<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><SDOCTA xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" xsi:noNamespaceSchemaLocation="TA.xsd"><IDENT><STRING BOLD="on">P10_TA(2026)0261</STRING></IDENT><TI><STRING BOLD="on">Relazione 2025 della Commissione sulla Serbia</STRING></TI><HIDDEN><STRING HIDDEN="on" ITALIC="on">(A10-0163/2026 - Relatore: Tonino Picula)</STRING></HIDDEN><TXTLST><RESOL><TI><STRING BOLD="on">Risoluzione del Parlamento europeo dell’8 luglio 2026 sulla relazione 2025 della Commissione sulla Serbia (2025/2255(INI))</STRING></TI><TEXT><PREAMBLE><PRINIT><STRING ITALIC="on">Il Parlamento europeo,</STRING></PRINIT><GRVISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Serbia, dall'altra<FOOTNOTE><FIELD> GU L 278 del 18.10.2013, pag. 16, ELI: http://data.europa.eu/eli/agree_internation/2013/490/oj.</FIELD></FOOTNOTE>, entrato in vigore il 1º settembre 2013,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la domanda di adesione all'UE presentata dalla Serbia il 19 dicembre 2009,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti il parere della Commissione del 12 ottobre 2011 sulla domanda di adesione della Serbia all'Unione europea (COM(2011)0668), la decisione del Consiglio europeo del 1º marzo 2012 di concedere alla Serbia lo status di paese candidato e la decisione del Consiglio europeo del 28 giugno 2013 di avviare i negoziati di adesione all'Unione europea con la Serbia,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti l'accordo di Bruxelles del 27 febbraio 2023 e l'accordo di Ohrid del 18 marzo 2023, nonché il relativo allegato di attuazione,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il regolamento (UE) 2021/1529 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 settembre 2021, che istituisce uno strumento di assistenza preadesione (IPA III)<FOOTNOTE><FIELD> GU L 330 del 20.9.2021, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/1529/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il regolamento (UE) 2024/1449 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 maggio 2024, sull'istituzione di uno strumento per le riforme e la crescita per i Balcani occidentali<FOOTNOTE><FIELD> GU L, 2024/1449, 24.5.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1449/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni della presidenza in occasione della riunione del Consiglio europeo di Salonicco del 19 e 20 giugno 2003,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le dichiarazioni dei vertici UE-Balcani occidentali del 17 maggio 2018 a Sofia e del 6 maggio 2020 a Zagabria,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali, ratificata dalla Serbia nel 2001, e la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie del Consiglio d'Europa, ratificata dalla Serbia nel 2006,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il briefing tecnico di Amnesty International pubblicato il 27 marzo 2025 dal titolo "Serbia: journalists targeted with Pegasus spyware" (Serbia: giornalisti presi di mira con lo spyware Pegasus) (EUR 70/9186/2025), che documenta gli attacchi diretti contro giornalisti d'inchiesta per mezzo dello spyware Pegasus,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione per paese sulla Serbia sulla libertà nel mondo 2026 della Freedom House, pubblicata il 19 marzo 2026,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'indice sulla libertà di stampa nel mondo 2025 di Reporter senza frontiere, pubblicato il 2 maggio 2025,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la riunione dei leader dei Balcani occidentali del 1º luglio 2025 a Skopje (Macedonia del Nord) sul piano di crescita per i Balcani occidentali,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la dichiarazione del vertice UE-Balcani occidentali del 17 dicembre 2025,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni della Presidenza del 16 dicembre 2025 sull'allargamento,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto il processo di Berlino, avviato il 28 agosto 2014,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni della presidenza del vertice del 2025 sul processo di Berlino del 22 ottobre 2025,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione del 6 ottobre 2020, dal titolo "Un piano economico e di investimenti per i Balcani occidentali" (COM(2020)0641),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione dell'8 novembre 2023 dal titolo "Un nuovo piano di crescita per i Balcani occidentali" (COM(2023)0691),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti la comunicazione della Commissione, dell'8 luglio 2025, dal titolo "Relazione sullo Stato di diritto 2025 – La situazione dello Stato di diritto nell'Unione europea" (COM(2025)0900) accompagnata dal documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato "2025 Rule of Law Report – Country Chapter on the rule of law situation in Serbia" (Relazione sullo Stato di diritto 2025 – Capitolo sulla situazione dello Stato di diritto in Serbia) (SWD(2025)0931),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la comunicazione della Commissione del 4 novembre 2025 dal titolo "Comunicazione 2025 sulla politica di allargamento dell'UE" (COM(2025)0690), accompagnata dal documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato "Serbia 2025 Report" (Relazione 2025 sulla Serbia) (SWD(2025)0755),</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti il primo accordo sui principi che disciplinano la normalizzazione delle relazioni tra i governi della Serbia e del Kosovo, del 19 aprile 2013, gli accordi del 25 agosto 2015 e il dialogo in corso, facilitato dall'UE, per la normalizzazione delle relazioni,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione finale della missione di osservazione elettorale dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa/Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (OSCE/ODIHR) sulle elezioni parlamentari e presidenziali anticipate del 3 aprile 2022 in Serbia, pubblicata il 19 agosto 2022,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione finale della missione di osservazione elettorale OSCE/ODIHR sulle elezioni parlamentari anticipate del 17 dicembre 2023 in Serbia, pubblicata il 28 febbraio 2024,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le conclusioni del Consiglio europeo del dicembre 2006, le conclusioni del Consiglio del marzo 2020 e le conclusioni della presidenza del Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993, note anche come i criteri di Copenaghen,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le dichiarazioni dei relatori speciali delle Nazioni Unite del 4 agosto 2025 sulla repressione del movimento studentesco da parte del governo serbo,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'articolo 14 della Costituzione serba sulla protezione delle minoranze nazionali,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le sue precedenti risoluzioni sulla Serbia, in particolare quella del 22 ottobre 2025 sulla polarizzazione e la crescente repressione in Serbia a un anno dalla tragedia di Novi Sad<FOOTNOTE><FIELD> OJ C, C/2026/2098, 29.4.2026, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2026/2098/oj.</FIELD></FOOTNOTE>,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2026 sulla strategia di allargamento dell'UE,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la missione della sua commissione per gli affari esteri in Serbia tenutasi dal 22 al 24 gennaio 2026,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visto l'articolo 55 del suo regolamento,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A10-0163/2026),</P></VISA></GRVISA><GRCONS><CONS><P><NO.P>A.</NO.P>considerando che l'allargamento rappresenta uno strumento fondamentale della politica estera dell'UE e un investimento geopolitico strategico nella pace, nella stabilità, nella sicurezza e nella prosperità a lungo termine sul continente;</P></CONS><CONS><P><NO.P>B.</NO.P>considerando che ciascun paese candidato nel processo di allargamento è valutato in base ai propri meriti per quanto riguarda il soddisfacimento dei criteri di Copenaghen, il rispetto dei valori e dei diritti europei condivisi e il fermo impegno a favore degli stessi, la tutela delle minoranze nonché l'allineamento alla politica estera e di sicurezza dell'UE; che non vi sono scorciatoie per l'adesione all'UE;</P></CONS><CONS><P><NO.P>C.</NO.P>considerando che la Serbia deve compiere ulteriori sforzi per allineare maggiormente la propria politica estera alla politica estera e di sicurezza dell'UE, poiché talune azioni, dichiarazioni e contatti ad alto livello, compresa la partecipazione del presidente serbo alla parata militare del 9 maggio 2025 a Mosca, sono in contrasto con le principali posizioni dell'UE in materia di politica estera, in particolare per quanto riguarda la Russia;</P></CONS><CONS><P><NO.P>D.</NO.P>considerando che le riforme connesse all'UE in Serbia hanno subito un notevole rallentamento o hanno registrato un regresso in diversi settori chiave, in particolare per quanto riguarda gli elementi fondamentali del processo di adesione, quali lo Stato di diritto, i diritti fondamentali e la libertà dei media; considerando che la Commissione ha rilevato il persistere di carenze nel funzionamento delle istituzioni democratiche; che ad oggi solo 2 dei 35 capitoli di negoziato sono stati provvisoriamente chiusi;</P></CONS><CONS><P><NO.P>E.</NO.P>considerando che negli ultimi anni i diritti politici e le libertà civili sono stati costantemente erosi in Serbia dalla coalizione di governo, che ha esercitato pressioni sui media indipendenti, sul mondo accademico, sulle minoranze etniche, sull'opposizione politica e sulle organizzazioni della società civile, indebolendo nel contempo sistematicamente le istituzioni e offuscando la distinzione tra gli attori politici, lo Stato e il potere mediatico;</P></CONS><CONS><P><NO.P>F.</NO.P>considerando che la Serbia rimane un terreno di scontro critico per le campagne di disinformazione straniere, in particolare da parte della Russia e della Cina, che cercano di creare narrazioni antioccidentali, molte delle quali sono inoltre prodotte e divulgate da attori nazionali; che organi di propaganda russi come RT Balkan (ex Russia Today) e Sputnik operano liberamente in Serbia ed esercitano un'influenza significativa nella creazione di narrazioni anti-UE e antidemocratiche e nella loro diffusione all'interno di tale regione; che tali narrazioni sono amplificate dai media nazionali associati allo Stato;</P></CONS><CONS><P><NO.P>G.</NO.P>considerando che, secondo il monitoraggio dei media indipendenti nel 2024, i media serbi hanno mostrato una continua regressione democratica, in quanto la maggioranza al potere occupa oltre il 90 % del tempo di trasmissione dedicato ai notiziari in prima serata sulle emittenti televisive nazionali ed è rappresentata prevalentemente in modo neutro o positivo, mentre all'opposizione è riservato meno del 10 % del tempo di trasmissione ed è presentata prevalentemente in termini negativi;</P></CONS><CONS><P><NO.P>H.</NO.P>considerando che, in linea con il capitolo 23, la Serbia deve dimostrare miglioramenti concreti nell'esercizio effettivo dei diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali; considerando che la libertà di religione è un valore europeo basilare e un diritto umano fondamentale; che la Serbia è pertanto tenuta a rispettare tale libertà e garantirla a tutte le persone che risiedono nel suo territorio, conformemente ai suoi impegni internazionali e agli obblighi in materia di diritti umani;</P></CONS><CONS><P><NO.P>I.