<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><SDOCTA xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" STATUS="DEF1" xsi:noNamespaceSchemaLocation="TA.xsd"><IDENT><STRING BOLD="on">P10_TA(2026)0014</STRING></IDENT><TI><STRING BOLD="on">Diritti umani e democrazia nel mondo e politica dell'Unione europea in materia – relazione annuale 2025</STRING></TI><HIDDEN><STRING HIDDEN="on" ITALIC="on">(A10-0262/2025 - Relatore: Francisco Assis)</STRING></HIDDEN><TXTLST><RESOL><TI><STRING BOLD="on">Risoluzione del Parlamento europeo del 21 gennaio 2026 sui diritti umani e la democrazia nel mondo e sulla politica dell'Unione europea in materia – relazione annuale 2025 (2025/2166(INI))</STRING></TI><TEXT><PREAMBLE><PRINIT><STRING ITALIC="on">Il Parlamento europeo,</STRING></PRINIT><GRVISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli articoli 2, 3, 8, 21, 23 e 36 del trattato sull'Unione europea (TUE),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli articoli 17 e 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti la Dichiarazione universale dei diritti umani e altri trattati e strumenti delle Nazioni Unite pertinenti in materia di diritti umani,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, adottata il 9 dicembre 1948,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la convenzione di Ginevra relativa al trattamento dei prigionieri di guerra, adottata il 12 agosto 1949,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, del 10 dicembre 1984, e il relativo protocollo opzionale, adottato il 18 dicembre 2002,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 settembre 2007,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, del 12 dicembre 2006, e il relativo protocollo opzionale, adottato il 13 dicembre 2006,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la Dichiarazione sull'eliminazione di tutte le forme d'intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o sul credo, proclamata con la risoluzione 36/55 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 25 novembre 1981,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali o etniche, religiose e linguistiche, del 18 dicembre 1992,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, del 20 novembre 1989, e i suoi due protocolli opzionali, adottati il 25 maggio 2000,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti i protocolli n. 6 e n. 13 della Convenzione del Consiglio d'Europa per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, del 28 aprile 1983, relativi all'abolizione della pena di morte,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni del Consiglio del 27 gennaio 2025 sulle priorità dell'UE nelle sedi delle Nazioni Unite competenti in materia di diritti umani nel 2025,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti il piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2024, adottato dal Consiglio il 17 novembre 2020, e la relativa revisione intermedia del 9 giugno 2023,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il regolamento (UE) 2020/1998 del Consiglio, del 7 dicembre 2020, relativo a misure restrittive contro gravi violazioni e abusi dei diritti umani<FOOTNOTE><FIELD> GU L 410 I del 7.12.2020, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2020/1998/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il regolamento (UE) 2021/947 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 giugno 2021, che istituisce lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale – Europa globale, che modifica e abroga la decisione n. 466/2014/UE del Parlamento europeo e del Consiglio e abroga il regolamento (UE) 2017/1601 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE, Euratom) n. 480/2009 del Consiglio<FOOTNOTE><FIELD> GU L 209 del 14.6.2021, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/947/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la strategia dell'UE sui diritti dei minori (COM(2021)0142),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli orientamenti dell'UE per la libertà di espressione online e offline, adottati dal Consiglio il 12 maggio 2014,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli orientamenti riveduti per una politica dell'UE nei confronti dei paesi terzi in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, adottati dal Consiglio il 16 settembre 2019,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli orientamenti riveduti dell'UE sui bambini e i conflitti armati, approvati dal Consiglio il 24 giugno 2024,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la proposta congiunta di regolamento del Consiglio relativo a misure restrittive contro i gravi atti di corruzione, presentata dalla Commissione e dall'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza il 3 maggio 2023 (JOIN(2023)0013),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli orientamenti dell'UE per promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, del 17 luglio 1998,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2019 sugli orientamenti dell'UE e il mandato dell'inviato speciale dell'UE per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'Unione europea<FOOTNOTE><FIELD> GU C 411 del 27.11.2020, pag. 30.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione dell'8 luglio 2021 sul regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani (legge Magnitsky dell'UE)<FOOTNOTE><FIELD> GU C 99 dell'1.3.2022, pag. 152.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni del Consiglio del 27 maggio 2024 sull'allineamento del piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2024 al quadro finanziario pluriennale 2021-2027,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il piano d'azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nell'azione esterna per il periodo 2021-2025 (GAP III),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, adottati dal Consiglio il 14 giugno 2004,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione annuale 2024 dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il suo premio Sacharov per la libertà di pensiero, conferito nel 2025 al giornalista bielorusso Andrzej Poczobut e alla giornalista georgiana Mzia Amaglobeli,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la sua risoluzione del 2 aprile 2025 sui diritti umani e la democrazia nel mondo e sulla politica dell'Unione europea in materia – relazione annuale 2024<FOOTNOTE><FIELD> GU C, C/2025/4390, 9.9.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2025/4390/oj.</FIELD></FOOTNOTE>, e le sue precedenti risoluzioni sulle relazioni annuali pregresse,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le sue risoluzioni sulle violazioni dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (note come "risoluzioni d'urgenza"), approvate a norma dell'articolo 150 del suo regolamento, in particolare quelle approvate nel 2025,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'articolo 55 del suo regolamento,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il parere della commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A10-0262/2025),</P></VISA></GRVISA><GRCONS><CONS><P><NO.P>A.</NO.P>considerando che l'Unione europea si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, come sancito dagli articoli 2 e 21 TUE; che l'azione dell'UE nel mondo deve essere guidata dall'universalità e dall'indivisibilità dei diritti umani e dal fatto che l'efficace tutela e difesa dei diritti umani e della democrazia sono al centro dell'azione esterna dell'UE;</P></CONS><CONS><P><NO.P>B.</NO.P>considerando che l'uniformità e la coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'UE sono fondamentali per conseguire una politica dell'UE efficace e credibile in materia di diritti umani e per difendere e sostenere la libertà e la democrazia;</P></CONS><CONS><P><NO.P>C.</NO.P>considerando che i sistemi democratici sono i più adatti a garantire a ogni persona la possibilità di godere dei propri diritti umani e dei propri diritti fondamentali; che un mondo costituito da democrazie, intese come sistemi democratici maturi, è un mondo sostanzialmente più sicuro, poiché dispone di un importante sistema di bilanciamento dei poteri che impedisce alle autocrazie di assumere comportamenti imprevedibili sulla scena internazionale; che attualmente solo il 29 % della popolazione mondiale vive in democrazie liberali, il che rappresenta una netta diminuzione rispetto al 52 % del 2009; che l'aumento dell'autoritarismo, delle dottrine illiberali e del populismo minaccia l'ordine globale basato su regole, la protezione e la promozione dei diritti umani nel mondo e i valori e i principi su cui si fonda l'UE; che anche il terrorismo e l'estremismo sono in aumento e minacciano tali valori e principi;</P></CONS><CONS><P><NO.P>D.</NO.P>considerando che l'UE crede fermamente nel multilateralismo, nell'ordine mondiale basato su regole e nell'insieme di valori, principi e norme universali che guidano gli Stati membri delle Nazioni Unite e che questi ultimi si sono impegnati a difendere, conformemente alla Carta delle Nazioni Unite, e li sostiene pienamente;</P></CONS><CONS><P><NO.P>E.</NO.P>considerando che il regresso a livello mondiale della parità di genere e dei diritti fondamentali, compresi i diritti delle donne, e la diffusione di retoriche anti-LGBTIQ+ compromettono i diritti delle persone più vulnerabili;</P></CONS><CONS><P><NO.P>F.</NO.P>considerando che l'uso improprio di tecnologie di sorveglianza digitale e di intelligenza artificiale rappresenta una crescente minaccia per la vita privata, la libertà di espressione e i difensori dei diritti umani;</P></CONS><CONS><P><NO.P>G.</NO.P>considerando che la legittimità dell'ordine internazionale fondato su regole, sostenuto con forza dall'UE, che cerca di tutelarlo, dipende dal rispetto delle decisioni degli organismi internazionali, come le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le ordinanze e decisioni della Corte internazionale di giustizia (CIG) e della Corte penale internazionale (CPI); che esistono minacce globali crescenti e senza precedenti al rispetto di tali ordinanze e decisioni, nonché, in generale, del diritto internazionale, del diritto in materia di diritti umani e del diritto internazionale umanitario nei conflitti emergenti e in corso; che i regimi autoritari e illiberali si servono in modo improprio dei consessi multilaterali per portare avanti un programma reazionario che mette a rischio i diritti umani e l'ordine multilaterale basato su regole; che screditare e attaccare le organizzazioni multilaterali comporta gravi conseguenze, come la promozione di una cultura dell'impunità; che le istituzioni internazionali, i loro funzionari e i loro collaboratori sono sempre più spesso oggetto di attacchi e minacce; che la comunità internazionale, compresa l'UE, ha la responsabilità di difendere l'ordine internazionale basato su regole assicurandone il rispetto universale, anche da parte dei suoi partner;</P></CONS><CONS><P><NO.P>H.