<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><SDOCTA xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" STATUS="DEF1" xsi:noNamespaceSchemaLocation="TA.xsd"><IDENT><STRING BOLD="on">P10_TA(2026)0190</STRING></IDENT><TI><STRING BOLD="on">Progredire verso una società dell'assistenza: colmare il divario di genere nell'assistenza</STRING></TI><HIDDEN><STRING HIDDEN="on" ITALIC="on">(A10-0083/2026 - Relatrici: Eleonora Meleti, Rosa Estaràs Ferragut)</STRING></HIDDEN><TXTLST><RESOL><TI><STRING BOLD="on">Risoluzione del Parlamento europeo del 21 maggio 2026 "Progredire verso una società dell'assistenza: colmare il divario di genere nell'assistenza" (2025/2039(INI))</STRING></TI><TEXT><PREAMBLE><PRINIT><STRING ITALIC="on">Il Parlamento europeo,</STRING></PRINIT><GRVISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 2,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 8, 19, 153 e 157,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il decennio dell'invecchiamento in buona salute delle Nazioni Unite<FOOTNOTE><FIELD> Organizzazione mondiale della sanità, "WHO work on the UN Decade of Healthy Ageing (2021-2030)" (Lavoro dell'OMS sul decennio dell'invecchiamento in buona salute).</FIELD></FOOTNOTE> guidato dall'Organizzazione mondiale della sanità, in particolare i suoi "fattori abilitanti" relativi alla prestazione di assistenza integrata e all'accesso all'assistenza a lungo termine,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il pilastro europeo dei diritti sociali, in particolare i suoi principi in materia di parità di genere, equilibrio tra vita professionale e vita privata, assistenza all'infanzia e sostegno ai minori, inclusione delle persone con disabilità, una comunità di responsabilità condivise e diritto all'assistenza a lungo termine nonché il piano d'azione per stimolare l'economia sociale e creare posti di lavoro della Commissione,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione del 5 marzo 2020,  dal titolo "Un'Unione dell'uguaglianza: la strategia per la parità di genere 2020-2025" (COM(2020)0152) e la dichiarazione di principi per una società paritaria sotto il profilo del genere della Commissione,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2021, dal titolo "Un'Unione dell'uguaglianza: strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030" (COM(2021)0101),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e la ratifica di tale convenzione da parte dell'UE,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la comunicazione della Commissione del 7 settembre 2022 sulla strategia europea per l'assistenza (COM(2022)0440), la raccomandazione del Consiglio dell'8 dicembre 2022 in materia di educazione e cura della prima infanzia: obiettivi di Barcellona per il 2030<FOOTNOTE><FIELD> GU C 484 del 20.12.2022, pag. 1.</FIELD></FOOTNOTE> e la raccomandazione del Consiglio dell'8 dicembre 2022 relativa all'accesso a un'assistenza a lungo termine di alta qualità e a prezzi accessibili<FOOTNOTE><FIELD> GU C 476 del 15.12.2022, pag. 1.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti il piano d'azione sul pilastro europeo dei diritti sociali, gli obiettivi principali per il 2030 e il quadro di valutazione della situazione sociale dell'UE,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego<FOOTNOTE><FIELD> GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2006/54/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la direttiva (UE) 2019/1158 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza e che abroga la direttiva 2010/18/UE del Consiglio<FOOTNOTE><FIELD> GU L 188 del 12.7.2019, pag. 79, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2019/1158/oj.</FIELD></FOOTNOTE> ("direttiva sull'equilibrio tra attività professionale e vita familiare"),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2021 sulla strategia dell'UE per la parità di genere<FOOTNOTE><FIELD> GU C 456 del 10.11.2021, pag. 208.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 5 luglio 2022 dal titolo "Verso un'azione comune europea in materia di assistenza e cura"<FOOTNOTE><FIELD> GU C 47 del 7.2.2023, pag. 30.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il piano europeo di lotta contro il cancro (COM(2021)0044),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2022 su rafforzare l'Europa nella lotta contro il cancro – Verso una strategia globale e coordinata<FOOTNOTE><FIELD> GU C 342 del 6.9.2022, pag. 109.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la direttiva (UE) 2022/2041 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 ottobre 2022, relativa a salari minimi adeguati nell'Unione europea<FOOTNOTE><FIELD> GU L 275 del 25.10.2022, pag. 33, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2022/2041/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione di Mario Draghi del 9 settembre 2024 dal titolo "The future of European competitiveness" (Il futuro della competitività europea),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 maggio 2023, volta a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione<FOOTNOTE><FIELD> GU L 132 del 17.5.2023, pag. 21, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2023/970/oj.</FIELD></FOOTNOTE> (direttiva sulla trasparenza retributiva),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un bacino di talenti dell'UE, presentata dalla Commissione il 15 novembre 2023 (COM(2023)0716),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la direttiva (UE) 2024/2831 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2024, relativa al miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali<FOOTNOTE><FIELD> GU L, 2024/2831, 11.11.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2024/2831/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni del Consiglio, del 3 dicembre 2024, sul tema "Garantire l'equilibrio tra vita professionale e vita privata e la parità di genere per tutte le generazioni nel contesto delle sfide demografiche", approvate dal Consiglio "Occupazione, politica sociale, salute e consumatori" (EPSCO) nella riunione del 2 dicembre 2024,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni del Consiglio del 4 dicembre 2024 sulle carenze di manodopera e competenze nell'UE: mobilitare il potenziale di forza lavoro inutilizzato nell'Unione europea, approvate dall'EPSCO nella sua riunione del 2 dicembre 2024,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il quadro di azioni per il mantenimento e l'assunzione nei servizi sociali, adottato dal comitato di dialogo sociale settoriale europeo per i servizi sociali nel giugno 2025,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione del 20 marzo 2024, dal titolo "Carenze di manodopera e competenze nell'UE: un piano d'azione" (COM(2024)0131),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione annuale 2024 del comitato per la protezione sociale della Commissione,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione, del 5 marzo 2025, dal titolo "Unione delle competenze" (COM(2025)0090),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione 2025 della Commissione sulla parità di genere nell'UE, in particolare la sua sezione sul divario di genere nell'assistenza,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione della Commissione, dell'8 maggio 2018, sullo sviluppo dei servizi di assistenza alla prima infanzia al fine di incrementare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, di promuovere l'equilibrio tra vita professionale e vita familiare per i genitori che lavorano e di favorire una crescita sostenibile e inclusiva in Europa ("obiettivi di Barcellona") (COM(2018)0273),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la nona relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale pubblicata nel marzo 2024,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema "Verso un nuovo modello di assistenza per gli anziani: imparare dalla pandemia di COVID-19"<FOOTNOTE><FIELD> GU C 194 del 12.5.2022, pag. 19.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 15 novembre 2018 intitolata "Servizi di assistenza nell'UE per una migliore parità di genere"<FOOTNOTE><FIELD> GU C 363 del 28.10.2020, pag. 80.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 10 marzo 2022 intitolata "Integrazione della dimensione di genere al Parlamento europeo – relazione annuale 2020"<FOOTNOTE><FIELD> GU C 347 del 9.9.2022, pag. 139.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2021 sulla prospettiva di genere nella crisi COVID-19 e nel periodo successivo alla crisi<FOOTNOTE><FIELD> GU C 456 del 10.11.2021, pag. 191.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'articolo 55 del suo regolamento,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le deliberazioni congiunte della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere a norma dell'articolo 59 del regolamento,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere (A10-0083/2026),</P></VISA></GRVISA><GRCONS><CONS><P><NO.P>A.</NO.P>considerando che la parità di genere è uno dei valori fondamentali dell'Unione europea; che l'integrazione della dimensione di genere e un approccio intersezionale dovrebbero essere attuati e integrati in tutte le politiche dell'UE;</P></CONS><CONS><P><NO.P>B.</NO.P>considerando che il piano d'azione sul pilastro europeo dei diritti sociali stabilisce iniziative concrete per l'attuazione di principi essenziali per costruire un'Europa sociale più forte per una transizione e una ripresa giuste, ivi compresa un'iniziativa sull'assistenza a lungo termine;</P></CONS><CONS><P><NO.P>C.</NO.P>considerando che l'assistenza comprende sia l'assistenza formale sia quella informale; che l'assistenza formale si riferisce al lavoro di assistenza fornito nell'ambito di accordi di lavoro formali, mentre l'assistenza informale si riferisce al lavoro di assistenza fornito all'interno dell'ambiente sociale di una persona ed è solitamente, anche se non sempre, non retribuita; che pertanto il concetto di "prestatore di assistenza", come comunemente inteso, comprende tutte le forme di assistenza "formale" e "informale"; che il lavoro di assistenza assume molte forme, tra cui assistenza all'infanzia, assistenza a lungo termine, assistenza sanitaria e servizi alla persona; che i servizi di assistenza formale e informale sono forniti prevalentemente da donne; che i prestatori di assistenza informale forniscono assistenza alle persone con malattie croniche, disabilità, condizioni di salute fragili o altre esigenze sanitarie o di assistenza durature, al di fuori di un quadro di assistenza formale;</P></CONS><CONS><P><NO.P>D.</NO.P>considerando che una società dell'assistenza riconosce che l'assistenza svolge un ruolo fondamentale per il funzionamento delle economie e delle società; che il lavoro assistenziale dovrebbe essere valorizzato ed equamente condiviso tra uomini e donne, riconoscendo nel contempo, in particolare, il diritto di ricevere assistenza, come stabilito nel pilastro europeo dei diritti sociali; che la fornitura di un'assistenza a lungo termine a prezzi accessibili, di qualità elevata e incentrata sulla persona fa parte del diritto fondamentale alla salute; che tale approccio basato sui diritti riflette il cambiamento in corso nella prestazione di assistenza verso servizi che rispettino l'autonomia, la dignità e l'inclusione delle persone che necessitano di assistenza in tutte le fasi della vita, considerando in particolare il modo in cui l'invecchiamento della popolazione incide attualmente sulla società; che il settore dell'assistenza formale a lungo termine si basa ancora sulla prestazione di servizi di assistenza residenziale, mentre l'assistenza domiciliare e di prossimità ha maggiori probabilità di difendere il diritto all'indipendenza delle persone bisognose di assistenza;</P></CONS><CONS><P><NO.P>E.