<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><SDOCTA xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" xsi:noNamespaceSchemaLocation="TA.xsd"><IDENT><STRING BOLD="on">P10_TA(2026)0215</STRING></IDENT><TI><STRING BOLD="on">Relazione 2025 della Commissione sulla Turchia</STRING></TI><HIDDEN><STRING HIDDEN="on" ITALIC="on">(A10-0106/2026 - Relatore: Nacho Sánchez Amor)</STRING></HIDDEN><TXTLST><RESOL><TI><STRING BOLD="on">Risoluzione del Parlamento europeo del 17 giugno 2026 sulla relazione 2025 della Commissione sulla Turchia (2025/2256(INI))</STRING></TI><TEXT><PREAMBLE><PRINIT><STRING ITALIC="on">Il Parlamento europeo,</STRING></PRINIT><GRVISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni del Consiglio europeo del 17 e 18 aprile 2024, del 30 giugno 2023, del 23 giugno 2022, del 24 giugno 2021 e del 12 dicembre 2019, e tutte le pertinenti conclusioni precedenti in materia del Consiglio e del Consiglio europeo,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista l'adesione della Turchia al Consiglio d'Europa e alla NATO,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'accordo di riammissione delle persone in posizione irregolare tra l'Unione europea e la Repubblica di Turchia<FOOTNOTE><FIELD> GU L 134 del 7.5.2014, pag. 3, ELI: http://data.europa.eu/eli/agree_internation/2014/252/oj.</FIELD></FOOTNOTE> (accordo di riammissione UE-Turchia),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la dichiarazione dei membri del Consiglio europeo del 25 marzo 2021 sulla Turchia,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le dichiarazioni UE-Turchia del 18 marzo 2016 del Consiglio e del 29 novembre 2015 del Consiglio europeo,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il quadro negoziale dell'UE per la Turchia del 3 ottobre 2005,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la dichiarazione rilasciata dalla Comunità europea e dai suoi Stati membri il 21 settembre 2005, a seguito della dichiarazione resa dalla Turchia all'atto della firma del protocollo aggiuntivo all'accordo di Ankara il 29 luglio 2005,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni del Consiglio dell'11 dicembre 2006 e del 6 marzo 2020, e le conclusioni della presidenza del Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993, note anche come criteri di Copenaghen,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni della presidenza del Consiglio sull'allargamento del 16 dicembre 2025 e le conclusioni del Consiglio del 17 dicembre 2024 e del 12 dicembre 2023,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti il diritto internazionale del mare come è rispecchiato nella convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), che istituisce il quadro giuridico che disciplina le zone marittime e i diritti sovrani degli Stati costieri,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti la comunicazione della Commissione del 4 novembre 2025 dal titolo "Comunicazione 2025 sulla politica di allargamento dell'UE" (COM(2025)0690) e il relativo documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato "Türkiye 2025 Report" (Relazione 2025 sulla Turchia) (SWD(2025)0756),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione speciale 06/2024 della Corte dei conti europea, del 24 aprile 2024, dal titolo "Lo strumento per i rifugiati in Turchia – Vantaggioso per i rifugiati e le comunità che li ospitano, ma l'impatto e la sostenibilità non sono ancora garantiti",</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le comunicazioni congiunte della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 29 novembre 2023 (JOIN(2023)0050) e del 22 marzo 2021 (JOIN(2021)0008) sullo stato delle relazioni politiche, economiche e commerciali tra l'UE e la Turchia,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione, del 25 settembre 2025, dal titolo "Nona relazione annuale sullo strumento per i rifugiati in Turchia" (COM(2025)0517),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la risoluzione del Comitato europeo delle regioni, del 3 aprile 2025, sull'arresto dei sindaci turchi e l'assalto alla democrazia locale in Turchia,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il parere del Comitato europeo delle regioni, del 5 marzo 2026, sul pacchetto Allargamento 2025 – Balcani occidentali e Turchia,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti i principi fondamentali del diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, gli accordi ad alto livello del 1977 e del 1979 tra i leader delle due comunità di Cipro e le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) su Cipro, tra cui la risoluzione 186 (1964) del 4 marzo 1964, che ribadisce la sovranità della Repubblica di Cipro, le risoluzioni 541 (1983) e 550 (1984) dell'11 maggio 1984 sulle azioni secessioniste a Cipro, la risoluzione 789 (1992) del 25 novembre 1992, la dichiarazione presidenziale dell'UNSC del 23 luglio 2021 su Varosia, la dichiarazione presidenziale dell'UNSC e le risoluzioni dell'UNSC sulla forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite a Cipro (UNFICYP), il cui mandato è stato prorogato fino al 31 gennaio 2027 dalla risoluzione 2815 (2026),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti l'articolo 46 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, in cui si afferma che le parti contraenti si impegnano a conformarsi alle sentenze definitive della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) sulle controversie nelle quali sono parti, e il conseguente obbligo della Turchia di attuare tutte le sentenze della CEDU,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le pertinenti risoluzioni del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la dichiarazione 12(2025) del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa, del 27 marzo 2025, dal titolo "Dismissals of Mayors in Turkey" (Rimozioni di sindaci in Turchia),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione adottata dalla Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa nella sessione del 9 e 10 ottobre 2025 sull'impatto della custodia cautelare dei sindaci sull'esercizio della governance democratica locale,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'indice 2025 sulla libertà di stampa nel mondo, pubblicato da Reporter senza frontiere,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione di monitoraggio 2025 pubblicata da Media Freedom Rapid Response,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna e la Convenzione di Istanbul,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'indice di percezione della corruzione 2025 pubblicato da Transparency International il 10 febbraio 2026,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il documento del Fondo monetario internazionale (FMI) del 22 novembre 2025 dal titolo "Republic of Türkiye: Staff Concluding Statement of the 2025 Article IV Mission" (Repubblica di Turchia: Dichiarazione conclusiva dei servizi dell'FMI a seguito della missione 2025 ai sensi dell'articolo IV),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione del 2025 sul divario di genere mondiale, pubblicata dal Forum economico mondiale l'11 giugno 2025,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la dichiarazione dell'UNESCO del 10 luglio 2020 sulla basilica di Santa Sofia e le pertinenti decisioni 44 COM 7B.58 (2021) e 45 COM 7B.58 (2023) del Comitato del patrimonio mondiale dell'UNESCO adottate, rispettivamente, nella sua 44<STRING SUPERSCRIPT="on">a</STRING> e 45<STRING SUPERSCRIPT="on">a</STRING> sessione,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2026 sulla strategia di allargamento dell'UE<FOOTNOTE><FIELD> Testi approvati, P10_TA(2026)0077.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 29 febbraio 2024 "Approfondire l'integrazione dell'UE in vista del futuro allargamento"<FOOTNOTE><FIELD> GU C, C/2024/6746, 26.11.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2024/6746/oj<STRING ITALIC="on">.</STRING></FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 12 febbraio 2026 sulle espulsioni mirate di giornalisti e cristiani stranieri dalla Turchia con il pretesto della sicurezza nazionale<FOOTNOTE><FIELD> Testi approvati, P10_TA(2026)0047.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste tutte le sue precedenti risoluzioni sulla Turchia,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le sue risoluzioni su Cipro,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione del 15 aprile 2015 sul centenario del genocidio armeno<FOOTNOTE><FIELD> GU C 328 del 6.9.2016, pag. 2.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'articolo 55 del suo regolamento,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A10-0106/2026),</P></VISA></GRVISA><GRCONS><CONS><P><NO.P>A.</NO.P>considerando che la Turchia mantiene il proprio status di paese candidato all'UE; che l'adesione all'UE rimane l'obiettivo politico ripetutamente dichiarato del governo turco, sebbene il divario rispetto ai valori e ai principi sanciti dall'articolo 2 del trattato sull'Unione europea e ad alcune politiche dell'UE continui a crescere; che la Turchia deve dimostrare in modo credibile il suo impegno a rafforzare le relazioni e l'allineamento con l'Unione europea, a rispettare e sostenere i criteri di Copenaghen, compresa la politica estera e di sicurezza dell'UE, a normalizzare le sue relazioni con tutti gli Stati membri dell'UE, nonché a perseguire e mantenere relazioni di buon vicinato con l'UE e tutti i suoi Stati membri al fine di rinvigorire la sua prospettiva europea; che la Turchia è stata invitata a più riprese ad astenersi da qualsiasi azione che violi la sovranità e i diritti sovrani di tutti gli Stati membri dell'UE, come pure il diritto internazionale e dell'UE;</P></CONS><CONS><P><NO.P>B.</NO.P>considerando che i negoziati di adesione all'UE si trovano di fatto in una fase di stallo dal 2018 a causa del deterioramento dello Stato di diritto e della democrazia in Turchia e in un contesto di relazioni bilaterali all'epoca tese;</P></CONS><CONS><P><NO.P>C.</NO.P>considerando che, nella sua ultima relazione sui progressi compiuti, del 2025, la Commissione ha nuovamente individuato un grave regresso dello Stato di diritto e un deterioramento della situazione dei diritti umani in Turchia e ha sollevato interrogativi sul rispetto dei principi democratici fondamentali riguardo al precedente periodo di riferimento nel 2024;</P></CONS><CONS><P><NO.P>D.</NO.P>considerando che lo stato di indipendenza della magistratura rimane particolarmente allarmante, nonostante gli 11 "pacchetti giudiziari" adottati dal governo turco dal 2019; che l'ordine costituzionale del paese è pregiudicato dal fatto che l'autorità della Corte costituzionale è compromessa dal rifiuto dei tribunali di livello inferiore di attuare le sue sentenze;</P></CONS><CONS><P><NO.P>E.</NO.P>considerando che esistono chiaramente due pesi e due misure dinanzi alla legge, come dimostra il trattamento molto diverso riservato a casi simili, in particolare nei procedimenti politici o giudiziari di alto profilo o nei casi relativi ad accuse per oltraggio a pubblici ufficiali;</P></CONS><CONS><P><NO.P>F.</NO.P>considerando che la Turchia ha sistematicamente strumentalizzato il diritto penale e le leggi antiterrorismo per eliminare i funzionari eletti, i politici dell'opposizione e i difensori dei diritti umani; che il periodo recente è stato caratterizzato da un grave deterioramento delle norme e dei processi democratici in Turchia, sia a livello locale che nazionale, a seguito delle decisioni giudiziarie e delle pressioni governative esercitate sui sindaci e sui comuni dell'opposizione; che  , dalle elezioni locali del marzo 2024, almeno 39 sindaci dei partiti di opposizione, in modo specifico 29 del Partito popolare repubblicano (CHP) e 10 del Partito dell'uguaglianza e della democrazia dei popoli (DEM), sono stati arrestati e rimossi dall'incarico; che in 13 casi i sindaci sono stati sostituiti da amministratori fiduciari nominati dal governo;</P></CONS><CONS><P><NO.P>G.</NO.P>considerando che, dopo un lungo processo giudiziario, il 21 maggio 2026 una Corte d'appello regionale di Ankara ha emesso una sentenza di "nullità assoluta" ("mutlak butlan") in merito al congresso del partito CHP del 2023, annullando in tal modo le elezioni che avevano portato Özgür Özel alla presidenza e all'entrata in carica dell'attuale direzione del partito; che tale sentenza, nonostante i possibili ricorsi pendenti, è stata accompagnata da un'ingiunzione specifica volta a destituire di fatto la leadership eletta e a trasferirne l'autorità all'ex presidente Kemal Kılıçdaroğlu e alla precedente assemblea del partito; che tre giorni dopo, il 24 maggio 2026, su richiesta della squadra dell'ex presidente Kılıçdaroğlu, la polizia antisommossa turca ha preso d'assalto il quartier generale del CHP ad Ankara, utilizzando gas lacrimogeni e violenza per far rispettare la decisione del tribunale di destituire la leadership eletta e ripristinare quella precedente;</P></CONS><CONS><P><NO.P>H.</NO.P>considerando che Ekrem İmamoğlu, sindaco democraticamente eletto di Istanbul, è in carcere dal 19 marzo 2025 sulla base di accuse infondate, che recano le caratteristiche della pressione politica e sono in palese violazione dei principi fondamentali del diritto penale, come il principio della responsabilità individuale; che ciò è ampiamente considerato un tentativo di eliminare politicamente il principale candidato dell'opposizione per le prossime elezioni presidenziali;</P></CONS><CONS><P><NO.P>I.</NO.P>considerando che attualmente sono circa 800 i fascicoli pendenti dinanzi alla Grande Assemblea nazionale della Turchia che chiedono la revoca dell'immunità parlamentare di deputati in carica; che la stragrande maggioranza di tali richieste riguarda deputati dei partiti di opposizione, principalmente DEM e CHP;</P></CONS><CONS><P><NO.P>J.</NO.P>considerando che la Turchia è membro del Consiglio d'Europa ed è pertanto giuridicamente vincolata dalle sentenze della CEDU; che, a causa della mancata applicazione di sentenze fondamentali della CEDU, la Turchia si trova attualmente ad affrontare storiche procedure di infrazione; che la Turchia figura costantemente tra i paesi che violano con maggiore frequenza i diritti umani e le libertà fondamentali tutelati dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo; che, nel gennaio 2026, la Turchia registrava il maggior numero di cause pendenti dinanzi alla CEDU, che rappresenta oltre un terzo del numero totale delle cause dinanzi alla Corte;</P></CONS><CONS><P><NO.P>K.</NO.P>considerando che Freedom House classifica la Turchia come "non libera" e che il paese ha registrato uno dei più gravi deterioramenti al mondo per quanto riguarda il livello di libertà negli ultimi undici anni; che l'indice sulla libertà di stampa nel mondo del 2025 indica un ulteriore deterioramento e colloca la Turchia al 159º posto su 180 paesi per la libertà di stampa, e che la relazione sottolinea che l'autoritarismo sta guadagnando terreno in Turchia, il pluralismo dei media è messo in discussione e tutti i mezzi possibili sono utilizzati per mettere a tacere le critiche; che, secondo Reporter senza frontiere e le BIA Media Monitoring Reports (relazioni di monitoraggio dei media), tra 20 e 29 giornalisti sono stati incarcerati nel corso del 2025, altri 3 sono stati posti agli arresti domiciliari per mesi e decine di altri sono stati sottoposti a controllo giudiziario in modo da violare la loro libertà di circolazione; che nello stesso periodo un totale di 58 giornalisti sono stati trattenuti o arrestati con la forza per essere interrogati dalla polizia;</P></CONS><CONS><P><NO.P>L.