</NO.P>considerando che la situazione sociale in Serbia rimane difficile; che, stando a quanto rilevato dall'UNICEF, la Serbia è tra i paesi europei meno equi; che il 13,6 % della popolazione si trovava in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale nel 2024, che il tasso di rischio di povertà o di esclusione sociale era del 27,2 % nel 2023 e che il tasso di disoccupazione giovanile si attestava al 24,5 %; che le popolazioni rurali rimangono particolarmente vulnerabili;</P></CONS><CONS><P><NO.P>J.</NO.P>considerando che l'UE rimane il principale partner commerciale della Serbia, rappresentando il 58,3 % degli scambi totali del paese nel 2024, nonché la sua principale fonte di investimenti e il suo maggiore fornitore di assistenza finanziaria; che l'UE rimane, con un ampio margine, la principale fonte di rimesse inviate dai serbi che lavorano nell'Unione, le quali costituiscono una fonte di reddito cruciale e stabile per molte famiglie serbe e svolgono un ruolo sostanziale nell'economia del paese;</P></CONS></GRCONS></PREAMBLE><DISPOSITIF><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Impegno a favore dell'adesione all'UE</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>1.</NO.P>sottolinea che i progressi nel percorso verso l'adesione all'UE, che è un processo realmente meritocratico, sono subordinati al pieno rispetto dei valori dell'UE, nonché al rispetto della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, e il tutto è sancito dai criteri di Copenaghen; sottolinea che ciò comporta non solo l'adozione delle riforme, ma anche la loro piena e rigorosa attuazione, poiché il persistente divario tra l'allineamento legislativo e l'effettiva attuazione continua a compromettere i progressi della Serbia; sottolinea che il percorso di ciascun paese verso l'integrazione nell'UE deve essere valutato in base ai suoi meriti e che nessun paese dovrebbe essere associato a un altro o trattato come parte di un pacchetto; sottolinea che non sono ammesse scorciatoie in materia di valori e principi fondamentali dell'UE, in quanto l'adesione all'UE è un processo tanto tecnico quanto politico;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>2.</NO.P>osserva che la relazione della Commissione del 2025 ha rilevato un certo grado di preparazione e una parziale attuazione delle raccomandazioni della Commissione; si rammarica, tuttavia, del fatto che gli impegni fondamentali della Serbia volti ad affrontare gli ostacoli rimanenti all'apertura del gruppo di capitoli 3, delineati nel suo documento informale del novembre 2024, rimangano in gran parte disattesi; deplora, a tale riguardo, la recente retorica incendiaria del governo nei confronti dei paesi che non hanno sostenuto l'apertura del gruppo di capitoli 3;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>3.</NO.P>sottolinea che la credibilità del processo di allargamento deve essere preservata applicando una condizionalità rigorosa ed equa, garantendo al contempo il dovuto riconoscimento degli sforzi di riforma, se del caso;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>4.</NO.P>ricorda l'impegno dichiarato della Serbia secondo cui l'adesione all'UE rappresenta il suo obiettivo strategico, ma osserva che gli impegni dichiarati spesso non hanno trovato riscontro nella pratica, come evidenziato, ad esempio, dal fatto che i massimi rappresentanti della Serbia non abbiano partecipato al vertice UE-Balcani occidentali del dicembre 2025; sottolinea che, alla luce di questa persistente discrepanza, è necessario chiarire la traiettoria europea della Serbia; invita la Serbia a dimostrare in modo tangibile un impegno costante a favore dei valori e delle norme dell'UE e a perseguire in modo sistematico il suo obiettivo di adesione all'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>5.</NO.P>ribadisce l'importanza strategica che i Balcani occidentali rivestono nel contesto geopolitico odierno per la sicurezza e la stabilità dell'UE nel suo complesso; sottolinea che, per via delle sue dimensioni e della sua posizione geopolitica, la Serbia ha un impatto diretto sulla stabilità globale della regione; condanna, pertanto, il tentativo della Serbia di istituire una sfera di influenza e le sue attività che compromettono la sovranità dei paesi vicini;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>6.</NO.P>ribadisce la forte necessità che la Serbia dimostri in modo chiaro e coerente il suo orientamento geopolitico verso l'UE, anche allineandosi pienamente alla politica estera e di sicurezza comune dell'UE (PESC), con particolare riferimento alle misure restrittive adottate dall'UE nel contesto della guerra di aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina, ed esprime profonda preoccupazione per la persistente incapacità della Serbia di allinearsi pienamente alla PESC dell'UE; deplora il suo livello di allineamento sia tra i più bassi tra tutti i paesi candidati; osserva che il mancato allineamento della Serbia alla politica estera dell'UE, compresa la mancata adozione di misure restrittive, è incompatibile con uno degli obiettivi specifici di cui all'articolo 3 del regolamento sullo strumento per le riforme e la crescita<FOOTNOTE><FIELD> Regolamento (UE) 2024/1449 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 maggio 2024, sull'istituzione di uno strumento per le riforme e la crescita per i Balcani occidentali (GU L, 2024/1449, 24.5.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1449/oj).</FIELD></FOOTNOTE>; ribadisce che il pieno allineamento rimane un requisito non negoziabile per l'adesione; accoglie con favore il recente allineamento della Serbia alle decisioni (PESC) 2026/438<FOOTNOTE><FIELD> Decisione (PESC) 2026/438 del Consiglio, del 23 febbraio 2026, che modifica la decisione (PESC) 2022/266 concernente misure restrittive in risposta al riconoscimento, all'occupazione o all'annessione illegali da parte della Federazione russa di alcune zone dell'Ucraina non controllate dal governo (GU L, 2026/438, 23.2.2026, ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2026/438/oj).</FIELD></FOOTNOTE> e (PESC) 2025/490<FOOTNOTE><FIELD> Decisione (UE) 2025/490 del Consiglio, del 18 febbraio 2025, relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, di un accordo sulla partecipazione della Repubblica di Croazia allo Spazio economico europeo, e di tre relativi accordi (GU L, 2025/490, 18.3.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2025/490/oj).</FIELD></FOOTNOTE> del Consiglio, ma ribadisce che l'allineamento selettivo non è sufficiente;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>7.</NO.P>deplora i continui stretti legami della Serbia con la Russia e il rafforzamento di tale partenariato, che sollevano preoccupazioni in merito al suo orientamento strategico e compromettono un percorso credibile verso l'adesione all'UE; sottolinea che il percorso europeo della Serbia richiede una chiara scelta strategica; evidenzia che una politica di equilibrio tra l'Unione europea e altri attori geopolitici è incompatibile con la fiducia politica attesa da un paese candidato; invita le autorità serbe ad allontanarsi dai messaggi pubblici e dalle azioni contrarie alle posizioni chiave della politica estera e di sicurezza dell'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>8.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per gli investimenti in Serbia da parte della Russia e della Cina e per la loro influenza crescente sui processi politici ed economici nella regione; condanna la visita ad alto livello a Belgrado nel marzo 2026 del ministro dello sviluppo economico della Federazione russa, che figura nell'elenco delle sanzioni dell'UE; chiede l'immediata chiusura del cosiddetto centro umanitario russo-serbo di Niš, che funge da base per le operazioni dell'agenzia di intelligence militare russa GRU nel territorio di un paese candidato, ed esorta la Serbia a porre fine a qualsiasi cooperazione militare con la Russia, in quanto solleva legittimi interrogativi in merito all'orientamento strategico e all'allineamento della Serbia agli interessi di sicurezza dell'UE; condanna le attività russe di ingerenza straniera in Serbia; ricorda che la Serbia è attivamente utilizzata come piattaforma regionale per diffondere campagne di disinformazione e misinformazione in tutta la regione dei Balcani occidentali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>9.</NO.P>esprime preoccupazione per l'attuale rafforzamento militare della Serbia, unitamente alla retorica sempre più ostile nei confronti dei paesi vicini e all'intensificazione della cooperazione della Serbia con la Cina per quanto concerne la sicurezza e la difesa, comprese le esercitazioni delle forze speciali e l'espansione degli accordi strategici, nonché alla crescente presenza di tecnologie di sicurezza e sorveglianza cinesi; condanna fermamente la recente acquisizione da parte della Serbia di missili balistici aria-terra cinesi CM-400AKG; avverte che tale rafforzamento militare altera l'equilibrio della sicurezza regionale e compromette la stabilità regionale nonché le relazioni di buon vicinato con gli Stati membri della NATO limitrofi; sottolinea che tali acquisizioni sono in contrasto con la PESC dell'UE e sollevano seri interrogativi in merito all'orientamento geopolitico della Serbia; sottolinea che i principali appalti nel settore della difesa da parte di concorrenti strategici autoritari dell'UE richiedono piena trasparenza e un'attenta valutazione delle loro implicazioni per la stabilità regionale, l'interoperabilità e l'orientamento europeo dichiarato della Serbia; prende atto con preoccupazione del recente memorandum di cooperazione tra il partito al governo in Serbia e il Partito comunista cinese, che solleva ulteriori interrogativi in merito all'impegno strategico della Serbia a proseguire il proprio percorso verso l'adesione all'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>10.</NO.P>condanna il fatto che la Serbia sia diventata una base per i servizi di intelligence russi per svolgere attività di sabotaggio in Europa; esprime preoccupazione per le segnalazioni credibili secondo cui la Serbia si sarebbe progressivamente affermata come polo operativo chiave per le attività ibride e di destabilizzazione svolte in Europa dalla Russia; prende atto, in particolare, di casi documentati in cui persone reclutate e finanziate da attori legati all'intelligence russa hanno compiuto provocazioni e atti coordinati volti a incitare tensioni etniche e religiose all'interno degli Stati membri dell'UE; prende inoltre atto delle segnalazioni di reti organizzate che operano a partire dal territorio serbo, tra cui l'addestramento e lo schieramento di persone al fine di realizzare azioni destabilizzanti in altri paesi europei e nel vicinato dell'UE; invita le autorità serbe ad adottare misure immediate ed efficaci al fine di indagare, prevenire e perseguire tali attività;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>11.</NO.P>deplora l'astensione della Serbia dalla risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del febbraio 2026 a sostegno di una pace giusta e duratura in Ucraina; ritiene che tali voti indeboliscano ulteriormente la fiducia nell'impegno strategico della Serbia a favore del percorso europeo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>12.