</NO.P>considerando che i pesanti tagli apportati ai finanziamenti internazionali destinati ai diritti umani, alla promozione della democrazia e ai media indipendenti hanno trasformato l'UE in uno degli ultimi grandi attori mondiali in questo ambito;</P></CONS><CONS><P><NO.P>I.</NO.P>considerando che le Nazioni Unite si trovano ad affrontare una situazione finanziaria gravemente preoccupante e disastrosa, con una riduzione del personale del 20 % e un taglio al bilancio generale pari a 500 milioni di USD, oltre a ulteriori tagli significativi alle agenzie impegnate nei settori del mantenimento della pace, degli aiuti umanitari e della sanità a seguito del ritiro del sostegno finanziario internazionale;</P></CONS><CONS><P><NO.P>J.</NO.P>considerando che il piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2024 è stato prorogato fino al 2027 e che dovrebbero iniziare i lavori per elaborare un piano migliorato per il periodo 2028-2034, parallelamente al nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP), per rispondere alle nuove sfide che il mondo si trova ad affrontare; che la struttura riveduta del nuovo QFP che è stata proposta non prevede né un programma né uno stanziamento di bilancio specifici per i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto, il che solleva preoccupazioni in merito alla carenza di fondi, alla mancanza di prevedibilità e all'erosione delle priorità tematiche;</P></CONS><CONS><P><NO.P>K.</NO.P>considerando che i difensori dei diritti umani, compresi i difensori dei diritti delle donne, e le organizzazioni della società civile sono partner cruciali nell'ambito degli sforzi dell'UE volti a salvaguardare e promuovere i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto; che i governi e diversi attori non statali di tutto il mondo stanno riducendo ulteriormente lo spazio civico, censurando, mettendo a tacere e perseguitando sempre di più, tra gli altri, i difensori dei diritti umani, le organizzazioni della società civile, i giornalisti, le comunità religiose, i leader dell'opposizione e altri gruppi vulnerabili ostacolandone le attività, con una conseguente ulteriore riduzione dello spazio civico;</P></CONS><CONS><P><NO.P>L.</NO.P>considerando che i governi di tutto il mondo stanno sempre più censurando, mettendo a tacere e perseguitando i difensori dei diritti umani e le organizzazioni della società civile ostacolandone le attività; che tale comportamento comprende misure quali azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica (SLAPP), politiche di governo restrittive, campagne di diffamazione, discriminazioni, intimidazioni e violenze, tra cui esecuzioni extragiudiziali, rapimenti e arresti e detenzioni arbitrari; che gli attacchi diretti ai difensori dei diritti umani si stanno estendendo con sempre maggiore frequenza anche alle loro famiglie e comunità;</P></CONS><CONS><P><NO.P>M.</NO.P>considerando che la persecuzione delle minoranze religiose costituisce una violazione della libertà di religione o di credo, uno dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dal diritto internazionale;</P></CONS><CONS><P><NO.P>N.</NO.P>considerando che le comunità cristiane in Medio Oriente, tra le più antiche al mondo, continuano a subire gravi persecuzioni, discriminazioni, sfollamenti forzati e limitazioni della libertà di religione o di credo;</P></CONS><CONS><P><NO.P>O.</NO.P>considerando che la direttiva (UE) 2024/1712<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva (UE) 2024/1712 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che modifica la direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime (GU L, 2024/1712, 24.6.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2024/1712/oj).</FIELD></FOOTNOTE> ha modificato la direttiva 2011/36/UE<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro 2002/629/GAI del Consiglio (GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1, http://data.europa.eu/eli/dir/2011/36/oj).</FIELD></FOOTNOTE> per includere tra le pratiche che costituiscono tratta di esseri umani lo sfruttamento della maternità surrogata, il matrimonio forzato e l'adozione illegale;</P></CONS><CONS><P><NO.P>P.</NO.P>considerando che la convenzione di Istanbul, alla quale l'UE ha recentemente aderito, sebbene sia stata ratificata solo da alcuni Stati membri, afferma che i conflitti armati comportano ripetute violazioni dei diritti umani a danno delle popolazioni civili, in particolare delle donne, che sono vittime di violenze sessuali e stupri utilizzati come armi di guerra e che, durante e dopo i conflitti, subiscono un'intensificazione della violenza di genere, senza che le sopravvissute abbiano accesso alla giustizia o a un'adeguata assistenza medica e psicologica; che la suddetta convenzione definisce la violenza contro le donne una violazione dei diritti umani;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Q.</NO.P>considerando che la parità di genere è un valore fondamentale dell'UE e che i diritti umani delle donne e delle ragazze, compresi i loro diritti sessuali e riproduttivi, continuano a essere oggetto di violazioni in tutto il mondo; che le donne subiscono effetti di portata unica e sproporzionata a seguito dei conflitti, dei cambiamenti climatici e dei fenomeni migratori, tra cui un aumento del rischio di violenza di genere, emarginazione economica e difficoltà nell'accesso alle risorse; che i difensori dei diritti umani e le organizzazioni della società civile che si dedicano principalmente alla difesa delle donne continuano a subire una riduzione dello spazio necessario per il loro lavoro cruciale, oltre che minacce di violenza, molestie e intimidazioni;</P></CONS><CONS><P><NO.P>R.</NO.P>considerando che le organizzazioni della società civile che rappresentano le persone con disabilità e le loro famiglie svolgono un ruolo essenziale nella promozione dei diritti umani e nella costruzione di società democratiche e inclusive; che le persone con disabilità, in particolare le donne e le ragazze, nei contesti di conflitto, migrazione e tratta di esseri umani sono vittime di discriminazioni intersezionali e che l'azione esterna dell'UE dovrebbe garantire la loro piena inclusione e parità di accesso, in linea con la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;</P></CONS><CONS><P><NO.P>S.</NO.P>considerando che la crisi climatica rappresenta una minaccia per l'umanità nel suo complesso ed è, in sostanza, una crisi dei diritti umani che mina i diritti alla vita, all'alimentazione, all'acqua e ai servizi igienico-sanitari, alla salute, alla cultura e oltre, in ogni regione del mondo, come riconosciuto dal gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (<STRING ITALIC="on">Intergovernmental Panel on Climate Change</STRING> – IPCC) e dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite;</P></CONS><CONS><P><NO.P>T.</NO.P>considerando che il sostegno alla democrazia è al centro dell'azione esterna dell'UE e che l'osservazione elettorale è uno degli strumenti chiave del pacchetto di strumenti dell'UE;</P></CONS><CONS><P><NO.P>U.</NO.P>considerando che nel 2024 più della metà della popolazione mondiale si è recata alle urne e molte di tali elezioni sono state caratterizzate da manipolazione, disinformazione e tentativi di ingerenza dall'interno o dall'esterno dei paesi in questione; che nel 2025 si sono osservate dinamiche analoghe;</P></CONS><CONS><P><NO.P>V.</NO.P>considerando che l'indice sulla libertà di stampa nel mondo 2025 di Reporter senza frontiere (RSF) rivela che oltre la metà della popolazione mondiale vive in paesi in cui la libertà di stampa si trova in una situazione "molto grave" e che lo stato globale della libertà di stampa è ora classificato come "situazione difficile" per la prima volta nella storia dell'indice; che, secondo il Barometro 2025 di RSF, dal 1° gennaio 2025 al 10 settembre 2025 sono stati uccisi 51 giornalisti e operatori dei media, 527 sono stati arrestati, 25 sono stati presi in ostaggio e 142 sono scomparsi;</P></CONS><CONS><P><NO.P>W.</NO.P>considerando che quest'ultimo anno è stato caratterizzato da un'ulteriore proliferazione dell'influenza straniera e di leggi sugli "agenti stranieri", anche in paesi candidati all'adesione all'UE, che prendono di mira le organizzazioni della società civile e i media, nell'intento di impedire che ricevano finanziamenti dall'estero, anche dall'UE e dai suoi Stati membri, alimentando un clima di paura e autocensura;</P></CONS><CONS><P><NO.P>X.</NO.P>considerando che 272 milioni di bambini e giovani sono attualmente privati del loro diritto fondamentale all'istruzione e restano esclusi dal sistema scolastico, il che rappresenta un considerevole aumento di 21 milioni rispetto alla stima precedente di 251 milioni del rapporto mondiale di monitoraggio dell'educazione 2025 dell'UNESCO; che le ragazze e le donne continuano a essere colpite non solo dalla povertà, ma anche da norme culturali, pregiudizi di genere, matrimoni precoci e violenza a causa di politiche ufficiali discriminatorie che impediscono loro l'accesso all'istruzione e al mercato del lavoro, e che, secondo l'UNICEF, una ragazza adolescente su tre appartenente alle famiglie più povere non è mai andata a scuola;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Y.</NO.P>considerando che il regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani – legge Magnitsky dell'UE<FOOTNOTE><FIELD> Decisione (PESC) 2020/1999 del Consiglio, del 7 dicembre 2020, relativo a misure restrittive contro gravi violazioni e abusi dei diritti umani (GU L 410 I del 7.12.2020, pag. 13, ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2020/1999/oj) e regolamento (UE) 2020/1998 del Consiglio, del 7 dicembre 2020.</FIELD></FOOTNOTE>, adottata nel dicembre 2020, consente all'UE di imporre misure restrittive nei confronti di persone ed entità responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in tutto il mondo; che alcuni Stati membri dell'UE hanno adottato una propria legislazione nazionale sul modello Magnitsky;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Z.</NO.P>considerando che la repressione transnazionale è un fenomeno ben documentato, che avviene in un contesto globale di deterioramento dei diritti umani, riduzione dello spazio civico e crescente prevalenza di regimi autoritari sempre più repressivi e dominanti;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AA.