<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><SDOCTA xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" STATUS="DEF1" xsi:noNamespaceSchemaLocation="TA.xsd"><IDENT><STRING BOLD="on">P10_TA(2026)0053</STRING></IDENT><TI><STRING BOLD="on">La situazione nel nord-est della Siria, le violenze contro i civili e la necessità di mantenere un cessate il fuoco duraturo</STRING></TI><HIDDEN><STRING HIDDEN="on" ITALIC="on">(B10-0114, 0115, 0136, 0137, 0138 e 0139/2026)</STRING></HIDDEN><TXTLST><RESOL><TI><STRING BOLD="on">Risoluzione del Parlamento europeo del 12 febbraio 2026 sulla situazione nel nord-est della Siria, le violenze contro i civili e la necessità di mantenere un cessate il fuoco duraturo (2026/2602(RSP))</STRING></TI><TEXT><PREAMBLE><PRINIT><STRING ITALIC="on">Il Parlamento europeo,</STRING></PRINIT><GRVISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la risoluzione 2254 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 18 dicembre 2015, sulla situazione in Siria,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti le convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le dichiarazioni del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sulla situazione in Siria,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'articolo 136, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,</P></VISA></GRVISA><GRCONS><CONS><P><NO.P>A.</NO.P>considerando che i ripetuti episodi di violenza in diverse regioni della Siria, i tentativi di destabilizzazione da parte dei partigiani di Bashar al-Assad e delle forze di Daesh, nonché il numero complessivamente elevato di armi in circolazione creano una situazione di sicurezza frammentata e instabile nel paese, che potrebbe compromettere le prospettive di una transizione politica stabile e inclusiva, guidata dalla Siria; che, sebbene l'Iran e la Russia influiscano in misura ridotta sulla situazione attuale, altri attori, come Israele e la Turchia, si servono tuttora della Siria come teatro delle loro rivalità indirette;</P></CONS><CONS><P><NO.P>B.</NO.P>considerando che il programma delle autorità siriane volto a centralizzare il paese non coincide con l'autonomia sviluppatasi nel nord-est della Siria; che le autorità siriane hanno avviato negoziati politici parallelamente alle azioni militari per conseguire i loro obiettivi; che le operazioni militari che interessano il nord-est della Siria sono state condotte con il coinvolgimento, il sostegno o l'approvazione, diretti o indiretti, di attori esterni, tra cui la Turchia; che il 6 gennaio 2026 le autorità siriane hanno lanciato un'offensiva ad Aleppo e nelle zone limitrofe, che ha causato vittime e provocato lo sfollamento di 148 000 civili, danni alle infrastrutture e un ulteriore deterioramento delle condizioni umanitarie; che tale offensiva è stata in seguito estesa ai governatorati di Raqqa, Al-Hasakah e Deir Ezzor, nel nord-est della Siria, e in particolare alla regione circostante Kobane e Qamishli, il che ha messo a dura prova il nord-est della Siria, determinando conseguenze dirette per la sicurezza della popolazione civile, la situazione umanitaria e la stabilità regionale;</P></CONS><CONS><P><NO.P>C.</NO.P>considerando che le Forze democratiche siriane (SDF) accusano le forze governative siriane di aver preso possesso dei giacimenti petroliferi e della diga di Tabqa, nonché di aver effettuato bombardamenti nei pressi della diga di Tishrin; che le forze governative accusano le SDF di aver colpito edifici civili, come l'ospedale Khaled Fajr di Aleppo, e di essere responsabili delle interruzioni dell'approvvigionamento idrico; che Daesh si era reso responsabile di gravi distruzioni nella regione già prima della sua sconfitta;</P></CONS><CONS><P><NO.P>D.