<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><SDOCTA xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" STATUS="DEF1" xsi:noNamespaceSchemaLocation="TA.xsd"><IDENT><STRING BOLD="on">P10_TA(2026)0005</STRING></IDENT><TI><STRING BOLD="on">Aiuto umanitario in un periodo di policrisi – Riaffermare i nostri principi per una risposta più efficace e ambiziosa alle crisi umanitarie</STRING></TI><HIDDEN><STRING HIDDEN="on" ITALIC="on">(A10-0257/2025 - Relatrice: Leire Pajín)</STRING></HIDDEN><TXTLST><RESOL><TI><STRING BOLD="on">Risoluzione del Parlamento europeo del 20 gennaio 2026 sull'aiuto umanitario in un periodo di policrisi – Riaffermare i nostri principi per una risposta più efficace e ambiziosa alle crisi umanitarie (2025/2085(INI))</STRING></TI><TEXT><PREAMBLE><PRINIT><STRING ITALIC="on">Il Parlamento europeo,</STRING></PRINIT><GRVISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli articoli 208 e 214 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti l'articolo 3, paragrafo 5, e l'articolo 21 del trattato sull'Unione europea (TUE),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti le convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'UE e da tutti i suoi Stati membri,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la risoluzione 2730 (2024) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 24 maggio 2024, sulla protezione del personale umanitario e del personale delle Nazioni Unite e associato nei conflitti armati,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 31 ottobre 2000, su donne, pace e sicurezza e le successive nove risoluzioni correlate del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che definiscono l'agenda su donne, pace e sicurezza,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti la Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo, tenutasi al Cairo nel 1994, il relativo programma d'azione e gli esiti delle successive conferenze di revisione,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti la piattaforma d'azione di Pechino e gli esiti delle successive conferenze di revisione,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il regolamento (CE) n. 1257/96 del Consiglio, del 20 giugno 1996, relativo all'aiuto umanitario<FOOTNOTE><FIELD> GU L 163 del 2.7.1996, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/1996/1257/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti l'accordo "grande patto" (Grand Bargain), sottoscritto il 23 maggio 2016, le relative relazioni annuali indipendenti, segnatamente la relazione del 2021, come pure il quadro e gli allegati del "grande patto 2.0" presentati in occasione della riunione annuale del "grande patto" svoltasi dal 15 al 17 giugno 2021, nonché gli impegni rinnovati in occasione della riunione annuale del "grande patto" del 19 e 20 giugno 2023,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione del segretario generale delle Nazioni Unite, del 23 agosto 2016, sui risultati del vertice umanitario mondiale e sugli impegni assunti dai partecipanti in tale occasione,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la "riforma umanitaria" proposta da Tom Fletcher, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari e coordinatore degli aiuti d'emergenza, in un messaggio rivolto al comitato permanente di collegamento tra le agenzie delle Nazioni Unite il 10 marzo 2025<FOOTNOTE><FIELD> Messaggio di Tom Fletcher, coordinatore degli aiuti d'emergenza, alla comunità umanitaria, 10 marzo 2025.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione, del 10 marzo 2021, sull'azione umanitaria dell'UE: nuove sfide, stessi principi (COM(2021)0110).</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la tabella di marcia dell'UE per i diritti delle donne presentata dalla Commissione,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il piano d'azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nell'azione esterna (GAP III),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli orientamenti aggiornati dell'UE per promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario<FOOTNOTE><FIELD> GU C 303 del 15.12.2009, pag. 12.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti le conclusioni del Consiglio del 10 dicembre 2018 sul tema "Donne, pace e sicurezza" e l'approccio strategico dell'UE in materia di donne, pace e sicurezza,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni del Consiglio del 20 maggio 2021 sull'azione umanitaria dell'UE, del 22 maggio 2023 sul tema "Affrontare il deficit di finanziamenti umanitari", del 7 maggio 2024 sulla protezione nei contesti umanitari e del 24 giugno 2024 sull'aggiornamento degli orientamenti dell'UE sui bambini e i conflitti armati,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni del Consiglio del 16 dicembre 2024 sul tema "Intensificare il sostegno di Team Europa alla sicurezza alimentare e alla nutrizione a livello mondiale",</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le prospettive globali per il 2025 del Programma alimentare mondiale,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la panoramica umanitaria globale del 2025 dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione di UN Women del 2025 dal titolo "At a breaking point: The impact of foreign aid cuts on women's organizations in humanitarian crises worldwide (A un punto di rottura: impatto dei tagli agli aiuti esteri sulle organizzazioni femminili nel contesto delle crisi umanitarie nel mondo),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione del 2024 del Comitato internazionale della Croce Rossa sul diritto internazionale umanitario e le sfide poste dai conflitti armati contemporanei,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione del 2025 dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico dal titolo "States of Fragility" (Stati di fragilità),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione speciale 15/2025 della Corte dei conti europea, del 18 giugno 2025, sugli aiuti umanitari dell'UE gestiti a distanza,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione di Equal Measures 2030 dal titolo "Findings from the 2024 SDG Gender Index – A gender equal future in crisis?" (Risultati dell'indice sulla parità di genere per OSS 2024: il conseguimento di un futuro equo sotto il profilo del genere attraversa un periodo di crisi?),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la dichiarazione dei ministri degli Esteri del G7, del 13 maggio 2022, sul rafforzamento dell'azione preventiva nell'aiuto umanitario,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il documento finale della quarta Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo, noto anche come "impegno di Siviglia" (<STRING ITALIC="on">Compromiso de Sevilla</STRING>),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la nota orientativa del 2023 della direzione generale per la Protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee (DG ECHO) dal titolo "Promuovere partenariati equi con i soccorritori locali in contesti umanitari",</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la dichiarazione dei donatori di aiuti umanitari sul clima e l'ambiente del marzo 2022,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli impegni in merito al rafforzamento del rispetto del diritto internazionale umanitario (DIU) attraverso la sua promozione, diffusione e attuazione e alla protezione del personale umanitario e medico, assunti dall'Unione europea, dai suoi Stati membri e dalle loro società nazionali in occasione della 34<STRING SUPERSCRIPT="on">a</STRING> conferenza internazionale del Movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'impegno a sbloccare e facilitare l'accesso umanitario e a garantire un maggiore impegno politico e diplomatico e un maggiore sostegno agli operatori umanitari, assunto dall'UE e dai suoi Stati membri in occasione della 34<STRING SUPERSCRIPT="on">a</STRING> conferenza internazionale del Movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 7 maggio 2025 su un rinnovato bilancio a lungo termine per l'Unione in un mondo che cambia<FOOTNOTE><FIELD> Testi approvati, P10_TA(2025)0090.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 24 giugno 2021 sulla situazione della salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti nell'UE, nel quadro della salute delle donne<FOOTNOTE><FIELD> GU C 81 del 18.2.2022, pag. 43.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 29 novembre 2018 sulla situazione delle donne con disabilità<FOOTNOTE><FIELD> GU C 363 del 28.10.2020, pag. 164.