</NO.P>considerando che la Turchia si è classificata al 135º posto tra i 146 paesi dell'indice globale sul divario di genere del 2025, evidenziando gravi disuguaglianze di genere e inadempienze sistemiche nella tutela dei diritti delle donne; considerando che, secondo i dati della piattaforma per fermare i femminicidi "We Will Stop Femicide", nel 2025 si sono verificati 297 decessi sospetti di donne e 294 femminicidi, mentre altre fonti hanno riportato cifre fino a 420; che nel 2025 si è registrato un aumento record dei decessi sospetti che hanno coinvolto le donne in Turchia; che la mancanza di un sistema ufficiale completo di raccolta dei dati sui femminicidi continua a destare grave preoccupazione; che la Turchia emerge come uno dei paesi dell'OCSE maggiormente interessati dalla violenza contro le donne;</P></CONS><CONS><P><NO.P>M.</NO.P>considerando che, secondo le organizzazioni locali per i diritti umani IHD e TIHV, il numero di persone in carcere in Turchia aveva raggiunto il record di 433 543 detenuti il 2 dicembre 2025, segnando un aumento di sette volte negli ultimi due decenni, mentre altre 460 921 persone erano sottoposte a supervisione giudiziaria; che tali organizzazioni hanno anche segnalato la presenza di 1 412 detenuti malati, di cui 335 in gravi condizioni; che le carceri turche operano al di là delle loro capacità, il che aggrava problemi quali il sovraffollamento, ambienti di vita inadeguati e un accesso limitato alle risorse di base; che le segnalazioni di violazioni dei diritti umani nelle carceri sono aumentate;</P></CONS><CONS><P><NO.P>N.</NO.P>considerando che, secondo Transparency International, la Turchia ha ottenuto un punteggio di 31 su 100 nel suo indice di percezione della corruzione per il 2025, passando dal punteggio di 50 su 100 registrato nel 2013 al suo punteggio più basso, per cui attualmente la Turchia è classificata al 124º posto su 180 paesi; che, a più di nove anni dall'adozione della relazione sul quarto ciclo di valutazioni del Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) del Consiglio d'Europa sulla Turchia, solo 3 delle 22 raccomandazioni contenute nella relazione sono state pienamente attuate;</P></CONS><CONS><P><NO.P>O.</NO.P>considerando che la Turchia è una società multietnica eterogenea in una regione complessa e soggetta a tensioni;</P></CONS><CONS><P><NO.P>P.</NO.P>considerando che la Turchia è impegnata in un processo politico denominato "Turchia senza terrore", che mira a porre fine alla violenza politica e ad affrontare la questione curda attraverso una soluzione politica;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Q.</NO.P>considerando che, al di là del processo di adesione, è necessario un impegno costruttivo nelle relazioni UE-Turchia e che la Turchia è membro della NATO e un partner fondamentale per la stabilità nella più ampia regione del Mediterraneo orientale e nei settori del commercio, delle relazioni economiche, della sicurezza, della migrazione e della cooperazione contro il terrorismo; che la cooperazione con la Turchia sta progredendo in una serie di settori strategici di interesse comune, anche attraverso dialoghi ad alto livello sull'eliminazione degli ostacoli agli scambi commerciali e una maggiore cooperazione in materia di prevenzione dell'elusione delle sanzioni, e potrebbe progredire ulteriormente in modo graduale, proporzionato e reversibile, pienamente in linea con le conclusioni del Consiglio europeo dell'aprile 2024;</P></CONS><CONS><P><NO.P>R.</NO.P>considerando che la Turchia continua a ospitare una delle più grandi popolazioni di rifugiati al mondo; che la cooperazione UE-Turchia in materia di gestione della migrazione, sicurezza e stabilità regionale continua a essere di importanza strategica e contribuisce alla riduzione degli attraversamenti irregolari e pericolosi sulla rotta del Mediterraneo orientale verso l'Europa e al salvataggio di vite in mare; che, dal 2011, l'UE ha stanziato quasi 12,5 miliardi di EUR a sostegno dei rifugiati e delle comunità di accoglienza in Turchia;</P></CONS><CONS><P><NO.P>S.</NO.P>considerando che l'allineamento della Turchia alla politica estera e di sicurezza comune dell'UE ha raggiunto il minimo storico del 4 % nel 2025, rispetto al 6 % del 2024; che si tratta di gran lunga del livello più basso di allineamento di qualsiasi paese candidato; che tale indicatore non tiene conto di tutti i livelli di impegno di un determinato paese candidato nel settore della politica estera e di sicurezza;</P></CONS><CONS><P><NO.P>T.</NO.P>considerando che le tensioni tra l'UE e la Turchia in relazione alla situazione nel Mediterraneo orientale si sono attenuate ma non sono cessate;</P></CONS><CONS><P><NO.P>U.</NO.P>considerando che la Turchia continua a svolgere un ruolo significativo nel conflitto siriano; che la Turchia ha condotto operazioni militari su vasta scala sul territorio siriano, colpendo in particolare le zone controllate dai curdi, e occupa territori nel nord della Siria, in entrambi i casi violando il diritto internazionale;</P></CONS><CONS><P><NO.P>V.</NO.P>considerando che le operazioni militari contro il regime iraniano avranno implicazioni per la Turchia data la sua vicinanza geografica, anche attraverso effetti di ricaduta, in particolare per quanto riguarda le rinnovate pressioni migratorie; che la Turchia ha subito diverse minacce missilistiche contro il suo territorio provenienti dall'Iran, che sono state neutralizzate con successo attraverso il sistema integrato di difesa aerea e missilistica della NATO;</P></CONS><CONS><P><NO.P>W.</NO.P>considerando che le relazioni commerciali tra l'UE e la Turchia sono particolarmente ampie, coinvolgono catene di approvvigionamento altamente integrate e sono state valutate a oltre 210 miliardi di EUR nel 2024, e che la Turchia è il quinto partner commerciale dell'UE e quest'ultima è di gran lunga il principale partner commerciale della Turchia, nonché la sua principale fonte di investimenti esteri diretti;</P></CONS><CONS><P><NO.P>X.</NO.P>considerando che l'economia della Turchia ha risentito dell'elevata inflazione, dell'instabilità valutaria e delle sfide strutturali, con implicazioni dirette per i lavoratori, le famiglie e la coesione sociale; che, negli ultimi due anni, la tendenza negativa è stata arrestata e corretta con politiche macroeconomiche sane, che tuttavia richiedono tempo per produrre i loro effetti;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Y.</NO.P>considerando che i cittadini turchi rappresentano il secondo maggior numero di domande di visti UE trattate;</P></CONS><CONS><P><NO.P>Z.</NO.P>considerando che la Turchia ospiterà la 31<STRING SUPERSCRIPT="on">a</STRING> conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ad Antalya nel novembre 2026 e dovrebbe pertanto dimostrare un impegno credibile ad attuare i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni di CO<STRING SUBSCRIPT="on">2</STRING> e a rafforzare le ambizioni della sua politica climatica;</P></CONS><CONS><P><NO.P>AA.</NO.P>considerando che, di recente, figure di spicco dell'opposizione hanno apertamente sostenuto un rinnovato impegno tra l'UE e la Turchia; che Selahattin Demirtaș, ex copresidente del Partito democratico popolare (HDP), ha chiesto la ripresa del processo di adesione della Turchia, ritenendo che, nonostante tutte le attuali difficoltà e carenze, ciò innescherebbe un'azione nel settore delle riforme democratiche e potrebbe creare un effetto leva per tutti i portatori di interessi; che Özgür Özel, presidente del CHP, in una lettera indirizzata ai portatori di interessi dell'UE, ha sostenuto una comprensione più inclusiva e strategica della cooperazione tra l'UE e la Turchia, ribadendo il sostegno a una piena adesione all'UE e sottolineando che l'approfondimento dell'integrazione istituzionale ed economica, anche nel processo "Made in Europe", costituirà una leva importante per il consolidamento della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto in Turchia; che Ekrem İmamoğlu, candidato alla presidenza del CHP e sindaco di Istanbul, ha a sua volta espresso in una lettera il parere che il disimpegno con la Turchia indebolirebbe il sostegno dell'UE alla trasformazione democratica nel paese; che egli ha inoltre chiesto una ricostruzione graduale e basata su principi delle relazioni, compreso un impegno costante ancorato ai criteri di Copenaghen e l'avvio urgente dei colloqui sulla modernizzazione dell'unione doganale, quale mezzo per mantenere la Turchia strettamente allineata alle norme dell'UE e rafforzare la trasparenza, la competitività e lo Stato di diritto;</P></CONS></GRCONS></PREAMBLE><DISPOSITIF><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Impegno a favore dell'adesione all'UE </STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>1.</NO.P>ribadisce il suo apprezzamento per le aspirazioni di lunga data della maggioranza della popolazione turca riguardo all'adesione all'UE e al mantenimento da parte della Turchia dello status di paese candidato, nonostante la persistente mancanza di progressi e di volontà politica; prende atto della stanchezza che, di conseguenza, continua a crescere tra i portatori di interessi di entrambe le parti del processo; sottolinea, tuttavia, che qualsiasi sviluppo nel processo di adesione richiede progressi tangibili nella difesa dello Stato di diritto e dei processi democratici e ritiene che, in assenza di tali progressi, il processo di adesione della Turchia all'UE non possa essere ripreso;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>2.</NO.P>sottolinea la natura meritocratica, normativa e non transazionale del processo di adesione all'UE, che è subordinato al rispetto dei criteri di Copenaghen e non è legato ad alcuna scadenza; sottolinea che tale realizzazione richiede istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani, il rispetto e la protezione delle minoranze, relazioni di buon vicinato, il riconoscimento di tutti gli Stati membri, il rispetto del diritto internazionale e l'allineamento alla politica estera e di sicurezza comune dell'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>3.</NO.P>osserva con rammarico che, nonostante le ripetute dichiarazioni del governo turco di rinnovato impegno a favore dell'obiettivo dell'adesione all'UE, non sono state affrontate le persistenti e gravi preoccupazioni, sollevate nelle sue precedenti relazioni, in merito alle carenze che incidono sul processo di adesione, in particolare la costante erosione dei diritti umani e dello spazio della società civile, e che nel periodo più recente sono state documentate ulteriori gravi regressioni dello Stato di diritto e il deterioramento dei diritti fondamentali, in continuità con la tendenza che ha spinto il paese verso un modello autoritario nell'ultimo decennio; ritiene che questa continua inazione sia una chiara indicazione della mancanza di reale volontà politica del governo turco di attuare le riforme e di rilanciare il processo di adesione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>4.</NO.P>invita il governo turco a passare dalla retorica all'azione e, invece di lamentarsi del lungo periodo di attesa della Turchia alle porte dell'UE, a dimostrare, attraverso misure concrete e chiare, la sua reale volontà di affrontare le persistenti carenze nei settori dello Stato di diritto, dei diritti umani, delle norme democratiche, della libertà di stampa e di altre libertà fondamentali, come pure per quanto riguarda il rispetto delle relazioni di buon vicinato e del diritto internazionale; sottolinea, in particolare, tra le altre misure urgenti, la necessità di rafforzare l'indipendenza della magistratura, salvaguardare la libertà di espressione, proteggere i giornalisti e i diritti delle autorità locali e porre fine ai processi di matrice politica;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>5.</NO.P>ribadisce tuttavia che, sebbene il processo di adesione sia in fase di stallo dal 2018, la Turchia rimane un paese di rilevanza strategica, un alleato della NATO e un paese con cui l'UE intrattiene relazioni a più livelli, che vanno dai settori del commercio, dell'economia e della migrazione fino alla politica estera e di sicurezza; sottolinea l'importanza della Turchia per il quadro di sicurezza e la stabilità regionali, nonché per la sicurezza dell'Ucraina di fronte all'aggressione russa; sottolinea, tuttavia, che le crescenti divergenze in materia di politica estera sono difficilmente compatibili con l'architettura europea di sicurezza e difesa; sostiene fermamente lo sviluppo di relazioni cooperative e reciprocamente vantaggiose con la Turchia in tutti i settori di interesse comune, in modo graduale, proporzionato e reversibile, in linea con le conclusioni del Consiglio europeo dell'aprile 2024, nonché vincolate e volte a promuovere il diritto internazionale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>6.</NO.P>auspica un cambiamento di rotta nell'impegno del governo turco nei confronti delle questioni fondamentali al centro del processo di adesione all'UE, che consentirebbe di sviluppare le relazioni UE-Turchia verso un partenariato più stretto, con la prospettiva di un'eventuale futura riapertura del processo di adesione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>7.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per la scarsa risonanza e le poche dichiarazioni di altre istituzioni dell'UE e di molti Stati membri dell'UE di fronte all'erosione dello Stato di diritto in Turchia; sottolinea che l'incapacità dei funzionari di alto livello dell'UE di affrontare in modo coerente e pubblico il regresso democratico in corso, in particolare durante le visite ufficiali nel paese, rischia di alienare ulteriormente la società civile turca e di compromettere l'immagine e la credibilità dell'UE, anche tra i segmenti della società turca più favorevoli all'UE, in un modo che richiederà molto tempo per porvi rimedio; invita l'ambasciatore dell'UE e gli ambasciatori degli Stati membri dell'UE in Turchia a riprendere le visite a figure di spicco detenute in carcere, a partecipare ai relativi processi, a opporsi pubblicamente ai continui attacchi contro i partiti politici e i membri dell'opposizione e le voci dissenzienti, nonché a sollevare sistematicamente preoccupazioni con le autorità turche a tale riguardo, mantenendo nel contempo uno stretto dialogo con la società civile;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Al centro del processo di adesione: democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>8.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per la continua grave erosione dello Stato di diritto e la mancanza di indipendenza della magistratura in Turchia, nel quadro di un'interpretazione autoritaria profondamente radicata del sistema presidenziale; deplora la repressione e i procedimenti giudiziari arbitrari applicati dalla magistratura turca nei confronti di politici, giornalisti, avvocati, attivisti, artisti e chiunque osi esprimere una voce critica; deplora inoltre la riduzione dello spazio per la libertà dei media, l'attività civica e il diritto di riunione nel paese e invita il governo a invertire tale tendenza prima che sia troppo tardi; chiede l'adozione di misure strutturali che consentano un significativo miglioramento dell'indipendenza della magistratura;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>9.