</NO.P>considerando che la mancanza di indipendenza della magistratura mina la separazione dei poteri, indebolisce lo Stato di diritto e contribuisce a un regresso democratico;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AB.</NO.P>considerando che i territori di alcuni paesi, anche dell'UE, rimangono sotto occupazione militare da parte di potenze straniere, in violazione del diritto internazionale e delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; che persistono violazioni dei diritti umani, tra cui violazioni dei diritti di proprietà e della libertà di circolazione e di culto, nonché restrizioni all'accesso al patrimonio culturale e religioso e alla sua conservazione nelle zone occupate; che rimane irrisolta la questione delle persone scomparse e del diritto delle famiglie alla verità e alla giustizia;</P></CONS></GRCONS></PREAMBLE><DISPOSITIF><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Crescenti minacce e sfide globali ai diritti umani e alla democrazia</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>1.</NO.P>ribadisce le posizioni espresse nella sua relazione annuale 2024, adottata il 2 aprile 2025, in merito all'universalità e all'indivisibilità dei diritti umani e alla protezione della dignità intrinseca a tutti gli esseri umani, sulla base dei valori e dei principi dell'UE che guidano l'azione dell'Unione sulla scena internazionale a norma dell'articolo 21 TUE; ribadisce, in particolare, le sue conclusioni sui diritti delle donne, dei bambini, dei migranti e dei rifugiati, delle minoranze religiose ed etniche e di tutti coloro che continuano a essere colpiti da violazioni dei diritti umani in modo particolarmente insidioso a causa della razza, dell'etnia, della religione, della casta, del genere, della sessualità, della disabilità o del loro status socioeconomico, e riafferma altresì la propria preoccupazione per le violazioni della libertà di pensiero, coscienza o religione, di espressione e dei media, e del diritto all'informazione e alla partecipazione pubblica; ribadisce la propria risoluta opposizione alla pena capitale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>2.</NO.P>sottolinea che il rispetto e la tutela effettivi dei diritti umani e delle libertà devono essere il pilastro fondamentale della politica esterna dell'UE; invita l'UE a continuare a sviluppare un pacchetto di strumenti completo per rafforzare i diritti umani e la democrazia a livello mondiale; invita l'UE e i suoi Stati membri a continuare a dare l'esempio, in armonia con i propri valori, promuovendo e sostenendo scrupolosamente i diritti umani e la giustizia internazionale;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Regressione democratica</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>3.</NO.P>condanna il deterioramento del panorama globale dei diritti umani e la tendenza in netta accelerazione alle violazioni e agli abusi dei diritti umani e al regresso democratico in tutto il mondo, come le violazioni dei diritti delle donne, le esecuzioni, le esecuzioni extragiudiziali, gli arresti e le detenzioni arbitrari, le torture e i maltrattamenti, la violenza di genere, le misure repressive nei confronti della società civile, degli oppositori politici, dei gruppi emarginati e vulnerabili, compresi i bambini e gli anziani, dei migranti, dei rifugiati e dei richiedenti asilo, nonché delle minoranze etniche e religiose;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>4.</NO.P>sottolinea che l'UE deve essere pienamente preparata a contrastare l'ascesa dell'autoritarismo, del totalitarismo e del populismo, nonché le crescenti violazioni dei principi dell'universalità dei diritti umani, della democrazia e del diritto internazionale umanitario; osserva che il diritto a partecipare a elezioni libere e trasparenti è sotto attacco da parte di regimi autoritari, totalitari e illiberali; deplora che vi siano sempre più ostacoli al pieno godimento di tali diritti anche in numerose democrazie mature; sottolinea che i suddetti regimi organizzano elezioni fittizie con l'obiettivo di legittimare il proprio potere, in assenza di reali condizioni di competizione, legittimità e pluralismo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>5.</NO.P>sottolinea l'importanza di fornire alle ragazze un'istruzione di qualità e di garantire pari opportunità in quanto condizione essenziale per l'emancipazione delle donne e la piena realizzazione dei loro diritti; sottolinea che gli investimenti a favore dell'istruzione delle ragazze producono risultati positivi a livello mondiale per le società del futuro; ribadisce la necessità di un'educazione sessuale e affettiva completa, adeguata all'età e basata su dati concreti, nonché la necessità di eliminare, sia all'interno che all'esterno dell'UE, gli stereotipi di genere e le norme sociali dannose alla base delle disuguaglianze;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>6.</NO.P>sottolinea la necessità fondamentale di tutelare i diritti delle donne in stato di gravidanza, garantendo loro un sostegno globale in termini di salute, sicurezza e dignità;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>7.</NO.P>sottolinea l'importanza di combattere tutte le forme di sfruttamento sessuale delle donne, fra cui la tratta a fini di sfruttamento sessuale; sottolinea la necessità di prevenire e contrastare la legalizzazione e la normalizzazione della prostituzione, che rischiano di rafforzare lo sfruttamento, gli abusi e la criminalità organizzata; chiede politiche efficaci incentrate sulla prevenzione, la protezione e il sostegno nei confronti delle vittime, oltre al perseguimento di coloro che traggono vantaggio dallo sfruttamento sessuale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>8.</NO.P>ribadisce che lo stupro rimane una delle più diffuse violazioni dei diritti umani e ricorda che lo stupro, definito sulla base dell'assenza di consenso, deve essere considerato reato a norma del diritto dell'UE conformemente alla base giuridica esistente; condanna con la massima fermezza il ricorso allo stupro e ad altre forme di violenza sessuale come arma di guerra mirante a terrorizzare le popolazioni civili, reprimere la resistenza e distruggere le comunità; ricorda che tali atti possono costituire crimini di guerra, crimini contro l'umanità o atti che contribuiscono al genocidio a norma del diritto internazionale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>9.</NO.P>invita l'UE e gli attori globali a denunciare pratiche quali le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni forzati e di minori, la violenza per motivi d'onore e le uccisioni; chiede un'azione risoluta in tutta l'UE e a livello mondiale per prevenire la tratta di donne e ragazze e sostenere le vittime di violenza sessuale e di genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>10.</NO.P>sottolinea che gli attacchi informatici, la disinformazione e la misinformazione, spesso utilizzati come strumenti di ingerenza straniera, anche durante i periodi elettorali, contribuiscono a questa tendenza al declino democratico; evidenzia l'importanza cruciale di fonti di informazione affidabili, indipendenti e diversificate e di un giornalismo di qualità non solo per la trasparenza e la responsabilità, ma anche per la resilienza delle istituzioni democratiche e la partecipazione informata dei cittadini alla vita pubblica; esprime pertanto profonda preoccupazione per le sfide crescenti e multiformi affrontate dai media indipendenti, tra cui i crescenti attacchi contro i giornalisti e la diminuzione dei finanziamenti disponibili; ribadisce che la libertà di parola è un diritto umano, vitale per lo sviluppo di una società pluralistica e democratica; condanna l'aumento della censura, della messa a tacere e delle vessazioni nei confronti di giornalisti, difensori dei diritti umani e organizzazioni della società civile che svolgono il proprio lavoro, attraverso l'applicazione delle cosiddette leggi sugli agenti stranieri, nonché di altre misure legislative e non legislative adottate da regimi autoritari e illiberali; rileva che tale comportamento comprende misure quali azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica (SLAPP), politiche di governo restrittive, repressione transnazionale, campagne di diffamazione, discriminazioni, intimidazioni, detenzione arbitraria e violenza, con un effetto duraturo sulla loro carriera e sulla loro sicurezza; mette in evidenza, a tale proposito, il ruolo dei verificatori di fatti nel panorama mediatico, garantendo che il pubblico possa fare affidamento sulle informazioni ricevute;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>11.</NO.P>sottolinea il ruolo essenziale svolto dalla società civile per il buon funzionamento della democrazia; è estremamente preoccupato per la costante limitazione dello spazio della società civile e per le crescenti minacce all'attività dei difensori dei diritti umani e dei membri delle organizzazioni della società civile, alle loro famiglie, alle loro comunità e ai loro avvocati, e trova particolarmente preoccupanti i mezzi sempre più sofisticati utilizzati per perseguitarli; condanna fermamente le loro detenzioni arbitrarie e uccisioni; deplora le azioni intraprese dai governi di tutto il mondo per ridurre lo spazio civico, ad esempio attraverso l'introduzione di legislazione fatta apposta per limitare il finanziamento delle organizzazioni non governative, compresi i finanziamenti provenienti da fonti straniere, l'adozione delle cosiddette leggi sugli "agenti stranieri" e l'uso improprio delle leggi antiterrorismo o anticorruzione per porre un freno alla libertà di riunione e reprimere chi è impegnato nella difesa dei diritti umani; denuncia la repressione dei manifestanti pacifici e delle proteste e organizzazioni guidate da giovani e studenti in tutto il mondo, con casi di tortura e maltrattamenti che hanno provocato morti e altre gravi violazioni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>12.</NO.P>condanna l'ostruzione alla partecipazione indipendente della società civile a forum multilaterali, ad esempio attraverso l'utilizzo strumentale di ONG affiliate ai governi e attraverso intimidazioni e ritorsioni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>13.