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le sue risoluzioni sull'aiuto umanitario, in particolare quelle del 15 dicembre 2021 sui nuovi orientamenti per l'azione umanitaria dell'UE<FOOTNOTE><FIELD> GU C 251 del 30.6.2022, pag. 80.</FIELD></FOOTNOTE>, del 6 luglio 2022 sulla questione della sicurezza alimentare nei paesi in via di sviluppo<FOOTNOTE><FIELD> GU C 47 del 7.2.2023, pag. 149.</FIELD></FOOTNOTE> e del 23 novembre 2023 su come sviluppare una strategia di aiuto umanitario innovativa: focus sulle crisi attuali e dimenticate<FOOTNOTE><FIELD> GU C, C/2024/4223, 24.7.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2024/4223/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'articolo 55 del suo regolamento,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il parere della commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione della commissione per lo sviluppo (A10-0257/2025),</P></VISA></GRVISA><GRCONS><CONS><P><NO.P>A.</NO.P>considerando che il sistema umanitario multilaterale si trova ad affrontare sfide senza precedenti a causa dell'elevato numero di persone che necessitano di assistenza umanitaria urgente e del moltiplicarsi dei contesti fragili, compresi i conflitti armati, che sono in aumento rispetto al 2023; che, secondo le stime, nel 2025 305 milioni di persone in tutto il mondo avranno bisogno di assistenza e protezione umanitarie urgenti<FOOTNOTE><FIELD> OCHA, Panoramica umanitaria globale del 2025.</FIELD></FOOTNOTE>; che per policrisi si intende una serie complessa e interconnessa di crisi che si verificano in simultanea<FOOTNOTE><FIELD> Centro comune di ricerca, "Unraveling the polycrisis with foresight and innovation" (Risolvere la policrisi con lungimiranza e innovazione), 26 marzo 2025.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>B.</NO.P>considerando che, secondo le stime, oltre 319 milioni di persone in tutto il mondo si trovano in condizioni di grave insicurezza alimentare e che circa il 70 % di queste vive in contesti fragili o segnati da conflitti<FOOTNOTE><FIELD> Prospettive globali per il 2025 del Programma alimentare mondiale.</FIELD></FOOTNOTE>, in cui una persona su cinque soffre la fame; che la cooperazione internazionale, in particolare con partner in grado di fornire aiuti sostanziali, compresa la cooperazione transatlantica, continua a essere fondamentale per affrontare tali sfide, in special modo per quanto concerne la sicurezza alimentare;</P></CONS><CONS><P><NO.P>C.</NO.P>considerando che entro il 2030 oltre il 90 % della povertà mondiale sarà concentrata in Africa; che i benefici derivanti dall'alimentazione, dalla salute e dall'istruzione sono fondamentali per liberare questa popolazione dalla trappola della povertà; che, secondo le stime, nel 2025 le maggiori esigenze umanitarie si concentrano nell'Africa orientale e australe, dove 85 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria; che la crisi in Sudan rappresenta da sola il 35 % di tali esigenze;</P></CONS><CONS><P><NO.P>D.</NO.P>considerando che la situazione in Afghanistan mette ancora a più dura prova risorse umanitarie già sotto pressione, oltre ad aggravare la difficile situazione di milioni di persone, tra cui donne e ragazze, che sopravvivono a stento;</P></CONS><CONS><P><NO.P>E.</NO.P>considerando che, come riportato dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), oltre 122 milioni di persone in tutto il mondo sono vittime di sfollamenti forzati, quasi il 60 % delle quali vive in contesti fragili o segnati da conflitti, e che oltre il 70 % dei richiedenti asilo che arrivano nell'UE proviene da tali contesti<FOOTNOTE><FIELD> UNHCR, Tendenze semestrali, 9 ottobre 2024.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>F.</NO.P>considerando che il sistema umanitario deve far fronte a un'enorme crisi dei finanziamenti; che nel 2024 è stato raccolto soltanto il 43 % dei 50 miliardi di USD di aiuti umanitari richiesti dalle Nazioni Unite; che lo smantellamento dei programmi dell'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) e la riduzione degli aiuti esteri provenienti da altri donatori chiave, tra cui diversi Stati membri dell'UE, hanno ulteriormente aggravato la situazione e portato a un preoccupante calo dei finanziamenti mondiali destinati a iniziative umanitarie, sanitarie e climatiche e a favore della parità di genere; che nel luglio 2025 era stato raccolto soltanto il 13 %<FOOTNOTE><FIELD> La Casa Bianca, "Reevaluating and Realigning United States Foreign Aid" (Rivalutazione e riallineamento degli aiuti esteri degli Stati Uniti), 20 gennaio 2025.</FIELD></FOOTNOTE> dei finanziamenti richiesti nel 2025 dalle Nazioni Unite per fornire aiuti umanitari a 188 milioni di persone in 72 paesi; che, a causa dei tagli apportato all'USAID, oltre 14 milioni di persone rischiano di perdere la vita da qui al 2030; che questa situazione riguarda anche più di 4,5 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni<FOOTNOTE><FIELD> The Lancet, "Evaluating the impact of two decades of USAID interventions and projecting the effects of defunding on mortality up to 2030: a retrospective impact evaluation and forecasting analysis" (Valutare l'incidenza di due decenni di interventi dell'USAID e prevedere gli effetti dei tagli ai finanziamenti sulla mortalità fino al 2030: una valutazione d'impatto retrospettiva e un'analisi previsionale).</FIELD></FOOTNOTE>; che i tagli ai finanziamenti stanno aggravando la crisi della fame in un momento in cui l'insicurezza alimentare acuta ha raggiunto i massimi storici; che tali tagli incidono in modo sproporzionato sulle donne, sulle ragazze, sulle persone con disabilità e sulle persone che vivono in zone rurali e remote, il che contribuisce ad aggravare le disuguaglianze esistenti<FOOTNOTE><FIELD> Save the Children, "Girls Pay the Price As Aid Cuts Hit Countries with Deepest Gender Inequality" (Le ragazze subiscono più duramente le conseguenze dei tagli agli aiuti nei paesi in cui le disuguaglianze di genere sono più profonde), 11 ottobre 2025.</FIELD></FOOTNOTE>; che le organizzazioni locali e nazionali guidate da donne e che difendono i diritti delle donne sono tra le più duramente colpite; che tali tagli mettono ulteriormente a rischio la sicurezza e il benessere degli sfollati interni, dei rifugiati o dei gruppi vulnerabili e stanno avendo ripercussioni devastanti sulla salute mondiale – con un conseguente ulteriore aumento generale della mortalità, della morbilità e della disabilità, derivante dalle disparità di accesso alla prevenzione e al trattamento delle malattie e ai servizi e ai beni di base, e del rischio di pandemie ed epidemie di malattie infettive – e sulla sicurezza alimentare;</P></CONS><CONS><P><NO.P>G.</NO.P>considerando che esistono notevoli squilibri in materia di finanziamento tra i diversi appelli umanitari, a dimostrazione del fatto che sempre più crisi stanno venendo dimenticate; che le crisi dimenticate sono situazioni di grave crisi umanitaria che si protraggono nel tempo, in cui le popolazioni colpite non ricevono aiuti internazionali o ne ricevono in misura insufficiente e in cui non vi è alcun impegno politico a risolvere la crisi, in parte a causa della mancanza di interesse da parte dei media;</P></CONS><CONS><P><NO.P>H.</NO.P>considerando che gli aiuti umanitari previsti dall'attuale quadro finanziario pluriennale (QFP) si sono rivelati inadeguati, con conseguente ricorso sistematico alla riserva per gli aiuti d'urgenza; che l'UE deve invitare altri attori a intensificare i loro sforzi in materia di aiuti umanitari; che gli aiuti umanitari dovrebbero non solo sostenere ma anche mobilitare le comunità locali e coinvolgerle nelle operazioni di soccorso;</P></CONS><CONS><P><NO.P>I.</NO.P>considerando che il nesso tra azione umanitaria, sviluppo e pace svolge un ruolo fondamentale nei contesti umanitari, in quanto promuove il coordinamento, la collaborazione e la coerenza tra i settori permettendo di affrontare le cause profonde delle crisi prolungate, oltre a fornire un soccorso immediato; che l'UE e i suoi Stati membri contribuiscono congiuntamente al 42 % dell'aiuto allo sviluppo a livello mondiale; che l'OCSE prevede un calo dal 9 al 17 % dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) nel 2025<FOOTNOTE><FIELD> OCSE, "Cuts in official development assistance" (Tagli all'aiuto pubblico allo sviluppo), 26 giugno 2025.</FIELD></FOOTNOTE>; che entro il 2027 la Commissione intende mobilitare fino a 300 miliardi di EUR nell'ambito dell'iniziativa Global Gateway a favore di investimenti sostenibili e inclusivi; che i contesti fragili necessitano di un approccio e di una strategia specifici da parte dell'UE;</P></CONS><CONS><P><NO.P>J.