</NO.P>esprime preoccupazione per il fatto che la Serbia mantenga lo status di osservatore nell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, una struttura di sicurezza guidata dalla Federazione russa, e continui ad attuare un accordo di libero scambio con l'Unione economica eurasiatica;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>13.</NO.P>deplora il fatto che la Serbia abbia compiuto progressi limitati o nulli nel soddisfare i parametri di riferimento per l'adesione all'UE in molti altri capitoli negoziali; prende atto dell'istituzione della squadra operativa, volta ad accelerare l'attuazione delle riforme connesse all'UE; invita la Serbia a dimostrare, attraverso azioni concrete e globali, l'impegno del paese ad attuare le riforme necessarie per il percorso di adesione all'UE; ribadisce che i negoziati di adesione all'UE con la Serbia dovrebbero progredire solo subordinatamente all'allineamento della Serbia alle sanzioni dell'UE contro la Russia e al compimento di progressi misurabili e sostenibili nel gruppo di capitoli sulle questioni fondamentali, in particolare lo Stato di diritto, elezioni libere ed eque, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, l'indipendenza della magistratura, la libertà dei media e la riforma della pubblica amministrazione, nonché il funzionamento delle istituzioni democratiche; invita la Commissione ad applicare rigorosamente il principio della "priorità alle questioni fondamentali" e a rispecchiare qualsiasi regressione significativa nel ritmo e nell'intensità del sostegno finanziario fornito nell'ambito degli strumenti di preadesione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>14.</NO.P>ribadisce che l'adesione all'UE è un processo esteso a tutta la società e invita il governo serbo a promuovere tra la popolazione serba l'importanza, i benefici e gli obblighi dell'adesione all'UE, nonché il sostegno finanziario dell'UE e le riforme connesse all'adesione; invita l'UE e le sue istituzioni a intensificare gli sforzi di comunicazione e sensibilizzazione in Serbia al fine di evidenziare in maniera migliore l'impatto e i benefici del sostegno dell'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>15.</NO.P>ribadisce il suo invito alla Serbia a compiere progressi credibili e a intensificare gli sforzi per far fronte alla manipolazione delle informazioni e alle ingerenze da parte di attori stranieri e nazionali, incluse la disinformazione e la retorica anti-UE e anti-occidentale, che hanno un impatto negativo anche al di là della Serbia in tutta la regione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>16.</NO.P>deplora lo scarso sostegno all'adesione all'UE in Serbia, risultato di una narrazione anti-UE manipolativa di lunga data diffusa dai media controllati dal governo e da alcuni alti funzionari serbi e membri del partito al governo, anche ai massimi livelli; invita la Serbia a contrastare la disinformazione, anche in merito all'aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina, e, in particolare, a porre fine alle proprie campagne di disinformazione sponsorizzate dallo Stato, promuovendo nel contempo un orientamento verso l'UE coerente e costruttivo; invita l'UE a intensificare la cooperazione con le organizzazioni non governative serbe per rafforzare la resilienza democratica e contrastare le minacce ibride; si rammarica fortemente delle continue, costanti e sistematiche narrazioni anti-occidentali nei media serbi, in cui l'UE è prevalentemente presentata in una luce negativa, mentre la Russia, la Cina e, sempre più, gli Stati Uniti sono rappresentati in modo positivo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>17.</NO.P>prende atto con particolare preoccupazione della constatazione della Commissione secondo cui la Serbia non ha intrapreso alcuna azione volta a contrastare la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri; invita la Serbia ad adottare e attuare senza indugio un quadro nazionale globale per la resilienza democratica che preveda chiare responsabilità istituzionali, la pubblicazione di relazioni pubbliche periodiche e la protezione degli organismi di controllo indipendenti; incoraggia l'UE a rafforzare la propria comunicazione strategica e la propria presenza in Serbia per contrastare le narrazioni anti-UE; invita le autorità serbe a svolgere indagini e a smantellare tutte le reti correlate alla disinformazione che operano dal territorio serbo e a rafforzare la cooperazione con gli Stati membri dell'UE e i paesi partner nel contrasto alle minacce ibride e alle ingerenze straniere; esorta la Commissione a chiarire con le piattaforme online interessate la sospensione di alcuni profili di organi di informazione noti per aver criticato il governo serbo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>18.</NO.P>respinge con forza tutte le insinuazioni dei funzionari serbi secondo cui l'UE e alcuni dei suoi Stati membri sarebbero stati coinvolti nell'organizzazione delle proteste studentesche, che hanno luogo dal novembre 2024, al fine di innescare una "rivoluzione colorata"; deplora il fatto che i più alti funzionari statali stiano diffondendo attivamente teorie complottiste sul fatto che il crollo di una pensilina sia un atto di sabotaggio o un attacco terroristico perpetrato e sostenuto dagli Stati membri dell'UE; ribadisce la sua ferma condanna dell'arresto e dell'espulsione illegali di cittadini dell'UE che hanno rilasciato dichiarazioni a sostegno degli studenti che protestano; respinge altresì le accuse infondate delle autorità serbe secondo cui la Croazia avrebbe interferito e partecipato allo svolgimento delle elezioni locali nel marzo 2026; condanna tutte queste false accuse;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>19.</NO.P>condanna il comportamento inaccettabile, gli insulti, le diffamazioni e la retorica di odio nei confronti dei deputati al Parlamento europeo e di altri attori politici, compresi i membri della missione della commissione per gli affari esteri in Serbia nel gennaio 2026; deplora, in tale contesto, le dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Serbia nel settembre 2025, in cui si è riferito ai deputati al Parlamento europeo in termini dispregiativi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>20.</NO.P>ribadisce la sua preoccupazione quanto all'approccio acquiescente della Commissione nei confronti della Serbia dinanzi al suo arretramento pluriennale in termini di Stato di diritto, democrazia e diritti fondamentali, nonché alla sua influenza destabilizzante sull'intera regione; esorta la Commissione a difendere i valori fondamentali dell'UE utilizzando un linguaggio più chiaro nei confronti della Serbia e affrontando in modo coerente le sue carenze significative, la mancanza di progressi e persino una regressione; accoglie con favore i primi miglioramenti realizzati dal commissario per l'Allargamento nell'affrontare le carenze della Serbia e l'annuncio della sospensione dei fondi destinati alla Serbia in relazione alle riforme legislative; mette in guardia contro eventuali tentativi sistematici da parte della Serbia di ostacolare i rapidi progressi dei paesi vicini verso l'adesione all'UE, in particolare in relazione alla sua stagnazione sul percorso di adesione; incoraggia la Serbia ad allineare maggiormente la sua politica in materia di visti all'elenco dell'UE dei paesi terzi i cui cittadini necessitano di un visto;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Democrazia e Stato di diritto</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>21.</NO.P>esprime preoccupazione per l'aggravarsi della crisi politica in Serbia nel contesto delle proteste di massa che hanno luogo in tutto il paese dal novembre 2024 e che riflettono la reazione del popolo serbo alla corruzione sistemica e alla mancanza di responsabilità e trasparenza nel paese; osserva che la missione di accertamento dei fatti del Parlamento europeo nel gennaio 2026 ha individuato nella crescente polarizzazione, nel limitato dialogo parlamentare e nell'indebolimento della fiducia istituzionale fattori chiave che contribuiscono a tale situazione; esprime preoccupazione per la diffusa corruzione in numerosi settori e ricorda che il progresso necessita di una forte volontà politica di contrastare in modo efficace la corruzione e di una risposta decisa della giustizia penale alla corruzione di alto livello;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>22.</NO.P>osserva con preoccupazione che la Serbia ha registrato il suo peggior punteggio negli ultimi due decenni nell'indice di percezione della corruzione di Transparency International relativo al 2025; ritiene che ciò rappresenti un ulteriore segnale di avvertimento della debolezza delle istituzioni e di un'insufficiente responsabilità; si compiace dell'adozione della strategia nazionale di lotta alla corruzione per il periodo 2024-2026; invita le autorità serbe a garantire la completa osservanza delle raccomandazioni del Consiglio anticorruzione serbo; esprime preoccupazione in merito all'indipendenza dell'Agenzia serba per la prevenzione della corruzione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>23.</NO.P>osserva che le indagini relative al crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad nel 2024 sono ancora in corso e si rammarica del fatto che non siano stati compiuti progressi significativi; deplora la mancanza di chiarezza in merito all'indagine, comprese le dichiarazioni contraddittorie dei funzionari, nonché la possibile manipolazione o negligente gestione delle prove; condanna fermamente qualsiasi influenza indebita esercitata sul pubblico ministero incaricato di seguire il caso; chiede ancora una volta la piena trasparenza, responsabilità e l'indipendenza della magistratura nei procedimenti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>24.</NO.P>ribadisce che la tragedia di Novi Sad ha messo a nudo ulteriori debolezze strutturali nella pubblica amministrazione, nella trasparenza, nella responsabilità e nello Stato di diritto della Serbia, che rimangono settori essenziali di riforma per qualsiasi paese candidato che aspiri all'adesione all'UE; mette in guardia contro un modello ricorrente di appalti governativi aggiudicati a imprese cinesi, nonché gestiti dalle stesse, prive di sufficiente trasparenza, controllo pubblico e responsabilità, e sottolinea la necessità di garantire il pieno rispetto delle norme e dei principi dell'UE in materia di appalti pubblici;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>25.</NO.P>ritiene che il modo migliore per risolvere la crisi politica in Serbia sia lo svolgimento di elezioni realmente libere ed eque; chiede che tutte le raccomandazioni dell'ODIHR siano attuate pienamente, in modo trasparente e inclusivo e sottolinea che a tal fine è necessario, tra l'altro, eliminare la pressione sugli elettori, tra cui le intimidazioni e il voto di scambio, prevenire in maniera efficace l'uso improprio delle risorse pubbliche e amministrative, garantire condizioni di parità per tutti gli attori politici, adottare misure per contrastare la parzialità dei media e porre fine all'impunità per le irregolarità elettorali e i reati connessi, come ripetutamente evidenziato dall'ODIHR e dalla Commissione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>26.