiziali, le sparizioni forzate, la detenzione arbitraria, la violenza sessuale e di genere e l'impunità sistemica;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>3.</NO.P>chiede un cessate il fuoco immediato e la fine delle violenze quale presupposto inderogabile per una pace sostenibile, duratura e a lungo termine per il popolo del Myanmar/Birmania; sottolinea che non possono svolgersi elezioni trasparenti e inclusive senza porre fine alle violenze nel paese; insiste sul fatto che, se organizzate nell'attuale clima di paura e repressione e in violazione di tutte le norme internazionali, le elezioni non possono essere considerate libere ed eque;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>4.</NO.P>respinge in quanto illegittime le elezioni organizzate unilateralmente dalla giunta, in particolare le elezioni politiche previste per dicembre 2025 e gennaio 2026, in palese violazione delle norme democratiche; sottolinea che in condizioni di repressione, sfollamenti di massa e continue detenzioni arbitrarie e in assenza di un dialogo politico inclusivo non può aver luogo nessun processo elettorale credibile; denuncia qualsiasi esito di tali elezioni illegittime, che rappresentano il tentativo della giunta di ottenere legittimità internazionale; afferma che un percorso credibile verso la pace e la democrazia richiede che la giunta militare ponga fine alle violenze e rinunci al potere, consenta un'autorità civile di transizione, ripristini le istituzioni democratiche e reintegri i legittimi leader civili;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>5.</NO.P>condanna la legge sulla registrazione dei partiti politici e la legge sulla protezione delle elezioni democratiche multipartitiche dall’ostruzionismo, dalle perturbazioni e dalla distruzione, che sono strumenti di palese oppressione politica e sociale, e ne chiede l'immediata abrogazione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>6.</NO.P>chiede il rilascio immediato e incondizionato del presidente Win Myint, della consigliera di Stato Aung San Suu Kyi e di tutte le altre persone arrestate sulla base di accuse infondate o detenute sulla base di accuse di matrice politica;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>7.</NO.P>sostiene il comitato di rappresentanza della Pyidaungsu Hluttaw e il governo di unità nazionale quali unici rappresentanti legittimi delle aspirazioni democratiche del popolo del Myanmar/Birmania; invita l'ASEAN e la comunità internazionale a includerli e a coinvolgerli in un dialogo politico autentico e inclusivo e negli sforzi volti a risolvere pacificamente la crisi sulla base del rispetto dello Stato di diritto;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>8.</NO.P>ribadisce la natura multietnica del Myanmar/Birmania ed esorta il Tatmadaw a rispettare pienamente i diritti inalienabili di ciascuna etnia; chiede che sia condotta un'indagine immediata, rigorosa, indipendente e trasparente sui crimini commessi dall'esercito nel paese e che i loro autori siano consegnati alla giustizia;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>9.</NO.P>ribadisce la propria condanna per quanto riguarda le persecuzioni, gli sfollamenti di massa e gli attacchi sistematici in corso ai danni della popolazione musulmana rohingya; evidenzia che l'UE continua a monitorare da vicino le azioni intraprese dai vertici militari nei confronti delle minoranze del paese, compresi i rohingya; condanna le sofferenze sproporzionate della minoranza rohingya, che rimane apolide, si trova ad affrontare discriminazioni crescenti e non ha un accesso significativo agli aiuti umanitari, mentre resta intrappolata tra le parti belligeranti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>10.</NO.P>condanna fermamente la persecuzione delle minoranze religiose, compresi i cristiani, i musulmani e altri gruppi religiosi nel paese; esorta il Tatmadaw a porre fine alle uccisioni e agli arresti di persone appartenenti a minoranze religiose, nonché ai bombardamenti e alle incursioni nei luoghi di culto; esprime profonda preoccupazione per i frequenti attacchi contro chiese, moschee, monasteri, scuole e strutture mediche e per gli arresti di leader religiosi; pone in evidenza la crescente preoccupazione della comunità internazionale per i violenti attacchi contro le minoranze religiose in Myanmar/Birmania; chiede il rispetto della libertà religiosa in Myanmar/Birmania;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>11.</NO.P>insiste sulla necessità di affrontare le cause profonde della crisi dei rohingya, tra cui la discriminazione, la negazione della cittadinanza e l'esclusione dalla vita politica; chiede una riforma della legge sulla cittadinanza del 1982, che nega ai rohingya i loro diritti di cittadinanza in Myanmar/Birmania;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>12.</NO.P>chiede che vengano compiuti sforzi per garantire migliorie sostenibili nel garantire un ritorno dignitoso e sicuro della popolazione rohingya; invita l'UE ad assumere un ruolo guida nel mobilitare sostegno internazionale a favore dei rohingya e nel garantire che i responsabili della loro persecuzione, in particolare l'esercito del Myanmar/Birmania, siano tenuti a rispondere delle loro azioni; elogia il Bangladesh per il suo sostegno cruciale e la generosità con cui ha accolto oltre un milione di membri della comunità rohingya, nonostante le enormi sfide, e per l'impegno delle popolazioni locali nei distretti di Cox's Bazar e Chittagong nel fornire sostegno; incoraggia le autorità a proseguire gli sforzi per migliorare le condizioni di vita dei rohingya;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>13.