</NO.P>considerando che i conflitti, i cambiamenti climatici e i fattori economici costituiscono i tre principali elementi all'origine dell'aumento delle esigenze umanitarie e sono causati dall'uomo e reversibili attraverso sforzi concertati e collettivi; che il numero di conflitti armati registrati ha raggiunto l'apice nel 2023; che le conseguenze dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale comportano maggiori instabilità e conflitti, rischi legati al clima, catastrofi naturali, scarsità di risorse, in particolare insicurezza idrica e alimentare, sfollamenti interni e migrazioni irregolari, che colpiscono in modo sproporzionato le donne e i gruppi vulnerabili;</P></CONS><CONS><P><NO.P>K.</NO.P>considerando che in numerosi contesti, tra cui situazioni di conflitto, catastrofi naturali ed epidemie, la frequenza dei casi in cui viene negato un accesso sicuro e senza ostacoli agli aiuti umanitari, sia da parte delle forze governative che nelle zone controllate da attori armati non statali, sta aumentando in modo allarmante, problema aggravato dal consolidarsi di tendenze pericolose e deleterie nell'interpretazione e nell'applicazione del diritto internazionale umanitario e dei principi umanitari di umanità, imparzialità, neutralità e indipendenza; che la deliberata negazione e strumentalizzazione dell'accesso umanitario ai fini della promozione di obiettivi politici e militari costituiscono una violazione degli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario;</P></CONS><CONS><P><NO.P>L.</NO.P>considerando che il mancato rispetto del diritto internazionale umanitario sta causando violazioni persistenti e diffuse del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani, con attacchi deliberati contro civili, la distruzione di infrastrutture essenziali, quali scuole e ospedali, attacchi mirati contro operatori umanitari, violenze sessuali diffuse e il reclutamento di minori come combattenti; che il numero e l'influenza degli attori armati non statali nei conflitti mondiali sono in aumento e che alcuni degli attacchi più letali sferrati nei confronti di civili sono stati commessi da tali gruppi armati non statali; considerando che si registra un numero senza precedenti di attacchi contro operatori umanitari, popolazioni civili e infrastrutture civili, legati per la maggior parte ai conflitti in corso a Gaza e in Sudan<FOOTNOTE><FIELD> OCHA, "World Humanitarian Day: Attacks on aid workers hit another record, humanitarians call for urgent action" (Giornata umanitaria mondiale: gli attacchi contro gli operatori umanitari raggiungono un nuovo record, gli operatori umanitari chiedono un intervento urgente), 19 agosto 2025.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>M.</NO.P>considerando che, secondo le Nazioni Unite, nel 2023 oltre 600 milioni di donne e ragazze vivevano a meno di 50 chilometri da una zona di conflitto, ossia oltre il 50 % in più rispetto a dieci anni fa;</P></CONS><CONS><P><NO.P>N.</NO.P>considerando che, nel complesso, la violenza sessuale connessa ai conflitti è aumentata drasticamente, dal momento nel 2023 le Nazioni Unite hanno registrato 3 688 casi verificati di violenza sessuale legata ai conflitti, il 50 % in più rispetto all'anno precedente, e che le donne e le ragazze rappresentavano il 95 % di detti casi verificati, mentre il 32 % delle vittime era costituito da minori<FOOTNOTE><FIELD> Ufficio del rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per le violenze sessuali in situazioni di conflitto, 15<STRING SUPERSCRIPT="on">a</STRING> relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale connessa ai conflitti, 4 aprile 2024.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>O.</NO.P>considerando che nei periodi di conflitto e di crisi le disuguaglianze di genere già esistenti sono spesso esacerbate, con conseguenze sproporzionate per le donne e le ragazze, che subiscono ad esempio sfollamenti e violenze di genere o anche l'esclusione dai servizi di prima necessità e dai processi decisionali; che le donne, le ragazze adolescenti, le persone con disabilità, le persone indigene, le persone LGBTQI+ e gli anziani presentano spesso ulteriori vulnerabilità intersezionali che devono essere prese in considerazione; che la quota di aiuti bilaterali destinati al raggiungimento della parità di genere nel settore umanitario è sempre stata esigua e negli ultimi anni ha subito un ulteriore calo, attestandosi al 17 %<FOOTNOTE><FIELD> OCSE, "Development Finance for Gender Equality 2024" (Finanziamenti allo sviluppo per la parità di genere 2024), pubblicazioni dell'OCSE, Parigi, 2024.</FIELD></FOOTNOTE> nel 2021-2022; che le donne svolgono un ruolo cruciale nei contesti umanitari in quanto operatrici in prima linea; che investire nella parità di genere permette di salvare vite umane nei contesti umanitari; che vi sono prove del fatto che una programmazione umanitaria attenta alla dimensione di genere garantisce rendimenti elevati, equivalenti a 8 dollari per ogni dollaro investito<FOOTNOTE><FIELD> UN Women, "Facts and figures: Humanitarian action" (Fatti e cifre: azione umanitaria), 15 aprile 2025.</FIELD></FOOTNOTE>, ma che permangono difficoltà in termini di definizione delle priorità;</P></CONS><CONS><P><NO.P>P.</NO.P>considerando che la violenza contro le donne, in tutte le sue declinazioni (fisica, sessuale, psicologica, economica o online), rappresenta una violazione dei diritti umani, una forma estrema di discriminazione nei confronti delle donne e uno dei principali ostacoli al conseguimento della parità di genere;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Q.</NO.P>considerando che i movimenti anti-gender strumentalizzano sempre più le crisi umanitarie per contrastare la parità di genere e delegittimare le organizzazioni femminili, anche in paesi partner dell'UE;</P></CONS><CONS><P><NO.P>R.</NO.P>considerando che i minori costituiscono la metà della popolazione colpita dalle crisi e che la violazione dei loro diritti sta raggiungendo livelli allarmanti, aggravati da una drastica riduzione dei finanziamenti destinati alle iniziative e ai programmi incentrati sull'infanzia; che oltre 473 milioni di minori – più di uno su sei a livello mondiale – vivono attualmente in zone segnate da conflitti; che si è registrato un aumento nel reclutamento di bambini soldato; che i minori hanno maggiori probabilità rispetto agli adulti di essere uccisi o mutilati, di venire reclutati da gruppi armati e di subire violenze sessuali; che, secondo le stime, oltre 52 milioni di minori in paesi colpiti da conflitti non frequentano la scuola<FOOTNOTE><FIELD> UNICEF, "Not the new normal – 2024 one of the worst years in UNICEF's history for children in conflict" (Non possiamo permettere che questa diventi la nuova normalità – Il 2024 è stato uno degli anni peggiori nella storia dell'UNICEF per i minori coinvolti in conflitti), 28 dicembre 2024.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>S.</NO.P>considerando che, grazie alla fiducia di cui godono all'interno delle comunità, alla loro capacità di mobilitare volontari e alla loro frequente presenza in zone di difficile accesso, le chiese e le organizzazioni religiose apportano un valore aggiunto unico alla risposta alle crisi; che il loro impegno a lungo termine e il loro approccio olistico al sostegno, che combina assistenza materiale e psicosociale, sono fondamentali per rafforzare la resilienza e costruire una pace duratura;</P></CONS></GRCONS></PREAMBLE><DISPOSITIF><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Garanzia del rispetto del diritto internazionale umanitario e necessità di una strategia di diplomazia umanitaria dell'UE</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>1.