</NO.P>sottolinea il lavoro cruciale svolto dai difensori dei diritti umani nel promuovere i diritti umani; deplora, tuttavia, i crescenti attacchi contro i difensori dei diritti umani; condanna l'impunità che circonda le violazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani, sia nella sfera pubblica che in quella privata; insiste sulle particolari minacce cui devono far fronte le donne impegnate nella difesa dei diritti umani e sulla mancanza di responsabilità per tali atti; prende atto della crescente sofisticazione dei metodi utilizzati per perseguitarle all'interno e all'esterno dei loro paesi, anche attraverso varie forme di repressione transnazionale e relative minacce, anche tramite mezzi finanziari, sorveglianza, intimidazione, molestie digitali e detenzione per motivi politici di dissidenti e attivisti all'estero;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>14.</NO.P>evidenzia che i regimi autocratici e illiberali stanno sempre più sfruttando in modo illecito le normative internazionali in ambito finanziario e di sicurezza informatica, come le leggi contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo o le norme del gruppo di azione finanziaria internazionale, per colpire le voci dissidenti e raccogliere dati sul loro comportamento, anche nel territorio dell'Unione europea;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>15.</NO.P>sottolinea che le persone LGBTIQ+ sono particolarmente vulnerabili nel contesto di guerre e sfollamenti forzati, subendo persecuzioni e violenze; invita la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a garantire che gli aiuti esterni dell'UE includano misure di protezione e salvaguardia in tali situazioni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>16.</NO.P>sottolinea che, durante conflitti e sfollamenti forzati, l'onere dell'assistenza ricade in modo sproporzionato sulle donne e sulle ragazze, limitando il loro accesso all'istruzione, all'occupazione e alla partecipazione politica; chiede che gli aiuti umanitari dell'UE includano misure a sostegno dei prestatori di assistenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>17.</NO.P>ritiene che, sebbene l'uso di tecnologie nuove ed emergenti, come l'intelligenza artificiale (IA), abbia il potenziale per migliorare notevolmente il benessere umano, la loro applicazione senza limiti o discernimento rappresenti anche gravi minacce per la democrazia e i diritti umani, anche alla luce del fatto che tale trasformazione può poggiare su dati distorti e basarsi su algoritmi che spesso rafforzano la discriminazione; condanna il crescente uso improprio e illecito da parte dei regimi autoritari della tecnologia di riconoscimento facciale, della sorveglianza digitale di massa, dei deepfake e delle campagne di disinformazione, della censura dei contenuti online e della soppressione dell'informazione, degli attacchi informatici, delle violazioni dei dati, delle operazioni di influenza online sponsorizzate dallo Stato e del numero crescente di oscuramenti di Internet come potenti strumenti coercitivi; evidenzia che gli oscuramenti di Internet sono spesso utilizzati da regimi autoritari per mettere a tacere la dissidenza politica e contrastare la libertà politica; osserva che, in assenza di solide garanzie minime in materia di diritti umani, le tecnologie in questione rischiano di essere esportate verso sistemi autocratici, facilitando in tal modo anche le violazioni dei diritti umani in altri paesi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>18.</NO.P>condanna l'ondata di opposizione registrata in varie parti del mondo alla parità di genere e ai diritti delle donne e delle persone LGBTIQ+; evidenzia che tali tendenze minacciano i principi fondamentali sanciti dal trattato sull'Unione europea;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>19.</NO.P>condanna con la massima fermezza i crescenti attacchi sferrati nei confronti della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti in tutto il mondo; ribadisce che negare servizi completi e di qualità nel settore della salute sessuale e riproduttiva, compreso l'accesso all'aborto sicuro e legale, costituisce una forma di violenza di genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>20.</NO.P>ribadisce la sua preoccupazione per le violazioni del diritto alla libertà di pensiero, coscienza, religione e credo e per l'aumento dell'intolleranza a livello globale verso gli attori religiosi locali e le comunità religiose; deplora la strumentalizzazione politica delle identità religiose e l'esclusione delle minoranze religiose, anche dalla partecipazione politica, nonché gli attacchi contro siti culturali e storici; sottolinea che la libertà di scegliere la propria religione o il proprio credo è un diritto umano che non può essere punito; condanna, pertanto, l'esistenza e l'attuazione delle cosiddette leggi sull'apostasia e la blasfemia che comportano pene severe, trattamenti degradanti e, in alcuni casi, persino condanne a morte;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>21.</NO.P>condanna la pratica della maternità surrogata a fini commerciali, che può comportare lo sfruttamento riproduttivo e l'uso del corpo delle donne per un ritorno economico o di altro genere, in particolare nel caso di donne particolarmente vulnerabili nei paesi terzi; esorta la Commissione ad adottare misure che contribuiscano ad affrontare la pratica della maternità surrogata a fini commerciali;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING ITALIC="on">Multilateralismo</STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>22.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per la persistente crisi globale nel settore dell'assunzione di responsabilità e sottolinea la lotta in atto per porre fine all'impunità per le violazioni dei diritti umani internazionali fondamentali e del diritto umanitario nei conflitti in tutto il mondo; ribadisce l'essenziale neutralità e il ruolo vitale degli aiuti umanitari in tutte le situazioni di conflitto e di crisi; sottolinea che indebolire e attaccare le organizzazioni multilaterali, tra cui le Nazioni Unite, ha gravi ripercussioni in quanto rischia di promuovere una cultura dell'impunità e di indebolire sia la fiducia nel sistema delle Nazioni Unite che la sua efficacia; invita l'UE a difendere il quadro giuridico internazionale e ad attuare misure solide per garantire il rispetto di tali leggi; esprime profonda preoccupazione per il fatto che il lavoro delle istituzioni multilaterali per i diritti umani e l'ordine multilaterale basato su regole siano soggetti a minacce e attacchi senza precedenti; deplora vivamente che alcuni paesi abbiano deciso di ritirarsi dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e abbiano annunciato che non parteciperanno all'esame periodico universale; condanna i continui tentativi di minare e screditare le Nazioni Unite, il Segretario generale, i relatori speciali e le agenzie, tra cui quelle che consegnano aiuti umanitari, nonché gli attacchi contro le missioni di mantenimento della pace;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>23.</NO.P>ribadisce la necessità che l'UE e i suoi Stati membri parlino con una sola voce in seno alle Nazioni Unite e negli altri consessi multilaterali per affrontare efficacemente le sfide globali per i diritti umani e la democrazia in tali consessi, e che si esprimano con la massima fermezza, in linea con le norme internazionali in materia di diritti umani; sottolinea che l'attuale ordine multilaterale deve integrare pienamente nella sua architettura gli attori globali che pongono l'accento sulla democrazia e i diritti umani, come l'UE; invita pertanto l'UE e gli Stati membri ad adoperarsi per garantire che l'UE abbia un seggio permanente nei consessi multilaterali, in particolare in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, oltre ai seggi esistenti per alcuni Stati membri;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>24.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per i crescenti attacchi contro l'ordine internazionale basato su regole da parte di regimi autoritari, totalitari e illiberali, in particolare attraverso aggressioni non provocate e ingiustificate nei confronti di paesi vicini pacifici nonché attraverso azioni volte a compromettere l'efficace funzionamento degli organismi delle Nazioni Unite, compreso l'uso improprio del potere di veto in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>25.</NO.P>invita gli Stati membri e i paesi che condividono gli stessi principi a elaborare una solida strategia, a intensificare i loro sforzi per contrastare questa preoccupante escalation e a inviare un messaggio di sostegno deciso e unito a tali organizzazioni quando sono attaccate o minacciate; ritiene che sia necessaria una riforma delle Nazioni Unite, dei suoi organi costitutivi e di altre organizzazioni multilaterali per rispondere efficacemente a queste sfide e minacce crescenti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>26.</NO.P>osserva che tale scostamento da un approccio multilaterale all'ordine globale non solo rappresenta una minaccia per l'efficace risoluzione delle crisi attuali, ma rende anche più probabile lo scoppio di nuove crisi; sottolinea che il sistema multilaterale, incentrato sulle Nazioni Unite e su altri consessi multilaterali, rimane il modo più efficace per promuovere gli sforzi a favore della pace e della sicurezza e il rispetto dei diritti umani e per affrontare le sfide globali in modo giusto, sostenibile e basato su principi; plaude al ruolo svolto dalle Nazioni Unite per quanto riguarda la promozione dei diritti umani, la risoluzione dei conflitti e la governance globale, in particolare nelle zone di conflitto;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>27.</NO.P>sottolinea che la crescente inosservanza del diritto internazionale e la politicizzazione dei dibattiti riguardanti le istituzioni giudiziarie internazionali, come la CIG e la CPI, rappresentano una minaccia esistenziale per l'ordine globale basato su regole; esprime profonda preoccupazione per l'inosservanza e la polarizzazione crescenti del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani; deplora le minacce senza precedenti affrontate dalla CIG, in particolare a causa dell'imposizione di sanzioni ai suoi giudici e al suo personale; ricorda che il diritto internazionale e autorità giudiziarie dotate di indipendenza e competenza sono essenziali per difendere la giustizia internazionale, garantire la rendicontabilità e combattere l'impunità, che costituiscono i presupposti necessari per qualsiasi processo di riconciliazione e pace duratura;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>28.