</NO.P>considerando che decine di civili sono state uccise nei recenti combattimenti tra l'esercito siriano, le milizie ad esso affiliate e le SDF; che tali scontri hanno avuto gravi ripercussioni umanitarie per la popolazione colpita nel nord-est della Siria a causa dei ripetuti attacchi contro infrastrutture civili essenziali, tra cui impianti di approvvigionamento idrico, reti elettriche e servizi sanitari, che hanno privato circa 400 000 persone di elettricità, acqua, alimenti e assistenza medica, e hanno messo in pericolo oltre 250 000 persone nella sola città di Kobane, a maggioranza curda; che, secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, oltre 170 000 persone sono sfollate all'interno del paese nei governatorati di Aleppo, Al-Hasakah e Raqqa, con grandi concentrazioni a Qamishli e Al-Malikiyyeh; che tale sfollamento di massa comporta un onere sproporzionato per le comunità ospitanti e i servizi pubblici; che la popolazione sfollata è costituita prevalentemente da donne, ragazze e ragazzi, la cui incolumità è a rischio in misura sproporzionata;</P></CONS><CONS><P><NO.P>E.</NO.P>considerando che le condizioni invernali non hanno fatto che aggravare le sofferenze e comportano, in particolare per i minori e altri gruppi vulnerabili, una maggiore necessità di alloggi che offrano riparo dalle intemperie, aiuti alimentari, accesso all'acqua potabile, assistenza sanitaria e servizi di protezione; che le infrastrutture gravemente danneggiate, la presenza di pericoli di esplosione e le costanti preoccupazioni in materia di sicurezza continuano a limitare l'accesso umanitario; che la recente apertura di due corridoi umanitari agevola la circolazione dell'assistenza umanitaria e dei civili nelle zone colpite;</P></CONS><CONS><P><NO.P>F.</NO.P>considerando che organizzazioni internazionali hanno documentato esecuzioni sommarie, casi di vilipendio di cadaveri e profanazione di tombe, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie e ostacoli all'accesso umanitario durante gli scontri, atti che possono costituire gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani; che soprattutto la comunità curda – e, al suo interno, le donne, i minori e altri gruppi vulnerabili – è stata colpita in modo sproporzionato; che le donne impegnate nella difesa dei diritti umani, le donne alla guida delle comunità locali e le donne che combattono si trovano ad affrontare maggiori rischi di minacce, rapimenti, maltrattamenti e violenza di genere; che tali atti devono essere oggetto di indagini tempestive, indipendenti ed efficaci;</P></CONS><CONS><P><NO.P>G.</NO.P>considerando che gli Stati Uniti, la Francia e le autorità della regione autonoma del Kurdistan iracheno hanno svolto un importante ruolo diplomatico nei successivi tentativi tesi a facilitare il dialogo e a raggiungere accordi tra Damasco e le SDF, allo scopo di evitare l'escalation e preservare la stabilità nel nord-est della Siria;</P></CONS><CONS><P><NO.P>H.</NO.P>considerando che il 16 gennaio 2026 il presidente al-Sharaa ha emanato il decreto n. 13, che concede la cittadinanza siriana ai residenti di origine curda, compresi gli apolidi, un atto che rappresenta il primo riconoscimento formale dei diritti nazionali dei curdi da quando la Siria ha ottenuto l'indipendenza nel 1946; che il decreto mira a garantire pari diritti e doveri, a riconoscere la lingua curda come lingua nazionale e a vietare la discriminazione o l'istigazione alla discriminazione per motivi etnici o linguistici;</P></CONS><CONS><P><NO.P>I.</NO.P>considerando che il 30 gennaio 2026 è stato annunciato un accordo tra le autorità siriane e l'alleanza delle milizie delle SDF; che l'accordo mira a stabilizzare un fragile cessate il fuoco, a integrare gradualmente le forze militari e di sicurezza interna delle SDF nel ministero della Difesa e nel ministero dell'Interno di transizione, compreso il ritiro dalle linee del fronte, nonché a garantire i diritti civili e il diritto all'istruzione delle comunità curde; che, in virtù di tale accordo, le SDF trasferiranno al governo siriano il controllo delle carceri, nonché dei giacimenti di petrolio e gas;</P></CONS><CONS><P><NO.P>J.