</NO.P>accoglie con favore l'impegno della Commissione in materia di finanziamenti umanitari e il fatto che l'UE e i suoi Stati membri continuino a essere i principali fornitori di assistenza umanitaria basata sulle esigenze a livello mondiale; insiste sul fatto che tutti gli Stati e le parti coinvolti in un conflitto hanno l'obbligo e la responsabilità di rispettare il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti umani e di garantirne il rispetto e sottolinea la necessità di dare priorità alla protezione dei civili e di assicurare che questi rimangano un obiettivo fondamentale dell'azione esterna dell'UE, in particolare dell'assistenza umanitaria; invita l'UE a continuare a ribadire l'importanza fondamentale dei principi umanitari non negoziabili di umanità, imparzialità, neutralità e indipendenza – sempre più messi a dura prova – e a promuovere il diritto internazionale umanitario applicando un approccio umanitario basato sui principi e sulle esigenze, astenendosi dall'instaurare partenariati che potrebbero compromettere tali principi; ricorda che, a norma dell'articolo 3, paragrafo 5, TUE, l'Unione promuove la tutela dei diritti umani e contribuisce alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite, e, conformemente all'articolo 2 TUE, deve fare della parità di genere uno dei suoi principi fondamentali, tenendo conto del fatto che gli aiuti umanitari, in particolare a favore delle donne e delle ragazze, vengono considerati sempre meno prioritari; sottolinea l'importanza di promuovere l'accesso universale ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva nel quadro dell'azione umanitaria dell'UE e dell'impegno dell'UE a garantire l'accesso ai servizi di assistenza sanitaria riproduttiva e materna;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>2.</NO.P>esprime preoccupazione dinanzi all'aumento delle violazioni del diritto internazionale umanitario verificatesi negli ultimi anni, alcune delle quali considerate metodi di guerra strategici; deplora la riduzione dello spazio umanitario e l'erosione del rispetto del diritto internazionale umanitario e dei principi umanitari, che rappresentano ostacoli significativi alla fornitura di assistenza vitale in diverse zone di conflitto; condanna fermamente l'allarmante aumento degli attacchi sferrati contro la popolazione civile e le infrastrutture necessarie per la sua sopravvivenza, delle gravi violazioni nei confronti dei minori e degli attacchi diretti a operatori umanitari; denuncia il palese disinteresse mostrato nei confronti della protezione delle strutture mediche, dato che in quasi tutti i conflitti si registrano attacchi contro gli ospedali, in violazione della risoluzione 2286 (2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 3 maggio 2016, sulla protezione dei feriti e dei malati, del personale medico e del personale umanitario nei conflitti armati; chiede che i responsabili di tali attacchi sistematici siano chiamati a rispondere delle loro azioni e invita l'UE a prendere in considerazione l'adozione di sanzioni contro gli attori statali o non statali che ostacolano deliberatamente l'accesso umanitario;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>3.</NO.P>invita la Commissione e il Consiglio a rafforzare le misure volte a prevenire le violazioni del diritto internazionale umanitario e a colmare le lacune esistenti nell'ambito del loro monitoraggio attraverso la raccolta imparziale e indipendente di dati e la messa a punto di attività di sensibilizzazione più efficaci e basate su dati concreti per far sì che i responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni; invita la Commissione a sostenere meccanismi di monitoraggio e segnalazione delle difficoltà di accesso umanitario nei contesti di conflitto;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>4.</NO.P>accoglie con favore l'adozione della risoluzione 2730 (2024) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla protezione del personale umanitario e del personale delle Nazioni Unite e associato nei conflitti armati; sottolinea l'obbligo, in virtù del diritto internazionale umanitario, di rispettare e proteggere il personale umanitario, nonché l'importanza di sostenere un'azione umanitaria indipendente, neutrale e imparziale, salvaguardando lo spazio umanitario dagli attacchi diretti, dagli effetti indesiderati delle politiche antiterrorismo e dei regimi sanzionatori, dalla politicizzazione e dalle narrazioni fuorvianti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>5.</NO.P>chiede misure concrete per assicurare l'effettiva attuazione delle garanzie di sicurezza e protezione per gli operatori umanitari, in linea con la risoluzione 2730 (2024) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, garantendo, tra l'altro, l'avvio di indagini, la trasparenza e l'imparzialità delle inchieste sulle violazioni del diritto internazionale umanitario; sottolinea la necessità di tenere conto della maggiore vulnerabilità del personale locale, esposto a rischi più elevati per la propria sicurezza, e di adottare misure specifiche per garantirne la protezione; invita la Commissione a promuovere misure di sicurezza a tutela degli operatori umanitari e a esigere che siano accertate le responsabilità in caso di attacchi nei loro confronti; ribadisce l'importanza di disporre di meccanismi di risposta rapida che offrano assistenza finanziaria, legale e psicosociale immediata agli operatori umanitari vittime di arresti, intimidazioni o altri incidenti di sicurezza, prendendo ispirazione da modelli quali l'iniziativa "Protect Aid Workers";</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>6.</NO.P>esprime preoccupazione per le crescenti minacce, vessazioni e criminalizzazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani e dei volontari umanitari nei contesti di conflitto e di crisi; invita l'UE a includere la loro protezione tra le priorità del suo impegno umanitario; deplora i sempre più frequenti tentativi di criminalizzare l'assistenza umanitaria in assenza di motivi legittimi di preoccupazione, in particolare gli interventi volti a salvare la vita a persone in fuga da situazioni di conflitto, violenza, persecuzione o povertà; chiede l'adozione di un quadro giuridico di tutela atto a contrastare la criminalizzazione degli aiuti, a combattere l'impunità e a includere esenzioni umanitarie nei regimi sanzionatori, oltre che di misure volte a prevenire la criminalizzazione delle azioni degli operatori umanitari attraverso leggi antiterrorismo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>7.</NO.P>conferma il suo sostegno al multilateralismo incentrato sulle Nazioni Unite; sottolinea che le operazioni dell'UE devono essere coordinate e coerenti con gli organismi internazionali e invita la Commissione a continuare a fornire il proprio sostegno essenziale a varie entità delle Nazioni Unite nel settore umanitario, a garanzia del rispetto dei principi umanitari e del diritto internazionale umanitario; ribadisce l'obbligo di rispettare e facilitare i mandati delle entità delle Nazioni Unite e condanna fermamente qualsiasi tentativo di ostacolare, limitare o minare la capacità delle agenzie delle Nazioni Unite di adempiere efficacemente ai propri doveri umanitari;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>8.</NO.P>evidenzia la necessità di affrontare con urgenza le crisi umanitarie senza precedenti che stanno colpendo il Sudan e la Repubblica democratica del Congo, attualmente tra le più gravi al mondo, dato che in Sudan un terzo della popolazione ha un urgente bisogno di assistenza umanitaria e che in molte parti del paese si registrano livelli allarmanti di insicurezza alimentare e condizioni di carestia, situazione analoga a quella della Repubblica democratica del Congo, dove 21 milioni di persone necessitano di aiuti umanitari; invita tutte le parti coinvolte nel conflitto a garantire un accesso umanitario sicuro e senza restrizioni, conformemente ai principi umanitari, e a rispettare e a proteggere il personale umanitario; invita inoltre l'UE e i suoi Stati membri a incrementare gli aiuti umanitari destinati al Sudan, alla Repubblica democratica del Congo e ai paesi vicini e, in particolare, a finanziare il sostegno alle vittime di violenze sessuali legate al conflitto, i programmi locali di resilienza e protezione e i programmi che promuovono i diritti delle donne e dei minori e la parità di genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>9.</NO.P>sottolinea che gli aiuti umanitari – e quindi la fame – non devono mai essere politicizzati o strumentalizzati e dovrebbero poter raggiungere i civili bisognosi senza ostruzioni o manipolazioni, nel pieno rispetto del diritto internazionale umanitario; ribadisce che i siti di distribuzione, i civili, gli operatori umanitari e il personale medico devono essere protetti e non devono diventare obiettivi dell'intervento militare; esprime indignazione per l'uccisione di 508 operatori umanitari a Gaza, oltre che per i ripetuti attacchi diretti contro ospedali e convogli umanitari; si oppone fermamente a qualsiasi sistema di distribuzione degli aiuti a Gaza che sia incompatibile con i principi umanitari; deplora il fatto che il sistema di distribuzione attuale abbia portato all'uccisione di oltre mille palestinesi in cerca di aiuto; chiede una risposta e un'indagine a livello internazionale per garantire che i responsabili di eventuali violazioni del diritto internazionale verificatesi nei siti gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation siano chiamati a rispondere delle proprie azioni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>10.