</NO.P>sottolinea che tutti gli Stati membri dell'UE, in quanto parti dello Statuto di Roma, hanno l'obbligo giuridico di eseguire i mandati d'arresto della CPI; sottolinea che qualsiasi decisione di ignorare tali obblighi o di ritirarsi dalla CPI viola l'<STRING ITALIC="on">acquis</STRING> dell'UE e compromette l'ordine internazionale basato su regole;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>29.</NO.P>ribadisce il forte sostegno dell'UE alla Corte europea dei diritti dell'uomo; esorta tutti gli Stati firmatari della Convenzione europea dei diritti dell'uomo a rispettare pienamente le sentenze della Corte;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>30.</NO.P>osserva con preoccupazione che alcuni paesi hanno tentato ripetutamente di introdurre in seno al Consiglio dei diritti umani termini e concetti che, in ultima analisi, portano a relativizzare l'assunzione di responsabilità; invita l'UE e gli Stati membri a garantire un'opposizione sistematica a tali formulazioni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>31.</NO.P>esprime profonda preoccupazione in merito alla situazione dei diritti umani nei territori occupati illegalmente, anche nel territorio dell'UE, e nei casi dei conflitti protratti e dei molteplici conflitti congelati e invisibili, e chiede che siano adottate misure efficaci per prevenire gravi violazioni dei diritti umani sul campo;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Valutare gli strumenti dell'UE per promuovere e proteggere i diritti umani e la democrazia nel mondo</STRING></STRING></ACTINIT><ACTINIT><STRING ITALIC="on">Piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2027</STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>32.</NO.P>riconosce che il calendario del piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia è ora allineato al ciclo di bilancio dell'UE, il che dovrebbe contribuire a garantire il finanziamento delle priorità del piano d'azione; ricorda, tuttavia, che la revisione intermedia era priva di chiari parametri di riferimento per la valutazione e pertanto non ha fornito orientamenti chiari per affrontare le carenze; ritiene che non debba essere ulteriormente rinviata una revisione completa del piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia e che si dovrebbe iniziare immediatamente a definire i parametri per un piano migliorato;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>33.</NO.P>insiste sul fatto che il Parlamento deve essere coinvolto attivamente nella preparazione del nuovo piano d'azione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>34.</NO.P>sottolinea il ruolo della diplomazia pubblica, parlamentare e culturale dell'UE nonché delle sue relazioni culturali internazionali nella promozione dei diritti umani e della democrazia e chiede che la divisione Comunicazione e previsioni strategiche del SEAE intensifichi gli sforzi al riguardo, per i quali dovrebbe ricevere risorse adeguate;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING ITALIC="on">Finanziamento dell'azione esterna per i diritti umani e la democrazia – proposta di strumento Europa globale nell'ambito del QFP 2028-2034</STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>35.</NO.P>accoglie con favore gli obiettivi in materia di diritti umani e democrazia in tutti i pilastri dello strumento Europa globale proposto nonché la proposta di aumento dei finanziamenti dell'UE per l'azione esterna, in particolare alla luce dei drastici tagli apportati da altri importanti contributori globali, che hanno conseguenze dirette per le popolazioni più vulnerabili; sottolinea che l'UE non può colmare il divario da sola;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>36.</NO.P>deplora vivamente, tuttavia, la soppressione del programma tematico sui diritti umani e la democrazia quale strumento faro dell'UE per la promozione e la tutela dei diritti umani e della democrazia in tutto il mondo, sottolineando la necessità di integrare in modo uniforme un approccio basato sui diritti umani in tutti gli strumenti dell'azione esterna dell'UE al fine di garantire la coerenza, e deplora altresì l'assenza di un bilancio e di stanziamenti specifici; evidenzia il ruolo del Parlamento nel processo di programmazione dello strumento e invita la Commissione e il SEAE a condividere tempestivamente tutte le informazioni pertinenti affinché il Parlamento possa svolgere il proprio ruolo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>37.</NO.P>sottolinea la necessità di obiettivi percentuali chiari, di linee di bilancio separate e di un monitoraggio trasparente per garantire che i fondi rispondano efficacemente alle sfide globali e sostengano le popolazioni vulnerabili; ribadisce il divieto di assegnare fondi dell'UE ad attività contrarie ai valori fondamentali dell'UE, quali il terrorismo o l'estremismo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>38.</NO.P>deplora l'assenza di condizionalità trasparenti e applicabili in materia di diritti umani e democrazia per la cooperazione con i paesi terzi, che costituirebbero uno strumento efficace per dare concreta attuazione all'impegno dell'UE a favore della promozione dei diritti umani in tutto il mondo;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING ITALIC="on">Rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani</STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>39.</NO.P>continua a considerare il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani una voce essenziale della politica esterna dell'UE in materia di diritti umani, in quanto contribuisce alla sua visibilità e coerenza in stretta cooperazione e coordinamento con tutti gli organi dell'UE;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING ITALIC="on">Inviato speciale per la promozione e la protezione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'Unione europea</STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>40.</NO.P>osserva che il posto di inviato speciale dell'UE per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'UE è rimasto vacante per oltre un anno; sottolinea la necessità di garantire una stretta cooperazione con il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani e il gruppo di lavoro del Consiglio sui diritti umani;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING ITALIC="on">Scambi commerciali e accordi internazionali dell'UE con paesi terzi</STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>41.</NO.P>sottolinea il ruolo cruciale degli accordi internazionali, compresi gli accordi di associazione e commerciali, e di strumenti quali il sistema di preferenze generalizzate (SPG) e l'SPG+ per porre i diritti umani e le norme democratiche al centro delle relazioni dell'UE con i paesi terzi, per incoraggiare e monitorare il rispetto di tali norme e per attuare la condizionalità in materia di diritti umani nella politica esterna dell'UE; ribadisce il suo invito a integrare valutazioni sui diritti umani e includere solide clausole sui diritti umani negli accordi pertinenti tra l'UE e i paesi terzi; sottolinea l'importanza di far fronte alla disuguaglianza di genere e di promuovere i diritti delle donne attraverso tali accordi, anche sostenendo la partecipazione delle donne all'economia e proteggendole dalla discriminazione e dallo sfruttamento;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>42.</NO.P>insiste sul fatto che i diritti dei popoli indigeni, come affermato nella dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, devono essere costantemente rispettati negli accordi dell'UE, nei progetti di sviluppo e nelle attività aziendali che interessano le loro terre o risorse; sottolinea l'importanza del rispetto dei diritti dei popoli indigeni per lo sviluppo sostenibile, l'azione per il clima e la conservazione della biodiversità;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>43.</NO.P>ricorda la responsabilità delle imprese nel garantire che le loro operazioni e catene di approvvigionamento non siano coinvolte in violazioni dei diritti umani; sottolinea la necessità di colmare le lacune giuridiche e normative che potrebbero essere sfruttate dalle imprese a scapito dei diritti umani e dell'ambiente; ribadisce il suo fermo sostegno al gruppo di lavoro intergovernativo aperto delle Nazioni Unite sulle società transnazionali e altre imprese commerciali in materia di diritti umani per quanto riguarda uno strumento giuridicamente vincolante in materia di imprese e diritti umani;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING ITALIC="on">Dialoghi dell'UE in materia di diritti umani</STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>44.</NO.P>osserva che nel 2024 sono stati organizzati 35 dialoghi e consultazioni in materia di diritti umani; ritiene che tali dialoghi continuino a essere uno strumento importante per promuovere i diritti umani e la democrazia, ma si rammarica del fatto che siano considerati spesso strumenti indipendenti piuttosto che un elemento chiave di un impegno costante in materia di diritti umani nelle relazioni con le regioni e i paesi terzi; chiede una partecipazione maggiore e più significativa della società civile nei dialoghi; sottolinea che alle organizzazioni autentiche della società civile non deve essere impedita la partecipazione ai dialoghi sui diritti umani e che qualsiasi dialogo deve includerle senza alcuna limitazione; ritiene che vi sia spazio per rafforzare il ruolo del Parlamento in modo più sistematico nel processo di dialogo; ribadisce la necessità di denunciare i singoli casi, in particolare quelli evidenziati dal Parlamento nelle sue risoluzioni, e di garantire un seguito adeguato; rileva che a tutt'oggi sono numerosi i dialoghi sui diritti umani che non vengono tenuti presso le sedi dell'UE;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING ITALIC="on">Strumenti e mezzi sanzionatori dell'UE, compreso il regime globale di sanzioni in materia di diritti umani (legge Magnitsky)</STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>45.</NO.P>ribadisce il proprio sostegno a favore di un maggiore ricorso al regime globale di sanzioni in materia di diritti umani, unitamente ad altri quadri sanzionatori ad hoc, come strumento politico chiave dell'UE volto a promuovere lo Stato di diritto, la democrazia e i diritti umani, a integrazione di altri strumenti giuridici; invita l'UE e gli Stati membri ad ampliare l'ambito di applicazione del regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani (legge Magnitsky dell'UE), a includervi gli atti di corruzione, come già richiesto più volte dal Parlamento, e a inserire in modo sistematico in un elenco i responsabili delle repressioni transnazionali, incluse quelle nei confronti di comunità della diaspora; ricorda tuttavia i limiti e la lentezza dell'attuale sistema decisionale per l'attivazione di tali strumenti e le lacune nei meccanismi di esecuzione, tali da consentirne l'elusione; chiede nuovamente che sia introdotto il voto a maggioranza qualificata per le decisioni relative al regime globale di sanzioni in materia di diritti umani; chiede un'applicazione paritaria, completa e basata su principi delle sanzioni e invita a contrastare i tentativi di elusione;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING ITALIC="on">Sostegno dell'UE a favore dei difensori dei diritti umani</STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>46.