</NO.P>deplora la mancanza di imparzialità e indipendenza e l'ampio ricorso a due pesi e due misure nel sistema giudiziario, sia da parte dei pubblici ministeri che dei giudici, in particolare per quanto riguarda i casi di oltraggio ai pubblici ufficiali o le accuse di corruzione; osserva che i sostenitori del governo non sono trattati allo stesso modo dei membri dell'opposizione; deplora inoltre la pratica illecita della rimozione e dell'allontanamento arbitrario dei giudici che si occupano di cause politiche, che incide in modo significativo sull'imparzialità del processo; invita la magistratura turca a porre fine all'uso di prove provenienti da testimoni segreti, una prassi che è particolarmente ricorrente in casi di alto profilo e in cui le prove sono accettate senza previa verifica, in ciò che costituisce una chiara violazione del diritto a un processo equo ed è contrario alla giurisprudenza della CEDU; sottolinea che questo uso abusivo di procedimenti giudiziari porta a gravi violazioni del principio giuridico della presunzione d'innocenza in violazione delle responsabilità giuridiche internazionali e del diritto interno turco; è allarmato per le segnalazioni di un grave deterioramento della qualità dei procedimenti giudiziari in Turchia, in particolare per la scarsa qualità delle accuse, in violazione delle norme giuridiche sia nazionali che internazionali; sottolinea che il Consiglio dei giudici e dei pubblici ministeri turco e la sua evidente mancanza di indipendenza dal governo nella selezione, nell'assunzione e nella promozione di giudici e pubblici ministeri sono un fattore chiave che consente la deliberata strumentalizzazione della magistratura per reprimere il dissenso;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>10.</NO.P>osserva con rammarico che, sebbene la politica di allargamento dell'UE stia attualmente riacquistando un nuovo slancio, la Turchia sta perdendo questa opportunità a causa dell'assenza di riforme democratiche; osserva inoltre che un primo passo per cogliere questa opportunità consisterebbe nel rispettare le sentenze della CEDU e della Corte costituzionale della Turchia; è tuttora costernato per la costante inosservanza e la mancata applicazione, da parte delle autorità turche, in particolare della magistratura turca, delle sentenze fondamentali della Corte costituzionale e della CEDU, il che compromette la certezza del diritto e perpetua violazioni sistemiche; prende atto con rammarico del protrarsi delle procedure di infrazione da parte del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, che hanno portato a una mancata azione efficace per dare esecuzione alle sentenze della CEDU e garantirne il rispetto; invita la Commissione e gli Stati membri a utilizzare tutti i canali diplomatici per esortare la Turchia ad applicare le pertinenti sentenze della CEDU e a prendere in considerazione l'applicazione della pertinente condizionalità dei finanziamenti in relazione all'osservanza delle sentenze della CEDU; condanna con la massima fermezza la decisione sostenuta e deliberata delle autorità turche di tenere illegalmente in carcere per motivi politici figure di spicco come gli ex copresidenti del partito HDP Selahattin Demirtaş e Figen Yüksekdağ, per oltre nove anni, e il difensore dei diritti umani Osman Kavala, per oltre otto anni, nonostante le pertinenti sentenze della CEDU; chiede il loro rilascio immediato e incondizionato; è costernato nel constatare che, invece di essere immediatamente rilasciato, il 6 gennaio 2026, Selahattin Demirtaş ha ricevuto un'ulteriore condanna a più di un anno di detenzione per un altro caso, sulla base di discorsi pronunciati nel 2015, nonostante le ormai tre sentenze fondamentali della CEDU che ne chiedevano il rilascio, l'ultima delle quali è stata resa definitiva il 3 novembre 2025; ritiene che tali azioni costituiscano un grave abuso di potere e la dimostrazione di un palese disprezzo per lo Stato di diritto; esorta nuovamente la Turchia a dare piena attuazione a tutte le sentenze della CEDU, in linea con l'articolo 46 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e con gli obblighi incondizionati risultanti dall'articolo 90 della Costituzione turca, compresa la sentenza della CEDU del 2023 nella causa <STRING ITALIC="on">Yüksel Yalçınkaya</STRING>/<STRING ITALIC="on">Turchia</STRING> e nelle cause correlate; prende atto della decisione della CEDU di non concedere un risarcimento o coprire le spese legali nelle migliaia di casi di follow-up, il che potrebbe essere potenzialmente sleale nei confronti dei richiedenti e incompatibile con la prassi precedente della Corte; invita la Turchia a rispettare anche le sentenze relative alle persone scomparse e alle proprietà scomparse e alle proprietà usurpate a Cipro, compresa la decisione della CEDU del 24 gennaio 2008 riguardo al caso degli omicidi di Tassos Isaak e Solomos Solomou; invita le autorità turche a dare esecuzione ai mandati d'arresto internazionali emessi nei confronti dei sospettati di tali omicidi e a consegnare tali persone alla Repubblica di Cipro;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>11.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per la crescente crisi costituzionale in Turchia causata dal rifiuto dei tribunali ordinari di conformarsi alle sentenze vincolanti della Corte costituzionale o ad altre decisioni dei pertinenti organi giurisdizionali di grado superiore, che costituisce una chiara rottura dell'ordinamento giuridico; condanna il protrarsi della detenzione dell'imputato del caso Gezi, Can Atalay, nonostante due decisioni vincolanti della Corte costituzionale, e denuncia fermamente la sua illegittima rimozione dal mandato parlamentare in aperta violazione delle garanzie costituzionali e della volontà democratica dell'elettorato; condanna la decisione della 13<STRING SUPERSCRIPT="on">a</STRING> sezione dell'Alta Corte penale di Istanbul di respingere l'ordine della Corte costituzionale di avviare un nuovo processo nel caso di Tayfun Kahraman, un altro imputato del caso Gezi, la cui salute è gravemente peggiorata di recente, respingendo le richieste di fermare l'esecuzione della pena e di rilasciarlo; esprime sgomento per la recente condanna di Ayşe Barım, una nota talent manager, per il presunto coinvolgimento nella protesta del Parco Gezi tredici anni fa, nonostante la mancanza di prove di colpevolezza; deplora inoltre che la 13<STRING SUPERSCRIPT="on">a</STRING> sezione amministrativa del tribunale amministrativo regionale di Ankara si sia rifiutata di rispettare la storica decisione del Consiglio di Stato sul caso di Hafize Öztürk Türkmen – la prima relativa a uno degli "accademici della pace" – tramite la quale avrebbe dovuto essere reintegrato nella sua posizione universitaria; chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutte le persone detenute arbitrariamente, il ritiro delle accuse nei confronti di coloro che sono perseguiti unicamente per aver esercitato i loro diritti fondamentali e la fine dell'uso improprio dei meccanismi antiterrorismo e giudiziari per mettere a tacere il dissenso;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>12.</NO.P>condanna gli incessanti attacchi del governo turco ai partiti politici e ai membri dell'opposizione, che sono stati particolarmente gravi nell'ultimo anno nel caso del principale partito di opposizione CHP, spingendo ancora di più la Turchia da una concorrenza tra partiti già limitata verso un regime pienamente autoritario; condanna fermamente la destituzione, orchestrata a fini politici, del presidente eletto del CHP Özgür Özel e della direzione del partito, a seguito di una sentenza del tribunale che ha dichiarato nullo e privo di effetti il congresso del CHP del 2023 e ha deciso di ripristinare la precedente direzione del partito; invita il governo turco a porre fine a tali tattiche di abuso, che costituiscono un grave attacco al pluralismo democratico, allo Stato di diritto e alla volontà sovrana dei membri del partito e degli elettori in Turchia; ritiene che questo caso sia l'ultimo esempio di un più ampio schema di repressione contro l'opposizione, che comporta la strumentalizzazione del sistema giudiziario per eliminare potenziali concorrenti nelle future elezioni, consolidando così ulteriormente la Turchia in un sistema pienamente autoritario; invita la Commissione e gli Stati membri a condannare pubblicamente e privatamente la sospensione della leadership del CHP nei suoi scambi con il governo turco e a dialogare in modo più costruttivo con i partiti di opposizione in Turchia; esprime preoccupazione per i rischi di una crisi interna prolungata all'interno del principale partito di opposizione in assenza di un congresso tempestivo che consenta ai membri del partito di determinare democraticamente la propria leadership;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>13.</NO.P>ribadisce la sua ferma condanna del protrarsi della detenzione e della destituzione del sindaco del comune metropolitano di Istanbul, Ekrem İmamoğlu, appartenente al CHP, in quello che è diventato un caso politico di massa che ha colpito più di 400 imputati, tra cui sindaci e funzionari distrettuali, 105 dei quali sono attualmente in custodia cautelare; respinge fermamente la decisione del tribunale regionale di Ankara, del 21 maggio 2026, di annullare la decisione della 38<STRING SUPERSCRIPT="on">a</STRING> convenzione ordinaria e della 21<STRING SUPERSCRIPT="on">a</STRING> convenzione straordinaria del CHP e di reinsediare l'ex leader del CHP Kemal Kılıçdaroğlu al posto dell'attuale leader Özgür Özel; considera tale sentenza un esempio lampante di ingerenza dello Stato nelle questioni interne del più grande partito di opposizione; condanna inoltre l'arresto, il 4 aprile 2026, del sindaco eletto dell'opposizione Mustafa Bozbey, insieme a diversi membri del CHP, per accuse di corruzione indicate come false; ritiene che tali sviluppi siano un'ulteriore prova dell'erosione sistemica della governance democratica e del pluralismo politico a livello locale in Turchia; accoglie con favore le recenti visite in Turchia di sindaci e rappresentanti di città dell'UE e di membri del Comitato europeo delle regioni, che hanno dimostrato la loro solidarietà e il loro sostegno agli imputati; ribadisce la loro richiesta di rispettare le libertà comunali; esprime profonda preoccupazione per l'accettazione dell'accusa di quasi 4 000 pagine, preparata sotto la responsabilità del noto ex procuratore capo di Istanbul Akın Gürlek, in cui İmamoğlu è accusato di aver guidato una vasta rete criminale e di aver commesso 142 reati che potrebbero comportare una condanna fino a 2 430 anni di carcere; accoglie con favore la significativa decisione della CEDU di accettare il ricorso di İmamoğlu relativo a una presunta detenzione illegale nell'ambito della sua procedura di "caso prioritario"; condanna gli attacchi di lunga data nei confronti di Ekrem İmamoğlu, attuale candidato alla presidenza del CHP, perpetrati attraverso un labirinto di decine di indagini, casi giudiziari sovrapposti e decisioni amministrative arbitrarie, tra cui un'altra recente condanna sulla base di accuse di "spionaggio politico" e la cancellazione illegale e motivata politicamente del suo diploma universitario, requisito necessario per la sua ammissibilità alla carica di presidente della Turchia; deplora la decisione del quinto tribunale amministrativo di Istanbul del 23 gennaio 2026 di respingere la richiesta di İmamoğlu di ribaltare la decisione di revoca; esprime profonda preoccupazione per lo sconcertante numero di procedure presentate alla Grande Assemblea nazionale della Turchia volte a revocare l'immunità parlamentare degli attuali deputati, che colpiscono in modo schiacciante i membri dei partiti di opposizione; sottolinea che tali azioni compromettono la prospettiva di un partenariato UE-Turchia più forte e completo e di un miglioramento generale delle relazioni; invita tutti gli attori politici in Turchia a impegnarsi seriamente per rafforzare la Grande Assemblea nazionale della Turchia quale camera pluralista, a rispondere alle sfide che la società turca deve affrontare e a gettare le basi per un futuro democratico;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>14.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per l'ulteriore deterioramento della democrazia locale in Turchia; condanna fermamente la destituzione e l'arresto di almeno 39 sindaci eletti appartenenti a partiti dell'opposizione e di decine di funzionari locali, nonché la sostituzione di 13 sindaci con amministratori nominati dal governo, spesso in relazione all'applicazione eccessivamente ampia e arbitraria della legislazione antiterrorismo della Turchia o ad accuse infondate di corruzione; ribadisce la propria considerazione secondo cui tale prassi consolidata di nominare amministratori costituirebbe un palese attacco ai principi più basilari della democrazia locale; esorta le autorità turche a cessare e revocare immediatamente la repressione nei confronti dei comuni dell'opposizione, anche attraverso il sequestro selettivo di attività finanziarie, e a rispettare il diritto degli elettori di eleggere i rappresentanti scelti in linea con le raccomandazioni del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa e della Commissione di Venezia; esprime profonda preoccupazione per la recente riforma giuridica che impone alle amministrazioni locali, alle loro entità affiliate e alle società controllate dai comuni di ottenere l'approvazione presidenziale prima di costituire società o cooperative e di prendere altre decisioni finanziarie strategiche, ampliando in tal modo in modo significativo il controllo esecutivo centrale sul processo decisionale economico locale e compromettendo ulteriormente l'autonomia già in declino delle amministrazioni locali; sottolinea che lo smantellamento della democrazia locale indebolisce notevolmente la capacità dello Stato, in particolare per quanto riguarda la fornitura di servizi, la risposta alle crisi (ad esempio i terremoti) e i servizi sociali destinati ai rifugiati e ai gruppi vulnerabili, mettendo così a rischio la sicurezza delle persone;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>15.</NO.P>condanna le vessazioni e gli attacchi nei confronti degli avvocati difensori a causa delle loro attività professionali, come dimostrato dall'attuale detenzione di Mehmet Pehlivan, avvocato di Ekrem İmamoğlu, o dalla recente condanna a 11 anni di reclusione di Ramazan Demir, avvocato di Selahattin Demirtaș; ritiene che queste e altre azioni contro gli avvocati costituiscano un'ingerenza inaccettabile nel diritto alla difesa e nella professione legale, che è uno degli elementi fondamentali di un sistema giudiziario funzionante e dello Stato di diritto; accoglie con favore l'assoluzione, da parte del 26º tribunale penale speciale di Istanbul, del presidente e di 10 membri del consiglio esecutivo dell'ordine degli avvocati di Istanbul dalle accuse legate al terrorismo, ma sottolinea che tale procedimento penale non avrebbe dovuto nemmeno essere avviato; invita le autorità turche ad attuare garanzie per l'indipendenza, la sicurezza e l'autonomia degli avvocati e a garantire che gli avvocati e i loro ordini professionali non siano sottoposti a procedimenti giudiziari o ad altre pressioni indebite per il solo fatto di esercitare le loro funzioni legittime, assicurando così che i diritti dei professionisti del diritto siano in linea con le norme del Consiglio d'Europa;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>16.