</NO.P>considerando che la comunità internazionale ha in gran parte trasferito alle autorità guidate dai curdi la responsabilità di sorvegliare i detenuti di Daesh e i relativi campi, senza istituire un quadro internazionale sostenibile o piani di emergenza; che i combattenti curdi, comprese le donne, hanno svolto un ruolo decisivo e riconosciuto a livello internazionale, in alleanza con la coalizione globale contro Daesh, contribuendo in tal modo direttamente alla sicurezza della regione, dell'Europa e della comunità internazionale; che l'instabilità nel nord-est della Siria compromette gravemente la lotta contro Daesh; che i recenti combattimenti hanno creato un clima di incertezza che ha consentito a centinaia di detenuti di Daesh di fuggire; che il numero esatto di fuggitivi rimane incerto; che solo alcuni di essi sono stati successivamente ricatturati; che i centri di detenzione sono attualmente sorvegliati dalle autorità siriane o dalle SDF; che tale situazione poco chiara rappresenta un rischio per la sicurezza della Siria, della regione e dell'Europa; che il graduale trasferimento dei detenuti di Daesh in Iraq non fa che spostare il problema, che non ha alcuna prospettiva di soluzione sostenibile e assoggetta l'Europa a nuove forme di dipendenza dalle capacità e dalla volontà politica di paesi terzi; che tra i detenuti continuano a esservi cittadini dell'UE; che anche la situazione delle donne e dei bambini nei campi di Al-Hol e Al-Roj rimane irrisolta, in un quadro caratterizzato da un deterioramento del contesto di sicurezza e dal persistere di gravi esigenze umanitarie; che l'amministrazione statunitense ha annunciato l'intenzione di porre fine all'operazione Inherent Resolve e di ritirare le truppe statunitensi che combattono contro Daesh in Iraq e in Siria;</P></CONS><CONS><P><NO.P>K.</NO.P>considerando che nel nord-est della Siria coesistono la comunità curda e quella araba, entrambe esposte da anni alla violenza, all'insicurezza, agli sfollamenti forzati e alla violazione dei loro diritti fondamentali a causa delle atrocità commesse da Daesh; che Daesh ha minacciato non solo la popolazione curda, ma anche gli yazidi, che sono stati vittime di un genocidio; che anche le donne sono state colpite in modo sproporzionato e particolarmente esecrabile;</P></CONS><CONS><P><NO.P>L.</NO.P>considerando che l'UE rimane uno dei maggiori donatori di aiuti umanitari alla popolazione siriana ed è pronta a sostenere gli sforzi di ripresa rapida, ricostruzione e consolidamento dello Stato in modo graduale, condizionato e reversibile, nel rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani; che, nel gennaio 2026, la Presidente della Commissione e il Presidente del Consiglio europeo si sono recati in Siria e hanno annunciato un nuovo partenariato politico volto a sostenere una transizione pacifica e inclusiva e la riconciliazione nel paese, unitamente a un pacchetto globale di aiuti finanziari pari a circa 620 milioni di EUR per il 2026 e il 2027; che, da allora, la Commissione ha annunciato la mobilitazione di 150 milioni di EUR dalla riserva finanziaria dell'UE per la Siria nel corso dei prossimi due anni al fine di sostenere la transizione politica, la ripresa socioeconomica, la creazione di posti di lavoro e lo sviluppo di capacità;</P></CONS><CONS><P><NO.P>M.</NO.P>considerando che l'UE ha adottato importanti misure per allentare le restrizioni economiche imposte alla Siria, tra cui la sospensione o la revoca di determinate sanzioni che colpiscono settori economici chiave;</P></CONS><CONS><P><NO.P>N.</NO.P>considerando che qualsiasi assistenza dell'UE allo sviluppo, alla ricostruzione o alla stabilizzazione deve rimanere strettamente subordinata a progressi tangibili e verificabili in materia di protezione dei civili, rispetto degli accordi per il cessate il fuoco, diritti umani e protezione di tutte le componenti della società siriana;</P></CONS></GRCONS></PREAMBLE><DISPOSITIF><ACTLST><ACTION><P><NO.P>1.