</NO.P>valuta positivamente il fatto che, nel 2024, il meccanismo dell'UE di protezione dei difensori dei diritti umani (finanziato dal programma tematico sui diritti umani e la democrazia dello strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale – Europa globale) abbia sostenuto 10 050 difensori dei diritti umani considerati ad alto rischio, il 51 % dei quali erano donne, e che nello stesso periodo abbia fornito sostegno a oltre 700 giornalisti a rischio in 60 paesi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>47.</NO.P>deplora il fatto che alcuni meccanismi di protezione dei difensori dei diritti umani, come ProtectDefenders, non dispongano delle risorse necessarie a soddisfare le esigenze e invita l'UE e gli Stati membri a rafforzare il sostegno finanziario, garantendo finanziamenti flessibili, accessibili e a lungo termine per consentire ai difensori dei diritti umani di portare avanti il proprio vitale lavoro in un contesto di crescente repressione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>48.</NO.P>sottolinea il ruolo cruciale delle delegazioni dell'UE e delle rappresentanze degli Stati membri per l'attività di osservazione dei processi contro i difensori dei diritti umani perseguitati, le visite a chi è detenuto e il sostegno ai loro familiari e avvocati;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>49.</NO.P>accoglie con favore l'aggiornamento, nel 2024, del manuale per il codice dei visti dell'UE, teso a chiarire agli Stati membri le possibilità di una gestione flessibile dei casi dei difensori dei diritti umani, così da accelerare le domande di visto di soggiorno di breve durata per le persone a rischio;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>50.</NO.P>sottolinea il ruolo prezioso della comunità del Premio Sacharov, anche grazie al programma di borse di studio Sacharov, nel contribuire a una migliore comprensione del fenomeno della repressione contro i difensori dei diritti umani, delle sue varie implicazioni e dei possibili modi per affrontarlo, anche a livello transnazionale; invita a rafforzare ulteriormente la comunità del Premio Sacharov quale piattaforma di esperienza diretta nel monitorare le violazioni, sensibilizzare e mobilitare le reti internazionali;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING ITALIC="on">Azioni dell'UE a livello multilaterale in difesa dell'ordine mondiale basato su regole</STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>51.</NO.P>accoglie con favore gli sforzi dell'UE volti a patrocinare o sostenere le risoluzioni presso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e l'Assemblea generale delle Nazioni Unite; esprime preoccupazione per il fatto che le recenti decisioni di paesi non appartenenti all'UE di ridurre i finanziamenti al Consiglio dei diritti umani e all'intero sistema delle Nazioni Unite abbiano già ripercussioni tangibili sulla loro capacità di svolgere la propria missione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>52.</NO.P>valuta positivamente il fatto che il Consiglio d'Europa sia in prima linea nell'affrontare i problemi e promuovere lo sviluppo di norme e standard globali in diversi settori connessi ai diritti umani, quali violenza di genere, libertà accademica, tutela di avvocati e giornalisti, IA e diritti umani;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>53.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per il fatto che la CPI, i suoi funzionari e i partner che cooperano con essa siano esposti a minacce e attacchi; ribadisce il proprio fermo sostegno alla CIG e alla CPI in quanto organi giudiziari essenziali, indipendenti e imparziali; valuta positivamente la continuità del sostegno finanziario dell'UE alla CPI in un momento particolarmente difficile per la giustizia internazionale; deplora il fatto che non sia ancora stato attivato il regolamento di blocco dell'UE per proteggere la CPI dagli effetti extraterritoriali delle sanzioni;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING ITALIC="on">Approccio Team Europa e sostegno alla democrazia</STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>54.</NO.P>riconosce l'importanza di allineare gli approcci in materia di tutela e promozione dei diritti umani nelle istituzioni e negli organi dell'UE e nelle rappresentanze degli Stati membri impegnati nell'azione esterna, in primo luogo nelle ambasciate degli Stati membri e nelle delegazioni dell'UE nei paesi terzi, ma anche di sfruttare appieno il potenziale del Parlamento; sottolinea che gli approcci flessibili e coordinati dovrebbero rimanere inclusivi per consentire al sistema istituzionale di bilanciamento dei poteri dell'UE di funzionare appieno; evidenzia che il Parlamento svolge un ruolo importante nella difesa dei valori dell'UE e dei diritti umani, ad esempio attraverso la diplomazia parlamentare, i dialoghi interparlamentari e le risoluzioni, la promozione della mediazione e lo stimolo per una cultura del dialogo e del compromesso soprattutto tra i giovani leader politici, nonché l'empowerment delle parlamentari, dei difensori dei diritti umani, dei rappresentanti della società civile e dei media indipendenti; ribadisce l'invito alla Commissione a proseguire e ampliare le attività in tali settori accrescendo il sostegno agli organismi dell'UE; prende atto delle correnti attività in diversi paesi dell'iniziativa Team Europa per la democrazia; ritiene che una collaborazione rafforzata tra il gruppo del Parlamento per il sostegno alla democrazia e il coordinamento elettorale, le pertinenti direzioni generali della Commissione e il SEAE favorirebbe notevolmente le attività di sostegno alla democrazia nei paesi terzi;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Raccomandazioni</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>55.</NO.P>invita l'UE a utilizzare gli strumenti a sua disposizione per contrastare le crescenti sfide per il multilateralismo, così da garantire che l'operato delle istituzioni internazionali continui a essere rispettato; sollecita l'UE e gli Stati membri a incrementare il sostegno a favore delle attività delle Nazioni Unite e di tutte le sue agenzie, a livello sia politico che finanziario, anche nell'ambito della sua riforma, per garantire che sia adeguato allo scopo, a contrastare l'influenza di regimi autoritari e totalitari e ad assicurare il proseguimento del multilateralismo come base della governance globale; invita l'UE a incrementare il proprio sostegno e l'impegno di finanziamento per controbilanciare le pressioni di matrice politica e garantire l'indipendenza delle procedure; ribadisce la necessità che l'Unione europea e gli Stati membri si esprimano con una sola voce nei consessi multilaterali; invita le delegazioni dell'UE a svolgere un ruolo più incisivo nei consessi multilaterali e osserva che, a tale scopo, dovrebbero disporre di risorse adeguate;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>56.</NO.P>invita a sostenere il lavoro del RSUE con maggiori risorse e un migliore coordinamento con le delegazioni dell'UE in tutto il mondo, sottolineando che la scarsa trasparenza e visibilità (ad esempio l'assenza di resoconti pubblici sulle visite nei vari paesi, sul programma di lavoro e sulle priorità, o la mancanza di una pagina web dedicata) possono ostacolare il controllo pubblico e l'obbligo di rendere conto del proprio operato; deplora il fatto che, malgrado i continui appelli, il Parlamento sia stato escluso dal processo di selezione del RSUE e invita a rivedere tale pratica;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>57.</NO.P>invita la Commissione a garantire la nomina tempestiva dell'inviato speciale dell'UE per la libertà di religione o di credo; sottolinea l'importanza di fornire all'inviato speciale continuità, risorse e visibilità sufficienti a promuovere con efficacia la libertà di religione e di credo in tutto il mondo; sottolinea che periodici resoconti al Parlamento europeo rafforzerebbero ulteriormente la trasparenza e la cooperazione in questo ambito;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>58.</NO.P>chiede l'abolizione delle leggi su apostasia e blasfemia; invita l'UE e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per tutelare la libertà di pensiero, coscienza, religione e credo, a sollevare la questione nei consessi delle Nazioni Unite e a consolidare i resoconti in materia delle delegazioni dell'UE; invita la vicepresidente della Commissione / alta rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, il SEAE e la Commissione ad attirare sistematicamente l'attenzione sulla persecuzione delle minoranze religiose nei dialoghi politici e sui diritti umani, nonché a garantire il pieno rispetto della libertà di pensiero, coscienza, religione e credo; invita il Consiglio ad avvalersi del regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani nei confronti di persone e soggetti responsabili di gravi violazioni della libertà di religione e credo; chiede al SEAE di individuare i paesi prioritari per l'azione dell'UE in materia di libertà di religione e credo e di riferire annualmente al Parlamento sui progressi compiuti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>59.</NO.P>esorta tutti gli Stati membri dell'UE, in quanto Stati parte della Carta delle Nazioni Unite, dello Statuto di Roma e della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, a rispettare appieno le sentenze dei tribunali internazionali competenti, inclusa la CEDU; invita l'UE a esortare i paesi terzi, compresi i principali partner e i paesi candidati o potenziali candidati, a diventare Stati parte dello Statuto di Roma; invita l'UE e gli Stati membri a portare avanti e intensificare il sostegno a favore della CPI con i mezzi necessari, tra cui risorse e appoggio politico; esorta tutti gli Stati membri a rispettare e appoggiare le azioni e le decisioni di tutti gli organi della CPI, anche con l'esecuzione dei relativi mandati d'arresto; chiede di proteggere da minacce e attacchi la CPI, i suoi funzionari e coloro che collaborano con essa e, in tal senso, ribadisce l'invito alla Commissione ad attivare con urgenza il regolamento di blocco per proteggere la CPI dalle conseguenze delle sanzioni e consentirle di continuare a operare in piena indipendenza; invita gli Stati membri ad applicare la giurisdizione universale nella lotta all'impunità;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>60.