</NO.P>considerando che, tra le persone di età superiore ai 65 anni nell'UE, l'8 % – oltre 7 milioni di persone – riceve assistenza informale e che tale percentuale sale all'11 % tra le persone di età pari o superiore a 75 anni; che questa trasformazione demografica che l'Europa sta attraversando inciderà in modo significativo sulle esigenze di assistenza e sulle modalità di gestione dei servizi di assistenza; che l'incapacità di affrontare tale sfida con un approccio sensibile alla dimensione di genere rischia di compromettere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, rafforzando in tal modo le disuguaglianze di genere e mettendo a repentaglio il benessere di anziani, bambini e famiglie; che, nel contesto dell'invecchiamento delle società, è essenziale integrare un approccio all'assistenza basato sui diritti umani e incentrato sulla persona che garantisca la partecipazione di tutti; che i cambiamenti politici, unitamente alle tendenze demografiche, favoriscono sempre di più l'assistenza domiciliare per gli anziani; che molte delle esigenze degli anziani e delle persone con disabilità possono essere soddisfatte dai servizi di comunità, come l'assistenza personale e gli aiuti per l'alloggio;</P></CONS><CONS><P><NO.P>F.</NO.P>considerando che le zone rurali, remote e insulari e le regioni ultraperiferiche non dispongono di servizi di assistenza e sostegno sociale sufficienti o adeguati, il che può rafforzare le sfide economiche e sociali che potrebbero già affrontare; che l'accesso a tali servizi in tali zone rimane una sfida a causa del calo demografico e dell'invecchiamento della popolazione e della mancanza di connettività e infrastrutture; che ciò può contribuire a ridurre l'attrattiva di tali zone come luoghi in cui vivere e lavorare; che ciò colpisce in modo sproporzionato le donne, che incontrano ulteriori difficoltà nel cercare di conciliare lavoro e vita privata; che tali zone devono far fronte alla carenza di medici di medicina generale e di cure specialistiche e di emergenza, il che porta all'emergere dei cosiddetti "deserti medici"; che rafforzare la disponibilità di un'assistenza sociale di qualità ha il potenziale per migliorare la qualità della vita e il benessere economico delle persone che vivono in tali regioni; che gli attori dell'economia sociale forniscono servizi di assistenza essenziali e radicati nella comunità, che migliorano l'inclusione, l'accessibilità economica e la qualità dell'assistenza, in particolare nelle zone scarsamente servite, specie nelle aree rurali, remote e insulari e nelle regioni ultraperiferiche, rispondendo nel contempo alle esigenze territoriali;</P></CONS><CONS><P><NO.P>G.</NO.P>considerando che sia l'assistenza formale sia quella informale sono spesso invisibili e sottovalutate dal punto di vista sociale ed economico, con salari nell'assistenza a lungo termine e in altri servizi sociali inferiori del 21 % alla media dell'UE<FOOTNOTE><FIELD> Eurofound 2021.</FIELD></FOOTNOTE>; che il valore aggiunto sociale dell'assistenza formale e informale è spesso difficile da misurare e che le persone che forniscono tale assistenza non sono adeguatamente riconosciute, valorizzate o sostenute, il che le sottopone a un'ulteriore pressione fisica e psicologica; che i prestatori di assistenza formale e informale sono essenziali per la sostenibilità dei sistemi sanitari e di assistenza europei;</P></CONS><CONS><P><NO.P>H.</NO.P>che gran parte dei divari economici di genere trovano spiegazione nelle differenze di genere nella prestazione di assistenza e nella sottovalutazione del settore dell'assistenza professionale, che impiega molte più donne che uomini;</P></CONS><CONS><P><NO.P>I.</NO.P>che buone condizioni di lavoro nel settore dell'assistenza svolgono un ruolo fondamentale nella qualità dei servizi di assistenza;</P></CONS><CONS><P><NO.P>J.</NO.P>che la disponibilità e l'accessibilità, anche economica, di strutture di assistenza all'infanzia di alta qualità sono cruciali per consentire alle persone, in particolare alle donne con responsabilità di assistenza, di partecipare al mercato del lavoro;</P></CONS><CONS><P><NO.P>K.</NO.P>considerando che il tempo stimato dedicato all'assistenza informale in Europa di 39 miliardi di ore all'anno, equivalenti a un valore economico di circa 576 miliardi di EUR, pari a circa il 3,63 % del prodotto interno lordo (PIL) europeo<FOOTNOTE><FIELD> Peña-Longobardo LM, Oliva-Moreno J., "The Economic Value of Non-professional Care: A Europe-Wide Analysis" ( (Il valore economico dell'assistenza non professionale: un'analisi a livello europeo), International Journal of Health Policy and Management, 2022;11(10); Organizzazione mondiale della sanità, "Shining light on women’s contributions: celebrating their role in informal care" (Fare luce sui contributi delle donne: celebrare il loro ruolo nell'assistenza informale), 2024.</FIELD></FOOTNOTE>; che l'assistenza informale non è adeguatamente riconosciuta né presa in considerazione nelle sue diverse forme, che vanno dal sostegno quotidiano con cura personale all'aiuto occasionale nei compiti domestici; che il numero di donne che fornisce tale assistenza è sproporzionatamente elevato, il che rafforza le disparità di genere, limitando la loro capacità di perseguire un'occupazione formale, in particolare per i prestatori di assistenza informale più giovani; che il divario in materia di assistenza all'infanzia rimane una delle sfide più urgenti per i nuovi genitori nell'UE e colpisce principalmente le donne, ritardandone il ritorno al lavoro;</P></CONS><CONS><P><NO.P>L.</NO.P>considerando che l'innovazione digitale e l'uso di strumenti sanitari digitali possono migliorare in modo significativo la qualità e l'accessibilità, in particolare nelle zone rurali, remote e insulari e nelle regioni ultraperiferiche, e dovrebbero pertanto essere attivamente promossi e sostenuti; che il ruolo crescente delle piattaforme digitali nel settore dell'assistenza ha implicazioni di genere, in quanto rischia di aggravare le disuguaglianze esistenti;</P></CONS><CONS><P><NO.P>M.</NO.P>che l'88,2 % della forza lavoro nel settore dell'assistenza formale è costituito da donne<FOOTNOTE><FIELD> Commissione europea, Strategia europea per l'assistenza, 2022.</FIELD></FOOTNOTE>, il che indica che l'onere psicologico e organizzativo dei compiti assistenziali e domestici continua a ricadere prevalentemente sulle donne;</P></CONS><CONS><P><NO.P>N.</NO.P>che le donne si fanno carico della stragrande maggioranza delle responsabilità di assistenza informale, stimata all'80 %;</P></CONS><CONS><P><NO.P>O.</NO.P>che ciò rafforza i persistenti divari di genere in tutta l'UE e contribuisce ad ampliare il divario di genere nell'assistenza, limitando la capacità delle donne di partecipare al mercato del lavoro e alla vita pubblica e di conseguire l'indipendenza economica; che i persistenti divari di genere, tra cui il divario occupazionale di genere del 10 %<FOOTNOTE><FIELD> Commissione europea, "The gender pay gap situation in the EU" (La situazione del divario retributivo di genere nell'UE), 2024.</FIELD></FOOTNOTE>, il divario retributivo di genere del 12 %<FOOTNOTE><FIELD> Commissione europea, "The gender pay gap situation in the EU" (La situazione del divario retributivo di genere nell'UE), 2023.</FIELD></FOOTNOTE> e il divario pensionistico di genere del 25 %<FOOTNOTE><FIELD> Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, "Gender Equality Index" (Indice sull'uguaglianza di genere), 2025.</FIELD></FOOTNOTE>, tra gli altri fattori, come il tempo impiegato nell'assistenza, pongono le donne in posizioni vulnerabili; che, nonostante la maggiore consapevolezza riguardo al divario di genere nell'assistenza, un reale cambiamento culturale verso un'equa condivisione del lavoro assistenziale non retribuito rimane distante; che i persistenti stereotipi di genere fanno ricadere le aspettative di assistenza prevalentemente su donne e ragazze e sono rafforzati online attraverso i social media; che il cambiamento culturale, le campagne di sensibilizzazione e le iniziative educative che promuovono responsabilità di assistenza condivise possono consentire alle donne di partecipare equamente alla società e garantire che le ragazze siano libere di perseguire le loro ambizioni senza obblighi di assistenza sproporzionati; che tale divario nell'assistenza richiede misure volte a promuovere la partecipazione degli uomini nel settore e una distribuzione più equa delle responsabilità; che, secondo l'indice sull'uguaglianza di genere 2024 dell'Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, il punteggio medio dell'UE per le attività di assistenza è di 78,7 punti, il che riflette le persistenti disparità di genere nel lavoro domestico non retribuito, nell'assistenza all'infanzia e nell'assistenza a lungo termine<FOOTNOTE><FIELD> Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, 2024.</FIELD></FOOTNOTE>; che la forza lavoro nel settore dell'assistenza in tutta Europa sta invecchiando e si incontrano difficoltà nell'assunzione e nel mantenimento del personale;</P></CONS><CONS><P><NO.P>P.</NO.P>considerando che, di conseguenza, le donne dedicano sei anni della loro vita in più all'assistenza non retribuita rispetto agli uomini<FOOTNOTE><FIELD> Population Reference Bureau, 2023.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Q.</NO.P>considerando che le donne svolgono un ruolo fondamentale nel settore dell'assistenza e che, dopo essere entrate nel mercato del lavoro, continuano ad avere la responsabilità primaria del lavoro domestico e assistenziale; che sono necessarie indagini sull'utilizzo del tempo incentrate sulla misurazione del tempo dedicato all'assistenza e al lavoro domestico; che le responsabilità di assistenza fanno sì che circa 7,7 milioni di donne restino fuori dal mercato del lavoro, rispetto a soli 450 000 uomini<FOOTNOTE><FIELD> Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, "Gender inequalities in care and pay in the EU (Disparità di genere nell'assistenza e nella retribuzione nell'Unione europea.".</FIELD></FOOTNOTE>; che alcune donne non possono entrare pienamente nel mercato del lavoro a causa dell'onere di svolgere tali responsabilità di assistenza informale; che la distribuzione disomogenea del lavoro di assistenza non retribuito ostacola l'accesso delle donne all'occupazione a tempo pieno e contribuisce negativamente al divario retributivo di genere<FOOTNOTE><FIELD> Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound), "European Quality of Life Survey 2016 – Quality of life, quality of public services, and quality of society" (Indagine europea sulla qualità della vita 2016 – Qualità della vita, qualità dei servizi pubblici e qualità della società), Ufficio delle pubblicazioni dell'Unione europea, Lussemburgo, 2018.</FIELD></FOOTNOTE>, con conseguenti minori opportunità di carriera o persino l'accettazione di offerte di lavoro al di sotto dei loro livelli di competenze, il che comporta una perdita di reddito e un aggravamento del divario pensionistico di genere; che tali effetti negativi sono strettamente associati all'intensità dell'assistenza prestata e alla durata delle responsabilità di assistenza; che le ragazze madri sole sono particolarmente colpite dalle limitate opportunità di lavoro dovute ai doveri di assistenza; che le famiglie monoparentali rappresentano il 12,4 % delle famiglie dell'UE con figli; che le donne sono rappresentate in modo sproporzionato anche tra le famiglie monoparentali, dato che ne rappresentano l'85 %<FOOTNOTE><FIELD> Fonte: Eurostat, 2023: https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Young_people_-_family_and_society&amp;etrans=it.</FIELD></FOOTNOTE>; che solo la metà dei 42,8 milioni di persone con disabilità in età lavorativa nell'UE è occupata; che le donne con disabilità sono particolarmente interessate dal problema e che solo il 21 % di loro ha un'occupazione a tempo pieno<FOOTNOTE><FIELD> Indice sull'uguaglianza di genere 2024.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>R.