</NO.P>continua a deplorare le persecuzioni, la censura e le vessazioni, persistenti e di intensità crescente, nei confronti dei giornalisti e dei media indipendenti, che ne negano la libertà di esercitare i propri doveri professionali e di informare il pubblico, elemento essenziale per una società democratica funzionante; esprime profonda preoccupazione per le segnalazioni secondo cui fino al 90 % dei media nazionali è ora filogovernativo o sotto il controllo del governo; deplora profondamente, a tal proposito, la confisca da parte del governo turco di TELE1, una delle poche emittenti critiche ancora presenti nel paese, che si trova attualmente sotto amministrazione controllata, e considera tale provvedimento un attacco deliberato alla libertà dei media; condanna le vessazioni nei confronti dei giornalisti indipendenti, il cui numero di arresti e detenzioni è aumentato nel 2025, principalmente in relazione ad accuse di "appartenenza a un'organizzazione terroristica" e di "oltraggio al presidente" o a presunte violazione della legge sugli assembramenti e le manifestazioni; segue con grande preoccupazione, tra l'altro, i casi di Alican Uludağ, giornalista di Deutsche Welle  che è stato arrestato a causa di post pubblicati sui social media oltre un anno fa, detenuto in un carcere di massima sicurezza per oltre 90 giorni e recentemente rilasciato, sebbene le accuse a suo carico non siano state archiviate e il suo processo riprenderà a settembre, come pure di Merdan Yanardağ, caporedattore di TELE1 attualmente in carcere con l'accusa di "spionaggio", di Furkan Karabay, giornalista di Medyascope arrestato diverse volte negli ultimi tre anni e recentemente posto agli arresti domiciliari per due mesi, di Sedef Kabaș, conduttrice televisiva che sta affrontando un altro procedimento giudiziario per i suoi post sui social media, di Fatih Altayli, giornalista di grande esperienza recentemente rilasciato in attesa del processo d'appello in seguito alla condanna a più di quattro anni di reclusione per l'assurda accusa di aver minacciato fisicamente il presidente turco, nonché di İsmail Arı, giornalista di BirGün recentemente arrestato con l'accusa di "disinformazione" per il suo lavoro d'inchiesta, e di Joakim Medin, giornalista svedese; chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutti i giornalisti detenuti ingiustamente; deplora fermamente la strumentalizzazione del Consiglio supremo della radio e della televisione, che dovrebbe essere indipendente, al fine di soffocare ulteriormente i media indipendenti attraverso sanzioni finanziarie e di radiodiffusione, imposte in modo preponderante a organi di informazione critici; deplora le azioni numerose e sistematiche contro la libertà di espressione online, comprese le ripetute restrizioni all'accesso a Internet, la limitazione della larghezza di banda, i divieti di radiodiffusione e il blocco di account sui social media, di siti web e di migliaia di notizie, nonché le richieste di rimozione di contenuti volte a mettere a tacere giornalisti e cittadini comuni, spesso per motivi di "sicurezza nazionale e ordine pubblico"; deplora il fatto che le autorità turche strumentalizzino le disposizioni di legge per limitare l'attività dei giornalisti ed esercitare pressioni mirate nei loro confronti; invita le autorità turche a garantire immediatamente la tutela della libertà di espressione e della libertà dei media e ad assicurare che nessuno sia privato della libertà esclusivamente per aver esercitato pacificamente i propri diritti fondamentali, in conformità con gli obblighi internazionali della Turchia in materia di diritti umani;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>17.</NO.P>continua a nutrire preoccupazione per il divieto di assembramento, spesso per motivi non accertati, e per l'uso eccessivo della forza nei confronti dei manifestanti pacifici; sottolinea che tali pratiche sono in contrasto con le garanzie relative al diritto di riunione pacifica di cui all'articolo 34 della Costituzione turca e continuano a violare le norme internazionali in materia di diritti umani; esprime particolare preoccupazione per le ripercussioni che tali violazioni delle libertà individuali hanno sul movimento studentesco, nonché per il ricorso a un'ampia gamma di misure repressive – tra cui detenzioni arbitrarie, indagini disciplinari, tagli alle borse di studio, espulsioni dalle residenze studentesche, censura dei media e violenza fisica – con l'apparente obiettivo di limitare la presenza dei giovani nella sfera pubblica; deplora il fatto che un elevato numero di persone sia stato arrestato o sottoposto a misure di controllo giudiziario in ragione della propria appartenenza a organizzazioni della società civile e a ordini di avvocati o della propria partecipazione a manifestazioni, in particolare le manifestazioni svoltesi in seguito all'arresto e alla detenzione del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu e le proteste organizzate in occasione del 1° maggio e per i diritti delle donne e delle persone LGBTI+; riconosce che sono stati compiuti alcuni passi in avanti, tra cui alcune sentenze di assoluzione, ma esorta le autorità turche a difendere la libertà di riunione e la libertà di protesta senza indebite restrizioni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>18.</NO.P>esprime crescente preoccupazione per il modo in cui le autorità turche stanno imponendo, in tutti gli ambiti della società, un'agenda morale retrograda basata su un approccio religioso, il che è in netto contrasto con le fondamenta laiche della Repubblica di Turchia sancite nella sua Costituzione; osserva che questo cambiamento crescente, promosso dalla coalizione di governo, è riscontrabile nella legislazione, nel dibattito politico, nell'istruzione, nella vita culturale e nei media, il che solleva seri interrogativi in merito all'erosione della laicità, del pluralismo e delle libertà fondamentali; esprime preoccupazione per la decisione del governo turco di intentare un'azione legale contro i 168 firmatari, tra cui giornalisti, artisti e accademici, della dichiarazione dal titolo "Difendiamo la laicità insieme";</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>19.</NO.P>rimane profondamente preoccupato per lo stato della libertà accademica e dell'indipendenza istituzionale, come dimostrato dal deterioramento della situazione all'Università di Boğaziçi a seguito della nomina, nel 2021, del suo rettore tramite decreto del presidente; ritiene che tale estensione del modello degli amministratori alle istituzioni accademiche, che ha avuto una chiara incidenza negativa sulla vita accademica e sui risultati dell'istituzione, costituisca un ulteriore scostamento dalle norme dell'UE in materia di libertà accademica, il che rispecchia i tentativi del governo di rafforzare il controllo su qualsiasi spazio di possibile dissenso; invita le autorità turche a garantire la governance democratica e l'autonomia delle università del paese e a porre fine alla repressione nei confronti degli studenti, che si manifesta attraverso limitazioni alla loro libertà di associazione e di espressione e al loro diritto di partecipare pienamente e liberamente alla vita accademica; esprime preoccupazione per il caso dell'Università di Bilgi, chiusa improvvisamente con decreto presidenziale il 22 maggio 2026 e riaperta tre giorni dopo a seguito di una reazione notevole da parte dell'opinione pubblica e di proteste diffuse da parte di studenti e accademici, che costituisce l'ennesimo esempio di minacce alla libertà accademica, all'autonomia istituzionale e di intervento statale nell'istruzione superiore;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>20.</NO.P>resta profondamente preoccupato per i diritti delle donne e, in particolare, per l'elevato livello di violenza di genere e l'alta incidenza dei femminicidi in Turchia; esorta le autorità turche a migliorare il quadro legislativo e la sua attuazione, anche attraverso la piena applicazione della legge n. 6284 sulla protezione, al fine di combattere efficacemente tutte le forme di violenza contro le donne e la pratica del cosiddetto "delitto d'onore", di predisporre meccanismi di protezione più solidi e di porre fine alla persistente politica di impunità, assicurando i responsabili alla giustizia; si rammarica che il governo turco, pur avendo proclamato il 2025 "L'anno della famiglia", abbia optato per un approccio altamente ideologico e retrogrado che considera la parità di genere come una minaccia, riducendo ulteriormente la visibilità delle donne nello spazio pubblico e trattando spesso la violenza contro le donne e le ragazze come una questione familiare privata, il che favorisce l'impunità; ribadisce la propria ferma condanna del ritiro della Turchia dalla convenzione di Istanbul mediante decreto presidenziale e rinnova il suo appello affinché tale decisione sia revocata e la convenzione sia nuovamente ratificata; esprime preoccupazione per il fatto che le organizzazioni della società civile che si occupano di diritti delle donne continuano a subire crescenti pressioni, anche attraverso vessazioni amministrative sistematiche e procedimenti giudiziari; esorta il governo turco a porre rimedio alla persistente disuguaglianza di genere nella vita economica, dal momento che la Turchia registra uno dei tassi più bassi di partecipazione femminile alla forza lavoro tra i paesi dell'OCSE, nonché al costante scarso livello di partecipazione delle donne ai processi decisionali e di elaborazione delle politiche;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>21.</NO.P>continua a condannare le violazioni in corso e la mancata tutela dei diritti fondamentali delle persone LGBTI+ in Turchia, compresi le detenzioni arbitrarie, i continui casi di incitamento all'odio, reati generati dall'odio, aggressioni fisiche e narrazioni discriminatorie, nonché il perpetuarsi, attraverso i media, di stereotipi e stigmatizzazione legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere; deplora il fatto che, invece di combattere questa costante discriminazione, le autorità turche abbiano persino intensificato la loro repressione utilizzando l'iniziativa "L'anno della famiglia" come uno strumento per colpire specificamente la comunità LGBTI+ e i suoi diritti; esprime profonda preoccupazione per diverse proposte legislative trapelate nel corso dell'ultimo anno, le quali, per la prima volta nella storia della Repubblica di Turchia, prevedevano la configurazione come reato di qualsiasi espressione dell'identità LGBTI+ e dell'attività sessuale consensuale tra persone dello stesso sesso; invita le autorità turche ad astenersi dall'adottare qualsiasi riforma del codice penale turco che violi gli obblighi internazionali del paese, compresi quelli derivanti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo; deplora profondamente il fatto che, nel 2025, il governo turco abbia mantenuto il divieto del Kuir fest e della parata del Pride a Istanbul e in altre località, nonché di molte altre attività contro l'omofobia, concedendo nel contempo autorizzazioni ufficiali a raduni e manifestazioni anti-LGBTI+ che promuovono l'esclusione e la discriminazione; deplora lo scioglimento per via giudiziaria dell'associazione Genç LGBTI+ con sede a Smirne, in un contesto di crescenti vessazioni nei confronti delle organizzazioni della società civile che si occupano di questioni LGBTI+, sulla base di accuse di "indecenza" che sono sempre più utilizzate per colpire attivisti e artisti, tra cui il cantante pop turco Mabel Matiz; accoglie con favore la decisione del tribunale di Ankara del 23 febbraio 2026 di assolvere il difensore dei diritti umani e attivista LGBTI+ Enes Hocaoğulları da tutte le accuse; deplora l'azione penale ingiustificata che ha subito, tra cui 35 giorni di custodia cautelare per aver esercitato la sua libertà di parola in occasione di una conferenza del Consiglio d'Europa nel marzo 2025;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>22.</NO.P>invita nuovamente la vicepresidente della Commissione / alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP / AR), alla luce del grave regresso democratico sopra descritto, a prendere in considerazione l'adozione di misure restrittive nell'ambito del regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani, compreso il congelamento dei beni nell'Unione, nei confronti dei funzionari turchi responsabili di gravi e deliberate violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali, compresi i funzionari che assumono il ruolo di amministratori e quelli che li nominano, o i funzionari che sono attori chiave nell'apparato repressivo dello Stato, come l'ex procuratore capo di Istanbul Akın Gürlek; esprime sgomento per la recente promozione di quest'ultimo alla carica di ministro della Giustizia, il che dimostra che, nel corso della sua carriera, egli è sempre stato un attore politico che portava avanti un'agenda politica; esprime forte solidarietà alla società civile turca, alle organizzazioni per i diritti umani, alle organizzazioni femminili e LGBTI+, alle iniziative giovanili, agli ordini professionali, agli ordini degli avvocati e ai sindacati; ribadisce la propria opinione secondo cui l'assistenza finanziaria e tecnica dell'Unione dovrebbe rimanere incentrata su tali gruppi ed essere potenziata;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>23.</NO.P>condanna i casi segnalati di repressione transnazionale nei confronti di cittadini turchi all'estero, tra cui intimidazioni, rimpatri forzati e uso improprio dei meccanismi di cooperazione internazionale; condanna le attività condotte dalla Turchia che hanno compromesso la coesione sociale, la sicurezza e i processi democratici in Europa, comprese le ingerenze negli affari interni degli Stati membri attraverso le comunità della diaspora e l'uso dell'agenzia di Stato Anadolu come organo di propaganda; continua a esprimere preoccupazione per il fatto che il movimento estremista e razzista Ülkü Ocakları, anche noto come "Lupi grigi" e strettamente legato al Partito del movimento nazionalista (MHP) della coalizione al governo, si stia diffondendo non solo in Turchia, bensì anche negli Stati membri dell'Unione; chiede che l'Unione e i suoi Stati membri valutino la possibilità di vietarne le associazioni sul proprio territorio; condanna la politica delle autorità turche di sostegno politico, finanziario, mediatico e logistico ai movimenti, alle reti, alle associazioni, agli enti di beneficenza e di insegnamento affiliati ai Fratelli musulmani che operano nel territorio di diversi Stati membri dell'UE nonché nel vicinato dell'UE, che consente loro di svolgere attività di influenza ideologica, finanziamento e reclutamento ; invita la Turchia a porre fine a ogni forma di sostegno a tali organizzazioni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>24.</NO.P>esprime profonda preoccupazione quanto al mancato miglioramento della drammatica situazione delle carceri turche, dovuta al forte sovraffollamento e alle pessime condizioni di vita, alla luce delle segnalazioni, anche da parte del Consiglio d'Europa, che riferiscono di torture e maltrattamenti diffusi e di un accesso fortemente limitato alle esigenze di base, come l'igiene e l'assistenza sanitaria, nonché all'informazione; prende atto delle segnalazioni relative alla detenzione in custodia cautelare di donne in stato di gravidanza, compresi casi di parto durante la custodia cautelare; esorta la Turchia a dare priorità alle misure non detentive per le donne in stato di gravidanza e a garantire la piena attuazione delle Regole di Bangkok delle Nazioni Unite sulle donne detenute; è particolarmente preoccupato per le condizioni di detenzione di minori, anziani e persone gravemente malate, che, in base alle segnalazioni, non sarebbero compatibili con le norme stabilite dal Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d'Europa; prende atto delle recenti riforme giuridiche in materia penitenziaria, che hanno aperto la strada al rilascio anticipato o alla liberazione condizionale per migliaia di detenuti; invita le autorità turche a evitare qualsiasi attuazione motivata da ragioni politiche e discriminatoria di tali riforme e a dare priorità al rilascio dei detenuti vulnerabili, tra cui anziani, malati, persone con disabilità e madri con figli; esorta le autorità turche a riformare la propria politica penitenziaria al fine di ovviare alle insufficienti garanzie giuridiche in materia di prevenzione della tortura e dei maltrattamenti e di migliorare il seguito dato alle denunce di episodi di tortura, maltrattamenti e abusi; esprime preoccupazione per le segnalazioni delle organizzazioni locali per i diritti umani, che denunciano un nuovo aumento del numero di sparizioni forzate a partire dal 2016;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>25.