</NO.P>condanna fermamente tutti gli atti di violenza contro i civili, comprese le esecuzioni extragiudiziali, le sparizioni forzate, le detenzioni arbitrarie, gli sfollamenti forzati e i danni alle infrastrutture civili; sottolinea che tali atti possono costituire gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e, in determinate circostanze, crimini di guerra; esprime preoccupazione per le segnalazioni attendibili provenienti dalle Nazioni Unite, da organizzazioni non governative internazionali e da organizzazioni umanitarie relative a violazioni dei diritti umani perpetrate nelle ultime settimane, in particolare nei confronti della popolazione curda, tra cui diversi episodi di profanazione di cadaveri, sia di uomini che di donne, di vandalismo contro luoghi di sepoltura, nonché il presunto uso in zone civili di munizioni non guidate; chiede una rapida indagine sui crimini denunciati contro i civili, commessi sia dalle forze governative che dalle milizie; invita le autorità siriane a fornire un accesso pieno e trasparente a tutti gli organi competenti delle Nazioni Unite, compresa la commissione d'inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sulla Repubblica araba siriana;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>2.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione umanitaria nel nord-est della Siria, nelle zone urbane a maggioranza curda, tra cui Kobane, Manbij e Qamishli, che hanno subito ripetute interruzioni dei servizi essenziali e danni alle infrastrutture civili, nonché sfollamenti di massa, insicurezza alimentare e accesso limitato all'assistenza sanitaria, all'acqua e ai servizi igienico-sanitari; evidenzia la situazione a Kobane, città sotto assedio dove i civili stanno soffrendo; chiede corridoi umanitari permanenti e sicuri per tutte le zone assediate e colpite del nord-est della Siria, compresa Kobane; chiede che alle organizzazioni umanitarie internazionali della società civile sia concesso un accesso indiscriminato alle zone bisognose; invita l'UE e i suoi Stati membri a rafforzare l'assistenza umanitaria e il sostegno psicosociale alle regioni colpite, anche a favore delle donne e delle ragazze, nonché la protezione delle donne impegnate nella difesa dei diritti umani e delle organizzazioni della società civile guidate da donne in tutta la Siria;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>3.</NO.P>accoglie con favore il recente accordo concluso tra le SDF e il governo di transizione siriano; ribadisce il suo costante e fermo sostegno al cessate il fuoco e al riconoscimento dei diritti civili e dei diritti all'istruzione dei curdi; invita tutte le parti ad astenersi da qualsiasi azione che possa portare a una nuova escalation di violenza, a rispettare gli accordi per il cessate il fuoco esistenti e a sostenere i meccanismi volti a monitorare e mantenere gli impegni di cessate il fuoco;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>4.</NO.P>invita tutti gli attori regionali, compresa la Turchia, ad astenersi da qualsiasi azione militare o sostegno ai gruppi armati che rischi di compromettere il cessate il fuoco, la protezione dei civili e le prospettive di una soluzione inclusiva; denuncia i continui interventi militari e le continue aggressioni da parte della Turchia nel nord-est della Siria, anche con attacchi mortali contro civili e infrastrutture civili in città e province a maggioranza curda lungo la frontiera tra i due paesi; esorta il governo turco a porre immediatamente fine al suo coinvolgimento militare nel nord-est della Siria e a permettere lo svolgimento di negoziati per una soluzione pacifica tra il governo di transizione siriano e le SDF; invita la Commissione, il SEAE e gli Stati membri ad affrontare il coinvolgimento turco in Siria nell'ambito di scambi bilaterali con il governo turco; sottolinea che qualsiasi accordo in materia di sicurezza deve essere conforme al diritto internazionale e rispettare l'integrità territoriale della Siria, e non deve comportare sfollamenti forzati o operazioni di ingegneria demografica;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>5.</NO.P>ribadisce che la stabilità nel nord-est della Siria è di rilevanza cruciale per la riuscita di una transizione politica globale, inclusiva e giusta in Siria; invita le autorità siriane a garantire la protezione e i diritti fondamentali delle comunità etniche e religiose della Siria, tra cui arabi, curdi, sunniti, sciiti, alawiti, cristiani, drusi e yazidi; insiste sul fatto che la protezione della diversità etnica e religiosa della Siria, compresi il pieno riconoscimento della comunità curda, la sua partecipazione politica e la parità dei suoi diritti, è essenziale per salvaguardare la pace civile e garantire una Siria stabile e inclusiva; invita il governo di transizione siriano a sancire tali diritti nella Costituzione siriana, rispettando nel contempo il principio fondamentale dell'integrità territoriale della Siria;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>6.