</NO.P>accoglie con favore lo stanziamento di aiuti umanitari dell'UE nel marzo 2025, compresi 32,3 milioni di EUR per i rifugiati rohingya in Bangladesh, e chiede un finanziamento duraturo e prevedibile del piano di risposta congiunta per il periodo 2025-2026 per far fronte al grave sottofinanziamento; evidenzia, tuttavia, che i finanziamenti umanitari di per sé non possono soddisfare le esigenze di oltre un milione di profughi; sottolinea l'assoluta necessità di risolvere la crisi del Myanmar/Birmania, che è la causa principale dei massacri e degli sfollamenti dei rohingya nonché della drammatica crisi umanitaria, se si vuole migliorare durevolmente la situazione dei rohingya sul lungo periodo; chiede in proposito una maggiore assistenza umanitaria da parte della comunità internazionale e dei paesi della regione; esorta gli Stati Uniti a continuare a fornire ingenti aiuti umanitari ai rohingya;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>14.</NO.P>invita l'UE e gli Stati membri a garantire solidi finanziamenti per i servizi psicosociali, sanitari e di protezione nei campi profughi, in particolare per le vittime di violenza sessuale e di genere, le donne, i bambini e altri gruppi vulnerabili;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>15.</NO.P>sottolinea gli Stati membri dell'UE e i paesi associati dovrebbero mantenere l'embargo che sospende la fornitura, la vendita e il trasferimento diretti o indiretti, compresi il transito, la spedizione e l'intermediazione, di tutte le armi, le munizioni e le altre attrezzature e i sistemi militari, di sicurezza e di sorveglianza, nonché la fornitura di addestramento, la manutenzione o altre forme di assistenza militare e di sicurezza; insiste sulla necessità che la CPI indaghi ulteriormente sulla situazione; chiede al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di imporre con urgenza un embargo globale sulle armi nei confronti del Myanmar/Birmania;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>16.</NO.P>chiede un vigoroso sostegno ai meccanismi internazionali di accertamento delle responsabilità, tra cui il meccanismo investigativo indipendente per il Myanmar/Birmania e i procedimenti dinanzi alla Corte internazionale di giustizia; invita l'UE e i suoi Stati membri a continuare a sostenere la CPI affinché possa proseguire senza ostacoli il suo lavoro cruciale in Myanmar/Birmania;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>17.</NO.P>condanna taluni attori internazionali, in particolare la Russia e la Cina, per il loro sostegno politico, economico e militare alla giunta del Myanmar/Birmania;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>18.</NO.P>è favorevole al proseguimento e all'ampliamento delle sanzioni mirate nei confronti dei responsabili del colpo di Stato, delle atrocità e degli abusi, compresi i comandanti militari, le entità economiche e i fornitori di armi; chiede un rinnovato e più intenso impegno internazionale per imporre sanzioni alla giunta del Myanmar/Birmania e prevenirne l'elusione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>19.</NO.P>invita la Commissione a garantire che il regime "Tutto tranne le armi" non avvantaggi la giunta o altrimenti a revocare temporaneamente tale meccanismo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>20.</NO.P>sollecita la fornitura di maggiori aiuti umanitari ai rifugiati rohingya a Cox's Bazar, in Bangladesh, agli sfollati interni in Myanmar/Birmania e ai rifugiati lungo il confine tra Thailandia e Myanmar/Birmania;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>21.</NO.P>sottolinea la necessità di rafforzare la cooperazione tra l'UE e l'ASEAN al fine di mettere a punto una risposta unificata che dia priorità ai diritti umani e alla giustizia in Myanmar/Birmania; esorta l'ASEAN, i suoi Stati membri e, in particolare, il suo inviato speciale per il Myanmar/Birmania a utilizzare i loro mandati in modo proattivo cooperando strettamente con l'inviato speciale delle Nazioni Unite e coinvolgendo tutte le parti interessate, compresi il governo di unità nazionale, le organizzazioni etniche, i gruppi di donne e le organizzazioni della società civile, al fine di portare avanti un processo politico inclusivo e contribuire a una risoluzione sostenibile della crisi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>22.</NO.P>invita la vicepresidente della Commissione / alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a riferire periodicamente al Parlamento in merito agli sviluppi in Myanmar/Birmania, compresa la situazione dei gruppi religiosi ed etnici;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>23.</NO.P>esprime ferma solidarietà al popolo del Myanmar/Birmania e ai suoi legittimi rappresentanti democratici, tra cui il governo di unità nazionale, le organizzazioni rivoluzionarie etniche e le organizzazioni della società civile, nella loro lotta per la libertà, la dignità e la democrazia; rende omaggio al coraggio di tutti coloro che resistono all'oppressione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>24.</NO.P>incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Presidente legittimo e al governo di unità nazionale del Myanmar/Birmania, al comitato di rappresentanza della Pyidaungsu Hluttaw, alla consigliera di Stato del Myanmar/Birmania, al Tatmadaw, alla vicepresidente della Commissione / alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione, al Consiglio, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'UE, ai governi e ai parlamenti di Stati Uniti, Bangladesh, Regno Unito, Giappone, India, Australia e Canada, degli Stati membri dell'ASEAN, nonché della Repubblica popolare cinese, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale dell'ASEAN, alla commissione intergovernativa sui diritti umani dell'ASEAN e al relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania.</P></ACTION></ACTLST></DISPOSITIF></TEXT></RESOL></TXTLST></SDOCTA>