</NO.P>elogia le autorità e i partiti politici turchi per gli sforzi profusi nell'ambito dell'iniziativa in atto "Una Turchia senza terrorismo", che ha preparato il terreno per progressi storici come l'annunciato scioglimento dell'organizzazione terroristica "Partito dei lavoratori del Kurdistan" (PKK); deplora, tuttavia, che il governo turco non sia intervenuto in modo tempestivo e risoluto e ritiene che il suo atteggiamento dilatorio rispetto alle fasi successive del processo lo abbia reso più fragile e vulnerabile agli sviluppi esterni, creando nel contempo un margine per una crescente polarizzazione; sottolinea, tuttavia, la necessità di evitare che l'ampia applicazione della legislazione antiterrorismo serva a limitare l'attività politica legittima, il dissenso pacifico, l'operato della società civile e i media indipendenti; deplora il fatto che l'iniziativa si svolga in un clima di repressione e di limitazione del governo locale democratico; deplora la repressione politica, le vessazioni giudiziarie e le limitazioni dei diritti culturali e linguistici cui sono costantemente sottoposti i cittadini curdi, il che mina i principi democratici e la coesione sociale; prende atto della relazione finale della commissione per la solidarietà nazionale, la fratellanza e la democrazia istituita in seno alla Grande assemblea nazionale della Turchia; esprime l'auspicio che il processo continui a progredire, attribuendo un ruolo di primo piano al parlamento turco, fino a che non si giunga a una risoluzione pacifica e sostenibile della questione curda nella sua dimensione politica, sociale, democratica e di sicurezza, e fino a che non siano attuate riforme legislative in materia di diritti dei curdi che favoriscano la riconciliazione tra i diversi gruppi della società turca; sottolinea che tale processo dovrebbe essere un'occasione per affrontare questioni di lunga data relative ai diritti umani e per rafforzare le istituzioni democratiche; incoraggia tutti i portatori di interessi, in particolare il governo turco, a sfruttare appieno tale processo per promuovere le riforme e rafforzare la tutela dei diritti umani, allineando alle norme dell'Unione e del Consiglio d'Europa in materia di diritti umani la legislazione del paese in materia di lotta al terrorismo – settore fondamentale di cooperazione con l'Unione – e la legislazione in altri ambiti, nonché la relativa attuazione, lasciandosi alle spalle l'approccio incentrato sulla sicurezza che ha prevalso nell'ultimo decennio; ritiene che alcuni recenti sviluppi siano contraddittori e preoccupanti, ad esempio il mantenimento del sistema degli amministratori e le nuove condanne a carico di Selahattin Demirtaș, del suo avvocato Ramazan Demir e del sindaco del distretto di Esenyurt a Istanbul, Ahmet Özer, il quale è stato condannato a oltre sei anni di reclusione con l'accusa di "appartenenza a un'organizzazione terroristica" per il ruolo svolto in un'alleanza politica informale tra il suo partito, il CHP, e il partito DEM in occasione delle elezioni locali del 2024;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>26.</NO.P>esorta le autorità turche a istituire un quadro istituzionale, quale parte integrante di un processo di pace duraturo, che affronti la questione delle sparizioni forzate, degli sfollamenti forzati e delle altre gravi violazioni dei diritti umani derivanti da decenni di conflitto sulla questione curda; sollecita la creazione di meccanismi di monitoraggio pluralistici e il coinvolgimento significativo delle organizzazioni per i diritti umani e degli attori della società civile, anche nell'attuazione delle raccomandazioni della commissione per la solidarietà nazionale, la fratellanza e la democrazia;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>27.</NO.P>riconosce che la Turchia fornisce generalmente adeguate garanzie giuridiche per la libertà di religione o di credo e che la libertà di culto è generalmente rispettata nel paese; esorta le autorità turche a colmare le lacune ancora esistenti in materia di tutela dei diritti delle minoranze etniche e religiose, in particolare per quanto riguarda il loro status giuridico, la protezione e la promozione insufficienti delle lingue minoritarie, l'accesso limitato al sostegno scolastico le restrizioni alla formazione , alla nomina e alla successione del clero, l'accesso limitato ai media e alla pubblicità pubblica nelle lingue minoritarie, nonché le persistenti complicazioni relative all'esercizio dei diritti di proprietà; invita la Turchia ad attuare le raccomandazioni della Commissione di Venezia, le risoluzioni del Consiglio d'Europa e tutte le pertinenti sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo in materia, comprese quelle relative alla popolazione greco-ortodossa delle isole di Gökçeada (Imbro) e Bozcaada (Tenedo); osserva con preoccupazione che i rappresentanti di confessioni diverse, comprese le comunità non musulmane e alevite, continuano a incontrare ostacoli burocratici quando tentano di registrare i luoghi di culto; invita la Turchia ad adottare il tanto atteso regolamento sull'elezione dei membri del consiglio di amministrazione delle fondazioni di minoranze non musulmane che controllano gli ospedali comunitari; ribadisce il proprio invito alla Turchia a rispettare l'importanza del Patriarcato ecumenico per i cristiani ortodossi di tutto il mondo, a riconoscerlo come personalità giuridica e a consentire l'uso pubblico del titolo ecclesiastico di Patriarca ecumenico, conformemente alla relativa raccomandazione della Commissione di Venezia; invita la Turchia a rispettare e a tutelare pienamente il valore universale straordinario di Santa Sofia e del Museo di Chora, che figurano nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO; rileva con preoccupazione che la Turchia non ha ancora dato attuazione a due decisioni, del 2021 e del 2023, del Comitato del patrimonio mondiale dell'UNESCO relative al suo obbligo di adottare misure speciali per proteggere tali monumenti; deplora la mancata protezione del monastero di Panagia Sumela, che è stato candidato all'iscrizione nella lista dei monumenti del patrimonio mondiale dell'UNESCO; esprime profonda preoccupazione per gli atti di vandalismo e la distruzione dei luoghi di culto delle minoranze; condanna fermamente i continui attacchi motivati dall'odio contro le minoranze alevita, cristiana ed ebraica; invita le autorità turche a indagare efficacemente sui reati generati dall'odio, compreso l'incitamento all'odio, e su tutte le forme di discriminazione nei confronti delle minoranze nonché ad affidare i responsabili alla giustizia, e a garantire che le autorità di regolamentazione dei media applichino norme contro l'incitamento all'odio e i discorsi d'odio, anche nei confronti delle comunità religiose, in particolare le comunità alevita, cristiana ed ebraica; accoglie con favore la riapertura prevista del Seminario di Halki, chiuso dal 1971, quale importante passo positivo nel riconoscimento dei diritti religiosi e delle minoranze, e chiede che siano rimossi tutti gli ostacoli al suo regolare funzionamento; deplora il fatto che negli ultimi anni siano state applicate misure amministrative, quali i codici "N-82" e "G-87", nei confronti di centinaia di sacerdoti e missionari cristiani stranieri e dei loro familiari, che li hanno designati come minacce alla sicurezza nazionale in assenza di prove, di procedimenti giudiziari o di mezzi di ricorso efficaci e che hanno portato alla loro espulsione dalla Turchia o al divieto di rientrare nel paese; esorta il governo turco ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la piena libertà religiosa e la non discriminazione nel quadro delle Nazioni Unite e conformemente all'acquis e ai principi dell'Unione; invita la Turchia ad astenersi da qualsiasi dichiarazione o iniziativa che potrebbe essere interpretata come un'ingerenza negli affari interni degli Stati membri dell'Unione relativamente alla situazione della minoranza musulmana nella Tracia, alla luce delle pertinenti sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Riforme socioeconomiche e in materia di sostenibilità</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>28.</NO.P>accoglie con favore l'attuale programma di stabilizzazione e riforma macroeconomica delle autorità turche e il loro impegno a ridurre l'inflazione salvaguardando la crescita, il che ha portato a una riduzione dell'inflazione e a un rafforzamento della fiducia nella lira turca, come emerge anche dalle recenti consultazioni del personale dell'FMI a norma dell'articolo IV svoltesi in Turchia; constata che, nonostante tali sforzi, la situazione economica rimane precaria e instabile e che i risultati della politica monetaria non convenzionale continuano a incidere sul costo della vita; osserva che, poiché per mantenere questa rotta saranno necessarie una politica monetaria restrittiva e una politica di bilancio prudente, occorre adottare misure volte a tutelare le persone più vulnerabili, in particolare i pensionati;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>29.</NO.P>rileva che la continua erosione dello Stato di diritto e della certezza del diritto avrà inevitabilmente ripercussioni negative sulla fiducia degli investitori e sull'economia; sottolinea che uno sviluppo economico sostenibile richiede istituzioni democratiche solide, lo Stato di diritto, la certezza del diritto e il rispetto dei diritti fondamentali; sottolinea le enormi conseguenze finanziarie che possono avere le azioni illecite delle autorità, come dimostra l'arresto del sindaco di Istanbul nel marzo 2025, che ha scatenato turbolenze finanziarie e ingenti deflussi di capitali, costringendo le autorità competenti ad adottare misure straordinarie per arginare il crollo della lira, ripristinare la fiducia degli investitori e preservare la stabilità finanziaria, a scapito di una sostanziale riduzione delle riserve pubbliche; esprime preoccupazione per l'ampio ricorso ai poteri straordinari conferiti al Fondo di assicurazione dei depositi di risparmio (TMSF), che ha sequestrato centinaia di società private, tra cui grandi conglomerati e società di media come TELE1, e ne ha nominato i relativi amministratori, il che ha reso il TMSF uno dei principali attori societari del paese; constata che l'emigrazione di persone di talento dalla Turchia, dovuta alle preoccupazioni in merito allo Stato di diritto e alle libertà fondamentali, può avere ripercussioni negative sempre più marcate sulla situazione economica e sociale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>30.</NO.P>prende atto della recente importante scoperta, da parte del governo turco, di ingenti riserve di terre rare nella provincia di Eskișehir, che potrebbero rendere la Turchia un attore di primo piano in un mercato strategico globale; sottolinea il potenziale di tale scoperta ai fini della diversificazione e della resilienza nelle catene di approvvigionamento globali di terre rare, nonché le grandi sfide che essa comporta, tra cui l'accesso a tecnologie avanzate di estrazione e trasformazione e la necessità di garantire norme rigorose in materia di protezione ambientale e gestione sostenibile delle risorse;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>31.</NO.P>invita le autorità turche ad adempiere agli obblighi internazionali della Turchia in materia di lotta contro la corruzione, in particolare alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione e alle pertinenti convenzioni del Consiglio d'Europa, nonché a garantire un'efficace risposta alle raccomandazioni formulate dal GRECO, anche adottando la necessaria legislazione, che costituisce uno dei criteri di riferimento ancora da soddisfare per la liberalizzazione dei visti; sottolinea la necessità di migliorare l'integrità delle procedure di appalto pubblico, dei finanziamenti ai partiti politici, del sistema giudiziario, della pubblica amministrazione e del settore edilizio, che rimangono particolarmente vulnerabili alla corruzione; deplora profondamente il fatto che i recenti casi di corruzione ad alto livello portati alla luce dalle autorità riguardino esclusivamente sindaci e comuni dell'opposizione, il che mina ulteriormente la fiducia nell'efficacia delle autorità e nella loro reale volontà di combattere la corruzione; esorta le autorità turche a garantire l'imparzialità e la trasparenza nei propri sforzi anticorruzione; invita le autorità turche a rafforzare la lotta alla contraffazione e a ripristinare il regime dei diritti di proprietà conformemente alle norme internazionali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>32.</NO.P>accoglie con favore il fatto che, nel giugno 2024, il Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI) abbia rimosso la Turchia dalla propria lista grigia, a seguito dei notevoli progressi compiuti per migliorare il proprio sistema di lotta al riciclaggio e per contrastare il finanziamento del terrorismo; invita la Turchia ad allinearsi maggiormente all'acquis dell'Unione e alle raccomandazioni del GAFI per rafforzare ulteriormente il proprio quadro in materia di lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, anche per quanto riguarda la tracciabilità dei trasferimenti e la prevenzione dell'uso improprio dei nuovi canali di pagamento e nuove criptoattività per finanziamenti illeciti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>33.</NO.P>sottolinea che una serie di sfide cruciali relative al mercato del lavoro rimangono irrisolte, quali l'occupazione informale, il divario retributivo di genere e la disparità di reddito; continua a esprimere preoccupazione per la scarsa diffusione della contrattazione collettiva e per i gravi ostacoli alla sindacalizzazione nel settore privato; ritiene che occorrano maggiori sforzi per rafforzare i meccanismi di dialogo sociale e per affrontare le sfide emergenti in materia di sicurezza sul lavoro; ricorda che la libertà dei sindacati e il dialogo sociale sono decisivi per lo sviluppo e la prosperità di una società pluralista; invita le autorità turche a rimuovere gli ostacoli che limitano i diritti di sindacalizzazione e di contrattazione collettiva avvalendosi efficacemente dei meccanismi di dialogo sociale, nonché a riconoscere il diritto di sciopero per i funzionari pubblici; deplora il fatto che in Turchia i rappresentanti sindacali siano ripetutamente arrestati soltanto per aver svolto il proprio lavoro; condanna, a tal proposito, il recente arresto di Mehmet Türkmen, presidente del sindacato del settore tessile BİRTEK-SEN, avvenuto il 15 marzo 2026, constatando che egli era già stato detenuto per oltre un mese nel 2025; chiede il suo rilascio immediato e la cessazione delle vessazioni giudiziarie nei suoi confronti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>34.</NO.P>prende atto della nuova legge turca sul clima del 2025, entrata in vigore nel luglio 2025, e si compiace dell'introduzione di un sistema di scambio di quote di emissione, pur rilevando che sono ancora necessari alcuni miglioramenti, ad esempio per quanto riguarda i massimali dei certificati di emissione; deplora il fatto che la Turchia continui a registrare risultati molto insoddisfacenti nella mitigazione dei cambiamenti climatici e invita il governo turco a definire un quadro giuridico credibile per la riduzione delle emissioni; sottolinea che il piano del ministero dell'Energia e delle risorse naturali inteso a mantenere le sovvenzioni per la produzione nazionale di carbone e la produzione di energia elettrica ad alta intensità di carbonio rallenta i progressi nella diffusione delle energie rinnovabili; invita il governo turco, anche alla luce del fatto che ospiterà la 31ª Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici nel 2026, a definire un percorso per l'eliminazione graduale del carbone e ad anticipare il picco delle emissioni di CO<STRING SUBSCRIPT="on">2</STRING> rispetto al 2038; invita le autorità dell'Unione e turche ad approfondire la cooperazione in materia di Green Deal e a darvi priorità, in particolare per quanto riguarda la fissazione del prezzo del carbonio nel contesto del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, nonché ad affrontare le conseguenze per gli esportatori turchi e a sostenere il finanziamento della decarbonizzazione industriale e della modernizzazione della rete, come pure le politiche per una transizione giusta;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>35.