</NO.P>considerando che il doppio onere dell'assistenza e del lavoro limita gravemente il tempo che i prestatori di assistenza possono dedicare al tempo libero e alla cura di sé, il che espone i prestatori di assistenza non retribuiti a un rischio molto maggiore di burnout (parentale); che un maggiore accesso ai servizi per la salute riproduttiva e all'aborto può aiutare i genitori nella pianificazione familiare e ridurre lo stress derivante da gravidanze impreviste;</P></CONS><CONS><P><NO.P>S.</NO.P>considerando che la direttiva sull'equilibrio tra attività professionale e vita familiare non è stata pienamente attuata in diversi Stati membri; che le sue disposizioni in materia di congedo di cinque giorni lavorativi all'anno non sono sufficienti a fornire un'assistenza adeguata o a organizzare l'assistenza formale, e tale congedo non è coperto dalle stesse garanzie in materia di retribuzione e sostegno al reddito di altri tipi di congedo familiare;</P></CONS><CONS><P><NO.P>T.</NO.P>considerando che l'annuncio che la Commissione valuterà l'attuazione della direttiva sull'equilibrio tra attività professionale e vita familiare entro il 2028 è accolto con favore;</P></CONS><CONS><P><NO.P>U.</NO.P>considerando che l'accesso a servizi di assistenza formale a prezzi accessibili e di buona qualità è fondamentale per garantire che l'assistenza sia una scelta reale, sostenere i prestatori di assistenza, ridurre l'intensità dell'assistenza e alleviare l'onere per i prestatori di assistenza, sottolineando che tali servizi possono contribuire ad aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, portare a una migliore parità di genere e alla diversità della forza lavoro, promuovere l'indipendenza economica e ridurre la dipendenza dalla protezione sociale, con una conseguente crescita economica più sostenibile;</P></CONS><CONS><P><NO.P>V.</NO.P>considerando che, secondo dati di Eurofound<FOOTNOTE><FIELD> Eurofound, "Unpaid care in the EU" (Assistenza non retribuita nell'UE), Ufficio delle pubblicazioni dell'Unione europea, Lussemburgo, 2025.</FIELD></FOOTNOTE>, i prestatori di assistenza corrono un rischio maggiore di sviluppare problemi di salute mentale a causa di richieste emotive elevate sul lavoro e dell'esposizione a comportamenti sociali avversi sul luogo di lavoro;</P></CONS><CONS><P><NO.P>W.</NO.P>considerando che tali dati mostrano inoltre che l'isolamento sociale è una delle sfide più significative affrontate dai prestatori di assistenza informale e che coloro che hanno responsabilità di assistenza intensive o multiple sono esposti a maggiori rischi di povertà, esclusione sociale, solitudine e problemi di salute mentale e fisica; che le responsabilità di assistenza informale possono inoltre ostacolare l'accesso dei prestatori di assistenza ai servizi sanitari;</P></CONS><CONS><P><NO.P>X.</NO.P>considerando che l'assistenza a un familiare affetto da una malattia debilitante come il cancro o problemi di memoria, tra altre malattie, comporta oneri fisici e psicologici sproporzionati per i prestatori di assistenza informale, spesso intensificati a fine vita del paziente<FOOTNOTE><FIELD> Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, "Gender Equality Index 2019Work-life balance (Indice sull'uguaglianza di genere: equilibrio tra vita professionale e vita privata).</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Y.</NO.P>considerando che il settore dell'assistenza rimane scarsamente riconosciuto, sottovalutato e sottofinanziato dall'UE e dai suoi Stati membri, il che comporta una persistente carenza di personale, nonostante il settore abbia il potenziale stimato di creare 8 milioni di posti di lavoro aggiuntivi<FOOTNOTE><FIELD> Piano d'azione sul pilastro europeo dei diritti sociali, 2023.</FIELD></FOOTNOTE>; che gli investimenti pubblici nei servizi di assistenza contribuiscono positivamente alla parità di genere e a colmare i divari occupazionali; che gli attori dell'economia sociale contribuiscono a migliorare le condizioni di lavoro nel settore dell'assistenza grazie alle modalità di governance partecipativa che lo caratterizzano;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Z.</NO.P>considerando che il settore dell'assistenza incontra difficoltà nell'attrarre giovani lavoratori<FOOTNOTE><FIELD> Studio di ricerca di Eurofound - Measures to tackle labour shortages: Lessons for future policy (Misure per far fronte alla carenza di personale: insegnamenti utili per le politiche future), 2023.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AA.</NO.P>considerando che investimenti insufficienti nei servizi di assistenza si ripercuotono in modo sproporzionato sulle donne e sulle ragazze, che si assumono la maggior parte delle responsabilità di assistenza non retribuite; che la definizione di norme di qualità per i servizi di assistenza migliorerebbe direttamente l'indipendenza economica delle donne e le pari opportunità delle ragazze nel campo dell'istruzione e dell'occupazione, e farebbe sì che le norme in materia di assistenza siano utilizzate come strumento di parità di genere per le donne e le ragazze;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AB.</NO.P>considerando che le donne provenienti da paesi non UE costituiscono una percentuale significativa di tale forza lavoro e spesso si trovano ad affrontare condizioni di lavoro inique;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AC.</NO.P>considerando che molti prestatori di assistenza e lavoratori domestici in Europa sono donne migranti, che si trovano in una situazione estremamente precaria e sono soggette a discriminazione intersezionale dovuta alla loro nazionalità, alla razza o etnia, al genere, alle condizioni socioeconomiche e allo status di soggiorno; che tali migranti compensano la mancanza di assistenza pubblica e a prezzi abbordabili nell'UE e non sono trattati in modo equo in termini di diritti sociali e di accesso a condizioni di lavoro dignitose;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AD.</NO.P>considerando che un'attuazione efficace della strategia europea per l'assistenza ne richiede il monitoraggio, la trasparenza e sinergie tra finanziamenti dell'UE e nazionali, nella ricerca e nelle politiche dell'UE, in consultazione con le pertinenti organizzazioni rappresentative dei prestatori di assistenza formale e informale;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AE.</NO.P>considerando che la fornitura di un'assistenza di qualità dipende dall'esistenza di una forza lavoro sufficientemente ampia e ben formata con condizioni di lavoro e un reddito dignitosi; che gli investimenti in opportunità di istruzione e formazione professionale di alta qualità e di miglioramento del livello delle competenze per i prestatori di assistenza, insieme a un adeguato riconoscimento delle competenze, sono essenziali per professionalizzare il settore;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AF.</NO.P>considerando che l'introduzione di un Care Deal (patto di assistenza) per l'Europa, i salari minimi e l'accesso a servizi pubblici gratuiti e di elevata qualità contribuirebbero a ridurre la povertà e a colmare il divario di genere nell'assistenza, nonché il divario retributivo di genere e il divario pensionistico di genere;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AG.</NO.P>considerando che i dati disaggregati e gli indicatori di qualità potrebbero migliorare il monitoraggio dell'assistenza; che l'"assistenza invisibile" implica che molti prestatori di assistenza informale non vengono reperiti dai sondaggi, e che i dati relativi ai giovani prestatori di assistenza (sotto i 18 anni) sono particolarmente carenti; che, secondo le stime, quasi un quarto dei giovani di età compresa tra i 15 e i 17 anni nell'UE fornisce servizi di assistenza all'infanzia non retribuiti, e tra l'8 e il 24% fornisce servizi di assistenza a lungo termine; che le donne e le ragazze sono sovrarappresentate tra i giovani prestatori di assistenza<FOOTNOTE><FIELD> Eurofound, "Unpaid care in the EU" (Assistenza non retribuita nell'UE), Ufficio delle pubblicazioni dell'Unione europea, Lussemburgo, 2025.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AH.</NO.P>considerando che la strategia per la parità di genere 2026-2030, pubblicata il 5 marzo 2026, indica che la strategia europea per l'assistenza sarà sviluppata nel patto europeo per l'assistenza, che sarà attuato nel 2027;</P></CONS></GRCONS></PREAMBLE><DISPOSITIF><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">L'assistenza in cifre</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>1.</NO.P>sottolinea che circa 6,2 milioni di persone<FOOTNOTE><FIELD> Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale, 2023.</FIELD></FOOTNOTE> nell'UE sono impiegate come prestatori di assistenza formale, mentre oltre 53 milioni di persone<FOOTNOTE><FIELD> Eurofound, "Unpaid care in the EU" (Assistenza non retribuita nell'UE).</FIELD></FOOTNOTE> prestano un lavoro di assistenza informale, spesso non retribuito, nel loro ambiente sociale, ad esempio per familiari malati o anziani o familiari con disabilità; osserva che l'assistenza informale rappresenta tra il 30 % e l'85 % di tutto il lavoro di assistenza<FOOTNOTE><FIELD> Commissione europea, "Long-term care report" (Relazione sull'assistenza a lungo termine), 2021.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>2.</NO.P>evidenzia che il lavoro di assistenza formale è spesso non riconosciuto, caratterizzato da condizioni di lavoro precarie e da stress fisico ed emotivo, con salari inferiori del 21 % rispetto alla media nell'assistenza a lungo termine e in altri servizi sociali<FOOTNOTE><FIELD> Eurofound, "Wages in long-term care and other social services 21% below average" (I salari nell'assistenza a lungo termine e in altri servizi sociali sono inferiori del 21 % rispetto alla media).</FIELD></FOOTNOTE>, e che le donne guadagnano in media il 20 % in meno rispetto agli uomini<FOOTNOTE><FIELD> Organizzazione mondiale della sanità, "Shining light on women's contributions: celebrating their role in informal care" (Fare luce sui contributi delle donne: celebrare il loro ruolo nell'assistenza informale).</FIELD></FOOTNOTE>; sottolinea che circa il 60 % del lavoro di assistenza informale è svolto da donne<FOOTNOTE><FIELD> Eurocarers, 2021.</FIELD></FOOTNOTE>; osserva che, secondo le stime, 32 milioni di donne prestano assistenza informale ogni settimana<FOOTNOTE><FIELD> Organizzazione mondiale della sanità, "Shining light on women's contributions: celebrating their role in informal care" (Fare luce sui contributi delle donne: celebrare il loro ruolo nell'assistenza informale).</FIELD></FOOTNOTE> e svolgono in media 17 ore di lavoro non retribuito a settimana;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>3.</NO.P>osserva che il valore economico del lavoro domestico e di assistenza informale rappresenta una percentuale compresa tra il 10 % e il 39 % del PIL a livello mondiale<FOOTNOTE><FIELD> UN Women, "Redistribute unpaid work" (Ridistribuire il lavoro non retribuito), 2021.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>4.</NO.P>rileva che all'iniqua ripartizione del lavoro di assistenza informale corrisponde un'iniqua ripartizione del lavoro retribuito; osserva che nell'UE il 44 % delle donne lavora a tempo pieno, rispetto al 58 % degli uomini<FOOTNOTE><FIELD> Istituto europeo per l'uguaglianza di genere. Nell'UE il tasso di occupazione equivalente a tempo pieno (ETP) si attesta al 44 % per le donne e al 59 % per gli uomini. ***Il tasso di occupazione ETP misura le ore di lavoro in modo comparativo, anche se le persone possono lavorare un numero diverso di ore a settimana.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>5.