</NO.P>condanna fermamente il contesto ostile che circonda le elezioni locali svoltesi in 10 comuni il 29 marzo 2026, in cui le missioni di osservazione hanno segnalato numerosi incidenti violenti, minacce e irregolarità di voto, tra cui intimidazioni e pressioni sugli elettori, attacchi contro giornalisti, studenti, attivisti e osservatori, violenze nei pressi dei seggi elettorali, liste elettorali parallele e registri elettorali, voto di scambio, trasporto organizzato di elettori da altre città ai seggi elettorali, incursioni negli uffici dei partiti di opposizione, uso improprio delle risorse amministrative e assenza di condizioni di parità; invita le autorità nazionali a garantire l'assunzione di responsabilità attraverso un'indagine risoluta, approfondita e trasparente; prende atto dell'elevata affluenza alle urne quale segnale positivo di impegno civico; sottolinea che per garantire elezioni libere ed eque è necessario tutelare in modo efficace l'ambiente informativo elettorale dall'influenza occulta, la disinformazione coordinata e l'abuso di vantaggi strutturali da parte delle autorità in carica; condanna il clima di violenza e intimidazione pervasiva che si osserva con regolarità durante i periodi elettorali in Serbia, dove giornalisti e cittadini si trovano ad affrontare ostruzioni sistematiche, minacce fisiche e attacchi diretti, a indicare un grave deterioramento del contesto democratico nel quale le autorità di contrasto in molti casi non intervengono;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>27.</NO.P>ribadisce la sua richiesta di una rigorosa e completa attuazione della legge sul registro elettorale unificato, anche per quanto riguarda il rispetto dei termini di legge e la garanzia di una piena ed efficace cooperazione di tutte le istituzioni statali pertinenti nell'audit del registro; ricorda che il miglioramento del registro elettorale rimane una raccomandazione fondamentale dell'ODIHR e una condizione preliminare per lo svolgimento di elezioni credibili; sottolinea che la corretta attuazione di tali misure è essenziale per garantire la fiducia dell'opinione pubblica nell'accuratezza e nell'integrità del registro elettorale e, di conseguenza, la fiducia dei cittadini nel processo elettorale;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>28.</NO.P>deplora l'aumento della violenza, degli attacchi fisici, della sorveglianza illegale e delle intimidazioni ai danni dei giornalisti, culminati durante le elezioni locali del marzo 2026 e perpetrati da aggressori mascherati; chiede una maggiore assunzione di responsabilità e l'esercizio dell'azione penale nei confronti degli aggressori; ribadisce l'importanza della libertà di stampa nei paesi candidati all'adesione all'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>29.</NO.P>esprime preoccupazione per il ruolo crescente della manipolazione delle informazioni e delle ingerenze da parte di attori stranieri (FIMI) nonché delle operazioni cibernetiche e ingerenze straniere nei processi elettorali democratici della Serbia;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>30.</NO.P>prende atto con preoccupazione dei cambiamenti editoriali in corso nei media e condanna la crescente pressione esercitata sulle restanti emittenti mediatiche indipendenti, nell'ambito di un più ampio processo di appropriazione dei media; condanna il proseguimento dell'attività dei servizi RT Balkan e Sputnik Srbija, utilizzati per diffondere narrazioni filorusse e disinformazione nella regione dei Balcani occidentali; ricorda che tali reti sono utilizzate per eludere le sanzioni europee nei confronti della Russia; esorta le autorità serbe a contrastare le minacce ibride e ad allinearsi pienamente alla decisione del Consiglio sulla sospensione delle attività di radiodiffusione di Sputnik e RT;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>31.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per le modifiche adottate dall'Assemblea nazionale il 28 gennaio 2026 intese a modificare le principali leggi giudiziarie nell'ambito di una procedura urgente e senza consultazioni pubbliche, il coinvolgimento di organi giudiziari o una giustificazione adeguata; sottolinea che ciò rappresenta tuttavia un altro grave passo indietro nel percorso della Serbia verso l'adesione all'UE, in quanto indebolisce ulteriormente l'indipendenza della magistratura e l'autonomia delle procure; deplora il fatto che le cosiddette "leggi di Mrdić" siano già state attuate mediante la soppressione dei pubblici ministeri specializzati in materia di criminalità organizzata, invertendo di conseguenza di fatto i progressi compiuti nelle riforme giudiziarie a partire dalla riforma costituzionale del 2022 e rendendo in tal modo obsoleta la richiesta di revocarle successivamente; prende atto che l'attuazione di tali modifiche è stata sospesa; chiede la loro revisione urgente, pienamente in linea con le raccomandazioni del parere della Commissione di Venezia, ed esorta le autorità serbe a presentare chiare tempistiche per il ripristino delle garanzie dell'indipendenza della magistratura; esorta la Commissione a sospendere ulteriori erogazioni di finanziamenti a favore della Serbia nell'ambito dello strumento per le riforme e la crescita per i Balcani occidentali nel contesto delle modifiche adottate;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>32.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per l'assenza di continuità della Serbia nella cooperazione efficace con l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale (Eurojust) dovuta alla mancata nomina di un procuratore di collegamento in tempo utile, il che ha portato alla chiusura temporanea del suo ufficio di collegamento e ha inciso negativamente sulla cooperazione in corso, che, secondo quanto riferito, avrebbe bloccato o compromesso oltre 200 casi; prende atto della riconferma del procuratore di collegamento presso Eurojust ed esorta la Serbia a mantenere un'adeguata cooperazione giudiziaria e a considerare la cooperazione giudiziaria con le agenzie dell'UE come un obbligo fondamentale del processo di adesione; invita le autorità serbe a garantire un coinvolgimento completo e coerente come condizione preliminare per l'ulteriore erogazione di fondi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>33.</NO.P>esprime ulteriore preoccupazione per i crescenti casi di influenza indebita sulla magistratura in Serbia, anche attraverso attacchi pubblici a giudici e pubblici ministeri, dichiarazioni politiche che ne compromettono l'indipendenza e tentativi di esercitare pressioni nei loro confronti mediante mezzi istituzionali e legislativi; avverte che tali pratiche rischiano di creare un effetto dissuasivo sul processo decisionale indipendente e minano ulteriormente la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario; sottolinea che l'indipendenza della magistratura deve essere tutelata in maniera efficace sia dal diritto che nelle prassi; invita le autorità serbe ad astenersi da qualsiasi azione o retorica che possa compromettere l'indipendenza della magistratura e a garantire un ambiente sicuro e favorevole affinché giudici e pubblici ministeri possano svolgere le loro funzioni senza pressioni; condanna l'uso, da parte di funzionari serbi, di un linguaggio che istiga alla violenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>34.</NO.P>esprime preoccupazione per le persistenti indicazioni di appropriazione dello Stato, compresa un'indebita influenza politica sulle istituzioni chiave, sugli organismi di regolamentazione e sulla pubblica amministrazione; sottolinea che il rafforzamento dell'indipendenza istituzionale e dell'obbligo di rendiconto è fondamentale per ripristinare la fiducia dei cittadini e progredire nel percorso europeo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>35.</NO.P>sostiene con preoccupazione che il ruolo costituzionale prescritto e l'imparzialità dell'istituzione del presidente sono ulteriormente compromessi dalla continua campagna elettorale e dall'attivismo di partito, anche attraverso liste di candidati per le elezioni locali che portano il nome del presidente; denuncia l'uso improprio di cariche pubbliche e fondi pubblici per finalità politiche a beneficio del partito al governo, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, la campagna elettorale e la mobilitazione degli elettori, che offusca in ultima analisi i confini tra lo Stato e il partito al governo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>36.</NO.P>deplora che l'interruzione delle attività parlamentari, associata alla modalità di campagna elettorale permanente e all'alto livello di polarizzazione, contribuisca alla mancanza di funzionalità dell'Assemblea nazionale; ribadisce la propria disponibilità a sostenere l'Assemblea nazionale e i suoi membri nei processi democratici connessi al percorso europeo della Serbia, compreso il corretto funzionamento del parlamento in conformità del suo regolamento, utilizzando gli strumenti e le iniziative esistenti del Parlamento europeo a sostegno della democrazia; incoraggia l'ulteriore rafforzamento del dialogo parlamentare tra l'UE e la Serbia e un impegno costruttivo in seno al comitato parlamentare di stabilizzazione e di associazione del Parlamento europeo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>37.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per le questioni sistemiche evidenziate dalle proteste studentesche e da varie altre proteste in Serbia, ad esempio le questioni relative alle libertà civili, alla separazione dei poteri, alla corruzione, alla tutela dell'ambiente, alla trasparenza istituzionale e finanziaria, in particolare in relazione ai progetti infrastrutturali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>38.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per l'adozione della lex specialis e la successiva "interpretazione autentica" della legge relativa al complesso modernista Generalštab a Belgrado, che di fatto prevalgono sul quadro giuridico per la tutela del patrimonio culturale e compromettono la certezza del diritto; sottolinea che tali misure legislative ad hoc indeboliscono lo Stato di diritto, la prevedibilità giuridica e l'integrità del sistema giuridico nel suo complesso; invita le autorità serbe ad abrogare tali misure e a garantire il pieno rispetto della legislazione costituzionale e in materia di tutela del patrimonio e pianificazione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>39.</NO.P>ricorda che secondo la costituzione la legge sul finanziamento della provincia autonoma di Vojvodina avrebbe dovuto essere adottata entro la fine del 2008; incoraggia pertanto il governo a sottoporre la questione al parlamento senza ulteriori indugi;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Libertà fondamentali e diritti umani</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>40.</NO.P>ribadisce il proprio sostegno al diritto fondamentale di tutto il popolo serbo, compresi gli studenti, di esprimere liberamente le proprie opinioni e di protestare pacificamente, anche per chiedere l'assunzione di responsabilità e riforme democratiche direttamente connesse allo Stato di diritto, nonché l'allineamento del paese ai principi e ai valori dell'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>41.