<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><SDOCTA xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" STATUS="DEF1" xsi:noNamespaceSchemaLocation="TA.xsd"><IDENT><STRING BOLD="on">P9_TA(2024)0160</STRING></IDENT><TI><STRING BOLD="on">L'ambiente repressivo in Afghanistan, comprese le esecuzioni pubbliche e la violenza nei confronti delle donne</STRING></TI><HIDDEN><STRING HIDDEN="on" ITALIC="on">(B9-0175,0177, 0185, 0188 e 0193 /2024)</STRING></HIDDEN><TXTLST><RESOL><TI><STRING BOLD="on">Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2024 sull'ambiente repressivo in Afghanistan, comprese le esecuzioni pubbliche e la violenza nei confronti delle donne (2024/2617(RSP))</STRING></TI><TEXT><PREAMBLE><PRINIT><STRING ITALIC="on">Il Parlamento europeo,</STRING></PRINIT><GRVISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>viste le sue precedenti risoluzioni sull'Afghanistan,</P></VISA><VISA><P><NO.P>–</NO.P>visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,</P></VISA></GRVISA><GRCONS><CONS><P><NO.P>A.</NO.P>considerando che, da quando hanno assunto il potere nel paese, i talebani hanno smantellato il sistema giudiziario, ordinato ai giudici di applicare integralmente la sharia e ripreso le esecuzioni pubbliche e pene crudeli come la fustigazione e la lapidazione; che, da allora, hanno avuto luogo cinque esecuzioni pubbliche davanti a migliaia di persone;</P></CONS><CONS><P><NO.P>B.</NO.P>considerando che i talebani hanno praticamente cancellato le donne e le ragazze dalla vita pubblica; che le restrizioni imposte ai loro diritti includono il divieto di lavorare, di viaggiare e di accedere all'assistenza sanitaria se non accompagnate da un parente di sesso maschile, il divieto di proseguire gli studi oltre la prima media, il divieto di accesso ai luoghi pubblici e agli sport, l'applicazione violenta di un rigido codice di abbigliamento e lo smantellamento del sistema di sostegno alle vittime di violenza;</P></CONS><CONS><P><NO.P>C.</NO.P>considerando che le minoranze, come gli hazara e i tagiki, subiscono una repressione e una discriminazione crescenti;</P></CONS></GRCONS></PREAMBLE><DISPOSITIF><ACTLST><ACTION><P><NO.P>1.</NO.P>esprime la sua profonda preoccupazione per la crisi umanitaria e dei diritti umani in atto in Afghanistan dalla presa di potere dei talebani; ricorda gli obblighi internazionali dell'Afghanistan in materia di diritti umani; ribadisce il suo fermo impegno nei confronti del popolo afghano e a difesa dei diritti e delle libertà che aveva ottenuto negli ultimi vent'anni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>2.</NO.P>condanna l'interpretazione e l'applicazione radicali della sharia da parte dei talebani e il tentativo di cancellare le donne e le ragazze dalla vita pubblica, il che equivale alla persecuzione di genere e all'apartheid di genere; chiede che venga immediatamente ripristinata una partecipazione piena, equa e significativa delle donne e delle ragazze alla vita pubblica, con particolare riferimento al loro accesso all'istruzione e al lavoro; elogia il coraggio delle donne afghane ed esprime solidarietà nei loro confronti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>3.</NO.P>invita le autorità afghane de facto a riaprire il sistema nazionale di sostegno alle vittime di violenza contro le donne e le ragazze e a garantire modalità per chiedere rifugio, assistenza medica, ricorso legale e risarcimenti;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>4.</NO.P>chiede che le vittime di violenza contro le donne e le ragazze siano rilasciate dal carcere, dove sono trattenute in condizioni disumane a scapito della loro salute mentale e fisica<FOOTNOTE><FIELD> Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, “Divergence of Practice: The Handling of Complaints of Gender-Based Violence against Women and Girls by Afghanistan de facto Authorities” (Differenza nella pratica: la gestione delle denunce di violenza di genere contro le donne e le ragazze da parte delle autorità di fatto dell'Afghanistan), dicembre 2023.</FIELD></FOOTNOTE>;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>5.</NO.P>esorta le autorità afghane de facto ad abolire la pena capitale e a porre immediatamente fine alle esecuzioni pubbliche, alle altre pene crudeli o disumane e alla discriminazione e alla barbara persecuzione nei confronti delle donne e delle ragazze, nonché in particolare delle minoranze LGBTIQ+, etniche e religiose;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>6.</NO.P>condanna la detenzione arbitraria di difensori dei diritti umani, tra cui Manizha Seddiqi, Ahmad Fahim Azimi, Sediqullah Afghan, Fardin Fedayee ed Ezatullah Zwab; chiede il loro rilascio immediato e senza condizioni;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>7.</NO.P>insiste sulla necessità di mantenere con i talebani un dialogo rigorosamente subordinato al rispetto dei cinque parametri fissati dal Consiglio e delle raccomandazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>8.</NO.P>sostiene gli appelli della società civile afghana affinché le autorità de facto siano chiamate a rispondere dei loro crimini, in particolare attraverso le indagini della Corte penale internazionale, l'istituzione di un meccanismo investigativo indipendente delle Nazioni Unite e l'ampliamento delle misure restrittive dell'UE;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>9.</NO.P>esorta l'UE e gli Stati membri ad aumentare gli aiuti umanitari e i finanziamenti per sostenere i bisogni di base e i mezzi di sussistenza e la società civile afghana; esorta gli Stati membri a rilasciare visti umanitari per le donne e i difensori dei diritti umani che sono vittima di persecuzione e a completare l'evacuazione del personale afghano locale lasciato sul posto;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>10.</NO.P>invita la comunità internazionale e, in particolare, gli attori regionali a continuare a esercitare pressioni sulle autorità afghane de facto; sottolinea che il rimpatrio forzato degli afghani mette questi ultimi in pericolo;</P></ACTION><ACTION><P><NO.P>11.</NO.P>incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonché agli Stati membri, alle Nazioni Unite e alle autorità afghane de facto.</P></ACTION></ACTLST></DISPOSITIF></TEXT></RESOL></TXTLST></SDOCTA>