</NO.P>deplora che la comunità internazionale abbia in gran parte delegato alle autorità guidate dai curdi la responsabilità di garantire la sicurezza dei detenuti di Daesh e dei relativi campi, senza fornire adeguate garanzie politiche, finanziarie e di sicurezza, né piani di emergenza; mette in guardia contro le prospettive negative in materia di sicurezza derivanti dall'incertezza circa la futura responsabilità amministrativa dei campi e dei centri di detenzione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>7.</NO.P>esprime profonda preoccupazione, in particolare, per il rischio rappresentato dall'elevato numero di combattenti e affiliati di Daesh che sono fuggiti dai campi e dai centri di detenzione nel nord-est della Siria; avverte che il graduale spostamento del problema dei detenuti di Daesh in Iraq rischia di creare nuove forme di incertezza e dipendenza dalle capacità e dalla volontà politica di paesi terzi; sottolinea inoltre che qualsiasi trasferimento o rilascio di combattenti e sospetti affiliati adulti di Daesh all'interno della Siria o in paesi terzi, compresi l'Iraq e la Turchia, deve rimanere soggetto a disposizioni efficaci in materia di custodia, monitoraggio e condivisione delle informazioni, anche in caso di trasferimenti transfrontalieri, al fine di evitare fughe o movimenti non monitorati, e che l'assunzione di responsabilità deve essere garantita attraverso la conservazione delle prove e azioni penali, in linea con le norme internazionali e le garanzie di un processo equo; avverte che i trasferimenti e i rimpatri non accompagnati da garanzie efficaci e da un seguito giudiziario costituirebbero un rischio per la sicurezza della Siria, dell'intera regione e dell'Europa; invita la coalizione internazionale, compresi gli Stati Uniti, ad adottare senza ritardo tutte le misure necessarie per attenuare tale rischio per la sicurezza e invita l'UE a fornire il sostegno necessario a tal fine;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>8.</NO.P>sottolinea che la continua presenza di cittadini dell'UE tra i detenuti di Daesh colloca una responsabilità diretta a carico degli Stati membri e che la questione, se non affrontata, comprometterà la sicurezza sia regionale che europea;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>9.</NO.P>prende atto della conferenza internazionale della coalizione globale contro Daesh che si è tenuta a Riyad, che riunisce i pertinenti attori internazionali e regionali con l'obiettivo di affrontare la situazione della sicurezza nel nord-est della Siria; deplora l'annuncio dell'amministrazione statunitense secondo cui porrà fine all'operazione Inherent Resolve e ritirerà le truppe statunitensi dalla Siria e dall'Iraq; invita l'UE, gli Stati membri e i paesi che condividono gli stessi principi a intensificare gli sforzi per combattere qualsiasi recrudescenza di Daesh, che minaccerebbe la sicurezza della Siria, della regione e dell'Europa; accoglie con favore il rinnovato impegno del governo siriano nella lotta al terrorismo nel quadro della coalizione globale contro Daesh, ed esorta le autorità a perseguire un coordinamento e una cooperazione stretti in ambito militare e di intelligence con partner internazionali; esorta gli Stati membri a intensificare la raccolta di informazioni relative alle attività di Daesh in Siria e nel Levante in senso lato e ad assistere le autorità siriane nei loro sforzi per smantellare le reti esistenti e impedire il raggruppamento dei combattenti; invita l'UE e i suoi Stati membri a intraprendere azioni concrete per garantire la gestione a lungo termine dei detenuti e dei campi di Daesh;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>10.