</NO.P>denuncia il fatto che nell'ultimo anno manifestanti pacifici, studenti, attivisti e giornalisti sono stati sottoposti a un'ampia gamma di misure repressive, tra cui un uso eccessivo della forza e violenza da parte della polizia, detenzioni e arresti arbitrari, esilio politico, sorveglianza illegale, vessazioni e intimidazioni online basate sul genere, anche attraverso la divulgazione non consensuale di materiale intimo, l'uso improprio dei dati personali nei registri pubblici a scopo di ritorsione contro manifestanti pacifici e altre forme di intimidazione ed espulsioni illecite; chiede sanzioni mirate nei confronti delle persone responsabili di gravi e sistematiche violazioni del diritto e dei diritti umani in Serbia;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>42.</NO.P>condanna l'ondata di violenza scatenata da bande informali con stretti legami con il partito al governo, che agiscono nell'impunità e attaccano i manifestanti; invita le autorità serbe a garantire la protezione dei partecipanti alle proteste pacifiche</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>43.</NO.P>chiede l'avvio di indagini urgenti, imparziali e trasparenti su tutte le accuse di ricorso non necessario e sproporzionato alla forza e di sorveglianza illegale dei manifestanti; invita le autorità serbe a porre fine agli attacchi diretti a persone che svolgono attività legittime e a garantire il pieno rispetto dei diritti politici;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>44.</NO.P>rimane profondamente allarmato per le segnalazioni di Amnesty International e della Fondazione SHARE, tra gli altri, secondo cui le autorità serbe avrebbero utilizzato spyware illegali come Pegasus per sorvegliare attivisti, giornalisti, membri della società civile e cittadini, ed è profondamente preoccupato per l'assenza di adeguate risposte di controllo istituzionale o indipendente ai casi di utilizzo di spyware; invita il governo della Serbia a porre immediatamente fine a tali pratiche, a indagare approfonditamente su tutti i casi pertinenti e a chiamare i responsabili a rispondere delle proprie azioni; esorta la Commissione a dare seguito a tali incidenti e a fare pressione sulle autorità serbe affinché garantiscano un'indagine esaustiva e indipendente; condanna fermamente le inaccettabili dichiarazioni rilasciate il 4 aprile 2026 dal ministro dell'Informazione e delle telecomunicazioni della Serbia in merito alla violenza della polizia contro i cittadini; esprime profonda preoccupazione per il ricorso ad azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica (SLAPP) nei confronti di giornalisti investigativi e attivisti della società civile;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>45.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per le accuse credibili relative all'uso di un'arma acustica contro manifestanti pacifici; prende atto dell'assenza di un'indagine rapida e trasparente su tale episodio; ricorda la misura provvisoria emessa dal Consiglio d'Europa nell'aprile 2025 relativa alla protezione dei manifestanti e sottolinea che l'assenza di indagini su tali accuse può costituire una violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo; invita le autorità serbe a condurre un'indagine immediata e imparziale e a garantire l'assunzione di responsabilità; osserva che la Serbia sta acquistando hardware e software cinesi a prezzi ridotti al fine di rafforzare la sorveglianza dei suoi cittadini, in particolare mediante la diffusione di ampi sistemi di videosorveglianza e il riconoscimento facciale avanzato negli spazi pubblici grazie alla cooperazione con Huawei nell'ambito del progetto "Safe City", attuato a Belgrado; esprime profonda preoccupazione per le segnalazioni secondo cui le autorità serbe avrebbero utilizzato i fondi di preadesione dell'UE per acquistare software biometrici e forensi da Papilon, una società russa soggetta a sanzioni dell'UE; invita la Commissione a garantire il pieno rispetto delle misure restrittive dell'UE in tutti i programmi finanziati dall'UE; deplora la campagna di intimidazione condotta dalle autorità serbe nei confronti di studenti, giornalisti e attivisti pacifici, che si basa su una controversa relazione del Servizio federale di sicurezza russo (FSB) per accusare falsamente i manifestanti di aver utilizzato un cannone sonoro durante la protesta in piazza Slavija a Belgrado il 15 marzo 2025; sottolinea che strumentalizzare la paura per reprimere il dissenso civile è assolutamente inaccettabile e incompatibile con i valori fondamentali dell'UE; condanna fermamente i recenti attacchi di funzionari serbi di più alto rango contro deputati al Parlamento europeo, comprese le false accuse di aver diffuso menzogne e disinformazione sulla protesta;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>46.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per l'intensificarsi degli attacchi verbali, delle campagne diffamatorie e delle pressioni nei confronti delle organizzazioni della società civile che difendono lo Stato di diritto; esprime ulteriore preoccupazione per il fatto che le organizzazioni della società civile in Serbia affrontano problemi sempre maggiori, tra cui condizioni restrittive, vincoli di finanziamento, incursioni della polizia e altre forme di intimidazione da parte delle autorità statali; sottolinea l'importanza di un quadro che permetta alle organizzazioni della società civile dinamiche e attive a livello locale di partecipare all'elaborazione delle politiche, inclusi i processi di integrazione nell'UE, in maniera inclusiva e significativa; invita le autorità a garantire un ambiente sicuro per la società civile, dove possa agire liberamente, e ad astenersi dall'intraprendere qualsiasi azione che ne comprometta l'indipendenza e il lavoro; condanna il deterioramento delle condizioni di lavoro dei giornalisti e dei media; esorta la Serbia a invertire il regresso rispetto alla libertà di espressione; osserva con preoccupazione che nel 2025 la Serbia ha raggiunto il suo peggior punteggio di sempre nell'indice sulla libertà di stampa nel mondo, collocandosi al 96° posto su 180 paesi e risultando penultima in Europa;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>47.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per la creazione di un ambiente ostile nei confronti dei media indipendenti e dei singoli giornalisti attraverso attacchi verbali da parte dei massimi esponenti politici; esprime profonda preoccupazione per l'aumento degli attacchi registrati contro i giornalisti nell'ultimo anno, unitamente al calo dei tassi di azione penale, alimentando così l'impunità; sottolinea i persistenti problemi strutturali per quanto concerne la proprietà dei media, l'insufficiente controllo normativo e l'assenza di un autentico pluralismo mediatico; prende atto con preoccupazione della concentrazione della proprietà dei media e della sproporzionata influenza esercitata dagli organi di informazione filogovernativi, che limita il pluralismo e contribuisce alla diffusione della disinformazione; invita le autorità serbe a garantire un ambiente mediatico realmente indipendente e diversificato, in linea con le norme europee;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>48.</NO.P>osserva con grave preoccupazione che l'autorità di regolamentazione serba per i media elettronici (REM) rimane nell'impossibilità di funzionare in maniera efficace a causa della persistente mancanza di un Consiglio legittimo e operativo che sia indipendente dalle ingerenze politiche; ricorda che per il secondo anno consecutivo l'Assemblea nazionale non è riuscita a eleggere i membri del Consiglio della REM; sottolinea che la continua paralisi della REM nel corso di un periodo caratterizzato da un aumento della polarizzazione politica compromette il controllo normativo; ricorda che la Commissione ha ripetutamente sottolineato la necessità di una REM pienamente funzionante e indipendente quale garanzia fondamentale per il pluralismo dei media; sottolinea l'importanza cruciale di garantire l'indipendenza e l'efficace funzionamento della REM; accoglie con favore la partecipazione delle organizzazioni della società civile, delle associazioni professionali e di altri proponenti autorizzati a un processo di selezione inclusivo, nonostante le irregolarità e le violazioni procedurali, e ritiene che tale partecipazione evidenzi la necessità di riconoscere l'esito del processo al fine di eliminare i motivi alla base del ritiro dei candidati debitamente selezionati; ritiene che la credibilità sia del processo che del futuro Consiglio della REM possa essere ripristinata solo tornando alla fase legittima della procedura e riconoscendo l'esito del più recente processo di selezione inclusivo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>49.</NO.P>esprime preoccupazione per l'indipendenza, l'affidabilità e l'integrità del panorama mediatico serbo; evidenzia in particolare la diffusione della disinformazione e della propaganda filorussa da parte di organi di informazione affiliati allo Stato; invita il governo serbo ad adottare misure adeguate al fine di garantire la trasparenza dei media, l'accuratezza delle informazioni e il rispetto degli standard giornalistici; esorta la Serbia a invertire il regresso nella libertà dei media e ad allinearsi al regolamento europeo sulla libertà dei media<FOOTNOTE><FIELD> Regolamento (UE) 2024/1083 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 aprile 2024, che istituisce un quadro comune per i servizi di media nell'ambito del mercato interno e che modifica la direttiva 2010/13/UE (regolamento europeo sulla libertà dei media) (GU L, 2024/1083, 17.4.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1083/oj).</FIELD></FOOTNOTE>; sottolinea che il rafforzamento dell'alfabetizzazione mediatica e digitale è essenziale per contrastare la disinformazione, la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri e le narrazioni anti-UE, nonché per rafforzare la resilienza democratica; invita la Serbia a continuare a sviluppare e ad attuare iniziative di alfabetizzazione mediatica complete e inclusive in tutto il sistema educativo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>50.</NO.P>esprime preoccupazione per l'ampio controllo esercitato dai partiti politici sulle nomine nel settore pubblico, nelle agenzie e imprese statali, nei consigli di vigilanza e nei principali organismi di regolamentazione, in quanto il patrocinio politico mina la professionalità e la responsabilità dell'amministrazione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>51.</NO.P>sottolinea l'importanza di tutelare la libertà accademica e l'autonomia istituzionale in linea con i principi dello spazio europeo dell'istruzione superiore; esprime profonda preoccupazione per le segnalazioni di pressioni finanziarie, amministrative e fisiche nei confronti del personale accademico e di ingerenze delle misure governative nell'autonomia istituzionale delle università, comprese le minacce politiche al rettore dell'Università di Belgrado e a vari presidi di università in tutta la Serbia, i licenziamenti di personale accademico e gli interventi della polizia presso alcune sedi universitarie; invita le autorità serbe a porre immediatamente fine a tali pratiche e a rispettare appieno l'autonomia delle università, in linea con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo; condanna la pressione politica esercitata sulle università e su altri istituti di ricerca; condanna la diffamazione nei confronti di professori, ricercatori e altro personale accademico nei media filogovernativi; condanna l'incursione della polizia, trasmessa attraverso tabloid filogovernativi, nei locali dell'Università di Belgrado, che rappresenta un'ulteriore forma di pressione e intimidazione nei confronti del mondo accademico e delle libertà accademiche;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>52.