</NO.P>esprime preoccupazione per il benessere degli animali durante il trasporto da e attraverso la Repubblica di Turchia; chiede il rispetto delle norme internazionali e la prevenzione del sovraffollamento e dello stress da calore; esprime preoccupazione per le segnalazioni di uccisioni e maltrattamenti di cani e gatti randagi; chiede che il controllo delle loro popolazioni avvenga conformemente alle norme internazionali;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Cooperazione regionale e relazioni di buon vicinato</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>36.</NO.P>continua a elogiare la Turchia per aver accolto circa 2,7 milioni di rifugiati, tra cui 2,3 milioni di siriani in regime di protezione temporanea nel gennaio 2026; osserva che, secondo le relazioni di Frontex del gennaio 2025, la migrazione irregolare lungo la frontiera tra Turchia e UE è diminuita di circa un quarto in termini assoluti; ribadisce l'importanza della cooperazione della Turchia per una gestione efficace e ordinata dei flussi migratori; rileva inoltre che, dal 2011, l'Unione ha erogato quasi 12,5 miliardi di EUR per aiutare la Turchia a sostenere i rifugiati e le comunità ospitanti; è favorevole al proseguimento dei finanziamenti dell'Unione a sostegno dell'assistenza sanitaria, dell'istruzione, della protezione e dell'integrazione dei rifugiati in Turchia; invita l'Unione e gli Stati membri a mantenere e, ove possibile, incrementare l'assistenza finanziaria destinata al settore umanitario e a quello della protezione in Turchia, intensificando gli sforzi intesi a sostenere le organizzazioni della società civile turca e le organizzazioni guidate dai rifugiati;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>37.</NO.P>esprime preoccupazione per il peggioramento delle condizioni di protezione dei rifugiati siriani in Turchia, tra cui la sospensione dell'assicurazione sanitaria, la chiusura dei campi per rifugiati in assenza di alternative adeguate e il ridimensionamento dei servizi forniti dalle organizzazioni non governative internazionali e dalle Nazioni Unite; rimane altresì preoccupato per la situazione dei gruppi minoritari, dei rifugiati e dei migranti, che nel 2025 hanno continuato a subire discriminazioni, violenze e rimpatri forzati; sottolinea che la Turchia deve continuare a proteggere i rifugiati siriani fino a quando non saranno soddisfatte le condizioni per il loro rimpatrio; invita le autorità turche a reintrodurre le visite esplorative ("go-and-see") o meccanismi equivalenti che consentano di adottare decisioni informate in materia di rimpatri; rileva con preoccupazione che segnalazioni credibili rivelano gravi violazioni dei diritti umani nei centri di permanenza per i rimpatri finanziati dall'Unione in Turchia e invita la Commissione ad avviare un'indagine trasparente e indipendente in merito; invita la Commissione ad assicurare la massima trasparenza e accuratezza nell'assegnazione dei fondi e a garantire che i progetti finanziati dall'Unione, in particolare quelli relativi ai centri di permanenza per i rimpatri e al controllo delle frontiere, rispettino tutte le norme pertinenti in materia di diritti umani; invita la Turchia ad assicurare l'attuazione integrale e non discriminatoria della dichiarazione UE-Turchia del 2016 e dell'accordo di riammissione UE-Turchia nei confronti di tutti gli Stati membri; sottolinea che la vulnerabilità dei migranti non deve essere strumentalizzata a fini politici contro l'Unione o i suoi Stati membri; esorta la Turchia a continuare a collaborare in buona fede con tutti gli Stati membri dell'Unione in materia di migrazione, inviando così un chiaro segnale ai trafficanti di esseri umani per scoraggiare ulteriori flussi illegali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>38.</NO.P>ribadisce il proprio invito rivolto alla Turchia a lavorare a un approccio costruttivo, e non assertivo o aggressivo, nei confronti dei paesi vicini; accoglie con favore il dialogo continuo tra Grecia e Turchia, comprese riunioni ad alto livello come il vertice tra il primo ministro Mitsotakis e il presidente Erdoğan nel febbraio 2026, che possono favorire un clima costruttivo e un ulteriore allentamento delle tensioni nel Mediterraneo orientale, aspetto di fondamentale importanza alla luce della pericolosa escalation dei conflitti nella regione in generale; ribadisce il suo forte interesse a favore della stabilità e della sicurezza nella regione e incoraggia tutte le parti a proseguire su questa linea di dialogo e cooperazione al fine di risolvere eventuali controversie e divergenze in sospeso nel quadro del diritto internazionale; esprime profonda preoccupazione per il fatto che la Turchia continui a sostenere una minaccia formale di guerra contro la Grecia (<STRING ITALIC="on">casus belli</STRING>), inconcepibile in un contesto di alleanza e buon vicinato, nel caso in cui la Grecia dovesse esercitare il proprio diritto legittimo di estendere le proprie acque territoriali fino a 12 miglia nautiche nel Mar Egeo, in conformità dell'articolo 3 della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare; deplora il fatto che la Turchia continui a violare la sovranità e i diritti sovrani degli Stati membri dell'UE, come la Grecia e la Repubblica di Cipro, anche attraverso la promozione della dottrina della "Patria blu", il significativo aumento delle violazioni delle acque territoriali greche e dello spazio aereo greco rispetto al 2024, sebbene queste ultime rimangano a livelli relativamente bassi, la strumentalizzazione politica del sistema NAVTEX, la violazione della piattaforma continentale greca e della zona economica esclusiva greca ostacolando i progressi dei progetti per la connettività dell'UE, come il Great Sea Interconnector e il gasdotto EastMed, che sono stati designati progetti di interesse comune dell'UE, il rifiuto della pubblicazione della pianificazione dello spazio marittimo greco pubblicata nell'ambito della direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo<FOOTNOTE><FIELD> Direttiva 2014/89/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo (GU L 257 del 28.8.2014, pag. 135, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2014/89/oj).</FIELD></FOOTNOTE> e della pubblicazione di una pianificazione dello spazio marittimo turco che copre zone soggette alla sovranità e alla giurisdizione della Grecia, l'obiezione alla creazione da parte della Grecia di un parco marino nel Mar Egeo interamente all'interno delle acque territoriali greche e l'annuncio della creazione di due parchi marini turchi che si estenderanno in zone di giurisdizione greca nell'agosto 2025,o il notevole aumento, dal 2024, delle attività di pesca illegali da parte di navi turche all'interno delle acque territoriali greche; esprime profonda preoccupazione per la proposta di un progetto di legge elaborato dal Centro nazionale per il diritto marittimo e marittimo dell'Università di Ankara (DEHUKAM) che codificherebbe la dottrina della "Patria blu" e potrebbe essere in diretta violazione del diritto internazionale consolidato; ribadisce il proprio appello alla Turchia affinché rispetti pienamente la sovranità di tutti gli Stati membri dell'UE nelle rispettive acque territoriali e nei rispettivi spazi aerei, nonché i propri diritti sovrani, conformemente al diritto dell'Unione e al diritto internazionale, compresa la convenzione UNCLOS, nonché il diritto di delimitare la piattaforma continentale e le zone economiche esclusive e il diritto di esplorare e sfruttare le loro risorse naturali; invita, a tale proposito, la Turchia a non procedere all'adozione di alcuna legge che possa violare tali principi; ribadisce la sua posizione secondo cui il memorandum d'intesa Turchia-Libia sulla delimitazione delle giurisdizioni marittime nel Mar Mediterraneo lede i diritti sovrani di paesi terzi, non è conforme al diritto del mare e non può produrre alcun effetto giuridico nei confronti di paesi terzi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>39.</NO.P>ribadisce con fermezza la sua posizione secondo cui l'unica soluzione alla questione cipriota è una soluzione equa, globale, praticabile e democratica, nell'ambito del quadro concordato delle Nazioni Unite, sulla base di una federazione bicomunitaria e bizonale dotata di un'unica personalità giuridica internazionale, di un'unica sovranità, di un'unica cittadinanza e di uguaglianza politica, come stabilito nelle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nelle aree di convergenza concordate e nel quadro delineato dal Segretario generale delle Nazioni Unite, nonché in conformità al diritto internazionale e nel rispetto dei principi e dei valori su cui si fonda l'UE; chiede con urgenza che i negoziati sulla riunificazione di Cipro riprendano quanto prima, sotto l'egida del Segretario generale delle Nazioni Unite, là dove si erano interrotti nel 2017 a Crans-Montana; invita la Turchia ad abbandonare l'inaccettabile proposta di una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati a Cipro e a tornare alla base concordata per una soluzione e al quadro delle Nazioni Unite;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>40.</NO.P>accoglie con favore le misure adottate dal Segretario generale delle Nazioni Unite ai fini della ripresa dei colloqui per una soluzione globale, fra cui la nomina di un inviato personale per Cipro; invita la Commissione a nominare rapidamente un nuovo inviato speciale della Commissione europea per Cipro; accoglie con favore le due riunioni informali tenutesi in un formato più ampio, sotto l'egida del Segretario generale delle Nazioni Unite, a Ginevra nel marzo 2025 e a New York nel luglio 2025, nonché le varie riunioni a Cipro tra il presidente Nikos Christodoulides e il leader della comunità turco-cipriota Tufan Erhürman, compresa quella tenutasi nel dicembre 2025, nel corso della quale si è sottolineato in una dichiarazione congiunta che "il vero obiettivo è la soluzione della questione cipriota nel rispetto dell'uguaglianza politica, come descritto nelle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite"; accoglie inoltre con favore la posizione assunta da entrambe le parti, alla luce della nomina di un nuovo leader della comunità turco-cipriota, che ha contribuito a ridare speranza alla creazione di un contesto favorevole alla ripresa dei negoziati per dirimere la questione; accoglie con grande favore l'accordo su ulteriori misure di rafforzamento della fiducia quale passo positivo e pertinente e ne incoraggia l'attuazione; sostiene fermamente la prosecuzione dei contatti tra le due parti sotto l'egida del Segretario generale delle Nazioni Unite e il lavoro della sua inviata personale per Cipro; invita l'UE e i suoi Stati membri a sostenere fermamente la prosecuzione di tale dialogo e a essere pronti a sostenere, in qualsiasi modo necessario, il potenziale successo di tale processo; incoraggia tutte le parti a sfruttare tale slancio per progredire verso la ripresa dei negoziati e di non perdere questa opportunità;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>41.</NO.P>invita la Turchia a rispettare lo status della zona cuscinetto e il mandato dell'UNFICYP, a cessare e revocare tutte le azioni unilaterali e le violazioni all'interno e in prossimità della zona cuscinetto e ad astenersi da ulteriori azioni e provocazioni di questo tipo, comprese le vessazioni e le intimidazioni nei confronti degli agricoltori; ribadisce il suo invito alla cooperazione tra la Repubblica di Cipro, la Turchia, il Regno Unito e le Nazioni Unite al fine di attuare misure concrete per la smilitarizzazione della zona cuscinetto, al fine di ridurre le tensioni e contribuire a un contesto favorevole alla ripresa dei negoziati guidati dalle Nazioni Unite; invita la Turchia a ritirarsi da Strobilia e ad agevolare la piena attuazione dell'intesa di Pyla; invita inoltre la Turchia a ritirare le sue truppe da Cipro e ad astenersi da qualsiasi azione unilaterale suscettibile di consolidare la divisione permanente dell'isola, nonché da azioni che possano alterare l'equilibrio demografico; condanna con fermezza i tentativi della Turchia di migliorare lo status dell'entità secessionista nella Cipro occupata, anche attraverso l'Organizzazione degli Stati turchi e l'Organizzazione per la cooperazione islamica, e invita tutti gli Stati a rispettare la sovranità di Cipro, come indicato nelle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; condanna gli sforzi in atto da parte della Turchia per "aprire" Varosha e insediarvi al suo interno persone diverse dai suoi legittimi abitanti, in violazione delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; invita la Turchia a revocare le sue azioni illegali e a trasferire la zona di Varosha ai suoi legittimi abitanti nell'ambito dell'amministrazione temporanea delle Nazioni Unite, come richiesto dalle risoluzioni 550(1984) e 789(1992) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; deplora qualsiasi tentativo di trasformare Varosha in un'attrazione turistica macabra, che strumentalizza la tragedia e offende la dignità e i diritti dei legittimi abitanti; condanna la continua usurpazione, vendita e sviluppo illegale di proprietà appartenenti ai greco-ciprioti nelle zone occupate; continua a nutrire una profonda preoccupazione dinanzi alle restrizioni e agli impedimenti in materia di istruzione e religione cui devono far fronte i greco-ciprioti nell'enclave; invita la Turchia a intensificare la cooperazione con il Consiglio d'Europa e relativi organi e istituzioni, a dare seguito alle loro raccomandazioni chiave, ad attuare pienamente la CEDU per quanto riguarda il rispetto della libertà di religione, della libertà di opinione e di espressione e del diritto di accesso e di culto, compreso il diritto di svolgere cerimonie religiose e di godere del patrimonio culturale, e a porre fine alla distruzione deliberata del patrimonio culturale e religioso; elogia il lavoro svolto dalla commissione tecnica bicomunitaria sul patrimonio culturale nel restauro di molti dei monumenti danneggiati; deplora il continuo rifiuto da parte della Turchia di conformarsi al diritto in materia di aviazione civile internazionale e di stabilire un canale di comunicazione tra i centri di controllo del traffico aereo della Turchia e della Repubblica di Cipro, la cui assenza comporta rischi e pericoli reali per la sicurezza, quali identificati dall'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza aerea e dalla Federazione internazionale delle associazioni dei piloti di linea; ribadisce il suo invito alla Turchia ad adempiere al suo obbligo di attuare pienamente, in modo non discriminatorio, il protocollo aggiuntivo all'accordo di Ankara in relazione a tutti gli Stati membri, compresa la Repubblica di Cipro, e ad attuare gli obblighi assunti nei confronti dell'UE conformemente al quadro negoziale dell'ottobre 2005;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>42.</NO.P>invita nuovamente la Turchia a fornire alla comunità turco-cipriota lo spazio necessario per agire in conformità del proprio ruolo di comunità legittima dell'isola, un diritto garantito dalla Costituzione della Repubblica di Cipro; invita nuovamente la Commissione ad adoperarsi maggiormente per collaborare con la comunità turco-cipriota, nella prospettiva di agevolare la soluzione del problema di Cipro e ribadire che il suo posto è nell'Unione europea; invita tutte le parti coinvolte a dar prova di un approccio più coraggioso per riavvicinare le comunità; sottolinea la necessità di attuare il corpus giuridico dell'UE in tutta l'isola a seguito di una soluzione globale del problema di Cipro; prende atto della relazione annuale dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e del Segretario generale delle Nazioni Unite su Cipro; continua a nutrire preoccupazione per le restrizioni alla libertà di espressione e alla libertà dei media, comprese le violenze o le minacce di violenza nei confronti degli attivisti turco-ciprioti per i diritti umani e, in particolare, dei giornalisti che hanno criticato l'influenza della Turchia, come il giornalista turco-cipriota Şener Levent e Ali Kişmir, presidente dell'Unione dei giornalisti turco-ciprioti; prende atto dell'importante lavoro svolto dal Comitato per le persone scomparse a Cipro e chiede un migliore accesso alle zone militari occupate dall'esercito turco, l'accesso ai suoi archivi militari e informazioni sul trasferimento dei resti nei nuovi luoghi di sepoltura;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>43.