</NO.P>chiede che venga fornita assistenza umanitaria su larga scala e senza ostacoli, sotto il coordinamento delle Nazioni Unite e in linea con i principi umanitari; chiede l'apertura di tutti i pertinenti valichi di frontiera, ricordando che negare l'accesso ad aiuti umanitari salvavita costituisce una forma di punizione collettiva e quindi un crimine di guerra; sottolinea l'urgente necessità che tutti gli organismi umanitari internazionali, in particolare quelli che fanno parte della rete delle Nazioni Unite, conformemente all'articolo 214 TFUE, abbiano un accesso completo, rapido, sicuro e senza ostacoli all'intera Striscia di Gaza; rimarca il ruolo centrale svolto dall'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) nella fornitura di aiuti umanitari ai profughi palestinesi e deplora i tentativi volti a metterne in discussione la legittimità; chiede che il mandato e i finanziamenti dell'UNRWA siano pienamente ripristinati, accompagnati da una rigorosa supervisione e assunzione di responsabilità, garantendo finanziamenti a lungo termine, sostenibili, pluriennali e prevedibili a un'UNRWA riformata, affinché possa fornire servizi essenziali ai rifugiati palestinesi e prevenire altre crisi umanitarie;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>11.</NO.P>chiede altresì di mantenere e intensificare l'assistenza umanitaria dell'UE alla popolazione civile colpita dalla guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina, prestando particolare attenzione alle esigenze degli sfollati interni, dei rifugiati, degli anziani e dei minori, comprese le vittime di deportazioni forzate verso la Federazione russa e i territori occupati;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>12.</NO.P>mette in risalto, in particolare, la situazione presente in Afghanistan, paese che sta attraversando una crisi umanitaria grave e complessa, con oltre 23,7 milioni di persone bisognose di assistenza; osserva che è probabile che la situazione si deteriori ulteriormente a causa dell'espulsione di rifugiati dal Pakistan e dall'Iran, nonché dell'attuale instabilità nella regione; accoglie con favore l'impegno dell'UE a stanziare 266 milioni di EUR in aiuti e chiede azioni locali mirate per assistere donne e ragazze;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>13.</NO.P>invita ancora una volta la Commissione a sviluppare una strategia di diplomazia umanitaria dell'UE, in collaborazione con gli Stati membri, il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e i rappresentanti speciali dell'UE (RSUE) e in consultazione con gli attori umanitari, al fine di intensificare gli sforzi e garantire un approccio più sistematico e coordinato alla diplomazia umanitaria, adattandosi al contempo alle circostanze in continua evoluzione, utilizzando tutti gli strumenti disponibili e sfruttando il peso politico ed economico dell'UE attraverso il dialogo politico e le relazioni in materia di commercio e aiuti, onde garantire l'accesso umanitario, proteggere gli operatori umanitari e salvaguardare lo spazio umanitario nei conflitti armati, anche negoziando la cessazione delle ostilità, pause umanitarie e passaggi sicuri per i civili e i beni di soccorso nei conflitti in atto; incoraggia la Commissione, così come agli Stati membri, il SEAE gli RSUE, a garantire che la diplomazia umanitaria di alto livello sia sistematicamente alimentata dalle esperienze operative degli attori umanitari, che dovrebbero essere consultati periodicamente;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>14.</NO.P>invita la Commissione a rafforzare le misure volte a prevenire le violazioni del diritto internazionale umanitario e a colmare le lacune esistenti nell'ambito del loro monitoraggio attraverso la raccolta di dati e attività di sensibilizzazione più efficaci e basate su dati concreti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>15.</NO.P>sottolinea la necessità di un accesso umanitario indipendente a tutte le strutture connesse alla migrazione, compresi i centri di trattenimento, i punti di crisi e le zone di frontiera informali, in cui le donne e le persone LGBTIQ+ sono esposte a maggiori rischi di violenza e sfruttamento e si vedono negato l'accesso ai servizi essenziali, fra cui l'assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva; chiede l'adozione di meccanismi di monitoraggio e assunzione di responsabilità trasparenti in tali contesti;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Finanziamento dell'aiuto umanitario</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>16.</NO.P>accoglie con favore la proposta di aumentare i finanziamenti umanitari a 25 miliardi di EUR per lo strumento Europa globale e chiede un aumento significativo del livello dei finanziamenti umanitari nel prossimo QFP e la garanzia di un livello di finanziamenti adeguato, prevedibile e costante, sottolineando al contempo che la flessibilità per l'aiuto umanitario dovrebbe essere circoscritta, in particolare in considerazione del crescente divario tra esigenze umanitarie e finanziamenti, ma anche allo scopo di sostenere l'interesse dell'UE a promuovere la pace e la stabilità globali, come pure la sua credibilità internazionale in quanto attore umanitario fedele a determinati principi e donatore affidabile; raccomanda vivamente a tutte le istituzioni dell'UE e agli Stati membri di adoperarsi per promuovere la cooperazione internazionale al fine di affrontare congiuntamente le sfide umanitarie globali, in particolare l'insicurezza alimentare a livello globale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>17.</NO.P>invita la Commissione a mantenere linee di bilancio e strumenti distinti per l'aiuto umanitario, al fine di rispettare i principi di neutralità, indipendenza e imparzialità; si oppone alla proposta di fondere lo strumento di aiuto umanitario dell'UE con lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale – Europa globale nel prossimo QFP e sottolinea la necessità di garantire che la riserva per gli aiuti d'urgenza abbia la capacità di rispondere, ove necessario, alle esigenze interne ed esterne dell'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>18.</NO.P>chiede alla Commissione di garantire che la maggiore flessibilità prevista nell'ambito del prossimo QFP vada a vantaggio dell'azione umanitaria dell'UE, rafforzando la trasparenza, e che ciò non vada a scapito della sua neutralità, del suo impatto, della sua credibilità e della sua prevedibilità; rammenta che la trasparenza è fondamentale per garantire che il prossimo QFP sia protetto da abusi, frodi e violazioni dei principi dello Stato di diritto e dei valori dell'Unione e per garantire che gli aiuti umanitari e allo sviluppo finanziati dall'UE raggiungano le popolazioni civili bisognose; invita la Commissione a rafforzare i suoi meccanismi di monitoraggio e a garantire una rigorosa selezione dei partner locali, uno scrupoloso monitoraggio dell'uso dei fondi e una cooperazione rafforzata con gli Stati membri e gli attori internazionali, al fine di prevenire qualsiasi rischio di sottrazione o abuso; chiede un rafforzamento dei meccanismi di controllo democratico per quanto riguarda l'assegnazione e l'utilizzo dei finanziamenti umanitari dell'UE, tenendo conto delle raccomandazioni delle organizzazioni della società civile nel monitoraggio e nella valutazione delle operazioni umanitarie finanziate dall'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>19.</NO.P>ribadisce che la credibilità dell'UE in quanto attore umanitario globale si basa sul mantenimento del suo fermo impegno, basato su principi, costante e inclusivo, nelle regioni colpite da crisi umanitarie, in particolare nei contesti fragili e nelle crisi dimenticate; ribadisce che l'aiuto umanitario non deve essere subordinato a obiettivi geopolitici, di controllo migratorio o di sicurezza e mette in guardia contro la strumentalizzazione dell'azione umanitaria per conseguire gli obiettivi di politica esterna dell'UE o dei suoi Stati membri;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>20.</NO.P>rinnova il suo invito alla Commissione affinché sviluppi un approccio più armonizzato alle crisi dimenticate e riferisca in merito al suo impegno a destinare il 15 % del suo bilancio umanitario annuale iniziale alle crisi dimenticate e impedisca che le risorse destinate alle crisi, che sono già sottofinanziate, siano trasferite ad altri settori; invita il Consiglio a coordinare meglio l'attenzione e il sostegno degli Stati membri a tali crisi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>21.