</NO.P>osserva con preoccupazione che la condotta del governo serbo nel settore dell'istruzione e in ambito di libertà accademica sta minando le norme di cui ai capitoli 25 e 26, ovvero gli unici due capitoli chiusi provvisoriamente dalla Serbia; invita la Commissione a valutare se le condizioni per la chiusura provvisoria dei capitoli 25 e 26 continuano a essere soddisfatte</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>53.</NO.P>esprime profonda preoccupazione per la crescente ingerenza politica nelle istituzioni culturali in Serbia, comprese le pressioni sulla programmazione artistica, sulle strutture di governance e sulle decisioni di finanziamento, nonché sulle istituzioni di tutela del patrimonio e sui professionisti che lavorano in tale ambito; prende atto delle segnalazioni di restrizioni all'accesso ai contenuti culturali, il che mina il diritto dei cittadini di partecipare alla vita culturale, nonché di cancellazioni di programmi culturali, licenziamenti di professionisti della cultura e pressioni su esperti coinvolti nella tutela del patrimonio; sottolinea che la libertà di espressione artistica, l'autonomia istituzionale e l'indipendenza professionale sono parti integranti della vita democratica; invita le autorità serbe a rispettare pienamente tali principi, in linea con le norme europee e con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, e a mettere in atto una governance culturale trasparente, meritocratica e depoliticizzata, garantendo un'assegnazione equa e indipendente dei finanziamenti pubblici e un contesto favorevole per i settori culturali e creativi, senza ingerenze politiche;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>54.</NO.P>ribadisce che la Serbia deve garantire l'attuazione coerente ed efficace dei quadri legislativi e istituzionali per la tutela dei diritti fondamentali, in particolare per quanto concerne le politiche che affrontano la violenza contro le donne, la deistituzionalizzazione e la violenza contro i minori; esprime preoccupazione per il tasso costantemente elevato di violenza di genere in Serbia, compresa la sua dimensione digitale, e invita le autorità serbe a garantire una risposta con piani d'azione, finanziamenti e meccanismi di attuazione adeguati;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>55.</NO.P>invita la Serbia a garantire il rispetto dei diritti di tutte le minoranze nazionali nella pratica e a mostrare un sincero impegno nella risoluzione delle questioni in sospeso, tra cui l'accesso all'istruzione, all'informazione, a uno spazio mediatico dedicato, ai finanziamenti, alle strutture e ai servizi religiosi nelle lingue minoritarie, nonché la piena rappresentanza a tutti i livelli di governo, in linea con il principio di reciprocità, ove possibile, e con tutte le pertinenti norme europee; deplora il fatto che dal 2025 non vi sia alcuna rappresentanza delle minoranze nazionali a livello ministeriale, in particolare per quanto concerne il portafoglio dei diritti umani e delle minoranze; sottolinea che, sebbene il quadro giuridico e politico della Serbia in materia di protezione delle minoranze nazionali sia ampiamente in vigore, permangono carenze significative nell'efficacia e nella coerenza della sua attuazione; prende atto del notevole ritardo nell'elaborazione di un nuovo piano d'azione per la realizzazione dei diritti delle minoranze nazionali, infine adottato il 28 maggio 2026, e sottolinea l'urgente necessità che la Serbia, lo attui prontamente; chiede ulteriori misure concrete, tra cui scadenze chiare, risorse adeguate e solidi meccanismi di monitoraggio; chiede la piena attuazione della legislazione contro la discriminazione e l'intensificazione degli sforzi per garantire il trattamento non discriminatorio di tutte le minoranze nazionali e di altre minoranze; chiede indagini e condanne efficaci per i reati motivati dall'odio; condanna fermamente gli attacchi, le intimidazioni, le azioni mirate e le vessazioni nei confronti delle comunità minoritarie, tra cui slovacchi, rumeni, bulgari e croati, e l'impiego di insulti etnici da parte dei media filogovernativi; sottolinea che i progressi misurabili e verificabili nella protezione delle minoranze dovrebbero essere trattati come parte del gruppo di capitoli sulle questioni fondamentali, con chiari parametri di riferimento e monitoraggio;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>56.</NO.P>sottolinea che l'accesso all'istruzione nelle lingue minoritarie rimane limitato nella pratica e deve essere garantito a tutti i livelli senza ritardi o ostacoli amministrativi, in linea con i diritti fondamentali delle minoranze; invita la Serbia a tutelare e promuovere l'eredità culturale e le tradizioni delle sue minoranze nazionali, e in particolare a creare un contesto positivo per l'istruzione nelle lingue minoritarie; deplora la violazione dei diritti delle minoranze in questo settore; sottolinea la necessità di fornire un numero sufficiente di insegnanti, libri di testo e materiali; invita la Serbia ad astenersi dallo sfruttare le identità nazionali e condanna fermamente i casi registrati di incitamento all'odio nei confronti di alcune di esse;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>57.</NO.P>riconosce il ruolo dei consigli nazionali delle minoranze, ma esprime preoccupazione per le loro limitate capacità e chiede un adeguato sostegno finanziario e istituzionale per garantirne l'indipendenza;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>58.</NO.P>condanna fermamente i tentativi delle autorità serbe di minare l'identità nazionale delle comunità all'interno del paese; esprime preoccupazione, in tale contesto, per la promozione di narrazioni come quella della cosiddetta "nazione Shopi", che cercano di cancellare l'esistenza della comunità bulgara e di negarne le radici storiche, il patrimonio culturale e il diritto all'autoidentificazione, che è tutelato dal diritto internazionale; invita la Serbia a garantire il diritto di utilizzare nomi e lingue specifici dei gruppi minoritari, comprese le donne all'interno della comunità bulgara; esprime preoccupazione per il declino demografico di alcuni gruppi minoritari;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>59.</NO.P>invita il governo serbo a garantire pari diritti alla minoranza croata in Serbia, così come la minoranza serba ne gode in Croazia, e a mostrare un sincero impegno nel risolvere le questioni in sospeso che riguardano la minoranza croata; deplora le azioni della Serbia volte ad appropriarsi del patrimonio culturale croato e dell'origine della sua tradizione letteraria o a mettere in dubbio lo status della lingua croata; accoglie con favore, nel contempo, l'approvazione dell'istruzione prescolare in croato a Tavankut; si attende che la piena attuazione abbia immediatamente inizio e incoraggia le autorità nazionali e locali a proseguire il dialogo con il Consiglio nazionale croato;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>60.</NO.P>pone in risalto la situazione della minoranza rumena in Serbia e invita le autorità ad adottare tutte le misure necessarie per garantire il pieno godimento dei suoi diritti linguistici, religiosi, educativi e culturali, anche agevolando l'accesso all'istruzione in lingua rumena, ai servizi religiosi e ai media, e a promuovere politiche inclusive che salvaguardino l'identità dei suoi membri e la loro partecipazione alla vita pubblica; invita le autorità serbe ad astenersi dal fare distinzioni tra valacchi e rumeni; deplora la situazione della Chiesa ortodossa rumena in Serbia, che non è ufficialmente riconosciuta dallo Stato come chiesa tradizionale, creando in tal modo problemi significativi per le chiese e i sacerdoti rumeni nella pratica del culto religioso per la comunità rumena;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>61.</NO.P>ribadisce la sua preoccupazione per l'applicazione restrittiva e arbitraria della legge sul soggiorno permanente e temporaneo in relazione alla passivizzazione dell'indirizzo di migliaia di albanesi nel sud della Serbia; esorta il ministero dell'Interno a pubblicare quanto prima statistiche esaustive sui cittadini passivizzati tra il 2011 e il 2024 a Medveđa, Bujanovac e Preševo, disaggregate per nazionalità/etnia; sottolinea che il ministero della Pubblica amministrazione e dell'autonomia locale deve fermare il processo di rimozione dei cittadini con indirizzi passivizzati dalle liste elettorali uniche;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>62.</NO.P>invita la Serbia a garantire la piena attuazione della strategia di inclusione dei rom, compresi finanziamenti, coordinamento e monitoraggio adeguati, con la partecipazione delle comunità rom; chiede misure volte a garantire la parità di accesso all'istruzione e a prevenire la segregazione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>63.</NO.P>esprime preoccupazione per la crescente influenza politica delle istituzioni religiose e invita le autorità a garantire il rispetto della laicità, la parità di trattamento e il pieno riconoscimento di tutte le comunità religiose;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>64.</NO.P>condanna il continuo clima di ostilità, discriminazione e incitamento all'odio nei confronti delle persone LGBTIQ+ in Serbia; invita la Serbia a migliorare l'attuazione delle leggi sui reati generati dall'odio, sull'incitamento all'odio e sulla lotta alla discriminazione; incoraggia le autorità serbe a riprendere senza indugio il processo legislativo relativo alla legge sulla parità di genere e alla legge sulle unioni tra persone dello stesso sesso, al fine di rafforzare la tutela dei diritti fondamentali e garantire l'allineamento alle norme europee in materia di uguaglianza e non discriminazione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>65.</NO.P>osserva che la relazione sulla tratta di esseri umani sottolinea il fatto che le autorità competenti della Serbia non hanno rispettato appieno le norme minime per l'eliminazione della tratta di esseri umani, nonostante abbiano dimostrato di aver compiuto maggiori sforzi rispetto al precedente periodo di riferimento; invita le autorità a porre rimedio a tali carenze rafforzando gli approcci incentrati sulle vittime, garantendo azioni penali efficaci e dissuasive, migliorando il coordinamento interistituzionale e intensificando la cooperazione con la società civile, in linea con le norme internazionali;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Riconciliazione e relazioni di buon vicinato</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>66.</NO.P>si aspetta che la Serbia cooperi pienamente con il Kosovo per consegnare finalmente alla giustizia i responsabili degli attentati terroristici perpetrati nel 2023 a Banjska; condanna il fatto che la Serbia non abbia ancora perseguito i colpevoli, in particolare Milan Radoičić, ex vicepresidente della Srpska Lista; ribadisce che tutte le persone responsabili di atti di violenza devono essere chiamate senza indugio a rispondere delle loro azioni davanti alla giustizia, in linea con lo Stato di diritto e il giusto processo; condanna fermamente l'attacco al canale Ibër-Lepenc/Ibar-Lepenac nel nord del Kosovo nel novembre 2024 e chiede che i responsabili siano rapidamente arrestati e consegnati alla giustizia; invita la Serbia a rispondere senza ulteriori indugi alla richiesta di assistenza giudiziaria reciproca presentata dal Kosovo nel gennaio 2025 in relazione a tale attacco e a cooperare pienamente alle indagini;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>67.