</NO.P>sottolinea l'importanza di rafforzare la cooperazione UE-Turchia in materia di sicurezza, in particolare alla luce del mutevole panorama geopolitico; ribadisce, in tale contesto, l'importanza strategica e geopolitica della Turchia, che è anche un alleato della NATO, e il suo crescente ruolo in termini di presenza, influenza, mediazione e facilitazione in settori cruciali per la sicurezza internazionale e gli interessi strategici dell'UE, come la regione del Mar Nero, compresi l'Ucraina, il Caucaso meridionale e il Medio Oriente, nonché in altri settori di cooperazione pertinenti quali la gestione della migrazione, la lotta al terrorismo e la sicurezza energetica; riconosce che la Turchia continua a partecipare attivamente e a contribuire in modo sostanziale a missioni e operazioni dell'UE di gestione delle crisi; sottolinea che la cooperazione pragmatica con la Turchia in materia di sicurezza e difesa può essere rafforzata laddove serva interessi strategici reciproci; continua tuttavia a nutrire una doverosa preoccupazione per il fatto che la Turchia continui a escludere uno Stato membro dalla cooperazione con la NATO; invita la Turchia ad astenersi dall'utilizzare la sua appartenenza alla NATO per bloccare la cooperazione tra l'UE e la NATO;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>44.</NO.P>deplora il basso livello di allineamento della Turchia alla politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell'UE, che è sceso dal 6 % nel 2024 a un minimo storico del 4 % nel 2025; osserva tuttavia che tale indicatore, basato esclusivamente sulle statistiche relative all'allineamento alle dichiarazioni della VP / AR e alle decisioni del Consiglio in materia di sanzioni, potrebbe non cogliere appieno tutti i livelli di impegno e dialogo nel quadro della cooperazione estera e di sicurezza; accoglie con favore, in tal senso, il recente aumento del livello di dialogo con l'UE e la partecipazione attiva e il contributo sostanziale alle missioni e operazioni dell'UE di gestione delle crisi nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune; prende atto della crescente posizione antioccidentale delle autorità turche; esprime preoccupazione per le sue possibili implicazioni in relazione agli interessi dell'UE nei Balcani occidentali, nella regione del Mar Nero, nel Caucaso meridionale, nel Mediterraneo e in Medio Oriente; ritiene tuttavia che, nell'attuale panorama geopolitico, sia importante valutare le possibilità di cooperazione con la Turchia nel contesto delle politiche attuali e future dell'UE nel settore della sicurezza e della difesa; esorta tuttavia le autorità turche ad affrontare con urgenza il livello estremamente basso di allineamento nella PESC e a rimuovere altri ostacoli fondamentali nel garantire la necessaria fiducia tra partner e alleati, come il mantenimento di un <STRING ITALIC="on">casus belli</STRING> contro uno Stato membro dell'UE, la messa in discussione della sovranità di altri Stati o il mantenimento del sistema di difesa aerea S-400 di fabbricazione russa; osserva con preoccupazione che la Turchia, che attualmente possiede lo status di partner dei BRICS+, ha fatto domanda per diventarne membro e sta valutando la possibilità di fare altrettanto per quanto riguarda l'Organizzazione di cooperazione di Shanghai; esprime profonda preoccupazione per la sostanziale incompatibilità tra la potenziale piena adesione della Turchia ai BRICS+ e il processo di adesione all'UE; sottolinea che tale impegno, che riflette un modello non liberale di governance globale e regionale, potrebbe complicare gli sforzi per un partenariato UE-Turchia più completo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>45.</NO.P>riconosce, per quanto riguarda la guerra di aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina, gli sforzi della Turchia in termini di agevolazione e potenziale ruolo di mediazione, sostenuti dall'organizzazione di diversi colloqui diretti tra le due parti a Istanbul, nonché dalla fornitura di assistenza militare, diplomatica e umanitaria all'Ucraina, compresi i materiali di difesa, che ha contribuito agli sforzi di difesa dell'Ucraina; riconosce che la Turchia storicamente non ha mai sostenuto le sanzioni adottate al di fuori del quadro delle Nazioni Unite; continua tuttavia a rammaricarsi del fatto che la Turchia non si allinei alle misure restrittive dell'UE nei confronti della Russia, pur accogliendo con favore le misure adottate per prevenire l'elusione delle sanzioni attraverso il territorio turco, ad esempio per impedire la riesportazione di prodotti comuni ad alta priorità, che stanno dando alcuni risultati, e chiede l'allineamento al quadro di sanzioni dell'UE nei confronti della Russia; esorta le autorità turche a intensificare gli sforzi per individuare e prevenire l'elusione delle misure restrittive, in particolare per quanto riguarda i prodotti tecnologicamente avanzati utilizzati a fini militari dalla Russia, per prevenire il "falso transito" di tali prodotti verso la Russia attraverso l'Asia centrale, per estendere tali misure ad altri beni economicamente critici, per ridurre l'uso delle risorse energetiche provenienti dalla Russia e per affrontare i rischi legati alla "flotta ombra" russa in termini di sicurezza marittima e ambientale; esprime ulteriore preoccupazione per il fatto che la Turchia non abbia limitato le operazioni dei media russi controllati dallo Stato nel contesto della guerra di aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina; prende atto della diffusa presenza di narrazioni filorusse e di disinformazione collegata alla Russia nello spazio dell'informazione turco, in particolare sull'Ucraina, la NATO e la sicurezza energetica; invita la Turchia a intensificare gli sforzi per contrastare la manipolazione delle informazioni e la disinformazione da parte di attori stranieri; osserva con preoccupazione che, grazie ai gasdotti TurkStream e Blue Stream, la Turchia è uno dei principali importatori di gas naturale russo, nonché una delle principali fonti di petrolio e prodotti petroliferi; ribadisce la sua preoccupazione per la stretta cooperazione della Turchia con la Russia nello sviluppo di grandi centrali nucleari, tra cui la centrale nucleare di Akkuyu, che dovrebbe diventare operativa nel 2026 e che è di proprietà e sarà gestita dalla società statale russa per l'energia atomica Rosatom; esorta il governo turco ad aderire alla convenzione di Espoo, che impegna le parti a informare i paesi confinanti per quanto riguarda tutti i grandi progetti all'esame che potrebbero avere un forte impatto pregiudizievole sull'ambiente a livello transfrontaliero;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>46.</NO.P>esprime preoccupazione per le strette relazioni diplomatiche, economiche ed energetiche della Turchia con la Repubblica islamica dell'Iran, tra cui i contatti regolari ad alto livello, le relazioni commerciali durature e la costante importazione di gas iraniano; deplora il mancato allineamento della Turchia alla risposta dell'UE alla repressione dell'Iran nei confronti dei manifestanti, comprese le misure restrittive relative al Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC); prende atto dei recenti sviluppi giudiziari negli Stati Uniti riguardanti la Halk Bankası A.Ş. (Halkbank), compresi i procedimenti relativi ai sistemi di elusione delle sanzioni e di riciclaggio di denaro; invita la Turchia ad allinearsi progressivamente alle posizioni della PESC dell'UE e al suo regime di sanzioni; osserva con preoccupazione che le operazioni militari contro il regime iraniano avranno implicazioni per la Turchia, a seguito della sua vicinanza geografica, anche attraverso effetti di ricaduta, in particolare per quanto riguarda le rinnovate pressioni migratorie; sottolinea l'importanza del coordinamento regionale e di una stretta cooperazione con la Turchia e con altri partner internazionali in tale contesto;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>47.</NO.P>apprezza la storica posizione della Turchia a favore di una soluzione al conflitto israelo-palestinese fondata sulla coesistenza di due Stati, in linea con la posizione dell'UE, e la sua partecipazione attiva all'Alleanza globale per l'attuazione della soluzione dei due Stati; accoglie con favore il contributo della Turchia agli sforzi di mediazione nel cessate il fuoco a Gaza e per quanto riguarda il vertice di pace di Gaza dell'ottobre 2025 a Sharm el-Sheikh; condanna, al contempo, il sostegno attivo delle autorità turche ad Hamas, che figura nell'elenco dei gruppi terroristici stilato dall'UE, e il suo rifiuto di designarlo come organizzazione terroristica, il che non è compatibile con la politica estera e di sicurezza dell'UE; deplora il fatto che la Turchia non abbia condannato l'attacco perpetrato da Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023; mette in guardia contro l'impegno della Turchia nei confronti degli attori regionali associati a programmi estremisti, osservando che tali legami potrebbero complicare le relazioni UE-Turchia e incidere sulla stabilità regionale; invita la Turchia a rimanere saldamente ancorata al sistema multilaterale, con le Nazioni Unite al centro, quale quadro essenziale per promuovere una soluzione globale, giusta e duratura al conflitto israelo-palestinese;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>48.</NO.P>prende atto dell'accresciuta influenza della Turchia sugli sviluppi in Siria a seguito della caduta del regime di Assad e del suo intenso impegno con le attuali autorità di transizione siriane, che comprende la fornitura di addestramento militare e sostegno consultivo; continua a nutrire preoccupazione per la costante presenza delle forze turche nel paese e per il coinvolgimento di gruppi armati sostenuti dalla Turchia negli ultimi episodi di violenza nel nord e nel nord-est della Siria, anche nei confronti di gruppi che hanno svolto un ruolo decisivo nella lotta internazionale contro il Daesh; condanna la creazione di infrastrutture militari e strutture amministrative a lungo termine nelle zone occupate sotto il controllo turco; invita la Turchia a dialogare in modo costruttivo con le autorità siriane, a rispettare la sovranità e l'integrità territoriale della Siria e ad affrontare le sue preoccupazioni in materia di sicurezza nel pieno rispetto del diritto internazionale, garantendo nel contempo che tutti i siriani, compresi i curdi, possano godere della sicurezza e dei diritti fondamentali, nonché ad astenersi da qualsiasi ingerenza nei processi interni della Siria; condanna gli attacchi contro la popolazione civile durante l'ultimo episodio di violenza tra l'esercito siriano e le Forze democratiche siriane guidate dai curdi, che hanno causato numerose vittime e lo sfollamento di un numero elevato di civili, nonché l'impossibilità di accedere agli aiuti umanitari; esprime l'auspicio che il più recente accordo tra il governo di transizione siriano e le Forze democratiche siriane, che prevede la graduale integrazione delle forze e delle istituzioni curde nello Stato e il riconoscimento storico dei diritti culturali, linguistici e civili del popolo curdo, possa garantire la stabilità della regione nordorientale della Siria, fondamentale per la buona riuscita di una transizione politica inclusiva nel paese; avverte che qualsiasi grave deterioramento della sicurezza regionale potrebbe promuovere una recrudescenza del Daesh; sottolinea che qualsiasi trasferimento verso la Turchia, o attraverso la Turchia, di combattenti adulti del Daesh o di sospetti tali provenienti da centri di detenzione in Siria deve rimanere soggetto a meccanismi efficaci di custodia, monitoraggio e condivisione delle informazioni, anche nel caso di trasferimenti transfrontalieri; prende atto dei notevoli investimenti necessari per la ricostruzione dell'economia siriana e riconosce l'interesse della Turchia a contribuire a tali sforzi; esprime il proprio sostegno a una cooperazione stretta e costruttiva tra l'UE e la Turchia a tale riguardo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>49.</NO.P>ribadisce il proprio sostegno alla normalizzazione delle relazioni tra l'Armenia e la Turchia, nell'interesse della riconciliazione, delle relazioni di buon vicinato, della stabilità e della sicurezza della regione nonché dello sviluppo socioeconomico, e apprezza i progressi raggiunti finora, tra cui la semplificazione di talune procedure di visto, i preparativi per l'imminente apertura delle frontiere ai cittadini di paesi terzi e ai titolari di passaporti diplomatici, nonché la ripresa dei voli diretti operati dalla Turkish Airlines; incoraggia la Turchia a portare avanti con fermezza tale processo sulla base dei propri meriti, senza che ciò la renda dipendente dalle sue relazioni con un paese terzo; invita entrambi i paesi a continuare ad adoperarsi per migliorare la connettività al fine di facilitare il collegamento terrestre tra l'Europa e l'Asia, nonché di promuovere la riconciliazione storica, migliorare il clima imprenditoriale e rafforzare i contatti interpersonali; sostiene gli sforzi della Commissione volti a promuovere un'agenda dell'UE per la connettività interregionale che coinvolga la Turchia, l'Armenia e l'Azerbaigian, tra cui i progetti come la linea ferroviaria Kars-Tbilisi-Baku, con grandi potenzialità nel contribuire alla stabilità regionale e allo sviluppo economico e sociale; incoraggia la Turchia a sostenere il processo di pace tra l'Armenia e l'Azerbaigian e la incoraggia nuovamente a riconoscere il genocidio armeno al fine di aprire la strada a un'autentica riconciliazione tra i popoli turco e armeno, nonché a rispettare appieno i propri obblighi in materia di salvaguardia del patrimonio culturale armeno;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Relazioni generali tra UE e Turchia</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>50.</NO.P>ribadisce la sua ferma convinzione che, al di là del processo di adesione, attualmente in fase di stallo a causa del mancato rispetto dei criteri di Copenaghen e della mancanza di riforme democratiche, la Turchia sia un paese di rilevanza strategica; sottolinea l'importanza di mantenere un dialogo costruttivo e di approfondire la cooperazione nei settori di reciproco interesse strategico, anche per quanto riguarda Cipro, secondo un approccio graduale, proporzionato e reversibile e in linea con le conclusioni del Consiglio europeo dell'aprile 2024; ribadisce che l'UE continua a essere impegnata a perseguire le migliori relazioni possibili con la Turchia sulla base del dialogo, del rispetto e della fiducia reciproca, in linea con il diritto internazionale e le relazioni di buon vicinato;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>51.</NO.P>accoglie con favore, a tale proposito, il rafforzamento delle relazioni UE-Turchia al di là del processo di adesione in settori di reciproco interesse, in linea con le raccomandazioni della comunicazione congiunta sulle relazioni UE-Turchia del 29 novembre 2023, secondo un approccio graduale, proporzionato e reversibile; accoglie inoltre con favore i recenti dialoghi ad alto livello su commercio ed economia, migrazione e sicurezza, clima e scienza, ricerca, tecnologia e innovazione; chiede nuovamente la ripresa di tutti i dialoghi ad alto livello pertinenti e l'istituzione di dialoghi ad alto livello strutturati sulla cooperazione settoriale, se necessario, per affrontare altre sfide comuni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>52.