</NO.P>sottolinea le particolari sfide cui devono far fronte i minori e le persone con disabilità e le loro famiglie in termini di accesso all'aiuto umanitario; sottolinea che, nonostante la significativa proporzione dei minori all'interno della popolazione dei paesi beneficiari dell'APS, attualmente solo una bassa percentuale dell'APS (12 %) è destinata ai minori, sebbene investire sui minori, e non solo sulle singole priorità settoriali, promuova miglioramenti duraturi del loro tenore di vita e delle intere comunità; sottolinea l'importanza di dare la priorità alle esigenze specifiche dei minori, in particolare alla loro istruzione e protezione, in tutte le fasi della risposta umanitaria, compresi la preparazione, gli aiuti di emergenza e la ripresa; sottolinea che la salvaguardia dei diritti e del benessere dei minori è essenziale per la resilienza a lungo termine e lo sviluppo sostenibile; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire appositi meccanismi di finanziamento, programmazione e coordinamento per rispondere alle esigenze specifiche dei minori nei contesti umanitari;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>22.</NO.P>sottolinea la necessità che i finanziamenti pubblici rimangano una risorsa primaria per l'aiuto umanitario, in considerazione della responsabilità degli Stati di garantire finanziamenti adeguati e duraturi, riconoscendo al contempo che i soli finanziamenti pubblici non saranno sufficienti per colmare il deficit di finanziamenti umanitari e sottolineando che occorre prendere in considerazione nuove fonti di finanziamento, anche da parte del settore privato; incoraggia pertanto la Commissione e gli Stati membri ad ampliare la base delle risorse sostenendo lo sviluppo di approcci innovativi e di partenariati per colmare il deficit di finanziamenti umanitari, in cooperazione con le istituzioni finanziarie internazionali, le banche multilaterali di sviluppo, il settore privato – a condizione che qualsiasi impegno privato rispetti i principi umanitari e garantisca la piena trasparenza – e la comunità scientifica, per integrare l'assistenza umanitaria pubblica internazionale e colmare il deficit di finanziamenti umanitari a livello globale; invita la Commissione e gli Stati membri a prendere in considerazione meccanismi di finanziamento progressivi e sostenibili per l'aiuto umanitario; sottolinea la necessità di cooperare con i paesi donatori emergenti al fine di aumentare il loro contributo all'aiuto umanitario;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>23.</NO.P>accoglie con favore la riforma umanitaria avviata dalle Nazioni Unite e sottolinea che essa deve essere un'opportunità per rafforzare i principi umanitari e un sistema basato sulle esigenze e incentrato sulle persone, e che non deve essere solamente motivata dalla riduzione dei costi; sottolinea che, per conseguire una maggiore efficienza ed efficacia, è altrettanto importante garantire la responsabilità dell'attuazione e che i settori critici, come i mandati di protezione e le misure di lotta contro la violenza di genere, mantengano un ruolo centrale in quanto settore salvavita;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>24.</NO.P>accoglie con favore gli sforzi significativi compiuti dalla Commissione volti a rendere le catene di approvvigionamento umanitarie più efficaci ed efficienti, considerando che esse ammontano a quasi il 70 % dei costi umanitari, e che si tratta pertanto di un settore fondamentale su cui occorre concentrarsi per colmare il crescente deficit di finanziamento; incoraggia la Commissione a continuare a sviluppare e sostenere un approccio strategico alle catene di approvvigionamento;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>25.</NO.P>invita gli Stati membri a rispettare l'impegno collettivo a destinare almeno lo 0,7 % del reddito nazionale lordo (RNL) all'APS, a raggiungere l'obiettivo di destinare lo 0,2 % dell'RNL all'APS per i paesi meno sviluppati entro il 2030 e a destinare il 10 % dell'APS all'azione umanitaria; invita la Commissione a garantire che l'aiuto umanitario risponda adeguatamente alle esigenze delle donne e delle ragazze, in quanto investimento strategico con un impatto positivo a lungo termine per tutti, e deplora al contempo che le organizzazioni per i diritti delle donne continuino a essere sistematicamente sottofinanziate, visto che ricevono meno dell'1 % dell'APS globale<FOOTNOTE><FIELD> Nota informativa del think tank ODI, dal titolo "Where next for feminist foreign policy on funding feminist movements?" (Quali sono i prossimi passi per una politica estera femminista in materia di finanziamento dei movimenti femministi?),- https://media.odi.org/documents/ODI-ET-FundingMovements-PB-EN-May24-Final.pdf, maggio 2024.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>26.</NO.P>esprime preoccupazione per il possibile ridimensionamento delle delegazioni dell'UE, anche nei paesi terzi in cui viene fornita un'assistenza umanitaria significativa; ritiene invece essenziale rafforzare tali strutture nei paesi più critici;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Sviluppo di un approccio integrato ai contesti fragili</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>27.</NO.P>sottolinea che la diversità dei contesti fragili rende necessari approcci mirati e strumenti finanziari specifici che promuovano un'azione concertata tra gli attori che operano nel settore dell'aiuto umanitario, dello sviluppo e della pace, rispettando il mandato distinto dell'azione umanitaria basata su principi, con particolare attenzione al coinvolgimento e alla responsabilizzazione degli attori locali sia nei processi decisionali che nell'attuazione dei programmi; invita la Commissione e gli Stati membri a mantenere e a intensificare l'impegno nei contesti fragili e colpiti da conflitti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>28.</NO.P>invita la Commissione ad adottare la comunicazione in materia di aiuti umanitari prevista nel suo programma di lavoro per il 2026, dando la priorità a un approccio alla fragilità ambizioso, incentrato sulle persone e integrato, e ai meccanismi per attuarlo, e a consultare il Parlamento in merito alla preparazione e all'attuazione di tale strategia; accoglie con favore l'intenzione comunicata dalla Commissione di elaborare una strategia integrata mirata ad affrontare la fragilità e i conflitti; sottolinea l'importanza di sviluppare tale strategia con finanziamenti adeguati e specifici per ciascun contesto, che affronti le sfide interconnesse della pace, dello sviluppo, dell'azione per il clima e delle esigenze umanitarie, in particolare interagendo maggiormente con il settore privato locale, nel pieno rispetto dei principi umanitari; invita la Commissione a tenere conto della dimensione di genere nell'elaborazione di tale strategia;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>29.</NO.P>invita la Commissione a garantire che i paesi non rimangano bloccati in cicli infiniti di aiuti umanitari, ma possano invece progredire verso lo sviluppo sostenibile, in modo da rafforzare le comunità locali e prevenire la dipendenza dalle forniture esterne, attraverso il finanziamento di servizi essenziali quali l'istruzione, la sanità e le infrastrutture chiave, in particolare nel quadro della strategia "Global Gateway" e al di là di essa, che ha il potenziale per promuovere una serie di OSS interconnessi, sfruttando molteplici fonti di finanziamento, compresi gli investimenti del settore privato, e rispettando le norme sociali e ambientali che potrebbero portare a una crescita accelerata, alla creazione di posti di lavoro dignitosi e alla riduzione della povertà e delle disparità di reddito, garantendo uno sviluppo più resiliente e inclusivo in cui nessuno sia lasciato indietro; invita la Commissione a utilizzare gli strumenti di cooperazione dell'UE per i piani di sviluppo locali attraverso progetti specifici e mirati già testati dagli Stati membri;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>30.</NO.P>ricorda che il cambiamento climatico è uno dei principali fattori all'origine di conflitti, siccità, carestie e migrazioni; sottolinea che l'innalzamento del livello del mare può rappresentare una minaccia esistenziale per i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, che sono tra i paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici a livello mondiale;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Promozione di risposte umanitarie efficaci attraverso</STRING></STRING> <STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">l'attuazione del nesso tra azione umanitaria, sviluppo e pace, la localizzazione degli aiuti e l'azione preventiva</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>31.