</NO.P>riconosce l'importante ruolo della Serbia nella regione dei Balcani occidentali, pur condannando fermamente qualsiasi azione o tentativo inteso ad affermare una sfera di influenza che minerebbe la sovranità e l'integrità territoriale dei paesi vicini;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>68.</NO.P>ricorda che la normalizzazione delle relazioni con la Serbia e l'attuazione di tutti gli accordi raggiunti nel quadro del dialogo Belgrado-Pristina rimangono parte integrante e un elemento fondamentale e imprescindibile della prospettiva europea della Serbia; sottolinea che progressi concreti, duraturi e verificabili in tale ambito sono essenziali per rafforzare la stabilità regionale e promuovere la prospettiva europea del paese; evidenzia che la normalizzazione non può essere considerata una questione secondaria, ma deve rimanere una priorità politica assoluta; pone l'accento sull'importanza di incrementare ulteriormente gli sforzi dell'UE volti ad agevolare il dialogo tra le parti al fine di superare l'attuale situazione di stallo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>69.</NO.P>ribadisce che le relazioni di buon vicinato e la cooperazione regionale sono elementi essenziali del processo di allargamento; sottolinea l'importanza che la Serbia sviluppi relazioni di buon vicinato, in particolare attraverso l'attuazione di accordi con gli Stati membri dell'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>70.</NO.P>sottolinea che l'integrazione europea non è compatibile con il concetto di "mondo serbo", volto a minare la pace e la stabilità nella regione; sottolinea che tali narrazioni sono in contrasto con i principi delle relazioni di buon vicinato e della cooperazione regionale, che costituiscono elementi essenziali del processo di adesione all'UE; sottolinea che tali narrazioni minacciano il processo di normalizzazione delle relazioni con la Repubblica del Kosovo; invita le autorità serbe ad astenersi da dichiarazioni e azioni che potrebbero alimentare le tensioni nella regione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>71.</NO.P>condanna fermamente i ricorrenti episodi di incitamento all'odio, retorica ostile e narrazioni incendiarie nei confronti dei paesi vicini, in particolare Bulgaria, Croazia, Kosovo e Albania, anche da parte di funzionari pubblici e organi di informazione; sottolinea che tale discorso è incompatibile con i valori europei e mina la fiducia, la riconciliazione e la stabilità regionale; invita le autorità serbe a contrastare attivamente l'incitamento all'odio, a garantire la responsabilità e a promuovere un clima di rispetto e dialogo costruttivo nella regione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>72.</NO.P>ribadisce il suo invito a migliorare la qualità del processo di dialogo attraverso la partecipazione delle donne, una maggiore trasparenza nei confronti del pubblico e il coinvolgimento significativo della società civile;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>73.</NO.P>ribadisce il suo pieno sostegno al dialogo facilitato dall'UE e plaude al fatto che il mandato di Peter Sørensen in quanto rappresentante speciale dell'Unione per il dialogo tra Belgrado e Pristina sia stato prorogato fino al 29 febbraio 2028;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>74.</NO.P>riafferma l'importanza di un impegno costruttivo da parte delle autorità del Kosovo e della Serbia per progredire nell'attuazione dell'accordo sul percorso verso la normalizzazione e del relativo allegato di attuazione, che resta valido e giuridicamente vincolante per entrambe le parti; invita sia il Kosovo che la Serbia ad attuare pienamente gli accordi di Bruxelles e di Ohrid, tra l'altro attraverso l'istituzione dell'associazione/comunità dei comuni a maggioranza serba e il superamento della resistenza serba nei confronti dell'adesione del Kosovo alle organizzazioni regionali e internazionali, e ad astenersi da azioni unilaterali che potrebbero compromettere il processo di dialogo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>75.</NO.P>condanna la reiterata retorica negativa, aggressiva e sciovinista dei leader politici serbi nei confronti dei paesi e dei popoli vicini, che compromette gli sforzi volti a stabilire relazioni di buon vicinato, anche per quanto riguarda la celebrazione incostituzionale della Giornata della Republika Srpska, che minaccia la stabilità e l'integrità territoriale della Bosnia-Erzegovina; invita la Serbia ad astenersi da una narrativa che alimenta l'escalation e a garantire che le sue politiche di sicurezza e di difesa siano in linea con i valori europei e le relazioni di buon vicinato;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>76.</NO.P>condanna la retorica aggressiva e incendiaria usata dal presidente della Serbia nei confronti dei vicini quando afferma, senza prove, che la Croazia, l'Albania e il Kosovo si stessero preparando ad attaccare la Serbia e usa tale retorica quale pretesto per acquistare missili supersonici cinesi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>77.</NO.P>deplora il fatto che la Serbia continui con i tentativi di isolare il vicino Kosovo dalla scena internazionale portando avanti una campagna contro il suo riconoscimento o escludendo il paese dalle organizzazioni internazionali; invita la Serbia a non opporsi più alla richiesta del Kosovo di diventare membro del Consiglio d'Europa, in quanto ciò contrasta con l'accordo del 2013 tra Kosovo e Serbia sulla normalizzazione delle relazioni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>78.</NO.P>invita la Serbia ad adottare un approccio più attivo per far fronte alla negazione dei crimini di guerra e al revisionismo storico, soprattutto per quanto riguarda le guerre in Croazia, Bosnia-Erzegovina e Kosovo; invita le autorità serbe a ottenere giustizia per le vittime riconoscendo e rispettando le sentenze sui crimini di guerra, lottando contro l'impunità per i crimini commessi durante la guerra e sostenendo i procuratori nazionali affinché assicurino i responsabili alla giustizia; condanna fermamente il diffuso rifiuto pubblico di sentenze internazionali per i crimini di guerra, compresa la negazione del genocidio di Srebrenica; chiede che la negazione dei crimini di guerra e l'esaltazione dei criminali di guerra siano inseriti nel codice penale al fine di perseguire qualsiasi forma di negazione dei crimini di guerra determinati dalle sentenze del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia e della Corte internazionale di giustizia;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>79.</NO.P>si rammarica del fatto che la Serbia non abbia dimostrato un reale impegno ad affrontare il suo passato e a indagare e perseguire efficacemente i crimini di guerra, come dimostrano la mancata incriminazione di indagati di alto livello, l'assenza di un Procuratore generale per i crimini di guerra dal 2023 e la diffusa negazione da parte dell'opinione pubblica di sentenze internazionali sui crimini di guerra, compresa la negazione del genocidio di Srebrenica; deplora la continua propaganda a favore dei criminali di guerra condannati da parte del partito al governo e dagli organi di informazione filogovernativi, che concede loro spazio per il revisionismo storico e l'incitamento all'odio;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>80.</NO.P>ribadisce la sua posizione sull'importanza dell'apertura e della pubblicazione degli archivi di guerra e ribadisce la sua richiesta di aprire gli archivi relativi alle ex repubbliche della Jugoslavia e, in particolare, di garantire l'accesso ai fascicoli dei servizi segreti dell'ex Jugoslavia (UDBA) e del servizio di controspionaggio dell'esercito popolare iugoslavo (KOS), nonché di restituire i fascicoli ai rispettivi Stati successori, qualora lo richiedano;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>81.</NO.P>sottolinea la necessità di una cooperazione regionale significativa nella gestione dei crimini di guerra, evitando i conflitti di giurisdizione e garantendo che i crimini di guerra siano perseguiti senza alcuna discriminazione, sottolineando che tutte le questioni in sospeso a tale riguardo devono essere pienamente risolte;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>82.</NO.P>osserva che i casi irrisolti di "persone scomparse" rimangono una sfida importante e un ostacolo significativo alla normalizzazione delle relazioni; esorta la Serbia a intensificare i suoi sforzi di riconciliazione e ad adottare un approccio più attivo; invita la Serbia a cooperare pienamente con le autorità giudiziarie degli Stati membri dell'UE nelle indagini sui crimini di guerra, compresi quelli relativi ai crimini contro le persone scomparse, e a fornire tutte le informazioni pertinenti che possano consentire la loro identificazione; chiede una cooperazione bilaterale significativa con gli altri Stati interessati attraverso il rapido scambio di informazioni, compreso l'accesso alla documentazione e agli archivi, nonché mediante la risoluzione dei casi di persone scomparse, la regolazione delle questioni di successione, il perseguimento dei crimini di guerra e la restituzione dei beni culturali; esorta la Serbia ad adottare infine, in modo realmente inclusivo e trasparente, la legge sulle persone scomparse, annunciata da tempo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>83.</NO.P>condanna l'uso della Chiesa ortodossa serba come estensione dell'influenza serba in tutta la regione e invita i leader religiosi del paese a promuovere messaggi che favoriscano le relazioni di buon vicinato e la comprensione tra i diversi paesi e religioni della regione, nonché a contribuire attivamente a prevenire una cultura dello scontro; chiede che le minoranze religiose in Serbia e Kosovo siano protette e che sia garantito l'accesso ai luoghi di culto;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Riforme socioeconomiche</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>84.</NO.P>ricorda che il sostegno del piano di riforme e crescita è subordinato al rispetto di meccanismi democratici efficaci, tra cui un sistema parlamentare multipartitico, elezioni libere ed eque, media pluralistici, una magistratura indipendente, lo Stato di diritto e l'adempimento di tutti gli obblighi in materia di diritti umani, nonché un impegno costruttivo nella normalizzazione delle relazioni con il Kosovo; osserva con preoccupazione che nel gennaio 2026 la Commissione ha comunque approvato il primo svincolo di fondi a favore della Serbia nell'ambito dello strumento per le riforme e la crescita per i Balcani occidentali; invita la Commissione a spiegare in che modo sono state soddisfatte le condizioni preliminari; osserva che l'erogazione di fondi alla Serbia invia il messaggio sbagliato ad altri paesi che intendono aderire all'UE, suggerendo che i fondi dell'UE possono essere ottenuti senza reali progressi nelle riforme connesse all'adesione; ritiene che i finanziamenti europei dovrebbero sostenere meglio le riforme democratiche del paese; chiede che i pertinenti finanziamenti dell'UE esistenti e futuri siano riprogrammati allo scopo di reindirizzare maggiori risorse verso il sostegno alle riforme giudiziarie, alle misure anticorruzione, ai media indipendenti, alle organizzazioni della società civile e al settore culturale indipendente, al fine di sostenere il loro lavoro essenziale; sottolinea che il sostegno erogato attraverso il governo serbo dovrebbe essere immediatamente sospeso data l'assenza di progressi chiari e credibili in materia di Stato di diritto, libertà dei media e condizioni elettorali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>85.