</NO.P>sostiene l'approfondimento dell'agenda per la connettività con la Turchia nei settori dell'energia, dei trasporti, del digitale e dei contatti interpersonali, conformemente al diritto dell'UE e internazionale, quale esempio di buona cooperazione pragmatica e reciprocamente vantaggiosa con il potenziale di promuovere la pace e la stabilità nella regione; sottolinea l'importanza strategica di accelerare il completamento dei principali progetti infrastrutturali che migliorano la connettività tra l'UE e la Turchia, in linea con le reti transeuropee estese; sottolinea l'importanza della Turchia per lo sviluppo e il funzionamento delle iniziative di connettività transcontinentale, compresa la rotta commerciale alternativa sempre più importante tra l'Europa e l'Asia (corridoio centrale), che potrebbero contribuire in modo significativo a rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento e la cooperazione economica dell'UE e possono svolgere un ruolo importante nel promuovere i più ampi obiettivi di autonomia strategica dell'UE; sollecita lo sviluppo tempestivo dell'anello autostradale del Mar Nero e dei collegamenti ferroviari; accoglie con favore la disponibilità della Turchia a investire nella costruzione di un'autostrada del Mar Nero che colleghi Turchia, Bulgaria e Romania;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>53.</NO.P>invita la Commissione, a seguito dell'esperienza positiva con altri paesi candidati, ad adottare le disposizioni necessarie per estendere quanto prima il programma "Roaming a tariffa nazionale" alla Turchia; invita la Commissione a valutare la possibilità di adoperarsi per l'estensione dell'area unica dei pagamenti in euro e di altri programmi pertinenti, in modo da rafforzare i contatti interpersonali; accoglie con favore i buoni progressi compiuti nella cooperazione in materia di scienza e ricerca nel periodo di riferimento, in particolare per quanto riguarda la partecipazione a Orizzonte Europa; sostiene la partecipazione della Turchia al meccanismo di protezione civile dell'UE e invita ad approfondire la cooperazione UE-Turchia nei settori della protezione civile e delle infrastrutture resilienti, ponendo l'accento sulla necessità di rafforzare la capacità comunale decentrata, la partecipazione della società civile, un migliore coordinamento e la comunicazione pubblica;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>54.</NO.P>ribadisce la propria opinione secondo cui è necessaria la piena attuazione e modernizzazione dell'unione doganale dell'UE, in particolare alla luce dell'attuale panorama geopolitico; è consapevole dell'importanza che ampi settori delle economie dell'UE e della Turchia attribuiscono all'aggiornamento di tale strumento, in vigore da oltre 30 anni; è pronto a dare il proprio sostegno a un'unione doganale rafforzata con un ambito di applicazione più ampio e reciprocamente vantaggioso, che potrebbe comportare notevoli benefici economici e strategici per entrambi i partner, rafforzando il commercio, gli investimenti e la resilienza della catena di approvvigionamento, promuovendo la transizione digitale e verde, gli appalti pubblici e gli impegni in materia di sviluppo sostenibile e contribuendo alla sicurezza economica sia dell'UE che della Turchia; sottolinea tuttavia che, affinché il Parlamento possa dare la propria approvazione al termine del processo, tale modernizzazione dovrebbe basarsi su una forte condizionalità per quanto riguarda i diritti umani e le libertà fondamentali, il rispetto del diritto internazionale, l'adesione alla PESC e le relazioni di buon vicinato, compresa la piena attuazione da parte della Turchia del protocollo aggiuntivo per estendere l'accordo di Ankara a tutti gli Stati membri senza riserve e in modo non discriminatorio, nonché includere misure volte a sostenere la transizione verde e ad aiutare le piccole e medie imprese ad adeguarsi; accoglie con favore i passi in avanti osservati nell'ultimo periodo, tra cui la riduzione degli ostacoli agli scambi, che hanno fatto seguito anche al dialogo ad alto livello sul commercio;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>55.</NO.P>sottolinea l'importanza, per gli scambi commerciali tra l'UE e la Turchia, delle prossime iniziative della Commissione, quali il regolamento sull'accelerazione industriale e l'approccio "Made in Europe", che potrebbero comportare requisiti rigorosi tali da richiedere una revisione delle norme dell'UE in materia di appalti e incidere gravemente sull'unione doganale già obsoleta tra l'UE e la Turchia; accoglie con favore il fatto che la proposta della Commissione relativa al regolamento sull'accelerazione industriale preveda già che i prodotti provenienti da partner con i quali l'UE ha concluso un accordo che istituisce una zona di libero scambio o un'unione doganale, come la Turchia, saranno considerati di origine UE; sostiene tale approccio e chiede che qualsiasi altra normativa pertinente sia proposta nella stessa ottica in futuro per continuare a tenere conto dell'importanza di un'ulteriore integrazione dei mercati e delle economie dei paesi candidati, in particolare di quelli che hanno un'unione doganale con l'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>56.</NO.P>osserva con profondo rammarico che la Turchia non ha compiuto progressi verso il rispetto dei parametri di riferimento richiesti per la liberalizzazione dei visti; ribadisce la propria disponibilità ad avviare il processo di liberalizzazione dei visti non appena le autorità turche avranno pienamente soddisfatto i sei parametri di riferimento chiaramente in sospeso in modo non discriminatorio nei confronti di tutti gli Stati membri dell'UE, allineandosi nel contempo alla politica dell'UE in materia di visti; deplora che i cittadini turchi si trovino ad affrontare problemi per quanto riguarda le richieste/domande di visto per gli Stati membri dell'UE a causa di un notevole aumento delle richieste e dei timori di abuso del sistema; riconosce, tuttavia, l'impegno politico a migliorare l'accesso ai visti e chiede maggiori sforzi da entrambe le parti per affrontare i rimanenti ostacoli tecnici e amministrativi; invita gli Stati membri ad aumentare le risorse destinate a tale ambito; sostiene le misure di facilitazione del rilascio dei visti, in particolare per quanto riguarda le attività imprenditoriali e gli studenti Erasmus; deplora profondamente i continui tentativi da parte delle autorità turche di incolpare l'UE per la mancanza di progressi in questo fascicolo, quando invece sono loro stesse a non aver adottato alcuna delle misure necessarie per conformarsi ai parametri di riferimento rimanenti; ricorda alla Turchia che l'assenza di progressi tangibili e cumulativi in merito alle condizioni in sospeso ha un impatto diretto sulle attività imprenditoriali e sugli studenti Erasmus; deplora l'uso illecito da parte del governo turco dei passaporti di servizio, il cui numero è sconosciuto, senza che vengano intraprese le azioni necessarie per progredire verso un quadro normativo che possa andare a beneficio dell'intera popolazione; invita il governo turco ad affrontare i rimanenti ostacoli che impediscono la riapertura del dialogo sulla liberalizzazione dei visti e sollecita parimenti il Consiglio a fare la propria parte una volta che tali misure saranno state adottate; prende atto della decisione dell'UE e degli Stati membri di introdurre un quadro di riferimento per il rilascio dei visti a cascata il 15 luglio 2025;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>57.</NO.P>accoglie con favore il rinnovato impegno della Banca europea per gli investimenti in Turchia e della piattaforma per gli investimenti in Turchia nell'ambito del Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile, che consente un maggiore sostegno agli investimenti attraverso programmi di garanzia nelle tre priorità politiche generali, vale a dire il Green Deal, la strategia Global Gateway nonché il programma per l'occupazione e la crescita, conformemente alle condizioni pertinenti sul rispetto dei valori dell'UE; evidenzia la necessità di garantire che nessun programma dell'UE vada a beneficio di soggetti in Turchia che non rispettano i valori fondamentali dell'Unione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>58.</NO.P>sostiene la decisione adottata dalla componente UE della commissione parlamentare mista (CPM) UE-Turchia di rinviare la sua 82<STRING SUPERSCRIPT="on">a</STRING> riunione, prevista per il 14 e 15 aprile 2025 ad Ankara, all'indomani della detenzione e dell'arresto del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu e di altre personalità; ritiene che il dialogo parlamentare rimanga una parte fondamentale delle relazioni UE-Turchia ed esprime l'auspicio che i lavori della CPM riprendano presto quando le condizioni lo consentiranno; deplora la decisione delle autorità turche di non invitare il Parlamento europeo a osservare le elezioni presidenziali e parlamentari del maggio 2023 a fronte di accuse di trattamento iniquo, osservando che l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e l'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa sono state invitate; esprime l'auspicio che una delegazione del Parlamento europeo venga invitata a osservare le prossime elezioni nel paese;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Prospettive future per le relazioni UE-Turchia</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>59.</NO.P>ribadisce la propria opinione secondo cui il governo turco ha trascurato di adottare le misure necessarie per affrontare le carenze democratiche fondamentali all'interno del paese e sostiene pertanto che il processo di adesione della Turchia all'UE non può essere ripreso nelle circostanze attuali, pur riconoscendo le aspirazioni democratiche e filoeuropee di gran parte della società turca; prende atto dei recenti appelli da parte di figure di spicco dell'opposizione turca che invocano un rinnovato impegno e la riapertura dei negoziati di adesione; esprime apprezzamento per questo approccio innovativo e coraggioso; rimane tuttavia scettico riguardo al suo sostegno, a meno che non vi sia un chiaro segnale da parte del governo turco della sua volontà di riprendere il percorso dell'UE attraverso azioni concrete e credibili;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>60.</NO.P>ricorda che, come per qualsiasi altro paese candidato, il processo di adesione è subordinato al pieno rispetto dei criteri di Copenaghen e alla normalizzazione delle relazioni con tutti gli Stati membri dell'UE; sottolinea che l'impegno costruttivo della Turchia, anche in relazione al problema di Cipro, rimane fondamentale per promuovere una più stretta cooperazione tra l'UE e la Turchia; ritiene, a tale proposito, che, nel promuovere le loro dichiarate aspirazioni verso l'adesione all'UE, le autorità turche dovrebbero porre meno enfasi sulle capacità del paese in materia di sicurezza e difesa e concentrarsi invece sulla grave situazione della democrazia nel paese; pone l'accento sul proprio impegno a portare avanti il processo di adesione, a condizione che il governo turco adotti le misure necessarie;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>61.</NO.P>continua a esortare il governo turco a dialogare in modo costruttivo con le istituzioni dell'UE e gli Stati membri e a continuare ad adoperarsi per un partenariato più stretto, dinamico e strategico, al di là del processo di adesione attualmente congelato, sulla base delle pertinenti conclusioni del Consiglio e del Consiglio europeo e della condizionalità stabilita; insiste sulla necessità di avviare un processo di riflessione sul modo in cui questo nuovo quadro costruttivo e progressivo per le relazioni UE-Turchia, fondato sul rispetto dei principi democratici, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, possa tenere insieme gli interessi di tutte le parti coinvolte; sottolinea la necessità di rafforzare il partenariato UE-Turchia dando priorità alla modernizzazione e al rafforzamento dell'attuale accordo di associazione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>62.</NO.P>è del parere, tuttavia, che una continua regressione della democrazia e dello Stato di diritto nel prossimo futuro non farà che allontanare ulteriormente il paese dall'UE, erodendo la fiducia necessaria ai fini di un effettivo rafforzamento della cooperazione e del partenariato in settori di reciproco interesse, quali il commercio, l'energia o la sicurezza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>63.</NO.P>ritiene che sia nell'interesse dell'UE rivalutare in che modo la Turchia possa rimanere ancorata all'UE, non solo in termini di norme, ma anche in termini di valori e principi, e progettare iniziative politiche in base a tale obiettivo; esprime preoccupazione per il graduale consolidamento di un altro sistema autocratico alle porte dell'UE, in quanto tali sviluppi hanno implicazioni dirette e di vasta portata per gli interessi e la stabilità a lungo termine dell'Unione; esorta tutte le istituzioni dell'UE, gli Stati membri e il Consiglio europeo ad affrontare con determinazione il persistente regresso democratico e le violazioni dei diritti umani in Turchia, in particolare per quanto riguarda lo smantellamento in corso della democrazia pluralista, in quanto agire in tal senso non è incompatibile con il perseguimento delle migliori relazioni possibili tra l'UE e il paese; invita la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna a garantire che le agende dei funzionari di alto livello in visita in Turchia prevedano una rappresentanza pluralistica dei portatori di interessi del mondo politico e della società civile al fine di ottenere una visione più completa del paese;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>64.</NO.P>ribadisce il suo massimo impegno a mantenere il sostegno alla società civile indipendente della Turchia; invita la Commissione a mantenere e ad aumentare il suo sostegno politico e finanziario nei confronti della dinamica società civile che sostiene la democrazia nel paese, i cui sforzi possono contribuire a generare la volontà politica necessaria per approfondire le relazioni UE-Turchia; è del parere che, sebbene gli approcci basati sugli incentivi e transazionali funzionino in molti settori della cooperazione UE-Turchia, essi non siano riusciti a portare avanti la democratizzazione del paese; evidenzia, in quest'ottica, che la ripresa del processo di adesione dipende principalmente dalla ferma volontà politica delle autorità e della società turche di diventare una democrazia a pieno titolo, cosa che l'UE non può imporre con la forza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>65.</NO.P>ribadisce il suo appello a rafforzare e approfondire la conoscenza e la comprensione reciproche tra le società della Turchia e dell'UE, promuovendo la crescita culturale e gli scambi socioculturali e contrastando ogni forma di pregiudizio sociale, religioso, etnico o culturale; sottolinea, in tale contesto, l'importanza di agevolare gli scambi interpersonali per le relazioni UE-Turchia, in particolare per la promozione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani; incoraggia la Turchia e l'UE a promuovere i valori condivisi, in particolare sostenendo i giovani;</P></ACTION><SEPARATION><P>°</P><P>°	°</P></SEPARATION><ACTION><P><NO.P>66.</NO.P>incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Presidente del Consiglio europeo, al Consiglio e alla Commissione; chiede che la presente risoluzione sia tradotta in turco e trasmessa al presidente, al governo e al parlamento della Repubblica di Turchia.</P></ACTION></ACTLST></DISPOSITIF></TEXT></RESOL></TXTLST></SDOCTA>