</NO.P>invita l'UE a progredire nell'attuazione del triplice nesso per affrontare le cause principali delle crisi e sostenere lo sviluppo della resilienza, in particolare in contesti fragili e colpiti da conflitti, sostenendo le organizzazioni locali, comprese le organizzazioni guidate da giovani e da donne e le organizzazioni religiose, che svolgono un ruolo chiave nel rispondere alle crisi umanitarie, e garantendo la loro partecipazione piena, equa e significativa al ciclo del programma umanitario e agli spazi decisionali a tutti i livelli;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>32.</NO.P>invita la Commissione a rispettare l'impegno di destinare almeno il 25 % dei suoi finanziamenti umanitari ad attori locali entro il 2027, in particolare attraverso l'uso di fondi raggruppati per paese e altri meccanismi di finanziamento che diano priorità agli attori locali, nonché a valutare modalità per fornire sovvenzioni dirette alle organizzazioni locali e contribuire a rafforzare le loro capacità di soddisfare i requisiti in materia di regolamentazione, trasparenza e responsabilità; invita l'UE a dare la priorità ai finanziamenti per le organizzazioni locali che prestano assistenza ai giovani, alle donne, alle persone con disabilità, alle popolazioni LGBTQI + e ad altri gruppi vulnerabili;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>33.</NO.P>invita la Commissione a dare la priorità, nel prossimo QFP, ai finanziamenti pluriennali per la prevenzione dei conflitti e la costruzione della pace, al fine di rafforzare i collegamenti tra i meccanismi umanitari e di risposta alle crisi e i programmi di costruzione della pace e di sviluppo a più lungo termine; sottolinea l'importanza di rafforzare i meccanismi di coordinamento a livello locale in tutte le azioni umanitarie, di sviluppo e di costruzione della pace dell'UE, al fine di garantire risultati congiunti e coerenti, anche attraverso l'approccio Team Europa; sottolinea l'importanza del partenariato tra l'UE e le Nazioni Unite per rafforzare il nesso tra azione umanitaria, sviluppo e pace, prestando una particolare attenzione alle ragazze e alle giovani donne, alle persone con disabilità, ai minori e agli anziani in situazioni di vulnerabilità, e sottolinea l'importanza dei finanziamenti dell'UE per il sistema delle Nazioni Unite; ritiene che le disuguaglianze strutturali continuino a influenzare le dinamiche di potere degli interventi umanitari, l'accesso ai finanziamenti e la partecipazione al processo decisionale; chiede un approccio alla politica umanitaria dell'UE più inclusivo, equo e basato sui diritti, che preveda una maggiore leadership da parte degli attori locali e storicamente emarginati;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>34.</NO.P>osserva che il ricorso a un'azione preventiva nei contesti maggiormente esposti alle crisi prima del verificarsi di crisi umanitarie costituisce un metodo efficace per prevenire o attenuare le future esigenze umanitarie, nonché per sostenere le capacità delle comunità di assorbire e adattarsi agli shock e di costruire la propria resilienza; incoraggia la Commissione e gli Stati membri a garantire che siano preservati gli investimenti nella prevenzione, nell'azione preventiva e nella preparazione alle catastrofi per mitigare l'impatto delle crisi sulle popolazioni e sui sistemi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>35.</NO.P>insiste sulla necessità di un approccio all'azione preventiva basato su dati concreti, in particolare in contesti fragili e vulnerabili sotto il profilo climatico, per migliorare la disponibilità di dati di qualità e l'analisi dei rischi, al fine di potenziare i sistemi di allarme rapido e di integrare la previsione dei rischi nella programmazione umanitaria;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>36.</NO.P>incoraggia gli Stati membri a incrementare considerevolmente gli investimenti in azioni preventive integrate e coordinate a livello locale, come gli investimenti nei sistemi di allarme rapido, nell'analisi dei rischi e nella resilienza delle comunità, e ad aumentare la quota dei fondi per il clima destinati a migliorare la resilienza e l'adattamento nei paesi e nelle regioni più esposti alle catastrofi, sottolineando l'importanza di coinvolgere un gruppo eterogeneo di attori, tra cui le organizzazioni della società civile e le reti a livello locale, nelle azioni preventive, tra cui il finanziamento basato sulle azioni programmate, la preparazione alle catastrofi e la gestione dei rischi, soprattutto in contesti fragili e vulnerabili sotto il profilo climatico;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">25 anni della risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: verso un approccio all'aiuto umanitario attento a una prospettiva di genere</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>37.</NO.P>si compiace dei progressi compiuti nell'attuazione della risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e dell'agenda su donne, pace e sicurezza, che rappresentano uno strumento essenziale per garantire in qualsiasi momento il rispetto dei diritti di donne e ragazze; osserva che, 25 anni dopo l'adozione della risoluzione, permangono ampie lacune nella sua attuazione, visto che le donne sono ancora emarginate nei processi di pace e sono colpite in misura sproporzionata dai conflitti e dalle crisi, in particolare a causa della diffusa violenza di genere, il che rende necessario un maggiore sostegno politico e finanziario all'agenda da parte dell'UE, quale investimento e catalizzatore per gli investimenti a favore di una pace e uno sviluppo duraturi e sostenibili; invita la Commissione e il SEAE a continuare a fare della promozione dell'uguaglianza di genere e dei diritti e dell'emancipazione delle donne, compresa l'attuazione dell'OSS 5, una priorità in tutta l'azione esterna dell'UE; invita l'UE e gli Stati membri a dare priorità all'attuazione dell'agenda su donne, pace e sicurezza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>38.</NO.P>invita tutte le parti coinvolte nei conflitti armati ad adottare misure volte a promuovere la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti delle donne e delle ragazze e a proteggerle da tutte le forme di violenza sessuale e di genere connessa ai conflitti, in particolare lo stupro, riconoscendo che spesso tale violenza si intensifica durante i conflitti e può essere utilizzata sistematicamente come arma di guerra; sottolinea il legame profondo tra i conflitti armati e le crisi umanitarie e climatiche, da un lato, e l'incremento della migrazione irregolare, della tratta di esseri umani e del rischio di sfruttamento, che colpiscono in modo sproporzionato le donne e le ragazze, dall'altro lato; sottolinea l'importanza di una partecipazione attiva, piena, paritaria e significativa delle donne a tutte le fasi di un processo di pace, compresi i negoziati per il cessate il fuoco, gli sforzi di mediazione, la prevenzione e la risoluzione dei conflitti armati, la costruzione della pace e la ricostruzione postbellica; invita la Commissione, il SEAE e gli Stati membri a intensificare gli sforzi affinché le strategie di prevenzione dei conflitti, mediazione e costruzione della pace tengano conto del contributo e delle esigenze specifiche delle donne e delle ragazze;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>39.</NO.P>sottolinea che, nei contesti umanitari, le donne non dovrebbero essere considerate soltanto come vittime, ma anche come agenti di cambiamento che contribuiscono attivamente a una trasformazione positiva e plasmano il proprio destino; mette in luce il ruolo fondamentale svolto dalle donne, in quanto operatrici in prima linea e leader della comunità, e dalle organizzazioni guidate da donne nei contesti umanitari per quanto riguarda gli sforzi di preparazione, risposta e ripresa, fornendo servizi salvavita, quali rifugi, servizi per la salute sessuale e riproduttiva, servizi per contrastare la violenza di genere, assistenza in denaro e una tutela affidabile a livello di comunità, e nel loro impegno a difendere i diritti e i bisogni di donne, ragazze e popolazioni emarginate, oltre a promuovere le azioni di costruzione della pace e di sviluppo nelle loro comunità, pur ricevendo solo lo 0,3 degli aiuti bilaterali negli Stati fragili;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>40.