</NO.P>evidenzia che tale distribuzione iniqua delle responsabilità di assistenza tra uomini e donne – il divario di genere nell'assistenza – ha conseguenze sul divario retributivo e pensionistico di genere; sottolinea, in tale contesto, che il divario retributivo di genere nell'UE è stato stimato al 38 % nel 2024<FOOTNOTE><FIELD> Parlamento europeo, "Colmare il divario di genere nell'assistenza: potenziale valore aggiunto europeo".</FIELD></FOOTNOTE>; osserva che il divario pensionistico di genere tra le persone di età pari o superiore a 65 anni nell'UE corrispondeva al 25 % nel 2025<FOOTNOTE><FIELD> Istituto europeo per la parità di genere, "Indice sull'uguaglianza di genere".</FIELD></FOOTNOTE>;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>6.</NO.P>sottolinea che le donne rappresentano il 76 % dei 49 milioni di prestatori di assistenza formale nell'UE, il 93 % dei lavoratori del settore dell'assistenza all'infanzia e degli assistenti didattici<FOOTNOTE><FIELD> Eurostat, "Childcare workers and teachers' aides in the EU in 2020" (Lavoratori del settore dell'assistenza all'infanzia e assistenti didattici nell'UE nel 2020).</FIELD></FOOTNOTE>, l'86 % dei prestatori di assistenza alle persone nei servizi sanitari e nelle famiglie e il 95 % dei lavoratori domestici<FOOTNOTE><FIELD> Studio del Centro di politica europea dal titolo "Gender equality: Who cares? Do you?" (Parità di genere: a chi interessa? A voi?), 2022.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>7.</NO.P>rileva l'importanza di riconoscere e sviluppare il settore dei servizi alla persona e alla famiglia come settore chiave, in quanto comprende tutti i lavori di assistenza che si svolgono in seno alle famiglie, tra cui l'assistenza diretta (assistenza all'infanzia, assistenza a lungo termine, assistenza agli anziani e alle persone con disabilità da parte di prestatori di assistenza conviventi) e l'assistenza indiretta (cucina, stiratura, pulizie, giardinaggio, sostegno scolastico); sottolinea la necessità di riconoscere e sostenere i lavoratori dei servizi alla persona e alla famiglia, nonché di investirvi; osserva che tali servizi "sostengono il benessere a domicilio degli individui e delle famiglie e includono l'assistenza all'infanzia, l'assistenza a lungo termine per gli anziani e le persone con disabilità, le pulizie, le riparazioni domestiche, il sostegno scolastico, il giardinaggio e il sostegno informatico"<FOOTNOTE><FIELD> Autorità europea del lavoro, 2021.</FIELD></FOOTNOTE>; sottolinea che nell'UE vi sono circa 6,8 milioni<FOOTNOTE><FIELD> Eurofound, "Undeclared care work in the EU: Policy approaches to a complex socioeconomic challenge" (Lavoro di assistenza non dichiarato nell'UE: approcci strategici a una sfida socioeconomica complessa), stime recenti indicano che 6,8 milioni di lavoratori non dichiarati prestano servizi di assistenza o alla famiglia in tutta l'UE, di cui 2,1 milioni specificamente nel settore dell'assistenza.</FIELD></FOOTNOTE> di lavoratori non dichiarati che prestano assistenza (2,1 milioni) o lavorano direttamente presso famiglie (4,7 milioni), di cui il 90 % è costituito da donne, perlopiù di mezza età e cittadine di paesi terzi, che sono spesso sottoccupate<FOOTNOTE><FIELD> Eurofound, "Undeclared care work in the EU: Policy approaches to a complex socioeconomic challenge" (Lavoro di assistenza non dichiarato nell'UE: approcci strategici a una sfida socioeconomica complessa)".</FIELD></FOOTNOTE>; ricorda che il numero stimato di lavoratori non dichiarati nel settore dei servizi alla persona e alla famiglia è pari a 9,2 milioni di persone<FOOTNOTE><FIELD> Eurofound, "Undeclared care work in the EU: Policy approaches to a complex socioeconomic challenge" (Lavoro di assistenza non dichiarato nell'UE: approcci strategici a una sfida socioeconomica complessa)". Pagina 7: stime recenti indicano che 6,8 milioni di lavoratori non dichiarati prestano servizi di assistenza o alla famiglia in tutta l'UE, di cui 2,1 milioni specificamente nel settore dell'assistenza e 4,7 milioni lavorano direttamente presso famiglie. Applicando la definizione più ampia, il numero stimato di lavoratori non dichiarati nel settore dei servizi alla persona e alla famiglia raggiunge i 9,2 milioni di persone.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>8.</NO.P>osserva che dalle constatazioni di Eurofound emerge che, per quanto riguarda l'assistenza a lungo termine, sia per le donne che per gli uomini vi è una notevole progressione verso un'assistenza a maggiore intensità nel tempo, con una percentuale crescente di prestatori di assistenza non retribuiti che dichiara più di 20 ore di assistenza a settimana nel 2024 rispetto al 2014; rileva che tale tendenza è particolarmente evidente nella categoria di massima intensità di assistenza (oltre 51 ore settimanali), che mostra un marcato aumento per entrambi i generi; sottolinea che le donne segnalano costantemente livelli più elevati di intensità di assistenza rispetto agli uomini in tutti i periodi di tempo, il che riflette il loro coinvolgimento sproporzionato nella prestazione di assistenza non retribuita;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>9.</NO.P>osserva che i sistemi di assistenza inadeguati costituiscono uno dei principali ostacoli per colmare i divari di genere nei mercati del lavoro a livello mondiale<FOOTNOTE><FIELD> Forum economico mondiale, relazione sul divario di genere mondiale, 2023.</FIELD></FOOTNOTE>; sottolinea la necessità di affrontare la questione delle condizioni di lavoro per rendere il lavoro a tempo pieno compatibile con le responsabilità di assistenza, attraverso modelli di orario di lavoro flessibile o altri tipi di organizzazione del lavoro, nonché la disponibilità e l'accessibilità di servizi di assistenza di qualità, e di favorire un clima di lavoro che promuova il congedo di paternità, contribuendo a un'equa distribuzione dei compiti di assistenza tra le coppie; evidenzia il ruolo dei datori di lavoro, tra gli altri, a tale riguardo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>10.</NO.P>sottolinea la necessità di colmare il divario occupazionale di genere affrontando la discriminazione occupazionale e creando luoghi di lavoro favorevoli alla famiglia, di attuare strategie che migliorino le modalità di lavoro flessibili e altre misure, nonché di ridurre gli ostacoli che impediscono ai padri di usufruire del congedo parentale, di paternità o per i prestatori di assistenza, incoraggiando attivamente nel contempo una cultura dell'equa rappresentanza delle donne; evidenzia che ciò deve essere accompagnato dalla destigmatizzazione sociale e culturale dell'assistenza formale, in particolare dell'assistenza all'infanzia;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>11.</NO.P>sottolinea che per colmare il divario di genere nell'assistenza è necessario affrontare gli ostacoli culturali e i ruoli di genere tradizionali simultaneamente in diversi ambiti della vita;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>12.</NO.P>osserva che la spesa pubblica per l'assistenza a lungo termine dovrebbe salire all'1,7 % del PIL entro il 2050 rispetto allo 0,8 % del PIL nel 2022<FOOTNOTE><FIELD> Documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 7 settembre 2022, che accompagna la proposta della Commissione di raccomandazione del Consiglio relativa all'accesso a un'assistenza a lungo termine di alta qualità e a prezzi accessibili (SWD(2022)0441).</FIELD></FOOTNOTE>; sottolinea che occorre garantire finanziamenti adeguati e sostenibili<FOOTNOTE><FIELD> Documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 7 settembre 2022, che accompagna la proposta della Commissione di raccomandazione del Consiglio relativa all'accesso a un'assistenza a lungo termine di alta qualità e a prezzi accessibili (SWD(2022)0441).</FIELD></FOOTNOTE>;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>13.</NO.P>sottolinea che entro il 2070 quasi il 30 % della popolazione dell'UE avrà un'età pari o superiore a 65 anni<FOOTNOTE><FIELD> Commissione europea, relazione sull'invecchiamento demografico, 2021.</FIELD></FOOTNOTE>, il che può comportare, unitamente ad altri fattori quali l'aumento dell'aspettativa di vita e le crescenti esigenze di assistenza delle persone con disabilità, un aumento della domanda di servizi di assistenza che esercita una notevole pressione sui sistemi sanitari e di protezione sociale, mentre il numero di persone che necessitano di assistenza a lungo termine dovrebbe aumentare da 30,8 milioni nel 2019 a 38,1 milioni nel 2050<FOOTNOTE><FIELD> Commissione europea, relazione sull'invecchiamento demografico, 2021.</FIELD></FOOTNOTE>; rileva che le esigenze attuali rappresentano già una sfida, dal momento che un quinto delle persone che necessitano di assistenza a lungo termine non può accedere a tali servizi a causa di vincoli legati all'accessibilità economica<FOOTNOTE><FIELD> Parlamento europeo, "Colmare il divario di genere nell'assistenza: potenziale valore aggiunto europeo pag. 6, 2025, "[...] si stima che una persona su cinque (19 %) bisognosa di servizi di assistenza a lungo termine non abbia potuto accedervi. La ragione principale sia per gli uomini sia per le donne era l'accessibilità economica".</FIELD></FOOTNOTE>;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Verso una società dell'assistenza</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>14.</NO.P>ritiene che una società dell'assistenza riconosca il ruolo fondamentale dell'assistenza, che comprende sia l'assistenza formale sia quella informale, in tutte le fasi della vita, e la integri nelle sue politiche, trattando tutti i tipi di assistenza prestata prevalentemente da donne, incluse l'istruzione e la cura della prima infanzia e l'assistenza a lungo termine;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>15.</NO.P>sottolinea che l'accesso all'assistenza è un diritto fondamentale; evidenzia che investire in servizi di assistenza di alta qualità è essenziale per garantire la parità di accesso; sottolinea che il persistere di ostacoli all'accesso all'assistenza è intrinsecamente legato a investimenti insufficienti nell'assistenza a lungo termine; osserva che le donne e le ragazze nelle regioni rurali, remote e ultraperiferiche, comprese le isole, sono esposte a maggiori rischi di povertà assistenziale e mancanza di accesso ai servizi; chiede l'adozione di apposite misure, quali servizi mobili di assistenza all'infanzia e agli anziani, soluzioni digitali e incentivi affinché i professionisti dell'assistenza rimangano o ritornino in tali zone;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>16.</NO.P>ritiene che le responsabilità di assistenza non dovrebbero ricadere in modo sproporzionato sulle donne e che gli Stati membri dovrebbero promuovere la partecipazione paritaria di uomini e donne all'assistenza all'infanzia, all'assistenza agli anziani, all'assistenza a lungo termine e all'assistenza ai familiari con disabilità, nonché a tutte le altre responsabilità di assistenza informale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>17.</NO.P>sostiene la parità di genere nelle responsabilità di assistenza promuovendo un'equa ripartizione dei compiti di assistenza, garantendo l'accesso a servizi di assistenza di alta qualità, accessibili e a prezzi abbordabili, offrendo congedi parentali e parità di retribuzione, fornendo modalità di lavoro flessibili e garantendo condizioni di lavoro eque con sostegno sul luogo di lavoro, sistemi di assunzione e misure a favore del lavoro di assistenza a domicilio;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>18.</NO.P>chiede campagne di sensibilizzazione rivolte agli uomini, che li incoraggino ad assumersi un'equa quota di responsabilità di assistenza, consentendo in tal modo una maggiore partecipazione delle donne alla forza lavoro, tenendo conto dell'impatto dei social media, rafforzando la lotta contro gli stereotipi di genere, unitamente a iniziative educative e ad altre misure, come la promozione di culture sul luogo di lavoro che valorizzino e sostengano tale parità di assistenza; auspica l'avvio di campagne di sensibilizzazione a livello dell'UE che rivalutino il lavoro di assistenza e mettano in discussione gli stereotipi di genere tradizionali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>19.