</NO.P>osserva che il processo di adesione all'UE si basa sul ravvicinamento della legislazione nazionale all'acquis dell'UE; sottolinea la necessità di ulteriori sforzi nell'attuazione delle riforme in materia di gestione delle finanze pubbliche e di pubblica amministrazione, nonché nell'affrontare le persistenti limitazioni in termini di capacità amministrativa attraverso costanti investimenti dell'UE in quadri di sviluppo delle capacità e di condivisione delle conoscenze di alta qualità; invita la Serbia a intensificare gli sforzi e ad aumentare gli investimenti nello sviluppo socioeconomico delle sue regioni frontaliere per affrontare lo spopolamento e garantire ai residenti l'accesso ai servizi essenziali, comprese le opportunità professionali, l'assistenza sanitaria e l'istruzione;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>86.</NO.P>invita l'UE e i paesi dei Balcani occidentali a istituire un quadro per la cooperazione tra la Procura europea (EPPO) e le controparti dei Balcani occidentali e a concludere rapidamente un accordo di lavoro bilaterale con l'EPPO, al fine di garantire che l'EPPO possa esercitare efficacemente le sue competenze per quanto riguarda i fondi IPA III e quelli dello strumento per i Balcani occidentali nei paesi beneficiari; chiede che i finanziamenti a titolo del futuro Europa globale siano erogati nel rispetto di una rigorosa condizionalità dello Stato di diritto;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>87.</NO.P>esprime preoccupazione per le dimensioni e la portata degli appalti aggiudicati esenti dall'applicazione del quadro legislativo esistente in materia di appalti pubblici;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>88.</NO.P>accoglie con favore la proposta della Commissione di avviare negoziati con la Serbia e altri paesi dei Balcani occidentali ai fini della loro integrazione nel regime di roaming a tariffa nazionale dell'UE; sottolinea che l'estensione dell'area di roaming a tariffa nazionale ai Balcani occidentali apporterebbe benefici tangibili sia ai cittadini che alle imprese, promuovendo i contatti interpersonali, rafforzando i legami economici, sostenendo gli scambi educativi e facilitando il turismo; chiede la rapida adozione dei mandati negoziali e la tempestiva conclusione di accordi bilaterali con i partner dei Balcani occidentali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>89.</NO.P>accoglie con favore il fatto che le banche in Serbia abbiano ufficialmente iniziato a effettuare operazioni transfrontaliere in euro attraverso l'area unica dei pagamenti in euro (SEPA);</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>90.</NO.P>prende atto con rammarico delle sfide demografiche che la Serbia deve affrontare a causa dell'invecchiamento della popolazione e dei bassi tassi di natalità, aggravati dall'esodo dei giovani provocato dalle incertezze politiche e dalle difficoltà socioeconomiche;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>91.</NO.P>invita la Serbia a rafforzare le tutele in materia di salute e sicurezza sul lavoro adottando politiche nazionali specifiche in materia di rischi psicosociali ed emergenti, anche nell'economia dei lavori su richiesta e delle piattaforme, e assicurando che i lavoratori godano di un effettivo diritto alla disconnessione; invita la Serbia a garantire che i lavoratori domestici siano pienamente coperti dalla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro e siano efficacemente protetti nella pratica, anche attraverso adeguati meccanismi di applicazione e di ispezione del lavoro; invita la Serbia a garantire la parità retributiva tra donne e uomini adottando misure efficaci in grado di realizzare progressi misurabili nella riduzione del divario retributivo di genere;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>92.</NO.P>invita la Serbia ad allineare la sua legislazione sul diritto di sciopero alle norme dell'OIL; invita la Serbia a intensificare gli sforzi volti a ridurre il divario di genere a livello occupazionale e a promuovere progressi misurabili nella rappresentanza delle donne nelle posizioni dirigenziali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>93.</NO.P>osserva che il dialogo sociale e la consultazione delle parti sociali rimangono deboli e invita le autorità a rafforzare la contrattazione collettiva, nel diritto e nella pratica, e a utilizzare lo strumento per le riforme e la crescita per i Balcani occidentali per sostenere lo sviluppo delle capacità delle parti sociali; osserva che l'erogazione dello strumento per le riforme e la crescita per i Balcani occidentali deve rimanere subordinata al coinvolgimento delle parti sociali nell'elaborazione del programma di riforme;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>94.</NO.P>ribadisce la necessità che la Serbia rafforzi la trasparenza per quanto riguarda l'esame degli investimenti esteri diretti;</P></ACTION></ACTLST><ACTLST><ACTINIT><STRING BOLD="on"><STRING ITALIC="on">Energia, ambiente, sviluppo sostenibile e connettività</STRING></STRING></ACTINIT><ACTION><P><NO.P>95.</NO.P>prende atto degli sviluppi politicamente sensibili riguardanti la società petrolifera e del gas Naftna Industrija Srbije (NIS) e della trasformazione del suo assetto proprietario, nel contesto delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e del fatto che la maggior parte delle quote della NIS sono detenute dalle società russe Gazprom e Gazprom Neft; prende atto dell'impegno e del sostegno dell'UE e della Croazia per trovare una soluzione sostenibile a tale crisi; ritiene che affrancarsi dall'energia russa sia un obiettivo essenziale della politica di sicurezza per la Serbia;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>96.</NO.P>invita le autorità serbe a intensificare con urgenza gli sforzi volti a diversificare le fonti di approvvigionamento di gas, anche attraverso una maggiore interconnettività regionale, investimenti nelle energie rinnovabili e l'allineamento alla strategia di diversificazione energetica dell'UE; deplora il fatto che, nonostante gli sforzi della Serbia tesi a diversificare il suo approvvigionamento energetico riducendo la dipendenza dalla Russia, recenti colloqui hanno portato a un nuovo accordo sulle importazioni di gas con la Russia, compromettendo i progressi compiuti dal paese verso l'allineamento alla politica energetica dell'UE e sollevando seri interrogativi sull'impegno della Serbia a ridurre la sua dipendenza strategica dalle fonti energetiche russe; osserva che la diversificazione energetica può essere considerata parte dell'orientamento strategico del paese;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>97.</NO.P>ribadisce l'importanza di proteggere le norme ambientali in Serbia, in particolare per quanto riguarda i progetti minerari, nel pieno rispetto dei diritti delle comunità locali;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>98.</NO.P>invita la Serbia a esaminare e valutare in modo adeguato e trasparente gli investimenti esteri diretti in entrata, in particolare in termini di norme ambientali e sostenibilità; esprime preoccupazione per il degrado ambientale e l'impatto sociale segnalati in relazione a progetti estrattivi su larga scala e per le gravi ripercussioni sull'ambiente e sulla salute pubblica delle attività minerarie e industriali che coinvolgono investitori cinesi, che hanno portato a un maggiore sfruttamento del rame, dell'oro e di altri materiali rari nei comuni di Bor e Majdanpek; sottolinea che la Serbia deve salvaguardare pienamente il suo ordine costituzionale, garantire il rigoroso rispetto delle norme ambientali e tutelare i diritti delle comunità minoritarie locali e nazionali al momento dell'approvazione e dell'attuazione di tali progetti; invita le autorità serbe a garantire la piena trasparenza, la responsabilità e la dovuta diligenza nelle procedure di appalto pubblico, di privatizzazione e di concessione che coinvolgono imprese estere di proprietà statale, compresi i contraenti cinesi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>99.</NO.P>esprime preoccupazione per i recenti blocchi ai valichi di frontiera nello spazio Schengen da parte di conducenti professionisti provenienti dai paesi dei Balcani occidentali in relazione all'attuazione del sistema di ingressi/uscite dell'UE, che minacciano i mezzi di sussistenza delle persone nei paesi candidati e potrebbero perturbare le catene di approvvigionamento nell'UE; invita la Commissione, in stretta cooperazione con gli Stati membri, a valutare possibili soluzioni pragmatiche e giuridicamente valide che trovino un equilibrio tra le realtà operative nel settore dei trasporti e la necessità di preservare l'integrità dell'<STRING ITALIC="on">acquis</STRING> di Schengen, assicurando garanzie adeguate e prevenendo eventuali abusi;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>100.</NO.P>invita la Serbia a intensificare gli sforzi per il recepimento del pertinente <STRING ITALIC="on">acquis</STRING> in materia di ambiente e clima e a garantire la corretta applicazione delle norme di protezione ambientale; esorta le autorità serbe a migliorare la trasparenza e la valutazione dell'impatto ambientale di tutti gli investimenti, compresi quelli provenienti da Cina e Russia; accoglie con favore l'adozione della legge sulla valutazione dell'impatto ambientale e della legge sulla valutazione ambientale strategica; sottolinea, tuttavia, che un'attuazione efficace rimane essenziale, in particolare per garantire che tutti i progetti siano soggetti a procedure di valutazione esaustive e trasparenti, che la partecipazione pubblica sia significativa e tempestiva e che nessuna prassi amministrativa consenta ai progetti di aggirare il controllo ambientale completo</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>101.</NO.P>invita la Serbia ad accelerare il suo allineamento alle direttive Uccelli e Habitat e a intensificare in modo significativo gli sforzi volti a individuare e predesignare i siti per la rete Natura 2000, al fine di rispettare gli obblighi fondamentali di cui al capitolo 27, nonché di ampliare e gestire efficacemente le aree protette, anche rafforzando le attività di contrasto nel campo dei reati contro le specie selvatiche; esprime preoccupazione per le crescenti pressioni esercitate dalle industrie estrattive sulle aree con un elevato valore in termini di biodiversità, compresi le aree protette e gli ecosistemi forestali antichi; ribadisce il suo rammarico per l'inazione riguardo all'inquinamento, riscontrabile anche nel fiume Dragovishtitsa, causato dalle miniere che operano nella regione e per l'effetto negativo sulla salute delle popolazioni locali e sull'ambiente;</P></ACTION><SEPARATION><P>°</P><P>°	°</P></SEPARATION><ACTION><P><NO.P>102.</NO.P>incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Presidente del Consiglio europeo, alla Commissione, alla vicepresidente della Commissione / alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e di farla tradurre in serbo e trasmetterla al Presidente, al governo e all'Assemblea nazionale della Serbia.</P></ACTION></ACTLST></DISPOSITIF></TEXT></RESOL></TXTLST></SDOCTA>