</NO.P>invita nuovamente gli Stati membri a rimpatriare tutti i loro cittadini, in particolare i minori, dai campi di Al-Hol e Al-Roj e a consegnare gli adulti alla giustizia con processi equi; sottolinea che una solida valutazione dei rischi e il sostegno alla reintegrazione sono elementi importanti di qualsiasi processo di rimpatrio; invita il governo siriano a fare tutto il possibile per garantire un controllo efficace ed efficiente sui campi e ad astenersi da qualsiasi azione che possa incoraggiare i restanti combattenti di Daesh; evidenzia la necessità di una maggiore protezione delle donne, compresi un accesso umanitario sicuro e servizi sensibili alla dimensione di genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>11.</NO.P>ricorda il contributo decisivo delle forze curde nella lotta contro Daesh, compreso il ruolo delle donne combattenti, e plaude alla loro eccellente cooperazione con la coalizione internazionale nella lotta dell'UE contro il terrore seminato da Daesh e la minaccia che lo stesso rappresenta per l'Europa, i suoi cittadini e le sue capitali; ricorda e plaude al coraggio e alla determinazione delle innumerevoli donne curde che hanno coraggiosamente guidato la lotta contro Daesh, da cui sono state costrette a subire brutalità inimmaginabili; invita le autorità siriane a indagare sugli atroci crimini perpetrati da Daesh, in particolare contro la comunità yazida; sottolinea che una stabilità duratura in Siria richiede il riconoscimento dei sacrifici compiuti dalla comunità curda, delle loro legittime preoccupazioni in materia di sicurezza e della loro rappresentanza politica, comprese garanzie per i diritti delle donne e la loro partecipazione significativa alla vita pubblica;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>12.</NO.P>esorta le autorità siriane a intensificare gli sforzi per includere tutte le componenti della società siriana nel processo decisionale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>13.</NO.P>invita il SEAE e gli Stati membri a intensificare gli sforzi diplomatici volti ad allentare le tensioni, proteggere i civili e creare un clima di fiducia in Siria e nella regione nord-orientale del paese;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>14.</NO.P>ricorda il ruolo dell'UE come uno dei maggiori donatori di aiuti umanitari alla popolazione siriana; accoglie con favore il pacchetto di sostegno finanziario della Commissione di circa 620 milioni di EUR per il 2026 e il 2027 e invita l'UE e i suoi Stati membri a continuare a fornire assistenza umanitaria e sostegno alla ripresa rapida nel nord-est della Siria, prestando particolare attenzione alla protezione dei civili, alla resilienza delle comunità locali e al sostegno alla società civile siriana, alle organizzazioni indipendenti per i diritti umani e alle iniziative locali di costruzione della pace; sottolinea l'importanza di finanziamenti umanitari prevedibili e pluriennali a favore della Siria al fine di garantire la continuità dell'assistenza vitale e consentire attività di ripresa rapida; sottolinea l'importanza di applicare un approccio basato sul nesso tra azione umanitaria, sviluppo e pace in Siria; ribadisce che il sostegno dell'UE e la sospensione delle sanzioni sono condizionati e reversibili;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>15.</NO.P>invita la Commissione ad adottare una strategia a sé stante sulla Siria e a provvedere affinché la società civile siriana e le comunità della diaspora siano consultate in modo significativo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>16.</NO.P>sottolinea che qualsiasi impegno con le autorità siriane deve rimanere subordinato a progressi tangibili e verificabili in materia di protezione dei civili, nonché al rispetto degli accordi per il cessate il fuoco, dei diritti umani e dei diritti delle minoranze;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>17.</NO.P>incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla vicepresidente della Commissione / alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alle Nazioni Unite e agli attori siriani e regionali pertinenti, e chiede che la presente risoluzione sia tradotta in arabo e in curdo.</P></ACTION></ACTLST></DISPOSITIF></TEXT></RESOL></TXTLST></SDOCTA>