</NO.P>invita la Commissione e il SEAE ad adottare un nuovo piano d'azione per la parità di genere post-2027 che affronti la necessità di un sostegno supplementare a favore della parità di genere e dei diritti delle donne e che si occupi specificamente della violenza di genere e della necessità di un approccio sensibile alla dimensione di genere in materia di aiuti umanitari;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>61.</NO.P>invita l'UE e gli Stati membri a proporre l'inclusione dell'<STRING ITALIC="on">apartheid di genere</STRING> tra i crimini contro l'umanità affinché i responsabili siano chiamati a risponderne; chiede di appoggiare fermamente la definizione di apartheid di genere come proposta dal gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla discriminazione nei confronti delle donne e delle ragazze;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>62.</NO.P>chiede che i civili siano sempre protetti nelle situazioni di conflitto armato e che, ove necessario, siano creati corridoi umanitari per consentire ai civili di fuggire dai conflitti, e condanna fermamente qualsiasi attacco nei loro confronti; chiede una protezione più efficace dei giornalisti e dei difensori dei diritti umani nelle situazioni di conflitto armato; essi sono infatti presi particolarmente di mira per il loro lavoro di documentazione delle violazioni dei diritti umani; sottolinea che le madri e i loro figli sono esposti a un maggiore rischio di fame e malnutrizione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>63.</NO.P>chiede di tenere in considerazione la partecipazione di donne e uomini con disabilità nella progettazione di infrastrutture sicure e accessibili per i processi di ricostruzione che seguono i conflitti armati e le catastrofi naturali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>64.</NO.P>invita la Commissione e il SEAE a fissare chiari indicatori e calendari nel piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia post-2027 per misurare i progressi, rafforzare la coerenza tra azioni interne ed esterne dell'UE, specificare migliori collegamenti tra le priorità indicate nel piano d'azione nonché benchmark più precisi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>65.</NO.P>invita la Commissione e il SEAE a coinvolgere la società civile in modo più inclusivo e a tenere maggiormente conto dei risultati delle consultazioni nello sviluppare e implementare la politica esterna sui diritti umani, comprese le consultazioni con gli attori locali, più prossimi al livello attuativo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>66.</NO.P>chiede che il futuro QFP includa un chiaro bilancio per i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto, con chiari obiettivi per la parità di genere, e che preveda sufficiente sostegno finanziario per lo sviluppo di strutture democratiche e di mezzi di comunicazione liberi, anche nei paesi vicini; sottolinea che occorre proteggere il bilancio dell'UE anche nella dimensione esterna poiché fornisce un'importante leva per ottenere un maggiore rispetto dei diritti umani e delle norme democratiche da parte dei paesi partner; chiede pertanto di introdurre solide clausole esecutive in materia di diritti umani e democrazia nel nuovo strumento Europa globale per il finanziamento dei paesi terzi partner; chiede un quadro di condizionalità operativa che si applichi tra l'altro all'assistenza macrofinanziaria, alle preferenze commerciali e alla facilitazione del rilascio dei visti, con chiari benchmark e meccanismi giuridici esecutivi per garantire la conformità, comprese le clausole di sospensione in caso di persistenti violazioni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>67.</NO.P>ribadisce che i paesi terzi che beneficiano del sostegno dell'UE nell'ambito dei diritti umani, dello Stato di diritto o dello sviluppo della società civile devono creare istituzioni nazionali indipendenti per i diritti umani, ad esempio uffici dei difensori civici, in linea con i principi di Parigi; sottolinea che la presenza di tali istituzioni dovrebbe essere un requisito indispensabile per l'ammissibilità ai finanziamenti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>68.</NO.P>invita i partner istituzionali dell'UE a esplorare nuove vie per migliorare i processi decisionali, compreso il voto a maggioranza qualificata e, qualora siano utilizzati approcci più flessibili come l'approccio Team Europa, ad assicurare che i diritti umani siano sufficientemente garantiti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>69.</NO.P>chiede che i dialoghi sui diritti umani siano rafforzati grazie a chiari benchmark e risultati, in modo che si possano chiaramente delineare e valutare i progressi durante ciascun ciclo di dialogo; chiede una partecipazione sistematica e significativa degli attori della società civile ai dialoghi sui diritti umani e al relativo monitoraggio;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>70.</NO.P>chiede di accrescere la visibilità di tali dialoghi e dei loro esiti, anche con la pubblicazione di comunicati stampa congiunti, e sottolinea che tali dialoghi devono essere orientati ai risultati o basati su chiari benchmark che consentano un monitoraggio efficace, compresa la consultazione ex ante ed ex post di vere organizzazioni della società civile;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>71.</NO.P>invita a rafforzare la collaborazione con il Parlamento nel processo di deliberazione che conduce ai dialoghi; sottolinea inoltre la necessità che l'UE continui ad esercitare pressione affinché i dialoghi si svolgano presso le proprie sedi; ritiene che la società civile e le istituzioni nazionali per i diritti umani debbano avere un chiaro ruolo nel monitorare i progressi compiuti verso il raggiungimento di tali obiettivi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>72.</NO.P>invita l'UE ad adoperarsi per l'istituzione di strumenti europei e internazionali che garantiscano l'accesso alla giustizia e a mezzi di ricorso effettivi per le persone oggetto di violazioni dei diritti umani da parte delle imprese; chiede l'attuazione efficace e completa delle attuali norme dell'UE sul comportamento responsabile delle imprese per quanto riguarda i diritti umani, del lavoro e ambientali, come la normativa dell'UE in materia di dovere di diligenza; sottolinea la necessità di istituire politiche e meccanismi dell'UE in grado di conciliare efficacemente i requisiti della transizione sostenibile con il rispetto dei mezzi di sussistenza delle comunità locali; invita l'UE a promuovere e proteggere le comunità locali e i diritti delle popolazioni indigene nella sua politica estera;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>73.</NO.P>invita l'UE a impegnarsi fermamente a favore dell'attuazione dell'accordo di Parigi e a rafforzare la cooperazione internazionale in materia di clima; sottolinea l'importanza di affrontare le implicazioni dei cambiamenti climatici per la pace e la sicurezza al più alto livello;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>74.</NO.P>invita l'UE a valutare l'efficacia del pacchetto di strumenti volto ad affrontare le campagne di disinformazione contro l'UE, in particolare nei paesi che ricevono una significativa assistenza umanitaria e allo sviluppo dell'UE e nei paesi candidati all'adesione; chiede con urgenza che l'UE sostenga mezzi di comunicazione e informazione affidabili che promuovano la responsabilità delle autorità e sostengano le transizioni democratiche, sottolineando nel contempo la necessità di preservare i principi di pluralismo, trasparenza e indipendenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>75.</NO.P>accoglie con favore la direttiva volta a proteggere giornalisti e difensori dei diritti umani da azioni legali abusive e SLAPP; incoraggia i legislatori dei paesi terzi a elaborare una legislazione con lo stesso obiettivo, nell'ambito di sforzi più ampi per promuovere e proteggere la libertà e il pluralismo dei media; chiede che gli attacchi alla libertà dei media e la persistente e sistematica erosione del diritto all'informazione siano presi in considerazione nel monitoraggio da parte dell'UE del rispetto degli accordi internazionali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>76.</NO.P>sottolinea l'importanza di affrontare la disinformazione di genere e le molestie online nei confronti delle donne attive in politica, nel giornalismo e nella società civile, che mirano a mettere a tacere il dissenso, a compromettere la partecipazione democratica e a diffondere narrazioni anti-UE; sottolinea che tale strumento dovrebbe includere obblighi vincolanti per prevenire, mitigare e porre rimedio alle ripercussioni sui diritti umani specificamente attinenti al genere; chiede contromisure proporzionate ed efficaci nonché migliori strumenti di monitoraggio per prevenire, denunciare e rispondere a tali fenomeni, salvaguardando al contempo i diritti fondamentali e la libertà di espressione; chiede misure di sostegno e di protezione specifiche per garantire la sicurezza delle giornaliste, delle attiviste e delle esponenti politiche online e offline;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>77.</NO.P>invita a promuovere la libertà accademica quale componente chiave di società aperte e democratiche;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>78.</NO.P>invita la Commissione e gli Stati membri a riconoscere la repressione transnazionale come una minaccia specifica per i diritti umani, a istituire sistemi per tracciare, documentare e affrontare tale minaccia, a fornire formazione e risorse alle autorità di contrasto e a garantire che i responsabili, compresi i funzionari e gli agenti di paesi terzi e i facilitatori locali, siano chiamati a rispondere delle loro azioni; sottolinea che le risposte dell'UE dovrebbero integrare tali tendenze negli orientamenti in materia di diritti umani e nella cooperazione internazionale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>79.