</NO.P>sottolinea pertanto la necessità di un'assistenza all'infanzia che soddisfi le esigenze di assistenza dei genitori durante le vacanze e l'orario di lavoro; evidenzia l'importanza di sviluppare un'istruzione e una cura della prima infanzia a costi abbordabili, accessibili e di qualità per agevolare il rientro al lavoro dei genitori, in particolare delle donne; sottolinea che il divario nell'assistenza all'infanzia, quando le famiglie hanno usufruito del congedo per la prestazione di assistenza ai figli ma non hanno ancora pieno accesso all'assistenza all'infanzia<FOOTNOTE><FIELD> Osservatorio europeo della politica della famiglia, "Childcare Gap In The European Union: A 2025 Overview" (Il divario nell'assistenza all'infanzia nell'Unione europea: una panoramica del 2025).</FIELD></FOOTNOTE>, rimane una delle sfide più urgenti per i genitori in tutta Europa; rileva che le famiglie devono farsi strada da sole tra le complessità dell'assistenza all'infanzia senza che sia fornito loro un sostegno adeguato e spesso devono prendere decisioni difficili in merito al lavoro, alle finanze e alle responsabilità di assistenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>20.</NO.P>riconosce l'importanza e il valore sociale dei contributi di assistenza intergenerazionali, come quelli prestati dai nonni che si occupano regolarmente dei loro nipoti, consentendo ai genitori, in particolare alle madri, di svolgere un'attività lavorativa a tempo pieno;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>21.</NO.P>sottolinea l'importanza di una corretta attuazione di misure e politiche efficaci, compresa la direttiva sull'equilibrio tra attività professionale e vita familiare, al fine di garantire un reale equilibrio tra vita professionale e vita privata; invita la Commissione a monitorare attentamente l'attuazione di tale direttiva e sottolinea la necessità di colmare il divario retributivo e pensionistico di genere applicando i quadri giuridici esistenti e garantendone l'efficacia;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>22.</NO.P>invita gli Stati membri ad andare oltre il minimo di cinque giorni all'anno di congedo per i prestatori di assistenza previsto dalla direttiva sull'equilibrio tra attività professionale e vita familiare e a provvedere affinché tale congedo sia adeguatamente retribuito al fine di renderlo realisticamente accessibile a tutti i prestatori di assistenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>23.</NO.P>sottolinea che misure mirate volte ad agevolare modalità di lavoro flessibili e favorevoli alla famiglia, tra cui telelavoro, orari di lavoro flessibili, congedo per prestatori di assistenza e opzioni per il tempo parziale, sono fondamentali per consentire alle donne e agli uomini di conciliare meglio la loro vita professionale e privata, così come lo sono gli incentivi e le misure specifiche nelle politiche in materia di congedo parentale; sottolinea l'importanza di un'equa distribuzione del congedo parentale tra i genitori e il relativo impatto nella promozione di una società paritaria sotto il profilo del genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>24.</NO.P>evidenzia che i prestatori di assistenza forniscono un sostegno cruciale; sottolinea che tutto il sostegno destinato ai prestatori di assistenza deve riconoscere i loro diritti in quanto prestatori di assistenza e garantire sostegno psicologico, servizi di sollievo, servizi di assistenza sanitaria e modalità di lavoro flessibili (congedo, orario di lavoro, telelavoro), senza perdita di retribuzione o di diritti per bilanciare le responsabilità di assistenza e l'occupazione; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere approcci che tengano conto dei traumi e siano attenti nei confronti della salute mentale nella prestazione di assistenza, riconoscendo i rischi psicosociali sia per i lavoratori sia per i beneficiari dell'assistenza; sottolinea che tali misure devono essere accompagnate da salari equi e protezione sociale per i prestatori di assistenza, al fine di garantire un'occupazione di qualità e un sostegno su misura per i prestatori di assistenza la cui carriera è stata interrotta da compiti di assistenza sanitaria, in modo da agevolarne il reinserimento, l'indipendenza finanziaria e il benessere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>25.</NO.P>ritiene importante che tutte le suddette misure puntino a fornire sostegno alle famiglie e ai prestatori di assistenza, a promuovere l'occupazione femminile e a eliminare il divario di genere nell'assistenza, unitamente alle misure previste nell'ambito della strategia europea per l'assistenza; evidenzia che dovrebbe essere accordato un riconoscimento speciale ai genitori di minori con disabilità, che si trovano ad affrontare molteplici ostacoli alla partecipazione al mercato del lavoro e all'indipendenza finanziaria a causa delle loro responsabilità di assistenza a lungo termine; sottolinea che lo stesso vale per i prestatori di assistenza a familiari con disabilità e patologie croniche; evidenzia che prestare assistenza a un familiare con una patologia cronica può essere un'esperienza prolungata, intensa ed emotivamente impegnativa, che comporta un notevole carico per i prestatori di assistenza informale; sottolinea la necessità, in tali casi, di un sostegno da parte di professionisti sanitari; rileva l'importanza di sviluppare politiche che allo stesso tempo rafforzino il settore dell'assistenza, garantiscano l'accesso a servizi di assistenza di prossimità di alta qualità e promuovano la parità di retribuzione e il (re)inserimento dei prestatori di assistenza informale, in particolare delle donne, nel mercato del lavoro;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>26.</NO.P>ritiene che occorra prestare particolare attenzione al settore dell'assistenza nel contesto del quadro finanziario pluriennale 2028-2034; sottolinea che è necessario garantire finanziamenti sufficienti in tale settore per sostenere l'attuazione della strategia europea per l'assistenza e del pilastro europeo dei diritti sociali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>27.</NO.P>sottolinea che una società dell'assistenza integra vari modelli di assistenza, come quelli offerti dai prestatori pubblici o privati, dai prestatori di assistenza autonomi o dai prestatori di assistenza assunti direttamente dalle famiglie, e promuove la deistituzionalizzazione dell'assistenza attraverso servizi a domicilio o di prossimità; pone l'accento sugli approcci all'assistenza di prossimità e intergenerazionali che promuovono la solidarietà, riducono l'isolamento sociale e favoriscono la resilienza nelle famiglie e nei quartieri; sottolinea inoltre l'importanza di mantenere il diritto di scegliere il modello di assistenza, al fine di preservare la dignità sia dei prestatori di assistenza che delle persone bisognose di assistenza, nonché la loro autonomia, la loro indipendenza, il loro benessere e la loro inclusione nella comunità, tenendo conto delle esigenze e delle aspirazioni dei destinatari di assistenza, garantendo la protezione contro la violenza di genere nei contesti di assistenza e prevedendo un sostegno adeguato e personalizzato per i prestatori di assistenza informale; riconosce che il settore dell'assistenza formale a lungo termine si basa ancora principalmente sull'assistenza residenziale, mentre l'assistenza domiciliare e di prossimità promuovono in misura maggiore il diritto delle persone che necessitano di assistenza di vivere in modo indipendente; rileva l'urgente necessità di dare priorità a un approccio incentrato sulla persona e basato sui diritti che consenta alle persone di ricevere assistenza presso la propria abitazione e di partecipare pienamente alla società;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>28.</NO.P>sottolinea che programmi mirati di acquisizione di competenze, miglioramento del livello delle competenze e riqualificazione nonché misure a sostegno del (re)inserimento nel mercato del lavoro senza alcuna forma di discriminazione nei confronti delle donne che conoscono interruzioni di carriera a causa delle loro responsabilità di assistenza e familiari sono essenziali per sostenere il loro sviluppo professionale continuo e le pari opportunità nel mercato del lavoro; evidenzia inoltre che tali donne possiedono preziose competenze trasferibili per l'occupazione o l'imprenditorialità nel settore; chiede programmi e sostegno specifici per riconoscere tali competenze attraverso la formazione, i sistemi di certificazione o il sostegno alla creazione di imprese, agevolando in tal modo il loro "reinserimento" nel mercato del lavoro in quanto persone con preziose esperienze vissute, ad esempio come imprenditrici e creatrici di posti di lavoro; sottolinea la necessità che tale formazione sia accessibile, adeguatamente finanziata e collegata a opportunità di lavoro di qualità;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">L'assistenza al centro dell'economia </STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>29.</NO.P>ritiene che l'economia dell'assistenza comprenda il lavoro assistenziale prestato attraverso il settore pubblico e quello privato, compresi le piccole e medie imprese, la società civile e qualsiasi altro tipo di organizzazione, l'economia sociale e solidale, le famiglie, inclusi i prestatori e i destinatari di assistenza, nonché i datori di lavoro e le istituzioni che offrono servizi di assistenza<FOOTNOTE><FIELD> Organizzazione internazionale del lavoro, https://www.ilo.org/topics-and-sectors/care-economy.</FIELD></FOOTNOTE>; sottolinea che l'economia dell'assistenza deve essere riconosciuta come un bene pubblico e un pilastro della convergenza sociale verso l'alto, con il sostegno di investimenti stabili e della creazione di posti di lavoro di qualità;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>30.</NO.P>sottolinea la necessità di rafforzare i servizi di assistenza a lungo termine, in particolare l'assistenza domiciliare e di prossimità, nonché lo sviluppo di tecnologie digitali automatizzate di monitoraggio della salute;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>31.</NO.P>riconosce che le imprenditrici nel settore dell'assistenza incontrano ostacoli sistemici nell'accesso al credito e agli investimenti; invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare programmi di sostegno specifici per l'imprenditoria femminile nel settore dell'assistenza, che comprendano fondi di garanzia specifici, programmi di tutoraggio incentrati sulle donne e criteri preferenziali nell'UE; chiede proposte per le imprese guidate da donne che innovano nell'economia dell'assistenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>32.</NO.P>sottolinea che un'economia dell'assistenza riconosce il lavoro assistenziale come essenziale per la resilienza dell'Europa, in quanto contribuisce per l'11 % al PIL dell'UE e dà lavoro a oltre 6 milioni di persone, che per la maggior parte sono donne<FOOTNOTE><FIELD> Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale, "Care workers: skills opportunities and challenges (2023 update)" (Prestatori di assistenza: opportunità e sfide in materia di competenze (aggiornamento 2023)), https://www.cedefop.europa.eu/en/data-insights/care-workers-skills-opportunities-and-challenges-2023-update.</FIELD></FOOTNOTE>, con il potenziale per creare 8 milioni di nuovi posti di lavoro<FOOTNOTE><FIELD> Piano d'azione sul pilastro europeo dei diritti sociali, 2021.