</NO.P>si rammarica che le organizzazioni locali guidate da donne siano tra le più duramente colpite dai recenti tagli agli aiuti esteri, metà delle quali sono a rischio di chiusura, e incoraggia un loro maggiore coinvolgimento nella programmazione umanitaria<FOOTNOTE><FIELD> UN Women, <STRING ITALIC="on">"Humanitarian funding cuts threaten women's rights: What’s at stake and how to help" (I tagli ai finanziamenti umanitari minacciano i diritti delle donne: qual è la posta in gioco e come aiutare)</STRING>, 13 maggio 2025.</FIELD></FOOTNOTE>; invita la Commissione a stanziare finanziamenti specifici, sostenibili, flessibili e pluriennali, a mantenere i partenariati esistenti, a semplificare l'accesso ai fondi e a estendere il suo sostegno alle organizzazioni locali guidate da donne nei contesti umanitari, a garantire un sistema più efficace, inclusivo e responsabile, a conseguire tale obiettivo aumentando i finanziamenti a favore delle organizzazioni locali guidate da donne, rafforzando il monitoraggio e la responsabilità dei finanziamenti umanitari per le organizzazioni locali guidate da donne, adattando i meccanismi e le procedure di finanziamento esistenti per rispondere meglio alle loro esigenze e capacità, nonché aumentando i livelli dei finanziamenti diretti pluriennali messi a loro disposizione; constata con rammarico che quasi la metà (il 47 %) delle organizzazioni guidate da donne e delle organizzazioni femminili intervistate prevedono di chiudere entro sei mesi, qualora gli attuali livelli dei finanziamenti persistano, mentre più di un terzo (il 35 %) sono bloccate dall'incertezza e non sono in grado di pianificare o proseguire il loro lavoro, e solo il 18 % dichiarano di poter continuare ad essere operative per più di un anno<FOOTNOTE><FIELD> UN Women, <STRING ITALIC="on">"At a breaking point: The impact of foreign aid cuts on women's organizations in humanitarian crises worldwide" (A un punto di rottura: impatto dei tagli agli aiuti esteri sulle organizzazioni femminili nel contesto delle crisi umanitarie nel mondo)</STRING>, aprile 2025.</FIELD></FOOTNOTE>; invita la Commissione e gli Stati membri a fornire il 5 % dei loro aiuti in contesti fragili alle organizzazioni guidate da donne e alle organizzazioni per i diritti delle donne attraverso finanziamenti flessibili e a lungo termine, anche destinando almeno il 5 % dei loro fondi APS al sostegno di tali organizzazioni nell'ambito del prossimo QFP;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>41.</NO.P>incoraggia la Commissione, il SEAE e gli Stati membri a promuovere approcci attenti alla dimensione di genere negli interventi umanitari e a rafforzare il sostegno alla partecipazione delle donne ai processi decisionali in ambito umanitario, sostenendo la creazione di condizioni che consentano alle donne di assumere ruoli di leadership in situazioni di crisi e garantendo che le loro prospettive e le loro esigenze siano considerate prioritarie nella concezione e nella fornitura degli aiuti, in linea con gli obiettivi della risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; invita la Commissione ad applicare un approccio inclusivo, intersezionale e attento alla dimensione di genere in tutta la programmazione umanitaria, tenendo conto delle esigenze e dei diritti specifici di donne, ragazze, persone con disabilità, persone LGBTQI+ e altri gruppi emarginati; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire la partecipazione significativa di tali gruppi all'elaborazione, all'attuazione e alla valutazione dei programmi di aiuto umanitario; ritiene necessario dare priorità alle persone con disabilità nell'ambito dell'aiuto umanitario finanziato dall'UE, affrontando in particolare le esigenze e le priorità delle donne e dei minori che vivono con disabilità, anche fornendo finanziamenti alle organizzazioni e alle reti locali di donne e ragazze con disabilità, che si trovano spesso nella posizione più adatta per rispondere alle esigenze, ma sono anche maggiormente colpite dai tagli ai finanziamenti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>42.</NO.P>invita la Commissione a garantire che l'uguaglianza di genere rimanga prioritaria nella riforma e nella ristrutturazione del sistema umanitario nell'ambito della riforma umanitaria sotto l'egida delle Nazioni Unite, salvaguardando i finanziamenti e i meccanismi essenziali, come il mantenimento all'interno del sistema umanitario di un polo tematico dedicato che includa un'azione specializzata in materia di violenza di genere, uguaglianza di genere e protezione dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali, quali servizi salvavita essenziali; invita la Commissione a garantire l'attuazione sistematica di un'analisi di genere rigorosa, la raccolta di dati disaggregati per genere, un bilancio di genere e valutazioni dell'impatto di genere, nonché lo sviluppo di competenze specifiche in materia di genere in seno alla Commissione, a sostenere tali ruoli nelle organizzazioni partner e a continuare a rafforzare l'uso dell'indicatore di genere dell'UE; si compiace dell'aumento del numero delle persone di riferimento per le questioni di genere e della relativa formalizzazione, considerando che il 99 % delle delegazioni dell'UE e l'87 % dei servizi centrali dispongono ormai di questa figura;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>43.</NO.P>ribadisce la necessità di dare priorità a servizi adeguati e tempestivi per la salute sessuale e riproduttiva e di renderli disponibili in tutte le risposte umanitarie, anche attraverso l'attuazione del pacchetto di servizi iniziali minimi per la salute riproduttiva nelle emergenze e la transizione verso servizi completi, se la situazione lo consente;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>44.</NO.P>invita nuovamente l'UE e i suoi Stati membri ad attuare pienamente la risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le sue risoluzioni successive; sottolinea, a tale proposito, i progressi compiuti riguardo al piano d'azione dell'UE su donne, pace e sicurezza e al piano d'azione dell'Unione europea sulla parità di genere III (GAP III) e sottolinea l'importanza che la Commissione presenti un GAP IV e la necessità di risorse adeguate per la sua attuazione; si rammarica del fatto che, dall'avvio del GAP III, solo il 3,8 % di tutte le azioni mirate e attente alla dimensione di genere abbia come obiettivo principale l'uguaglianza di genere; invita la Commissione a garantire che la dimensione di genere sia integrata nell'85 % di tutte le nuove azioni esterne come obiettivo importante o principale e che il 20 % degli APS in ciascun paese sia destinato a programmi che abbiano tra i lori obiettivi principali l'uguaglianza di genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>45.</NO.P>esprime profonda preoccupazione in merito alla crescente influenza dei movimenti ultraconservatori, anti-genere e fondamentalisti religiosi, sia all'interno che all'esterno dell'UE, che mirano a indebolire i diritti fondamentali delle donne e delle ragazze, anche in contesti umanitari; sottolinea che tali movimenti spesso diffondono disinformazione, alimentano pregiudizi riguardo ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva e indeboliscono la protezione delle donne dalla violenza di genere; invita la Commissione, il SEAE e gli Stati membri a garantire che i programmi umanitari finanziati dall'UE restino saldamente ancorati alle norme internazionali in materia di diritti umani e all'uguaglianza di genere e a sostenere attivamente le organizzazioni della società civile che subiscono attacchi da parte di attori che si oppongono ai diritti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>46.</NO.P>mette in guardia contro la violenza istituzionale e la negligenza da parte degli attori umanitari, in particolare dai programmi che non tengono conto della dimensione di genere, dagli ambienti non sicuri per le donne e le persone LGBTQI+ e dalla mancata assunzione di responsabilità per gli abusi commessi; chiede norme vincolanti in materia di sensibilità alla dimensione di genere, sistemi di rendicontazione completi e politiche di tolleranza zero in tutte le operazioni umanitarie finanziate dall'UE;</P></ACTION><SEPARATION><P>°</P><P>°	°</P></SEPARATION><ACTION><P><NO.P>47.</NO.P>incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla vicepresidente della Commissione / alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e al Servizio europeo per l'azione esterna.</P></ACTION></ACTLST></DISPOSITIF></TEXT></RESOL></TXTLST></SDOCTA>