</NO.P>invita l'UE e i suoi Stati membri a portare avanti e rafforzare il loro sostegno ai difensori dei diritti umani e ad adottare adeguate garanzie normative nell'UE per contrastare la repressione transnazionale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>80.</NO.P>ricorda che la leadership dell'UE nel settore dell'IA e della diplomazia digitale è fondamentale per promuovere modelli in grado di garantire norme elevate in materia di diritti umani e per assicurare la sua pertinenza e resilienza; invita a tale riguardo l'UE a intensificare la diplomazia digitale e in materia di IA, a far rispettare il regolamento sui servizi digitali<FOOTNOTE><FIELD> Regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 ottobre 2022, relativo a un mercato unico dei servizi digitali e che modifica la direttiva 2000/31/CE (regolamento sui servizi digitali) (GU L 277 del 27.10.2022, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2022/2065/oj).</FIELD></FOOTNOTE> e a garantire che le imprese tecnologiche e le piattaforme di social media adempiano agli obblighi in materia di diritti umani e affrontino la repressione transnazionale, anche nei confronti dei difensori dei diritti umani; invita l'UE e i suoi Stati membri a garantire che gli attori che agevolano la repressione digitale transnazionale, in particolare nel settore tecnologico, siano chiamati a rispondere delle loro azioni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>81.</NO.P>ribadisce l'importanza delle missioni di osservazione elettorale dell'UE per la valutazione indipendente e imparziale dei processi elettorali che monitorano, data la crescente ingerenza di alcuni Stati nelle elezioni di altri paesi attraverso tattiche ibride, compreso l'utilizzo dell'IA; invita il SEAE e la Commissione ad analizzare e riferire al Parlamento in merito alle loro iniziative per affrontare le sfide poste dall'IA nei processi elettorali; chiede la protezione degli osservatori elettorali internazionali; chiede che si dia seguito all'adozione e attuazione delle raccomandazioni delle missioni di osservazione elettorale dell'UE nei paesi terzi e che esse siano incluse come componente fondamentale del quadro delle relazioni tra l'Unione e il paese terzo in questione; sottolinea che il contributo del Parlamento a tali missioni, nonché allo sviluppo e al miglioramento della loro metodologia, rappresenta una dimensione essenziale della sua azione esterna; osserva che i paesi si rifiutano sempre più spesso di invitare l'UE a osservare le loro elezioni e invita il SEAE ad affrontare tale situazione; accoglie con favore il lavoro del Fondo europeo per la democrazia e ribadisce la necessità di continuare a rafforzare le sue attività e risorse; chiede un ulteriore sostegno finanziario dell'UE all'organizzazione delle missioni elettorali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>82.</NO.P>chiede di intensificare gli sforzi per garantire la partecipazione pubblica delle minoranze e promuovere una maggiore rappresentanza delle donne e dei giovani nei processi elettorali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>83.</NO.P>ribadisce la sua condanna di tutte le forme di razzismo, intolleranza, antisemitismo, islamofobia, persecuzione dei cristiani, xenofobia e discriminazione sulla base della razza, dell'etnia, della nazionalità, della classe sociale, della disabilità, della casta, della religione, del credo, dell'età, dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere; chiede l'adozione o il rafforzamento dei meccanismi per segnalare comportamenti discriminatori nonché l'accesso a mezzi di ricorso efficaci, per contribuire a porre fine all'impunità di coloro che agiscono in tal modo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>84.</NO.P>deplora il fatto che, sebbene il cristianesimo rimanga ad oggi la religione più perseguitata nel mondo, con oltre 380 milioni di persone colpite, non esista un coordinatore europeo responsabile della lotta contro la cristianofobia, sebbene sia stato nominato un coordinatore per contrastare l'islamofobia;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>85.</NO.P>invita nuovamente il Consiglio ad adottare un mandato ambizioso che consenta all'UE di partecipare ai negoziati in corso su uno strumento giuridicamente vincolante delle Nazioni Unite volto a far sì che le imprese rispondano quanto prima delle loro violazioni dei diritti umani; invita l'UE a garantire che la legislazione nazionale e quella dell'UE siano in linea con le norme internazionali in materia di diritti umani e a rafforzare la collaborazione con altre regioni e organizzazioni globali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>86.</NO.P>chiede l'attuazione sistematica di valutazioni ex ante ed ex post sui diritti umani come pure l'inclusione di solide clausole applicabili sui diritti umani negli accordi tra l'UE e i paesi terzi, sulla base di una chiara serie di parametri di riferimento e di procedure da seguire in caso di violazioni; invita la Commissione e il SEAE a garantire il monitoraggio attivo e l'effettiva applicazione delle clausole sui diritti umani contenute negli accordi internazionali in vigore, anche attraverso l'eventuale sospensione di tali accordi, e a migliorare la loro comunicazione con il Parlamento riguardo alle considerazioni e decisioni relative a tale applicazione; ribadisce che, in caso di persistenti violazioni delle clausole sui diritti umani da parte dei suoi paesi partner, tra cui quelle incluse nel sistema SPG+, l'UE dovrebbe reagire tempestivamente e con decisione, anche sospendendo gli accordi in questione qualora altre opzioni si rivelino inefficaci;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>87.</NO.P>chiede la creazione di un portale per la gestione dei reclami, nel quadro degli strumenti commerciali e finanziari dell'UE, eventualmente tramite l'adattamento dello sportello unico della Commissione, per consentire la presentazione di reclami relativi al mancato rispetto delle clausole sui diritti umani; sottolinea che tale portale dovrebbe essere accessibile, di facile utilizzo per i cittadini e trasparente e che dovrebbe essere aperto ai cittadini dei paesi terzi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>88.</NO.P>incoraggia l'attento monitoraggio e valutazione della capacità delle delegazioni dell'UE onde garantire che dispongano tutte di un punto di contatto designato per i casi di violazioni dei diritti umani, con risorse sufficienti per consentire una risposta efficace e tempestiva; raccomanda altresì che il personale delle delegazioni dell'UE riceva formazioni periodiche in merito agli attuali orientamenti dell'UE relativi a questioni specifiche in materia di diritti umani; chiede che le ambasciate degli Stati membri si impegnino in modo più deciso nella difesa e nella promozione dei diritti umani nei paesi terzi, sostenendo attivamente il ruolo delle delegazioni dell'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>89.</NO.P>sottolinea che in molte regioni del mondo le micro, piccole e medie imprese (MPMI) sono spesso la forza trainante delle economie locali e che a gestirle è un numero crescente di donne; mette in evidenza che le MPMI rappresentano il 90 % delle imprese, il 60-70 % dell'occupazione e il 50 % del prodotto interno lordo mondiale; sottolinea l'importanza delle MPMI per il loro contributo all'Agenda 2030 e al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare quelli relativi all'eliminazione della povertà e a condizioni di lavoro dignitose per tutti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>90.</NO.P>ribadisce l'invito a dare priorità alla lotta contro la corruzione in quanto fattore che consente gli attacchi contro i diritti umani e la democrazia; esorta il Consiglio ad adottare finalmente un regime di sanzioni anticorruzione, che rientra tra le priorità di lunga data del Parlamento;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>91.</NO.P>invita l'UE a intensificare l'impegno diplomatico con i paesi che continuano ad applicare la pena di morte, che è incompatibile con il diritto alla vita e con il divieto di tortura, incoraggiando il dialogo e la cooperazione riguardo alle questioni dei diritti umani e fornendo sostegno allo sviluppo di riforme giudiziarie che potrebbero portare alla sua abolizione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>92.</NO.P>invita l'UE ad aggiornare l'ambito di applicazione del regolamento contro la tortura<FOOTNOTE><FIELD> Regolamento (UE) 2019/125 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 gennaio 2019, relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti (GU L 30 del 31.1.2019, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2019/125/oj).</FIELD></FOOTNOTE> per rispecchiare i cambiamenti nel mercato internazionale delle attrezzature di sicurezza e nell'uso e abuso delle attrezzature utilizzate a fini repressivi, nonché le sfide emergenti, in particolare la tortura extra detentiva e i maltrattamenti durante la repressione di proteste pacifiche; invita l'UE a promuovere il rispetto della Convenzione di Ginevra relativa ai prigionieri di guerra;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>93.</NO.P>chiede di rafforzare le iniziative dell'UE volte a combattere la tratta di esseri umani, concentrandosi sull'identificazione precoce, sulla protezione incentrata sulle vittime (compresi i minori) e sulla perturbazione finanziaria delle reti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>94.</NO.P>sottolinea che, per sfruttare appieno il potenziale degli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, è necessario provvedere alla loro completa attuazione e alla loro revisione globale per affrontare il crescente livello di sofisticazione nelle persecuzioni e nelle molestie ai danni dei difensori dei diritti umani, comprese le minacce digitali e la repressione transnazionale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>95.</NO.P>invita a fare ampio ricorso al regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani ("legge Magnitsky") per sanzionare i responsabili di persecuzioni o vessazioni ai danni dei difensori dei diritti umani, compresi i difensori dei diritti ambientali e fondiari;</P></ACTION><SEPARATION><P>°</P><P>°	°</P></SEPARATION><ACTION><P><NO.P>96.</NO.P>incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla vicepresidente della Commissione / alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente dell'80<STRING SUPERSCRIPT="on">a</STRING> sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, al Presidente del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e ai capi delegazione dell'Unione europea.</P></ACTION></ACTLST></DISPOSITIF></TEXT></RESOL></TXTLST></SDOCTA>