</FIELD></FOOTNOTE>, e prende atto dell'inestimabile contributo economico fornito dai prestatori di assistenza informale; osserva che il costo economico del divario di genere nell'assistenza potrebbe raggiungere, secondo le stime, un valore compreso tra i 147 e i 220 miliardi di EUR all'anno, mentre, allo stesso tempo, la ricerca dimostra che gli investimenti nel settore dell'assistenza formale potrebbero generare rendimenti economici positivi, pari ad almeno quattro euro per ogni euro investito nell'assistenza all'infanzia o nell'assistenza a lungo termine<FOOTNOTE><FIELD> Organizzazione internazionale del lavoro, https://www.ilo.org/topics-and-sectors/care-economy.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>33.</NO.P>sottolinea il potenziale di creare occupazione e generare crescita economica rappresentato dal settore dell'assistenza professionale ed evidenzia che gli investimenti nell'assistenza liberano i prestatori di assistenza informale affinché si integrino maggiormente nel mercato del lavoro;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>34.</NO.P>incoraggia gli Stati membri a sviluppare strategie locali e regionali in materia di assistenza, nonché misure mirate per posti di lavoro sostenibili e di qualità nelle zone rurali e remote e nelle regioni ultraperiferiche, rafforzando in tal modo la coesione territoriale e riducendo le disuguaglianze nel mercato del lavoro; ritiene che, in particolare per tali zone, gli strumenti di finanziamento dell'UE potrebbero essere mobilitati per sostenere la creazione di nuovi posti di lavoro di qualità nel settore dell'assistenza, affrontando in tal modo il fenomeno dello spopolamento in determinate zone e le carenze di manodopera; invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare il loro sostegno alle imprese e alle organizzazioni dell'economia sociale senza scopo di lucro; incoraggia gli Stati membri ad agevolare l'accesso ai finanziamenti e a migliorare la visibilità degli attori dell'economia sociale, come evidenziato nel piano d'azione per l'economia sociale del 2021;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>35.</NO.P>sottolinea l'importanza delle cooperative e delle imprese dell'economia sociale nel prestare servizi di assistenza in zone e a popolazioni poco servite dai fornitori pubblici o privati tradizionali, in particolare quando le motivazioni legate al profitto sono scarse;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>36.</NO.P>osserva che è necessario che il bilancio garantisca investimenti adeguati nell'assistenza e monitori gli effetti in materia di genere delle misure o della mancanza delle stesse;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>37.</NO.P>sottolinea la necessità di garantire la partecipazione dei prestatori di assistenza e dei loro rappresentanti a tutte le fasi dell'elaborazione delle politiche, comprese la concezione, l'attuazione e la valutazione delle politiche che li riguardano;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>38.</NO.P>ritiene che siano necessari investimenti futuri per erogare formazione sia ai prestatori di assistenza formale sia ai prestatori di assistenza informale, se del caso, compreso un miglioramento del livello delle competenze mirato, in particolare per quanto riguarda le competenze digitali, interpersonali e sanitarie, anche in merito ai rischi di abusi fisici o psicologici nei contesti sanitari e assistenziali, nonché al fine di fornire un'assistenza di qualità e incentrata sulla persona; insiste sul ruolo centrale del miglioramento del livello delle competenze e della riqualificazione nella gestione della carriera lungo tutto l'arco della vita, poiché le professioni dell'assistenza cambiano con l'evoluzione delle pratiche, delle tecnologie o persino dell'organizzazione dell'assistenza; ritiene che l'accumulo di esperienza dovrebbe essere valorizzato meglio attraverso un migliore riconoscimento delle competenze e delle qualifiche acquisite e mediante ulteriori opportunità di formazione continua; ritiene inoltre che, per rispondere all'evoluzione delle esigenze, dovrebbe essere promossa la certificazione, in particolare in relazione al riconoscimento dei diplomi di istruzione e formazione professionale, garantendo posti di lavoro con prospettive a lungo termine che favoriscano l'inclusione e la crescita; chiede norme minime a livello dell'UE per i programmi di formazione in materia di assistenza, che garantiscano il riconoscimento delle qualifiche, la portabilità dei diritti e percorsi di carriera per i lavoratori;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>39.</NO.P>osserva che l'Europa sta registrando deficit di competenze in tutti i settori economici, aggravati dalla contrazione della forza lavoro<FOOTNOTE><FIELD> Mario Draghi, "The future of European competitiveness" (Il futuro della competitività europea), 2024.</FIELD></FOOTNOTE>; osserva inoltre che alcune carenze possono essere ricondotte al sottoutilizzo dei talenti esistenti, come dimostrato dai profondi divari di genere riscontrabili in alcune professioni, o alle sfide specifiche relative alle condizioni di lavoro, quali la bassa retribuzione o la mancanza di attrattiva;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>40.</NO.P>sottolinea la necessità di sostenere lo sviluppo di servizi online e la formazione per aumentare le competenze digitali dei prestatori di assistenza e delle persone assistite, migliorando l'accesso a internet e le connessioni per aumentare la qualità dell'assistenza e per beneficiare della tecnologia nell'offrire cure di qualità;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>41.</NO.P>sottolinea che il lavoro assistenziale non retribuito ha un impatto sociale ed economico; sottolinea che il lavoro assistenziale non retribuito svolge un ruolo cruciale nelle società e nelle economie europee, incidendo sulla partecipazione della forza lavoro, in particolare tra le donne, contribuendo a persistenti divari di genere in termini di occupazione e retribuzione e esercitando una pressione significativa sui sistemi di assistenza sociale, sanitaria e di assistenza a lungo termine in tutti gli Stati membri; invita pertanto gli Stati membri ad accordare una particolare attenzione ai prestatori di assistenza nei programmi di individuazione precoce e prevenzione; sottolinea le sfide, in particolare socioeconomiche, cui devono far fronte i prestatori di assistenza informale, per lo più donne, che forniscono assistenza non retribuita e devono gestire un sovraccarico combinato di lavoro e assistenza, con una protezione sociale limitata, infrastrutture di assistenza formale insufficienti, un sostegno alla salute mentale inadeguato, e i cui contributi necessitano di un sostegno mirato e di riconoscimento; osserva che i prestatori di assistenza informale possono soffrire di solitudine, povertà, difficoltà di accesso all'occupazione o problemi di salute fisica e mentale; sottolinea in particolare che i problemi di salute mentale associati alla prestazione di assistenza a lungo termine includono l'ansia e la depressione, con una prevalenza tra i prestatori di assistenza informale superiore del 20 % rispetto a coloro che non prestano assistenza, ed evidenzia che il 66 % dei prestatori di assistenza formale è esposto a rischi per la salute mentale; osserva che si tratta di una disparità significativa rispetto alla forza lavoro in generale, il 43 % della quale segnala problemi simili; osserva che le responsabilità di assistenza informale possono limitare la capacità del prestatore di assistenza di partecipare ai propri appuntamenti sanitari preventivi e possono comportare una perdita di reddito, contribuendo alla povertà delle donne; sottolinea che tali effetti negativi sono strettamente associati all'intensità dell'assistenza prestata;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>42.</NO.P>	denuncia il fatto che molti prestatori di assistenza e lavoratori domestici si trovano ad affrontare una situazione altamente precaria e subiscono discriminazioni intersezionali a causa della loro razza o etnia, del loro genere, del loro status socioeconomico o della loro nazionalità e il fatto che molti di questi lavoratori sono donne che non hanno un contratto di lavoro ufficiale, sono quindi più vulnerabili allo sfruttamento e spesso non hanno accesso ai loro diritti, in particolare al lavoro dignitoso e alla protezione sociale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>43.</NO.P>chiede un sostegno finanziario mirato e iniziative che forniscano servizi di assistenza psicologica e di salute mentale ai prestatori di assistenza informale, compresa l'assistenza di sollievo per fornire un sollievo occasionale, nonché misure volte a prevenire la povertà e l'esclusione sociale, con lo scambio delle migliori pratiche al riguardo in tutti gli Stati membri;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>44.</NO.P>sottolinea che un sostegno adeguato e mirato a favore dei prestatori di assistenza informale dovrebbe comprendere il riconoscimento dei ruoli e dei diritti dei prestatori di assistenza, servizi di sostegno quali l'assistenza di sollievo, la consulenza, il sostegno tra pari, l'aiuto e la compensazione finanziari per ridurre il rischio di povertà, modalità di lavoro flessibili (congedi, orario di lavoro, telelavoro) per bilanciare l'assistenza e l'occupazione, la formazione e l'informazione per dotare i prestatori di assistenza di competenze e una partecipazione significativa all'elaborazione delle politiche;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>45.</NO.P>sottolinea che sono necessari sforzi significativi per potenziare lo status professionale dei prestatori di assistenza e far fronte alla carenza di forza lavoro nel settore dell'assistenza, anche attraverso soluzioni su misura per incoraggiare il lavoro dichiarato, salari equi, percorsi di sviluppo della carriera, nonché condizioni di lavoro migliori e dignitose; sottolinea che gli investimenti nei servizi di assistenza formale possono alleggerire in maniera significativa la pressione sui prestatori di assistenza informale e prevenire alcuni degli effetti negativi sul loro equilibrio tra attività professionale e vita familiare e sulle prospettive di carriera, contribuendo in tal modo alla parità di genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>46.</NO.P>sottolinea l'importanza di garantire l'accesso a un sostegno psicosociale ed educativo mirato adeguato ai giovani prestatori di assistenza informale<FOOTNOTE><FIELD> Parlamento europeo, direzione generale delle Politiche interne, nota informativa approfondita: "The situation of young carers in Europe" (La situazione dei giovani prestatori di assistenza in Europa), 2024: "I giovani prestatori di assistenza sono minori di età inferiore ai 18 anni che prestano regolarmente assistenza a un genitore, un fratello o una sorella o un altro componente della famiglia con disabilità o comunque non autosufficiente".</FIELD></FOOTNOTE>, che rappresentano dal 4 al 10 % dei minori nell'UE e le cui responsabilità di assistenza incidono sulla loro istruzione, sulla loro salute mentale, sul loro sviluppo sociale<FOOTNOTE><FIELD> Parlamento europeo, Direzione generale delle Politiche interne, nota informativa approfondita: "The situation of young carers in Europe" (La situazione dei giovani prestatori di assistenza in Europa), 2024.</FIELD></FOOTNOTE> e sulle loro carriere future; sollecita la creazione di appositi programmi dell'UE a sostegno dei giovani prestatori di assistenza, così da evitare l'abbandono scolastico o del mercato del lavoro;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>47.</NO.P>riconosce che, sebbene una parte significativa del lavoro assistenziale sia svolta da cittadini dell'UE, una quota è svolta anche da donne provenienti da paesi terzi; sottolinea che, mentre gli sforzi dovrebbero concentrarsi sulla capacità di attrarre e trattenere i prestatori di assistenza domestica, l'assunzione di lavoratori provenienti da paesi terzi deve basarsi sulle esigenze del mercato del lavoro, attraverso una migrazione legale ben gestita, e dovrebbe includere una formazione professionale completa; sottolinea che l'assunzione di lavoratori provenienti da paesi terzi deve avvenire esclusivamente attraverso canali di migrazione legale trasparenti e basati sui diritti; chiede investimenti sostanziali nello sviluppo delle competenze e nella formazione professionale per sostenere l'emancipazione e l'integrazione dei lavoratori legali provenienti da paesi terzi; condanna fermamente tutte le forme di lavoro non dichiarato, sfruttamento e lavoro precario e sottolinea il contributo indispensabile dei prestatori di assistenza sia dell'UE sia di paesi terzi alla coesione sociale e al benessere nell'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>48.</NO.P>riconosce che l'accesso a un'assistenza sanitaria di qualità, che comprenda la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti, è fondamentale per garantire a tutti una buona qualità di vita;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">La via da seguire</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>49.</NO.P>invita la Commissione, unitamente alle agenzie competenti, a fornire dati accurati, accessibili e comparabili che misurino il divario di genere nell'assistenza, anche attraverso indagini sull'uso del tempo, al fine di consentire agli Stati membri e alle autorità pubbliche di condividere le migliori pratiche e affrontare tale divario;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>50.</NO.P>chiede la raccolta sistematica di dati disaggregati per genere, accurati, di alta qualità e comparativi sulle responsabilità di assistenza nell'assistenza a lungo termine e nell'assistenza all'infanzia, sui redditi, compresi i salari e le retribuzioni<FOOTNOTE><FIELD> https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary%3AWages_and_salaries_-_EBS.</FIELD></FOOTNOTE>, sulle pensioni, sull'orario di lavoro, sulla copertura della protezione sociale, sullo status contrattuale dei prestatori di assistenza nell'UE e sulla situazione dei cittadini di paesi terzi e dei minori che prestano assistenza e, ove possibile, sui dati relativi a settore dei servizi alla persona e alla famiglia e all'assistenza informale, al fine di monitorare la quantità di assistenza prestata dai familiari ai loro familiari e se o in che modo tali responsabilità di assistenza influiscano sulla vita lavorativa di coloro che prestano tale assistenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>51.</NO.P>invita la Commissione e gli Stati membri a raccogliere dati sulla situazione dei giovani prestatori di assistenza e a elaborare orientamenti e a scambiare migliori pratiche a livello dell'UE per aiutare gli Stati membri a individuare e sostenere i giovani prestatori di assistenza nelle scuole, nelle comunità e attraverso sistemi sanitari rafforzati; invita la Commissione a istituire un dialogo strutturato sull'assistenza e a creare una piattaforma annuale per l'assistenza, che riunisca tutti i portatori di interessi pertinenti, quali accademici, rappresentanti degli Stati membri, associazioni di persone che ricevono assistenza, prestatori di assistenza informale, prestatori di assistenza sociali, a scopo di lucro, pubblici e senza scopo di lucro e sindacati, al fine di valutare i progressi compiuti, scambiarsi pratiche innovative per migliorare il conseguimento degli obiettivi della strategia dell'UE per l'assistenza e progettare le prossime fasi della sua attuazione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>52.</NO.P>sollecita l'applicazione del bilancio di genere per garantire che la spesa per i servizi di assistenza riduca direttamente le disuguaglianze che affliggono le donne e le ragazze;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>53.</NO.P>sottolinea che il ruolo dei prestatori di assistenza dovrebbe essere, soprattutto, quello di prestare assistenza e ritiene pertanto necessario ridurre la burocrazia inutile ed evitare per quanto possibile di assegnare loro compiti amministrativi che possono essere gestiti da assistenti amministrativi o strumenti digitali adeguati;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>54.</NO.P>sottolinea la necessità di consultare tutti i portatori di interessi durante la preparazione dell'annunciato patto per l'assistenza, a livello dell'UE, nazionale e locale, compresi i rappresentanti dei prestatori di assistenza informale e le organizzazioni di pazienti, al fine di evitare politiche a compartimenti stagni e di tenere conto della diversità delle situazioni e delle esigenze;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>55.</NO.P>invita gli Stati membri a investire in un'economia dell'assistenza e ad attuare le raccomandazioni del Consiglio<FOOTNOTE><FIELD> https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=oj:JOC_2022_484_R_0001; https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:32022H1215(01).</FIELD></FOOTNOTE> sulla revisione degli obiettivi di Barcellona in materia di educazione e cura della prima infanzia e sull'accesso a un'assistenza a lungo termine di alta qualità e a prezzi accessibili nell'ambito della strategia dell'UE per l'assistenza, nonché a includere nelle loro relazioni di attuazione l'individuazione di buone pratiche e lacune e la mappatura dei progressi, unitamente a strategie volte a incoraggiare una maggiore partecipazione degli uomini al settore dell'assistenza e ad affrontare il lavoro assistenziale non dichiarato, individuando i principali fattori trainanti e proponendo soluzioni su misura; invita la Commissione a garantire che la garanzia europea per l'infanzia abbia obiettivi e priorità chiari, con l'assegnazione di un bilancio consistente, e incoraggia la Commissione e gli Stati membri a garantire servizi di assistenza a prezzi abbordabili, di alta qualità e accessibili per la cura della prima infanzia e degli anziani;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>56.</NO.P>sottolinea che la strategia per l'assistenza dovrebbe essere allineata alla strategia dell'UE per i diritti delle persone con disabilità in quanto affrontano sfide comuni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>57.</NO.P>sottolinea che l'assistenza prestata alle persone con disabilità deve dare priorità all'autonomia, in quanto tali persone dovrebbero essere in grado di decidere dove e con chi vivere, nonché alla dignità e all'inclusione attraverso un approccio basato sui diritti umani e incentrato sulla persona, che rifletta la transizione in corso nella prestazione di assistenza; sottolinea che tale obiettivo può essere conseguito migliorando le loro condizioni di assistenza, ad esempio attraverso un'assistenza domiciliare di alta qualità o altre opzioni residenziali che soddisfino le loro esigenze, compresa una vita indipendente e accessibile, e includendo le persone con disabilità nella progettazione dei sistemi di assistenza, promuovendo nel contempo la loro istruzione e formazione, anche attraverso soluzioni digitali, creando in tal modo una forza lavoro inclusiva e garantendo il loro accesso all'occupazione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>58.</NO.P>sottolinea che solo la metà dei 42,8 milioni di persone con disabilità in età lavorativa nell'UE ha un'occupazione e che solo il 21 % delle donne con disabilità ha un'occupazione a tempo pieno<FOOTNOTE><FIELD> Indice sull'uguaglianza di genere, Istituto europeo per la parità di genere, 2024.</FIELD></FOOTNOTE>; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare e formare prestatori di assistenza per sostenere l'integrazione delle persone con disabilità nel mercato del lavoro;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>59.</NO.P>sottolinea che è opportuno accordare particolare attenzione ai prestatori di assistenza informale, alle famiglie e ai genitori, soprattutto alle madri, che forniscono assistenza a lungo termine a figli con disabilità, garantendo loro un sostegno adeguato, finanziario o attraverso la previdenza sociale, nonché l'accesso a servizi di sollievo e consulenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>60.</NO.P>sottolinea a tale riguardo che, quale obbligo derivante dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, l'UE deve integrare sistematicamente i diritti delle persone con disabilità in tutti i programmi del quadro finanziario pluriennale post-2027, sviluppando una metodologia per monitorare la spesa a beneficio delle persone con disabilità, comprese le donne e le ragazze, e verificando che tutti i programmi e i progetti finanziati dall'UE garantiscano alle persone con disabilità pari opportunità e accesso ai finanziamenti dell'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>61.</NO.P>chiede la piena attuazione e un ulteriore attento monitoraggio, applicazione e valutazione della direttiva sull'equilibrio tra attività professionale e vita familiare; sottolinea la necessità di estendere e progredire verso un congedo di maternità, di paternità e per i prestatori di assistenza adeguatamente retribuito e di facilitare la fruizione del congedo parentale, nonché di monitorare la fruizione di tale congedo da parte degli uomini; invita gli Stati membri a migliorare lo status dei prestatori di assistenza informale attraverso una remunerazione e una compensazione adeguate e l'accesso a servizi di assistenza di sollievo per sostenere meglio gli attuali prestatori di assistenza informale, contribuendo al contempo al conseguimento degli obiettivi iniziali della direttiva di incoraggiare un maggior numero di uomini a partecipare alla prestazione di assistenza; esorta la Commissione a sollecitare incentivi affinché entrambi i genitori beneficino del congedo parentale, chiedendo inoltre modalità di lavoro flessibili per i genitori, e a proporre orientamenti di qualità a livello dell'UE e la condivisione delle migliori pratiche per i servizi di assistenza a lungo termine, anche per quanto riguarda livelli di personale adeguati, programmi di formazione specializzati e meccanismi di garanzia della qualità; chiede che i dipendenti, in particolare le donne, che usufruiscono del congedo per prestare assistenza ai loro familiari, siano efficacemente protetti dal licenziamento o da qualsiasi trattamento discriminatorio connesso alle loro responsabilità di assistenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>62.</NO.P>esorta gli Stati membri ad introdurre un congedo parentale adeguatamente retribuito e non trasferibile per ciascun genitore, al fine di evitare che le donne siano gravate in modo sproporzionato da responsabilità di assistenza; sottolinea che migliorare la fruizione dei congedi da parte degli uomini è fondamentale per modificare le norme, garantire la parità di partecipazione delle donne al mercato del lavoro e attenuare l'effetto intergenerazionale negativo sulle ragazze;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>63.</NO.P>invita la Commissione a presentare una direttiva sul diritto alla disconnessione per proteggere tutti i lavoratori, in particolare i genitori e i prestatori di assistenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>64.</NO.P>chiede la protezione dei prestatori di assistenza informale, che sono prevalentemente donne, inclusi coloro che interrompono la propria carriera professionale per prestare assistenza a un familiare o a un'altra persona che necessita di assistenza; esorta la Commissione e gli Stati membri a promuovere, riconoscere e sostenere il loro ruolo, riconoscendo il loro contributo fondamentale alla coesione sociale e alla sostenibilità dei sistemi sanitari e di assistenza in tutta Europa; chiede, a tale proposito, che sia garantito il loro accesso ai sistemi di protezione sociale, al fine di attenuare gli effetti negativi della prestazione di assistenza, in particolare sulla carriera e sull'indipendenza economica delle donne, garantendo nel contempo che queste ultime non siano espulse dal mercato del lavoro formale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>65.</NO.P>esorta la Commissione a introdurre nella prossima strategia europea per l'assistenza un quadro globale e attento alla dimensione di genere per individuare e riconoscere le diverse forme di assistenza informale in tutta Europa; sottolinea che i prestatori di assistenza informale devono ricevere sostegno, modalità di lavoro flessibili, congedi di assistenza e accesso a servizi di assistenza supplementari adeguati, nonché consulenza e sostegno tra pari; sottolinea l'importanza di garantire l'accesso al tempo personale per i prestatori di assistenza informale e di incoraggiarne lo sviluppo personale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>66.</NO.P>invita la Commissione e gli Stati membri a riconoscere i prestatori di assistenza non retribuiti, garantendo l'accesso alla protezione sociale, ai crediti pensionistici, ai servizi di sollievo e al sostegno finanziario; sottolinea la necessità di ridurre progressivamente il lavoro assistenziale non retribuito a carico delle donne e delle ragazze con soluzioni che ridistribuiscano gli oneri, come investimenti in un'assistenza all'infanzia, in un'assistenza agli anziani e in servizi di disabilità abbordabili, e la promozione di una partecipazione paritaria degli uomini al lavoro assistenziale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>67.</NO.P>sottolinea che fornire servizi universali di assistenza all'infanzia di alta qualità ridurrebbe il lavoro di assistenza non retribuito;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>68.</NO.P>invita gli Stati membri a condividere le migliori prassi relative ai periodi minimi di sollievo per i prestatori di assistenza informale, che garantiscano il loro benessere fisico e mentale e consentano la loro partecipazione ininterrotta all'occupazione; chiede azioni di sostegno concrete, quali campagne di sensibilizzazione, percorsi volontari per il riconoscimento delle competenze e corsi di formazione mirati;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>69.</NO.P>invita la Commissione e gli Stati membri a riconoscere i giovani prestatori di assistenza le cui esigenze sono spesso trascurate e a elaborare misure di sostegno mirate, tra cui modalità di istruzione flessibili, servizi di consulenza e assistenza di sollievo, al fine di prevenire impatti negativi sulla loro salute, sulla loro istruzione e sulle loro future opportunità di lavoro;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>70.</NO.P>incoraggia la Commissione e gli Stati membri a provvedere affinché i periodi di assistenza informale siano equamente riconosciuti nei sistemi pensionistici e di sicurezza sociale e nelle future iniziative dell'UE al riguardo; incoraggia inoltre gli Stati membri a esaminare soluzioni eque e sostenibili per tutelare le persone, prevalentemente donne, che dedicano una parte significativa della loro vita lavorativa all'assistenza alle persone non autonome;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>71.</NO.P>invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare le condizioni di lavoro nel settore dell'assistenza formale, concentrandosi sull'obiettivo di garantire un'equa e pari remunerazione, prestando attenzione agli oneri fisici e psicologici connessi alla prestazione di assistenza, nonché l'accesso alla formazione continua e ambienti di lavoro sicuri, incluse misure per prevenire i casi di burnout e tutte le forme di violenza e molestie sul lavoro, promuovendo nel contempo l'attrattiva delle professioni assistenziali attraverso prospettive a lungo termine, rafforzando il dialogo sociale e incoraggiando un maggior numero di uomini a entrare e rimanere nel settore dell'assistenza; sottolinea che il miglioramento delle retribuzioni e delle condizioni di lavoro nel settore dell'assistenza renderà i posti di lavoro più interessanti e scoraggerà il lavoro non dichiarato; ricorda la necessità che gli Stati membri recepiscano e attuino correttamente la direttiva sulla trasparenza retributiva, di modo da creare strutture retributive che riflettano le competenze, le responsabilità e il valore sociale di tali ruoli, unitamente a percorsi chiari che consentano alle donne di progredire verso posizioni decisionali e di leadership nel settore dell'assistenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>72.</NO.P>invita la Commissione e gli Stati membri a investire ulteriormente in una formazione professionale di alta qualità e a rafforzare il riconoscimento delle competenze acquisite attraverso l'assistenza formale e informale integrandole nelle politiche di apprendimento lungo tutto l'arco della vita, nonché prendendo nel contempo in considerazione un processo di certificazione o altri meccanismi per il riconoscimento transfrontaliero delle qualifiche; incoraggia l'adozione di strumenti sanitari digitali per rafforzare le competenze digitali dei prestatori di assistenza, come la fornitura di sostegno a distanza, compresa la teleassistenza o le videoconsultazioni; sottolinea che le competenze non si acquisiscono solo attraverso l'istruzione formale e che i quadri strategici devono riconoscere e convalidare percorsi alternativi per lo sviluppo delle competenze; invita gli Stati membri a facilitare misure a favore di un (re)inserimento graduale e flessibile nel mercato del lavoro dei lavoratori che hanno usufruito di un'interruzione di carriera più lunga per prestare assistenza ai parenti, anche attraverso il miglioramento delle competenze e la riqualificazione professionale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>73.</NO.P>sottolinea le opportunità di lavoro che l'imprenditorialità può creare nel settore dell'assistenza e sottolinea l'importanza di sostenere le donne nella transizione da prestatrici di assistenza informale a imprenditrici nel settore dell'assistenza; esorta gli Stati membri a predisporre percorsi di formazione imprenditoriale su misura, procedure amministrative semplificate per la creazione di piccole e medie imprese di proprietà di donne e di lavoratrici autonome nel settore, nonché un accesso agevolato al microcredito dedicato, riconoscendo il valore economico e sociale di tale transizione professionale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>74.</NO.P>invita la Commissione a utilizzare l'Unione delle competenze per promuovere l'istruzione, la formazione e l'apprendimento permanente nei settori con carenze del mercato del lavoro a livello dell'UE, come il settore dell'assistenza, garantendo opportunità di miglioramento del livello delle competenze e di riqualificazione a tutti i prestatori di assistenza professionale e riconoscendo i diplomi di istruzione e formazione professionale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>75.</NO.P>chiede la creazione di uno statuto europeo dei prestatori di assistenza per rispondere alle esigenze specifiche dei prestatori di assistenza formale, come il riconoscimento delle competenze acquisite attraverso il lavoro assistenziale, integrando in tal modo i prestatori di assistenza, i lavoratori nel settore dei servizi alla persona e alla famiglia, i datori di lavoro/utenti e l'assistenza istituzionale in un quadro e in una definizione comuni a livello dell'UE, che garantiscano norme minime di riconoscimento e protezione per i prestatori di assistenza in tutti gli Stati membri e riducano le disuguaglianze tra di essi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>76.</NO.P>	invita la Commissione e gli Stati membri ad allineare la strategia dell'UE in materia di sanità alla strategia dell'UE per l'assistenza e a promuovere sinergie tra il programma "UE per la salute" e altre opportunità di finanziamento per il settore dell'assistenza, al fine di collegare tra loro i sistemi di assistenza sanitaria e di assistenza sociale e di fornire un sostegno senza soluzione di continuità, in particolare per quanto riguarda le condizioni croniche tra le persone più vulnerabili;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>77.</NO.P>chiede un piano d'azione europeo che contribuisca a colmare il divario di genere nell'assistenza e a sostenere i prestatori di assistenza formale e informale; chiede a tale riguardo che sia fornito sostegno ai genitori unici e alle famiglie in situazioni di vulnerabilità, comprese quelle che subiscono discriminazioni intersezionali e devono far fronte a esigenze di assistenza aggravate e/o a richieste ad alta intensità, concentrandosi sulla copertura della protezione sociale, su un'assistenza all'infanzia a prezzi abbordabili, accessibile e di altra qualità, su un migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata, su servizi di assistenza a lungo termine di alta qualità e a prezzi abbordabili, su migliori condizioni di lavoro nel settore dell'assistenza e sulla promozione dell'uguaglianza; chiede pertanto che tale piano sia incentrato sull'accesso all'occupazione e alla formazione, anche per quanto riguarda le competenze digitali, la copertura della protezione sociale, le infrastrutture di assistenza e i servizi a lungo termine, l'assistenza all'infanzia, i servizi alla persona e alla famiglia, il sostegno psicosociale e una migliore flessibilità del lavoro;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>78.</NO.P>	osserva che un accesso adeguato ai servizi relativi alla salute riproduttiva e all'aborto può aiutare i genitori ad evitare lo stress derivante da gravidanze impreviste e contribuire alla pianificazione familiare; invita gli Stati membri a fornire un accesso abbordabile a tali servizi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>79.</NO.P>invita gli Stati membri a utilizzare appieno i fondi dell'UE, come il dispositivo per la ripresa e la resilienza, il programma "UE per la salute", il Fondo sociale europeo Plus e il Fondo europeo di sviluppo regionale, per sviluppare servizi di assistenza accessibili, a prezzi abbordabili e di alta qualità per tutte le fasce di età, dalla prima infanzia all'assistenza a lungo termine per gli anziani e le persone con disabilità; sottolinea la necessità di integrare il termine "sostegno", oltre che il termine "assistenza", in modo da cogliere appieno la diversità dei servizi e la prospettiva basata sui diritti che li orienta;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>80.</NO.P>accoglie con favore l'annuncio della Commissione di un patto europeo globale per l'assistenza, che sarà pubblicato nel 2027, rinnovando in tal modo la strategia europea per l'assistenza come quadro più ambizioso e coerente;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>81.</NO.P>invita la Commissione ad affrontare la questione dei prestatori di assistenza sia formale che informale promuovendo un'assistenza all'infanzia a prezzi abbordabili e di alta qualità, programmi educativi di doposcuola e servizi di assistenza a lungo termine; sottolinea che la Commissione dovrebbe tenere conto delle raccomandazioni contenute nella presente relazione, tra l'altro, per facilitare il riconoscimento delle competenze e delle qualifiche, sostenere lo sviluppo delle competenze, l'avanzamento di carriera e gli investimenti nell'assistenza, nonché migliorare le condizioni di vita e di lavoro utilizzando i fondi dell'UE per promuovere un'occupazione equa e un'assistenza di alta qualità;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>82.</NO.P>	sottolinea che maggiori investimenti nella sanità pubblica e nell'assistenza sociale, anche per quanto riguarda la retribuzione e la formazione dei lavoratori, sono essenziali per migliorare l'assunzione e il mantenimento del personale, al fine di assicurare posti di lavoro di qualità che aumentino l'attrattiva del lavoro nel settore dell'assistenza;</P></ACTION><SEPARATION><P>°</P><P>°	°</P></SEPARATION><ACTION><P><NO.P>83.</NO.P>incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.</P></ACTION></ACTLST></DISPOSITIF></TEXT></RESOL></TXTLST></SDOCTA>